Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/03/2024 Qui - Una nuova stagione, anch'essa composta, come la decima, di tre episodi/film, nell'ordine "Il pozzo dei desideri", "La girata" e "Sopra la panca", irrimediabilmente (e giustamente) dedicata alla memoria di Marcello Marziali, scomparso lo scorso dicembre, che interpretava Gino Rimediotti, uno dei "bimbi", gli adorabili vecchini di Pineta, colonna portate della serie che tanto ridere faceva, e fa, anche in questa stagione che oserei ribattezzare comunque non entusiasmante. Il motivo? I delitti del BarLume è una serie tv commedia, difficile ormai definirla in altro modo, non è più un giallo con tocchi di commedia, ma è una commedia con tocchi di giallo, non che questo sia un male, però io personalmente mi ero avvicinato alle serie per la caratteristica iniziale e questo profondo cambio di rotta non proprio con grande piacere continuo a digerire. Perché sì, mi diverto sempre, ma sembra che la serie perdi mordente man mano che si va avanti. Nel senso che, le dinamiche sempre uguali sia delle vicende, sia delle interazioni tra i personaggi rimandano ad una sensazione di già visto. Non bastasse che il Massimo di Filippo Timi è sempre più un mondo a parte quasi scollegato dal resto, come se cercasse una sua strada senza mai trovarla, l'emblema dell'eterno bambino in cerca di un'identità, e che la risoluzione del giallo avvenga, come riscontrato soprattutto nel primo episodio, da sé. Tuttavia la coralità funziona alla perfezione, e la serie rimane sempre una farsa familiare godibile e divertente, con un cast che ormai è diventato una famiglia, ed è per questo che nonostante la poca originalità salvo anche questa stagione, anche per rispetto a Gino, simpatico protagonista della serie, che inevitabilmente mancherà. Voto: 6 [Sky]
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venerdì 22 marzo 2024
I delitti del BarLume (11a stagione)
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venerdì 24 marzo 2023
I delitti del BarLume (10a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/03/2023 Qui - La nuova stagione si fa in tre, anzi in quattro, c'è pure uno speciale di mezz'ora sui 10 anni della serie, una serie che cambia (al posto dei classici due episodi quest'anno ne abbiamo avuti ben tre: Indovina chi?, Resort Paradiso ed E allora Zumba!) ma che riesce a non mutare la sua natura, che da 10 anni riesce a coniugare brillantemente tradizione e cambiamento, mantenendo inalterata la propria discreta qualità. E I delitti del BarLume non cambia la propria formula di commedia/gialla sempre più comica e sempre meno "gialla", cosa che può far certamente storcere il naso ai puristi dei polizieschi come me, ma che riesce ugualmente a convincere ma soprattutto divertire. Dopo il finale della nona stagione, era lecito attendersi un ciclo di episodi incentrato sul triangolo amoroso fra Massimo, Beppe e Tizi. La decima stagione sterza invece in territori inaspettati, concentrandosi sui personaggi secondari e lasciando sullo sfondo questi tre personaggi, comunque fondamentali per le dinamiche narrative dello show. Un'operazione sulla carta rischiosa, ma che risulta, almeno in parte, vincente. Ormai I delitti del BarLume racconta le disavventure di un gruppo di amici di Pineta alle prese con situazioni criminali al limite, e va bene (ma non benissimo) così. Di conseguenza, fra fallimentari raccolte differenziate, elezioni comunali che si trasformano in vere e proprie faide private e future convivenze tutte da scrivere, ma anche intuizioni registiche e temi "corretti" affrontati col necessario tatto e con il giusto garbo, I delitti del BarLume fa ancora una volta centro, lasciandoci con la voglia di tornare al più presto a Pineta per divertirsi nuovamente con uno dei prodotti televisivi italiani più efficaci e longevi. Voto: 6+
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lunedì 21 febbraio 2022
I delitti del BarLume (9a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/02/2022 Qui - Dopo aver inglobato, la scorsa stagione, la pandemia nella trama
mostrando personaggi in lockdown, quarantena fiduciaria o incollati
dietro lo schermo di un pc, anche stavolta la serie diretta da Roan
Johnson non si fa sfuggire il legame con l'attualità. Le mascherine
