Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/09/2018 Qui - Ebbi modo, praticamente due anni fa, in occasione della mia recensione sulla seconda stagione di Outlander (qui), la serie tv ispirata alla celebre saga letteraria di Diana Gabaldon, di constatare come la natura ibrida ed eclettica dello show (dato che all'interno della generica cornice romance contiene moltitudini: period drama, feuilleton d'avventura, sci-fi, commedia e dramma intimista, solo per citarne alcuni) rendi alquanto difficile decifrare il tutto nella sua interezza (dato che la sua mutevolezza apre continuamente nuove storyline al proprio interno e connette presente e passato, ricordi e profezie, piccoli dettagli con eventi fondamentali per il corso delle vicende), ma è anche ciò che lo rende piacevole da guardare e capace di intrattenere tutti (dopotutto duelli cappa e spade, corse forsennate fra le lande desolate della Scozia, intrighi, misteri, sotterfugi e profezie di morte, sono queste alcune delle caratteristiche più particolari che hanno reso tale il successo della serie). Infatti superficialmente Outlander è una storia d'amore tormentata, incorniciata in una vicenda da romanzo d'appendice piena di avventure e colpi di scena, a un livello più profondo è la storia di un eroe e di un'eroina che puntano a ridefinire i ruoli tradizionali grazie a una storia d'amore tutt'altro che anticonvenzionale ma ad un uso totalmente anticonvenzionale del sesso, e ancora un grande racconto sul potere e sugli imperi, sui mutamenti culturali, sul ruolo dell'uomo e della donna attraverso i secoli visti con la lente di una prospettiva contemporanea e debitrice del femminismo anche se mai esplicitamente femminista, di una scrittura mai a tesi ma sempre profondamente immersa nella vicenda che vuole raccontare. E in tal senso la forza di Outlander, al terzo giro diretta ancora una volta da Ronald D. Moore, il papà di Battlestar Galactica, e con la supervisione dell'autrice, sta proprio nel riuscire a coniugare tutti questi diversi intenti senza mai distanziarsi dalla capacità di intrattenimento, e difatti anche quest'anno le avventure di Jamie (Sam Heughan) e Claire (Caitriona Balfe), si confermano un crogiolo di grande intrattenimento, un dedalo infinito di emozioni dove storia, mito e fiction si confondono in un vortice di usi e costumi di un'epoca che fu.
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mercoledì 19 giugno 2019
Outlander (3a stagione)
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sabato 25 maggio 2019
The Fall (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2017 Qui - Due anni, nell'universo della serialità televisiva, possono rappresentare un tempo vastissimo, soprattutto quando l'ultimo tassello di un racconto era costituito da un importante cliffhanger destinato a ribaltare equilibri e rapporti di forza fra i personaggi, nonché la natura stessa di una serie. È quanto accaduto con The Fall, serie thriller a sfondo poliziesco della BBC Two, creata, sceneggiata e diretta da Allan Cubitt e andata in onda per la prima volta nel maggio 2013 (su Sky Atlantic in Italia poco dopo e alcuni giorni fa), raccogliendo notevoli consensi in patria e non solo. E quindi The Fall fa il suo ritorno con una terza stagione dal compito non facile, ovvero, concludere il percorso legato alla caccia al serial killer Paul Spector (Jamie Dornan), lo "Strangolatore di Belfast", dopo i fondamentali sviluppi della stagione precedente, nel corso della quale Spector era stato prima individuato, poi arrestato (da parte della detective sovrintendente Stella Gibson alias Gillian Anderson) e infine ferito gravemente da un colpo d'arma da fuoco nel concitato season finale. E purtroppo non si dimostra all'altezza delle due ottime annate precedenti. The Fall infatti cambia natura, anche se era un passaggio obbligato, perché il thriller con la polizia a caccia del temibile serial killer con la visione di efferati reati non avrebbe più avuto senso di essere. Neppure una riproposizione delle vicende con un diverso contesto sarebbe più potuta essere una cosa interessante. The Fall perciò cambia pelle e si trasforma in una profonda e affascinante analisi dell'animo umano, delle motivazioni del dolore e dei gesti della disperazione. Si trasforma in un'approfondimento su ogni uomo e donna e sul loro essere vittima ancor prima che carnefice. Mantiene il suo sguardo approfondito sulla condizione umana, ma lo dispiega in una narrazione non adatta a chi ama l'azione, ma da chi brama l'approfondimento psicologico e da chi vuole sentirsi profondamente toccato nelle corde emotive. Non proprio intrigante e interessante, anche se è utile per conoscere il finale della storia.
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domenica 19 maggio 2019
Outlander (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2016 Qui - Serie vista questo mese (da giugno ad agosto, 25 per la precisione) è Outlander, serie romantica-fantascientifica nata dal romanzo di Diana Gabaldon. Comunque prima di scrivere altro vorrei solo dire che ho visto questa stagione solo perché avevo visto la prima poiché il soggetto risultava molto interessante anche se non tutto mi era piaciuto, anzi, non solo le scene finali ma soprattutto alcuni facili sentimentalismi. Io infatti nonostante una vena sensibile non sono rimasto particolarmente affascinato, anche se è innegabile che la storia d'amore tra i due protagonisti è forse la più romantica di sempre in una serie tv, perché appunto nonostante l'avvincente e intrigante trama molto è risultato alquanto fastidioso, dato che i viaggi del tempo (soprattutto nei moltissimi film che trattano questo argomento) li conosco bene (sì fa per dire) e quindi alcune cose risultavano forzate. Infatti per chi non ancora ha avuto il piacere di vedere questa serie, la serie tratta di una giovane donna che in modo 'magico' viene catapultata dalla fine della Seconda guerra mondiale a 200 anni prima in Scozia. Ma tornando ai viaggi del tempo, se nella prima stagione questo poteva essere qualcosa di nuovo e innovativo, nonostante cerchi di non cambiare il futuro, in questa seconda paradossalmente cerca in tutti i modi di cambiarlo ma con scarsi risultati perché era chiaro che ciò non sarebbe successo, questa non è una serie totalmente sci-fi, e quindi tutti i tradimenti, gli inganni e i sotterfugi non sono serviti a niente, la storia che tutti già sapevamo non poteva difatti essere stravolta, almeno non il punto cruciale, ma solo marginalmente ed è ciò che accade proprio a conclusione di questa stagione con la scoperta di una verità che a fine puntata stravolge gli equilibri portando così la serie alla prossima, spero ancora migliore (come in parte lo è stata questa) ad un nuovo obiettivo, a nuovi traguardi, nuove storie, anche se il tributo alla storia è già stato pagato ampiamente, cosa c'è ancora da scoprire? non avendo letto il libro non saprei anche se spero qualcosa di interessante e ancora più coinvolgente. Ma rimanendo in questa stagione appena conclusasi c'è la netta sensazione di un cambiamento, ce ne sono infatti stati tanti di cambiamenti, che vanno dai personaggi, ai luoghi, alle scoperte e ai complotti.
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