Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/04/2023 Qui - Prodotto decisamente atipico. Serie che mescola comicità demenziale con elementi fantascientifici. Il tutto ha una sua logica, una logica assurda, ma c'è. Lavoro tecnicamente ben fatto, ma la sceneggiatura risulta fin troppo irrazionale. Un miscuglio tra un Rodriguez, un Wright ed un Del Toro, dove però gli autori decidono di metterci tutto ciò che li passava per la testa, con risultati volutamente nonsense e grotteschi da far impallidire un sanpietrino. Alla fine, si lascia seguire, ma serve una buona dose di pazienza. Difficile e faticoso in tal senso accennarne la trama, perché il tutto è davvero un'accozzaglia di buone idee ma progettate male. La prima stagione lascia spazio all'immaginario e devo dire l'ho apprezzata molto di più della seconda, che finisce con l'essere un Alice in Wonderland fatto male. Tanti effetti speciali e personaggi senza capo né coda, è davvero complicato comprendere a pieno tutto ciò che accade e più volte sono rimasto confuso da alcuni passaggi. Elijah Wood è sicuramente l'MVP del cast, ma non brilla e finisce con il rimanere in ombra, complice anche la trama che non lo coinvolge in scene epocali. Insomma mi da tutta l'aria di una serie che voleva essere qualcosa di importante, ma non riesce nell'intento e si trasforma in un calderone di idee, che cucinate insieme lasciano un sapore insipido e non convincente a pieno. Bizzarro e stravagante non sempre è la chiave, eppure mi ci sono davvero divertito, e complice l'intrattenimento che non è mai mancato dall'inizio alla fine, buona cosa risulta. Voto: 6,5
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venerdì 21 aprile 2023
Dirk Gently - Agenzia di investigazione olistica (Serie Completa)
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martedì 28 gennaio 2020
La guerra dei mondi (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/01/2020 Qui
Tema e genere: Miniserie televisiva britannica diretta da Craig Viveiros, tratta dall'omonimo romanzo di H. G. Wells, che prova a dare nuova linfa (riuscendoci in parte) ad un classico della letteratura mondiale.
Trama: Ambientata nell'Inghilterra Edoardiana, la miniserie segue George e sua moglie Amy iniziare una vita insieme nel disprezzo della società britannica. Improvvisamente devono affrontare l'intensificazione di un'invasione aliena da Marte.
Recensione: Per tutti coloro che hanno già letto il libro o visto le diverse trasposizioni cinematografiche, questa miniserie che ha proposto la BBC, in Italia trasmessa su La EFFE, potrà sembrare non una particolarità, ma allo stesso tempo chi ne ha apprezzato la trama come me potrà vedere una storia dai contorni nuovi. Finalmente abbiamo una serie che rispecchia quasi del tutto la trama e l'epoca originali, questo a differenza delle diverse opere cinematografiche che ne hanno tratto una storia dei giorni nostri (una così sta per andare prossimamente in onda su Fox). Quindi il prodotto BBC ha il merito di attenersi allo spirito di Wells, seppur con molte variazioni e licenze poetiche. Detto ciò, si rimane abbastanza delusi dal concatenarsi quasi intimista degli eventi. Non si ha mai il sentore di tragedia mondiale, di guerra dei mondi come suggerisce il titolo: sembra uno scontro tra i marziani e Londra e pochi altri distretti nei paraggi. Anche la scelta di focalizzarsi su pochissimi personaggi e sui loro drammi personali tende ad affievolire il sentimento di cataclisma globale che dovrebbe essere il perno centrale di una narrazione di questo tipo. Paradossalmente, si è più avvinti dal fatto che la coppia di innamorati (interpretati da Eleonor Tomlinson e Rafe Spall) non può sposarsi per via di un vecchio matrimonio di lui non ancora rescisso consensualmente, o del fatto che lei aspetti un bambino da donna non sposata ecc. Insomma, piccole sotto-trame da soap opera che, soprattutto nel primo episodio, tendono ad invadere la narrazione puramente di genere, appesantendo e di fatto tagliando il lato fantascientifico della vicenda. Probabilmente ciò è dovuto anche all'estrema brevità del format, a cui forse un paio di episodi in più (sono tre in totale) avrebbero sicuramente giovato e dato più respiro agli eventi puramente catastrofici, senza doverli condensare in poche scene madri. Scene madri che però sono orchestrate in modo egregio, con una in particolare ambientata su un molo che ricorda non poco Dunkirk di Cristopher Nolan, con i mastodontici tripodi alieni al posto dei caccia tedeschi.