entrano a far parte della nona stagione e i personaggi le mettono e
tolgono entrando e uscendo dai locali proprio come accade nella
"realtà". Più scatenata che mai, la nona stagione de I delitti del
BarLume (sempre due le puntate, che sono Compro Oro e A Bocce Ferme) si
caratterizza per una maturazione dei personaggi e per un tono ancor più
marcatamente comico e irriverente rispetto al passato. Alla rinnovata
centralità del personaggio di Filippo Timi si aggiunge un Alessandro
Benvenuti decisamente in forma che traina le gag dei bimbi. Non mancano
misteri da risolvere, che turbano la quiete di Pineta, né sorprese nella
narrazione. Tuttavia, due episodi che per alcuni versi mostrano la
corda, per altri confermano quanto di buono si è andato a costruire
sulle storie. Diciamo che la leggerezza unita alla levità anche quando
assume contorni più seriosi ci sta benissimo, però alcuni risvolti
sorprendono sì, ma anche in negativo. L'apice finale per esempio mi è
parso ridicolo. Comunque la trama gialla funziona sempre abbastanza
bene, ci si diverte e l'intrattenimento non manca mai, non male. Voto: 6
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lunedì 22 febbraio 2021
I delitti del BarLume (8a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2021 Qui - Un altro gennaio è passato, un'altra stagione de I delitti del BarLume (uno dei migliori prodotti di stampo giallo-comico italiani), composta da due film, anche. L'appuntamento anche questa volta, c'è infatti stato, ed io ancora una volta ho apprezzato. La settima stagione, quando ancora la pandemia non c'era, aveva posto buone basi sul proseguo della serie, e così è stato, nonostante tutto. Nel primo episodio "Mare forza quattro" i protagonisti si trovano ad affrontare i primi problemi dati dalla pandemia di Covid, se gli anziani hanno quasi tutti paura, qualcuno è ancora scettico, ma a Pineta la calma verrà sconvolta da una mareggiata che porterà di fronte al BarLume un cadavere. Il commissario Fusco con Cioni e Govoni dovrà risolvere il mistero non senza l'aiuto di Massimo, Beppe e Tiziana. Nel secondo episodio "Tana libera tutti" si assiste invece alla risoluzione di un delitto in piena emergenza e lockdown. Pasquali "denuncia" una misteriosa scomparsa e fa scattare ricerche e dubbi su cosa può essere successo realmente alla donna scomparsa. Viene però ritrovato il cadavere di un uomo vestito da samurai con tanto di katana. I quattro vecchini nonostante la quarantena e con uno sgangherato utilizzo di internet saranno come sempre fondamentali per la risoluzione del caso. Chi segue fin dalla prima stagione I delitti del Barlume non può non essersi appassionato ed affezionato ai personaggi che popolano Pineta (il cast è sempre quello ed è fantastico). La regia (di Roan Johnson) è sempre ottima, con un taglio molto più cinematografico che televisivo (cosa sempre gradita). Come è normale che avvenga la sceneggiatura negli anni ha un po' perso lo smalto, quell'ironia fresca e nuova delle prime stagioni è andata scemando creando come degli "archetipi" attorno ai personaggi. Senza dubbio è da apprezzare che si parli di attualità, la prima produzione italiana a parlare del lockdown e farlo con intelligenza sottolineando come ognuno l'abbia presa e vissuta in modo diverso a seconda della propria situazione. Quello che però viene a galla dopo molti anni di messa in onda è che la scintilla del Barlume si è un po' persa, i personaggi non stanno evolvendo più, se prima anche le dinamiche fra Massimo e Tiziana appassionavano ora è come se una coltre di frustrazione avesse inglobato tutti i personaggi della serie e non li lasciasse andare. La seconda puntata in qualche modo riesce a recuperare un po' di quello smalto che sembrava perso, forse per il cambio nelle dinamiche d'azione, essendo prevalentemente girato da remoto si ha una sorta di miglior capacità di far alternare i personaggi nella storia, ma la situazione risulta ugualmente evidente. Nonostante ciò, riuscita è questa "innovativa" stagione, una stagione divertente e spensierata, che con leggerezza riesce nell'intento di rallegrare la giornata. Voto: 6,5
