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sabato 22 giugno 2019

Le due verità (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/11/2018 Qui - Dopo aver scritto la sceneggiatura sia di And Then There Were None (Dieci piccoli indiani) che di Witness For The Prosecution (Testimone d'accusa), entrambe per la BBC, Sarah Phelps (cresciuta cinematograficamente con il passabile Grandi Speranze) non s'è mica fermata, e ne ha adattato un altro (e non è detto che sarà l'ultima volta), sempre per la BBC, ovvero Ordeal By Innocence. Le due verità (appunto Ordeal by innocence) infatti, adattamento del 2018, prodotto da Amazon Originals, tratto dall'omonimo romanzo del 1957 di Agatha Christie e diretto da Sandra Goldbacher (Victoria), è il terzo dei sette adattamenti finora usciti (almeno così credo). La miniserie, nell'originale in tre parti, nella versione italiana in due, riadatta (dato che a quanto ne so l'ambientazione cronologica è diversa e alcune cose variano rispetto all'origine letterario) in tinte dark il famoso romanzo della Christie, particolarmente amato dalla stessa autrice: il risultato, seppur molto diverso dal romanzo di partenza (ma non posso comunque confermare), è apprezzabile e affascinante, con un grande approfondimento alle vicende personali dei potenziali colpevoli e delle loro storie. A differenza di altri libri (o film/miniserie) dello stesso genere difatti, le procedure dell'indagine investigativa non costituiscono in questo caso il fulcro della narrazione e ciò che soprattutto risulta centrale è la fine analisi psicologica dei personaggi, l'acuta disamina dei lati oscuri della natura umana e dei sentimenti di rancore e astio che si sviluppano silenziosi per anni fino a sfociare in un feroce atto di violenza. L'inaspettata risoluzione della storia (seppur non "nuova", nel senso letterario che cinematografico, dato che hanno usato lo stesso espediente conclusivo in parecchi film successivamente) sorprende più i lettori che gli spettatori, eppure qualifica Le due verità come una delle più apprezzabili e riuscite opere della regina del giallo inglese in tv.

domenica 16 giugno 2019

Trust - Il rapimento Getty (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/06/2018 Qui - Ero indeciso se vedere prima il film o la serie, poi quest'ultima è approdata su Sky e non ci sono stati più dubbi, ho visto la serie e ho fatto anche bene, anche se il film prima o poi lo recupero ugualmente, anche solo per vedere le differenze tra i due lavori, tra due mondi, tra due modi simili eppure così differenti di approcciare un racconto, di trarne conclusioni e costruire un universo narrativo partendo da un evento vecchio di quarantacinque anni. Sì perché Trust: Il rapimento Getty, la nuova serie tv antologica della rete via cavo FX (quello di Sons of Anarchy, The Americans e Fargo, per fare qualche nome) andata in onda in Italia (e conclusasi settimane fa) su Sky Atlantic, è incentrata sulla stessa vicenda, la stessa storia portata sul grande schermo pochi mesi fa da Ridley Scott in Tutti i soldi del mondo. Una cosa che certamente potrebbe non piacere a chi si troverebbe davanti, a pochi mesi di distanza, la stessa storia, peraltro vera e quindi dal finale già ben noto. Ma se non si conosce (neppure parzialmente) la suddetta storia o non si è vista la pellicola (come nel mio caso) ci si potrebbe trovarsi di fronte ad una serie sorprendente e appassionante, una serie che meriterebbe molta più attenzione (basta infatti guardare il primo episodio di Trust per capire che la serie merita, e parecchio), non solo perché questa nuova serie ideata, scritta e diretta, almeno nei primi episodi, da Simon Beaufoy e Danny Boyle, già coppia da Oscar per The Millionaire, è una serie che eccelle in tutti i campi, ma perché essa offre l'incredibile possibilità (già avvenuta in passato ma non a così pochi mesi di distanza) di vedere come due diversi approcci affrontano lo stesso episodio. La serie difatti, offre la perfetta opportunità per capire quali possano essere oggi le differenze tra cinema e serie tv (anche se in questo suddetto caso non posso fare ancora nessun confronto). Una differenza che sta principalmente nella sua durata (non a caso in Trust le cose sono molto differenti e i tempi molto più dilatati), e il dubbio in questo caso è, soprattutto dopo averla vista, può riuscire un film ad approfondire una vicenda così controversa, complessa e ricca di sfumature come questa?

giovedì 30 maggio 2019

Penny Dreadful (1a, 2a & 3a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/08/2017 Qui - Avevo in mente di fare una recensione singola per ogni stagione, ma purtroppo per la grande delusione che essa mi ha trasmesso, dato che a metà della seconda stagione ho rischiato persino di lasciarla incompiuta, ho preferito una unica recensione. Giacché è inutile nasconderlo, ho visto Penny Dreadful, serie televisiva statunitense e britannica di genere horror creata ed interamente scritta da John Logan per la Showtime, solo per Lei, Eva Green, e chi sennò, ma è solo lei, a conti personalmente fatti, a salvarsi dalla bocciatura. Dopo un inizio abbastanza soddisfacente infatti la serie, per colpa di una narrazione lenta, noiosa e a volte ambigua ed estraniante, un'ambientazione discreta ma poco affascinante e intrigante, di alcuni (inconcludenti) buchi di sceneggiatura, di personaggi al contempo affascinanti ma inutili ed inefficaci per larga parte, si sfracella e resta indigesta, tanto che soprattutto la stagione finale (e la seconda parte della seconda, che paradossalmente è quella dei momenti più "terrorizzanti" e minimamente convincenti) l'ho vista a velocità raddoppiata, una cosa che fino ad ora non mi era mai successa. E non riesco a spiegarmi il perché, dopotutto le atmosfere horror, cupe e sanguinolenti, sono due cose che mi piacciono vedere e/o gustare, ma il tempo perso dietro a certe storie, certe insoddisfacenti sotto-trame, è stato davvero troppo da sopportare. A parte la trama principale e con essa l'attrice principale, niente di quello che ho visto oltre a quella, mi ha entusiasmato, appassionato o intrattenuto. Troppi discorsi, poca azione e troppe bizzarrie inutili, soprattutto se non adeguatamente supportate. D'altronde è anche il titolo bizzarro scelto per questa, comunque moderatamente invitante serie tv, che prende il nome dai Penny Dreadful, omonime pubblicazioni del XIX secolo, che intrecciavano, in una collana di libri, le origini di personaggi della letteratura horror come Victor Frankenstein, Dorian Gray e il Conte Dracula, alle prese con la loro alienazione mostruosa nella Londra vittoriana, a non convincere.