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giovedì 27 giugno 2019
The ABC Murders (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/03/2019 Qui - Dal 2015 il palinsesto della BBC include un adattamento seriale di un testo di Agatha Christie, le cui opere complete sono ora in mano alla rete ammiraglia britannica dopo anni di trasposizioni ITV. Al quarto giro, dopo tre storie auto-conclusive (Dieci piccoli indiani, Testimone d'accusa, Le due verità), la sceneggiatrice Sarah Phelps, che ha curato al momento tutti gli adattamenti dell'opera della regina del crimine, decide stavolta di cimentarsi con la più nota creazione di Christie, Hercule Poirot. Il celebre detective belga è quindi tornato anche in tv dopo il cinema, ma quello che vediamo è un Poirot del tutto diverso. In The ABC Murders (dal romanzo La serie infernale), egli ha infatti il volto a tratti sorprendente di un attore americano, John Malkovich, il quale è al contempo l'elemento più affascinante e spiazzante del progetto: da un lato, è inevitabile una certa sensazione di straniamento sul piano puramente visivo, dal momento che l'attore americano si discosta dall'immagine classica del detective, almeno da quella portata sullo schermo da molti interpreti, dall'altro, la scelta di evitare il cliché del Poirot imperturbabile e innamorato della propria intelligenza, sostituendolo con un personaggio la cui mente brillante è accompagnata da un dolore impronunciabile e una rabbia a volte malcelata, non sembra proprio il massimo. Ma a sorpresa funziona, perché anche se al quarto giro, il nuovo filone della BBC basato sulle opere di Agatha Christie, con il volto di John Malkovich (che comunque offre un'interpretazione esemplare), si discosta non poco dalle versioni canoniche a cui siamo abituati, ne preserva anche l'essenza di uno dei personaggi più amati della letteratura britannica, dando alla miniserie quel fattore umano che potrebbe chissà lanciare tutta una nuova serie di avventure di Poirot sul piccolo schermo. Una miniserie, uno show che si fa apprezzare, inoltre, per una produzione accurata, che dedica una rimarchevole attenzione alla fotografia.
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sabato 22 giugno 2019
Le due verità (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/11/2018 Qui - Dopo aver scritto la sceneggiatura sia di And Then There Were None (Dieci piccoli indiani) che di Witness For The Prosecution (Testimone d'accusa), entrambe per la BBC, Sarah Phelps (cresciuta cinematograficamente con il passabile Grandi Speranze) non s'è mica fermata, e ne ha adattato un altro (e non è detto che sarà l'ultima volta), sempre per la BBC, ovvero Ordeal By Innocence. Le due verità (appunto Ordeal by innocence) infatti, adattamento del 2018, prodotto da Amazon Originals, tratto dall'omonimo romanzo del 1957 di Agatha Christie e diretto da Sandra Goldbacher (Victoria), è il terzo dei sette adattamenti finora usciti (almeno così credo). La miniserie, nell'originale in tre parti, nella versione italiana in due, riadatta (dato che a quanto ne so l'ambientazione cronologica è diversa e alcune cose variano rispetto all'origine letterario) in tinte dark il famoso romanzo della Christie, particolarmente amato dalla stessa autrice: il risultato, seppur molto diverso dal romanzo di partenza (ma non posso comunque confermare), è apprezzabile e affascinante, con un grande approfondimento alle vicende personali dei potenziali colpevoli e delle loro storie. A differenza di altri libri (o film/miniserie) dello stesso genere difatti, le procedure dell'indagine investigativa non costituiscono in questo caso il fulcro della narrazione e ciò che soprattutto risulta centrale è la fine analisi psicologica dei personaggi, l'acuta disamina dei lati oscuri della natura umana e dei sentimenti di rancore e astio che si sviluppano silenziosi per anni fino a sfociare in un feroce atto di violenza. L'inaspettata risoluzione della storia (seppur non "nuova", nel senso letterario che cinematografico, dato che hanno usato lo stesso espediente conclusivo in parecchi film successivamente) sorprende più i lettori che gli spettatori, eppure qualifica Le due verità come una delle più apprezzabili e riuscite opere della regina del giallo inglese in tv.