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Strike Back (8a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2021 Qui - Mai dire mai, perché nel mondo televisivo attuale tutto può succedere, come può capitare che una serie ormai data per morta, chiusa e finita, torni nuovamente in vita. E' successo con questa serie action della Cinemax, e ben due volte, poteva non mancare una terza volta (dopotutto non c'è due senza tre, anche quattro, ma quella è un'altra questione)? No, e infatti Strike Back, dopo una settima stagione che all'apparenza si mostrava quella finale, resuscita nuovamente (battute blasfeme anche no), e questa volta però per morire più degnamente, cosa per purtroppo non accade, ma questa è comunque e per davvero l'ultima stagione, il finale (la squadra, o i membri rimasti facente parte, definitivamente si scioglie) e le dichiarazioni degli autori infatti (reperire informazioni era d'obbligo stavolta), non lasciano spazio a dubbi o a possibili ripensamenti (tuttavia come da prologo preferisco non mettere la mano sul fuoco). Questioni di produzione a parte, come dicevo pocanzi, la serie che voleva probabilmente chiudere bene, purtroppo non riesce nel suo intento, anche se ancora una volta l'onestà paga, e assicurando allo spettatore uno spettacolo degno del suo nome, porta a casa la pagnotta e non fa rimpiangere il tempo passato (spiace finisca, ma forse è meglio così, tirar troppo la corda a volte è controproducente). Comunque, squadra che vince non si cambia diceva un famoso proverbio, e così è, gli attori della precedente stagione presenti all'appello. Tema che va meglio non cambiare pensava lo sceneggiatore, ma forse era meglio variare dico io, però giustamente se ti ispiri a Call of Duty e l'azione è il pane quotidiano, può non esserci il terrorismo o la vendetta al centro di tutto? No, appunto. Nella stagione 8 di Strike Back vediamo infatti la squadra della Sezione 20 combattere contro governi corrotti e prendere forma una vendetta di una famiglia criminale. Al centro della storia di Strike Back 8 c'è anche una coppia di fratelli jihadisti che si interessano ad armi di distruzione di massa. Il risultato? Decente e godibile il minimo. Voto: 5,5
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giovedì 27 febbraio 2020
I delitti del BarLume (7a stagione)
Paese: Italia
Anno: 2013 - in produzione
Genere: Commedia, Giallo
Episodi: 2
Durata: 100 minuti (episodio)
Ideatore: Marco Malvaldi
Cast: Filippo Timi, Enrica Guidi, Lucia Mascino, Massimo Paganelli
Marcello Marziali, Atos Davini, Alessandro Benvenuti
Stefano Fresi, Corrado Guzzanti, Michele Di Mauro
Rete Italiana: Sky Cinema
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sabato 23 novembre 2019
Strike Back (7a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/10/2019 Qui - L'avevo anticipato al tempo della recensione di Warrior che Strike Back non fosse ancora morto, ma adesso lo sarà, perché la Sezione 20 chiude nuovamente i battenti. Dopo il riavvio con un nuovo cast avvenuto l'anno scorso (qui la recensione), la serie action della Cinemax lascia infatti lo schermo una seconda volta, e questa volta per sempre. E ci lascia con una settima (ma solo se contiamo una prima stagione di altra produzione) ed ultima stagione, intitolata per non far confusione Strike Back: Revolution, andata in onda su Sky Atlantic a primavera scorsa, decisamente scoppiettante. Una stagione che non cambia il leitmotiv, che rimane di gran qualità dal punto di vista tecnico, con acrobazie folli e sequenze d'azione davvero impressionanti, che riprende con la squadra della sezione 20 (solo Alin Sumarwata ossia Gracie Novin c'è ancora) capitanata per la seconda volta dai sergenti Wyatt e McAllister (Daniel MacPherson e Warren Brown), impegnati nelle indagini sull'abbattimento di un terrorista russo nel mare del sud della Cina e della misteriosa sparizione della bomba nucleare su cui egli stava lavorando. Ai due agenti si aggiungeranno anche il colonnello Alexander Coltrane, interpretato da Jamie Bamber, come nuovo comandante della sezione 20 e l'agente russo Katrina Zarkova con il volto di Yasemin Kay Allen. Ai tutti si aggiungerà un nuovo tecnico informatico, e soprattutto un nuovo villain. E insieme daranno vita ad una stagione parecchio movimentata, in cui i nostri dovranno affrontare agenti mercenari e terrificanti signori della guerra, mentre scopriranno una cospirazione che minaccia di spingere il mondo sull'orlo di un conflitto globale.
