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sabato 25 maggio 2019

The Fall (3a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2017 Qui - Due anni, nell'universo della serialità televisiva, possono rappresentare un tempo vastissimo, soprattutto quando l'ultimo tassello di un racconto era costituito da un importante cliffhanger destinato a ribaltare equilibri e rapporti di forza fra i personaggi, nonché la natura stessa di una serie. È quanto accaduto con The Fall, serie thriller a sfondo poliziesco della BBC Two, creata, sceneggiata e diretta da Allan Cubitt e andata in onda per la prima volta nel maggio 2013 (su Sky Atlantic in Italia poco dopo e alcuni giorni fa), raccogliendo notevoli consensi in patria e non solo. E quindi The Fall fa il suo ritorno con una terza stagione dal compito non facile, ovvero, concludere il percorso legato alla caccia al serial killer Paul Spector (Jamie Dornan), lo "Strangolatore di Belfast", dopo i fondamentali sviluppi della stagione precedente, nel corso della quale Spector era stato prima individuato, poi arrestato (da parte della detective sovrintendente Stella Gibson alias Gillian Anderson) e infine ferito gravemente da un colpo d'arma da fuoco nel concitato season finale. E purtroppo non si dimostra all'altezza delle due ottime annate precedenti. The Fall infatti cambia natura, anche se era un passaggio obbligato, perché il thriller con la polizia a caccia del temibile serial killer con la visione di efferati reati non avrebbe più avuto senso di essere. Neppure una riproposizione delle vicende con un diverso contesto sarebbe più potuta essere una cosa interessante. The Fall perciò cambia pelle e si trasforma in una profonda e affascinante analisi dell'animo umano, delle motivazioni del dolore e dei gesti della disperazione. Si trasforma in un'approfondimento su ogni uomo e donna e sul loro essere vittima ancor prima che carnefice. Mantiene il suo sguardo approfondito sulla condizione umana, ma lo dispiega in una narrazione non adatta a chi ama l'azione, ma da chi brama l'approfondimento psicologico e da chi vuole sentirsi profondamente toccato nelle corde emotive. Non proprio intrigante e interessante, anche se è utile per conoscere il finale della storia.