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Testimone d'accusa (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/11/2018 Qui - Dopo Dieci piccoli indiani, la BBC (che aveva già confermato la realizzazione di 7 drammi tratti dai gialli della Regina del Giallo) continua con gli adattamenti dei gialli di Agatha Christie con la miniserie Testimone d'accusa, miniserie di produzione 2016 diretta da Julian Jarrold (regista famoso in Gran Bretagna perché artefice di importanti adattamenti). Purtroppo però al contrario del precedente, questa trasposizione del celebre omonimo racconto di Agata Christie, non è per niente impeccabile, è stranamente prevedibile e non eccellentemente interpretata, risultando per questo una trasposizione al massimo sufficiente. The Witness for the Prosecution infatti, miniserie da tre puntate poi convertite in un film lungo 120 minuti, un legal thriller come se ne vedono a migliaia, è prolisso, lento e a tratti anche pesante. Perché certo, malgrado questi limiti, è comunque un film, una miniserie degna di nota, innanzitutto per l'ambientazione volutamente lugubre e squallida, per le atmosfere, suggestivamente cupe e fosche e per le interpretazioni comunque in linea con gli standard di una produzione di discreto livello, da Toby Jones ad Andrea Riseborough, da Billy Howle a Kim Cattrall, ma il ritmo lento, con tantissime dissolvenze e tempi morti che seppur funzionali al racconto, spesso spezzano la tensione, proprio non aiuta. In tal senso il confronto con il capolavoro (secondo alcuni) di Billy Wilder (che io però non ho visto) è del tutto improponibile.
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Dieci piccoli indiani (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/11/2018 Qui - Basata sull'intramontabile romanzo omonimo (uno dei più celebri) di Agatha Christie, sceneggiata da Sarah Phelps e diretta da Craig Viveiros, Dieci piccoli indiani (And Then There Were None) è una miniserie televisiva britannica (composta originariamente da tre puntate e poi da due nell'edizione italiana) del 2015, una miniserie che, offrendo allo spettatore un adattamento contemporaneamente nuovo e fedele, non delude né i fan del romanzo, né quelli delle produzioni BBC (che negli ultimi anni sta proponendo discreti prodotti), perché riesce tenere incollato allo schermo anche chi conosce già la trama del giallo più venduto al mondo. Come in molti altri romanzi della Regina del Giallo, la scelta di una location circoscritta fa sì che il responsabile dei crimini si nasconda necessariamente fra i protagonisti, la miniserie infatti ci racconta di otto sconosciuti che vengono convocati dai misteriosi coniugi Owen nella loro tenuta (una villa principesca ed isolata, posta su di un isola al largo della costa del Devon), lì gli otto si uniranno ad una coppia di domestici che già si trova sul posto (10 personaggi, 10 piccoli indiani, come nella filastrocca per bambini), tutti che in attesa di incontrare i padroni di casa, ad uno ad uno però i convenuti iniziano a cadere come mosche (scatenando in questo modo fra i sopravvissuti la caccia all'assassino). Non era dunque facile mantenere alta la suspense, ma la realizzazione impeccabile, l'ottima recitazione degli attori, le atmosfere inquietanti e la colonna sonora adeguata costringono anche lo spettatore più consapevole a chiedersi se davvero il mistero si risolverà come da copione, quest'ultimo infatti offre tre ore di giallo/mystery ad alta dose di tensione emotiva. Così tanta che ci si ritrova comunque ad empatizzare con i personaggi, non così tanto innocenti. Perché anche non avendo letto il libro, quest'opera calligrafica, attenta alla confezione ed elegante nella forma e curata nella messa in scena, riesce davvero ad affascinare e coinvolgere.