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martedì 25 giugno 2019
I delitti del BarLume (6a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/01/2019 Qui - L'aspettavo da tempo, aspettavo il ritorno de I delitti del BarLume (serie tv sempre ispirata ai romanzi di Marco Malvaldi), arrivata alla sua sesta stagione con due nuovi episodi (Il battesimo di Ampelio e Hasta pronto Viviani), per vedere se finalmente il vento fosse nuovamente tornato a soffiare a favore di questa produzione originale Sky, che con la regia di Roan Johnson ha sempre portato una ventata di aria innovativa e positiva nel panorama della produzione italiana. E invece purtroppo niente è cambiato, anzi, questa stagione conferma i problemi riscontrati nella scorsa serie di film, qui, e il suo progressivo rallentamento. Un rallentamento iniziato quando nella quinta stagione è mancata la presenza del protagonista Massimo Viviani, interpretato da Filippo Timi, che oltre a brillare per talento ha sempre tenuto le redini della storia in cui tutti i personaggi ruotavano attorno a lui, al suo Barlume e il suo dolce e delirante egocentrismo. Quando il protagonista decide di partire per l'Argentina per gestire l'attività di quello che ha poi scoperto essere suo padre, a Pineta ci sono stati molti cambiamenti che hanno portato l'aggiunta di nuovi personaggi come Giuseppe Battaglia, fratellastro di Massimo interpretato da Stefano Fresi e Paolo Pasquali assicuratore veneto interpretato da un irriconoscibile Corrado Guzzanti. Nonostante queste aggiunte di rilievo (insomma...), niente sembra riuscir a sostituire realmente il protagonista e la trama scricchiola soprattutto in questa sesta stagione. Nel primo episodio Massimo manda un video messaggio ai suoi amici del Quartetto Uretra capitanati da Alessandro Benvenuti come se fosse in ostaggio e chiedendo loro dei soldi per il riscatto. Nel secondo episodio tutti decidono insieme alla fidanzata argentina di Massimo di andare a liberarlo in Argentina e scoprire poi lì che il rapimento era una finzione per poter avere dei soldi in prestito e restituirli ad un gruppo di strozzini oltreoceano. Nel frattempo a Pineta il Commissario Fusco è a caccia di un fuggitivo che scopre poi essere collegato con Massimo e la scomparsa dei quattro vecchini.
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mercoledì 19 giugno 2019
Patrick Melrose (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/09/2018 Qui - E' innegabile che Benedict Cumberbatch sia un grande talento, talento che ha dimostrato ancora una volta in Patrick Melrose, la miniserie Showtime in 5 puntate sbarcata settimane fa su Sky Atlantic, che è sembrata l'occasione giusta per valorizzare le doti interpretative della star di Hollywood. Peccato che la serie e la storia, ispirata ai romanzi semi-autobiografici di Edward St Aubyn, creata da David Nicholls e diretta da Edward Berger, nonostante la sua grande prova (che gli è valsa una nomination agli Emmy) sia di una tristezza fine a se stessa, senza spunti costruttivi e in cui la pesantezza la fa da padrona. Il filo conduttore delle cinque puntate (dove ognuna è l'adattamento a un romanzo del ciclo ed è da considerarsi come un film a sé stante, dedicato a un particolare periodo della vita del protagonista) sono le sofferenze inflitte a Patrick quand'era bambino da chi più di tutti avrebbe dovuto amarlo senza riserve, ovvero i genitori, due esponenti dell'alta borghesia britannica. Da una parte il padre, sadico e crudele che abusa di lui, dall'altro la madre, incapace di difenderlo perché a sua volta traumatizzata dal marito, e troppo presa a bere e impasticcarsi per accorgersi di quanto succede al figlio. Questi drammi faranno di Patrick Melrose un uomo distrutto, incapace di affrontare la vita, che si rifugia in alcol e droghe per evitare di restare lucido e ripensare a quanto ha subito da bambino. A salvare la situazione dal dramma totale e a rendere la serie più una dark comedy che una tragedia in piena regola, c'è quel filo di humor inglese tanto difficile da soffocare. Un aspetto deprimente dell'intera storia è che sotto la patina di disperazione che lo ricopre, si intravede l'uomo brillante e di successo che Patrick avrebbe potuto diventare se non avesse dovuto vivere simili indicibili traumi. La prima puntata ambientata negli anni '80, che vede il protagonista apprendere la notizia della morte del padre, farsi una bella risata per questo e successivamente drogarsi e ubriacarsi all'inverosimile, sorprende in positivo, grazie a Cumberbatch che convince del tutto nella sua prova di drogato schizofrenico, tanto da risultare quasi eccessivo ed antipatico. La seconda puntata, la più difficile da digerire e vedere fino alla fine, che ci porta in una splendida villa nel sud della Francia negli anni '60 dove vediamo il piccolo Patrick alle prese col padre sadico, convince meno, anche se plauso al regista che tratta questo argomento con i guanti, riuscendo a trasmettere tutta l'angoscia e la drammaticità della vicenda mostrando poco e niente.
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sabato 15 giugno 2019
Strike Back (6a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2018 Qui - Sembrava ormai finita con un finale che chiudeva definitivamente il corso degli eventi con lo scioglimento della squadra e della sezione (e un finale motoristico alla Jack Kerouac in stile Bruce Springsteen), soprattutto con l'abbandono del cast di Sullivan Stapleton e Philip Winchester, che avevano lasciato un po' l'amaro in bocca, visto che erano stati proprio loro e con il loro carisma (e tante altre ottime cose) a far diventare Strike Back la serie di riferimento in ambito action, invece un po' a sorpresa (e dopo quasi 3 anni) e abbastanza stranamente ecco tornare (su Sky Atlantic ad aprile scorso) con la quinta stagione (in verità la sesta, perché come già spiegato in occasione della recensione della quarta stagione, qui, la numerazione è stata stravolta dato che la casa di produzione americana Cinemax non partecipò alla prima, che era esclusivamente britannica) la serie più adrenalinica del piccolo schermo, Strike Back appunto, in una specie di reboot e prequel rinomato Strike Back: Retribution. Questa volta però con un cast completamente diverso e con quattro membri (due soldati e due soldatesse abbastanza gnocche, vedasi alcune scene hot) nuovi di zecca della Sezione 20, l'unità segreta inglese specializzata nell'antiterrorismo. Un cambio che sembrava presagire un risultato per buona parte, nonostante il rispolvero gradito dell'originale e straordinaria sigla iniziale, mediocre. E infatti sembra chiaro subito dopo i primi episodi che il nuovo cast, comprendente Samuel Wyatt (Daniel MacPherson), Gracie Novin (Alin Sumarwata), Thomas "Mac" McAllister (Warren Brown) e Natalie Reynolds (Roxanne McKee), senza dimenticare alcuni comprimari importanti interpretati da Michelle Lukes e Robson Green, non sembra affatto avere la stessa tempra, carisma e agilità del precedente duo.
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giovedì 13 giugno 2019
The Strain (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/04/2018 Qui - È raro trovare, volgendo lo sguardo agli ultimi anni, serie tv che si auto-concludono dopo poche stagioni. The Strain è una delle poche eccezioni nel vasto mondo della serialità attuale (anche se ciò è successo anche per Salem, la discreta serie sulle streghe). La serie prodotta dal regista pluripremiato Guillermo Del Toro ha infatti concluso la sua corsa dopo quattro intense stagioni e 46 episodi totali. Tuttavia era chiaro che ciò sarebbe avvenuto, dato che lo show, che altresì si è chiuso anche a causa di una terza stagione molto zoppicante (ma più che sufficiente, qui), aveva già definito la via concludendo la trasposizione della trilogia di libri Nocturna, scritti dal regista fresco vincitore di un Oscar e dall'amico fidato Chuck Hogan, con cui si divide nuovamente il merito di aver, con questa quarta stagione e quel godibile finale (nonostante qualche sbavatura), degnamente chiuso, con una elevata ed onorevole qualità che non è mai mancata, l'arco narrativo di una delle serie più belle ed originali degli ultimi tempi, perché anche prendendo forma da radici molto classiche del genere, è riuscita a trovare quei guizzi di originalità capaci di stregare e coinvolgere. Tuttavia, nonostante l'epilogo "epico", The Strain 4 è stata rispetto alle prime tre stagioni quella più fiacca e meno curata. Non a caso questa stagione appena conclusa (meno thriller e molto più survival), a partire, soprattutto, dalla sua timeline, si è rivelata immediatamente differente dalle tre precedenti. Se le tre stagioni si estendevano difatti in un lasso di tempo minore ma fortemente dilatato (circa una settimana per stagione) l'ultima si colloca dopo quasi un anno provocando una sorta di capovolgimento nella velocità di racconto. Facendo così sembrare che la stagione conclusiva scorra troppo veloce rispetto alle antecedenti.