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mercoledì 29 maggio 2019
Taboo (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/07/2017 Qui - Una storia ricca d'intrighi e doppi giochi, una città ricca e fiorente, ma anche corrotta e ripugnante, un protagonista oscuro e violento, una venatura soprannaturale e storica, tutto questo è Taboo, la serie con Tom Hardy marchiata BBC e che vanta Ridley Scott come produttore. Serie che non avevo propriamente intenzione di recuperare presto, ma grazie a Sky Atlantic, che l'ha mandata in onda dal 21 Aprile scorso, l'ho potuta finalmente vedere e il mio giudizio (nonostante alcune non lusinghiere recensioni) non può che essere positivo, perché Taboo, composta da 8 episodi, prodotta da Tom Hardy, oltre che interpretata da egli stesso, da suo padre Chips Hardy e dal grande regista, scritta e sviluppata da Steven Knight, regista di Locke, è una serie davvero affascinante. Come affascinante lo è senz'altro l'Inghilterra ottocentesca, poiché pochi periodi storici hanno visto protagonisti paesi in cui si sono trovate a convivere rivoluzioni industriali, stagioni di colonialismo sfrenato, trionfi economici e culturali. Ed è appunto in questa Inghilterra che è ambientata la serie, siamo infatti nel 1814 quando, James Keziah Delaney torna a Londra per riscuotere l'eredità del padre, morto in strane circostanze. Il suo ritorno dall'Africa dopo molti anni però, sconvolge l'intera città, poiché tutti lo davano per morto, in più sulla sua persona girano voci tanto inquietanti quanto assurde (cannibalismo, voodoo, incesto, omicidi) che non tarderanno in ogni caso a trovare conferme. Giacché la sua presenza è scomoda a molti, dalla sorella che pensava di essere finalmente libera, al cognato borioso e incompetente. Il suo unico obbiettivo difatti è generare il caos, distruggere, vendicare. Inizia così per Delaney il suo peregrinare avanti e indietro per una Londra agghiacciante popolata da grotteschi e disgustosi nobili da un lato e da orrendi e violentissimi derelitti dall'altro, minacciando, comprando e ricattando chiunque gli si pari davanti. Ma soprattutto dovrà affrontare e presumibilmente sbeffeggiare la potente Compagnia Britannica delle Indie Orientali, che per il possedimento della Baia di Nootka, un piccolo pezzo di terra tra gli Stati Uniti e il Canada, fondamentale per i commerci in occidente, farà davvero di tutto. Nel frattempo però, anche la Corona darà filo da torcere a tutti.