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martedì 11 giugno 2019
The Shannara Chronicles (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/03/2018 Qui - La prima stagione di The Shannara Chronicles fu molto criticata, ma non da me, che pur ammettendo parecchi difetti la trovai sufficientemente godibile (qui la mia recensione), molto più di certe altre serie che ultimamente ho visto, soprattutto una ovvero Marvel's Inhumans (quella sì una m**da in tutto e per tutto). Questa seconda stagione quindi aveva l'arduo compito di risollevare le sorti dello show, e infatti i miglioramenti dal punto di vista della trama e storyline l'hanno resa un prodotto capace di intrattenere risultando comunque leggero e le vicende facili da seguire. Facendo così risultare l'esperienza di visione, nonostante i suoi difetti atavici, molto più godibile che in precedenza. Anche perché la seconda stagione di Shannara, sempre prendendo ispirazione dalla saga dei libri scritti da Terry Brooks, ha cercato fin dall'inizio di correggere alcuni errori dello show, e in parte ci riesce. Merito della virata è stato forse il cambio di emittente da Mtv a Spike, perché la componente teen drama del primo ciclo di episodi sembra abbandonare totalmente la struttura narrativa trasformandosi in un fantasy sotto ogni punto di vista. Tuttavia lo show non cambia completamente pelle e mantiene molte delle sue caratteristiche passate, anche solo per coerenza di visione. Non ci troviamo difatti davanti a un prodotto completamente diverso da prima, ma sicuramente a qualcosa di più godibile. Le prime puntate in tal modo risultano interessanti, perché forse muovendosi in una storia completamente originale rispetto alle opere originali (e sarei curioso di sapere se l'amore lesbico tra due delle protagoniste è voluto o meno), la stagione si apre (senza dimenticare in ogni caso il pubblico young-adult di riferimento) con un'ambientazione più dark e matura.
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domenica 9 giugno 2019
I delitti del BarLume (5a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/01/2018 Qui - Dopo una sorprendente prima stagione, una altrettanta bella seconda, una graffiante terza ed una brillante quarta stagione (qui), è finalmente tornata, e nuovamente ai primi di gennaio dell'anno nuovo, I Delitti del BarLume, la serie di Sky sulle avventure tratte dai romanzi di Marco Malvaldi, che però con la quinta stagione (sempre composta da due film), fa decisamente un po' passo indietro. Perché la serie (sempre con la regia spumeggiante di Roan Johnson), che certamente tornerà l'anno prossimo con la sesta già confermata stagione, pur rimanendo fedele al suo spirito di rinnovarsi, sfuggendo altresì dai cliché che accompagnano le produzioni nostrane, decidendo di rinunciare (anche se per via solo forse di esigenze di copione) al suo protagonista principale nonché motore dello show (Filippo Timi), per poco compie un passo falso. La quinta stagione infatti, aperta con il primo episodio Un, due, tre, stella! (che aprirà a scenari importanti dopo un apparente omicidio), si apre con la sparizione di Massimo Viviani, una sparizione che sembra una scommessa, una scommessa persa. Perché se nel primo episodio tutto o quasi funziona a meraviglia nonostante la sua non presenza (è in scena solo due minuti) ciò non accade in seguito. Certo, inizialmente ci si diverte tanto ed è giustificata la sua sparizione, tanto che è comunque bello ritrovare I Delitti del BarLume, sempre alla prese con la sua carica di simpatia, di far scherzi e i suoi lati da storia investigativa, ma per colpa soprattutto di un istrionico ma molesto Corrado Guzzanti, al contrario di uno spassoso Stefano Fresi, qualcosa s'inceppa.
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giovedì 30 maggio 2019
Penny Dreadful (1a, 2a & 3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/08/2017 Qui - Avevo in mente di fare una recensione singola per ogni stagione, ma purtroppo per la grande delusione che essa mi ha trasmesso, dato che a metà della seconda stagione ho rischiato persino di lasciarla incompiuta, ho preferito una unica recensione. Giacché è inutile nasconderlo, ho visto Penny Dreadful, serie televisiva statunitense e britannica di genere horror creata ed interamente scritta da John Logan per la Showtime, solo per Lei, Eva Green, e chi sennò, ma è solo lei, a conti personalmente fatti, a salvarsi dalla bocciatura. Dopo un inizio abbastanza soddisfacente infatti la serie, per colpa di una narrazione lenta, noiosa e a volte ambigua ed estraniante, un'ambientazione discreta ma poco affascinante e intrigante, di alcuni (inconcludenti) buchi di sceneggiatura, di personaggi al contempo affascinanti ma inutili ed inefficaci per larga parte, si sfracella e resta indigesta, tanto che soprattutto la stagione finale (e la seconda parte della seconda, che paradossalmente è quella dei momenti più "terrorizzanti" e minimamente convincenti) l'ho vista a velocità raddoppiata, una cosa che fino ad ora non mi era mai successa. E non riesco a spiegarmi il perché, dopotutto le atmosfere horror, cupe e sanguinolenti, sono due cose che mi piacciono vedere e/o gustare, ma il tempo perso dietro a certe storie, certe insoddisfacenti sotto-trame, è stato davvero troppo da sopportare. A parte la trama principale e con essa l'attrice principale, niente di quello che ho visto oltre a quella, mi ha entusiasmato, appassionato o intrattenuto. Troppi discorsi, poca azione e troppe bizzarrie inutili, soprattutto se non adeguatamente supportate. D'altronde è anche il titolo bizzarro scelto per questa, comunque moderatamente invitante serie tv, che prende il nome dai Penny Dreadful, omonime pubblicazioni del XIX secolo, che intrecciavano, in una collana di libri, le origini di personaggi della letteratura horror come Victor Frankenstein, Dorian Gray e il Conte Dracula, alle prese con la loro alienazione mostruosa nella Londra vittoriana, a non convincere.
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sabato 25 maggio 2019
The Strain (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2017 Qui - Venerdì 20 Gennaio scorso si è conclusa la terza stagione di The Strain, la serie horror creata da Guillermo del Toro e Chuck Hogan, di cui avevo già parlato in occasione della seconda stagione, qui, dove come ovvio trovate molte info, tra cui quella che la serie è basata sulla trilogia di libri Nocturna, fatto importante dato che considerando che le tre stagioni di The Strain hanno coperto tutti e tre i libri della serie, molti si aspettavano un epilogo. E invece le aspettative si sono infrante quando FX ha annunciato una quarta e ultima stagione. La terza stagione, per questo motivo, viene caratterizzata da un'atmosfera di passaggio che rende ben chiaro, nella mente degli spettatori, che niente è definitivo. E questa linea viene portata avanti fino alla fine, fino all'ultimo secondo dell'ultima puntata, dove assistiamo nuovamente al secondo season finale di fila rovinato dal giovane Zach. Ma prima di arrivare alla fine partiamo dall'inizio, un inizio con una prima puntata classica, ovvero una tipica ripresa in cui è necessario ricordare agli spettatori 'dove eravamo rimasti'. Poi una novità, la nuova sigla, completamente rinnovata, che sembra fissare un tono quasi inedito per le puntate a venire. Le immagini del tema iniziale scorrono in un clima potenzialmente più dark e decisamente più bellico. Le ambientazioni sono immerse nel buio e partono dalle profondità della città di New York. Saranno episodi di lotta, militareschi, contro la grande minaccia Strigoi. The Strain 3 infatti si concentra particolarmente sulla battaglia tra il male, molto rinforzato per la crescita degli strigoi, e il bene, che darà del filo da torcere al Maestro, soprattutto dopo aver scoperto una nuova arma e dopo aver trovato un nuovo alleato (Palmer, Jonathan Hyde). Difatti la prima puntata come questa terza stagione non delude, dato che non ha nulla da invidiare alle altre, abbiamo lo splatter giusto, i personaggi ben analizzati come sempre, i colpi di scena quasi in ogni puntata, un finale di stagione stratosferico, e sopra ogni cosa, la terza stagione è caratterizzata dall'azione inarrestabile, resa migliore rispetto alle precedenti seasons. La serie poi non prende derive inaspettate e prosegue nel suo intento tra azioni avventate dei protagonisti e momenti raccapriccianti. Molti personaggi invece hanno un ruolo più centrale, ovvero Kelly Goodweather (Natalie Brown), Gus, Quinlan, Angel, Justine e ovviamente Fet.