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sabato 25 maggio 2019
The Fall (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2017 Qui - Due anni, nell'universo della serialità televisiva, possono rappresentare un tempo vastissimo, soprattutto quando l'ultimo tassello di un racconto era costituito da un importante cliffhanger destinato a ribaltare equilibri e rapporti di forza fra i personaggi, nonché la natura stessa di una serie. È quanto accaduto con The Fall, serie thriller a sfondo poliziesco della BBC Two, creata, sceneggiata e diretta da Allan Cubitt e andata in onda per la prima volta nel maggio 2013 (su Sky Atlantic in Italia poco dopo e alcuni giorni fa), raccogliendo notevoli consensi in patria e non solo. E quindi The Fall fa il suo ritorno con una terza stagione dal compito non facile, ovvero, concludere il percorso legato alla caccia al serial killer Paul Spector (Jamie Dornan), lo "Strangolatore di Belfast", dopo i fondamentali sviluppi della stagione precedente, nel corso della quale Spector era stato prima individuato, poi arrestato (da parte della detective sovrintendente Stella Gibson alias Gillian Anderson) e infine ferito gravemente da un colpo d'arma da fuoco nel concitato season finale. E purtroppo non si dimostra all'altezza delle due ottime annate precedenti. The Fall infatti cambia natura, anche se era un passaggio obbligato, perché il thriller con la polizia a caccia del temibile serial killer con la visione di efferati reati non avrebbe più avuto senso di essere. Neppure una riproposizione delle vicende con un diverso contesto sarebbe più potuta essere una cosa interessante. The Fall perciò cambia pelle e si trasforma in una profonda e affascinante analisi dell'animo umano, delle motivazioni del dolore e dei gesti della disperazione. Si trasforma in un'approfondimento su ogni uomo e donna e sul loro essere vittima ancor prima che carnefice. Mantiene il suo sguardo approfondito sulla condizione umana, ma lo dispiega in una narrazione non adatta a chi ama l'azione, ma da chi brama l'approfondimento psicologico e da chi vuole sentirsi profondamente toccato nelle corde emotive. Non proprio intrigante e interessante, anche se è utile per conoscere il finale della storia.
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martedì 21 maggio 2019
Guerra e Pace (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/10/2016 Qui - Non ha certamente deluso, anzi, ma l'epicità e il coinvolgimento è stata al di sotto delle aspettative, poiché nonostante il potente soggetto alcuni problemini ci sono comunque stati. Questo perché trasportare un capolavoro della letteratura come Guerra e Pace nuovamente sul piccolo o grande schermo non è una cosa facile. Da sempre infatti il capolavoro di Tolstòj ha affascinato cinema e televisione, e nel corso dei decenni sono stati fatti molti adattamenti (alcuni anche visti). Ma quest'ultimo adattamento (girato in Russia, Lettonia e Lituania) nato da una coproduzione tra BBC e Western Company, riesce in ogni caso, nel corso delle 8 puntate da 60 minuti circa l'una (andate in onda su Laeffe), a farsi valere. Grazie non solo ai costumi di scena, fedelmente ripresi da quelli dell'epoca, ma per aver osato qualcosa in più. Un sontuoso ritratto della Russia di inizio ottocento, con scene audaci e accattivanti, non mancano infatti sequenze gratuite di nudo, anche integrale, azione e violenza. La rilettura della serie è chiaramente messa in chiave moderna, per prendere più ambiti e cercare di accontentare tutti, anche a chi non hai mai veramente seguito o letto il capolavoro di Tolstòj come me. Perché prima di tutto, per correttezza, confesso di non aver letto Guerra e Pace, anche se a mia discolpa, posso dirvi che l'ho sempre guardato con molto interesse. Mi sono perciò avvicinato a War and Peace (la serie) con occhi profani. La mini serie, che vede tra i produttori esecutivi Andrew Davies (Bridget Jones) che già si è cimentato più volte con romanzi classici quali il Dottor Zivago e Orgoglio e Pregiudizio, è diretta da Tom Harper, che ha già alle spalle alcuni grandi successi inglesi come This is England, Peaky Blinders e Misfits. I protagonisti ovviamente sono gli stessi del romanzo, perciò troviamo, Pierre (interpretato da Paul Dano di 12 anni schiavo), figlio illegittimo di un conte, sempre fuori posto nell'alta società e il suo miglior amico, il brillante e infelice Andrej (James Norton) che invece vuole fare qualcosa per il suo paese arruolandosi in battaglia. Entrambi sono innamorati di Nataša (Lily James di Cenerentola 2015), erede di una nobile famiglia di Mosca. Là fuori però c'è la guerra che divampa, e la vita dei tre ragazzi cambierà radicalmente.
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