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The Strain
venerdì 24 maggio 2019
I delitti del BarLume (4a stagione)
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lunedì 13 maggio 2019
The Shannara Chronicles (1a stagione)
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venerdì 10 maggio 2019
I delitti del BarLume (3a stagione)
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mercoledì 8 maggio 2019
The Strain (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/01/2016 Qui - The Strain è una serie televisiva statunitense di genere horror creata da Guillermo del Toro e Chuck Hogan, basata sulla trilogia di libri Nocturna, degli stessi del Toro e Hogan. La seconda stagione si è conclusa pochi giorni fa, più precisamente l'11 gennaio. Una delle serie horror più apprezzate degli ultimi anni, una serie molto diversa, sia stilisticamente che visivamente da altri, migliore di tanti altri del suo genere. La serie narra di un'epidemiologo che con il suo 'team' improvvisato di personaggi, incontrati per caso, cerca di sconfiggere e trovare una cura per un virus, una malattia, arcaica e letale, il vampirismo. A capo, un Signore del male, che ha in serbo per gli umani un progetto orribile, ma dimenticatevi i 'soliti' vampiri, questi sono i più letali, brutali, brutti, cattivi e spietati di sempre. Essendo questa la stagione di mezzo (la terza è già sicura), ha aperto le strade ad un finale
ben più apocalittico e complicato delle aspettative. Se alla fine della prima stagione ci trovavamo di fronte all'alba della battaglia adesso ci ritroviamo in un vortice di situazioni rimaste a metà, con l'ansia mista ad attesa in aumento per la nuova stagione che si prospetta molto allettante. Anche nella seconda, come nella prima, The Strain, non ha mai tentato di atteggiarsi a qualcosa di più di quello che è, ovvero una serie horror con una bella premessa e un'esecuzione ritmata e truculenta. Una gioia per chi ama il genere e vuole semplicemente rilassarsi e divertirsi, seguendo una strada opposta a TWD per esempio, là dominano introspezione e domande morali, qui si dà la precedenza a inseguimenti, sangue, effetti speciali e colpi di pistola, sempre fondendo in maniera magistrale la mitologia classica dei vampiri con una variante moderna. Una perfetta sintesi tra vecchio e nuovo.
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martedì 7 maggio 2019
Strike Back (5a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/01/2016 Qui - Strike Back, nota in Italia anche come Strike Back: Senza regole, è una adrenalinica serie televisiva britannica, prodotta dal 2010, in co-produzione con la rete via cavo americana Cinemax, e tratta dall'omonimo libro di Chris Ryan, ex agente del SAS britannico. Anche se quest'ultima è la quarta stagione, in verità è la quinta, poiché la prima stagione, composta da soli 6 episodi, era più un pilot che avrebbe poi portato alla successive quattro stagioni (di 10 episodi ciascuno), ma con l'attore principale 'sostituito' da due altri interpreti. In Italia è stata trasmessa prima da FX (1a), poi su Sky Uno (2a,3a,4a,) e infine su Sky Atlantic (5a). Come forse si capisce è una serie a forti tinte action, tra sparatorie, inseguimenti, fughe, rapimenti, spionaggio, botte e mazzate, in giro per il mondo per fermare pericolosi criminali, terroristi o più semplicemente evitare una guerra. Per me una delle migliori in assoluto del suo genere, con una delle sigle ("Short Change Hero" del gruppo musicale britannico The Heavy), per me la più bella ed intrigante del momento, qui quella delle seconda, le altre identiche musicalmente ma con qualche cambiamento delle immagini. Per capire qualcosa è doveroso fare un salto nel passato, nella prima stagione (Chris Ryan's Strike Back) la serie segue le vicende di un sergente della SAS e un ufficiale della "Sezione 20" dei servizi segreti militari inglesi, impegnata in tutti gli scenari di crisi mondiale. Si dipanano tre storie diverse che si sviluppano durante i tre episodi della serie, nel primo liberare una prigioniera in Iraq, nel secondo aiutare a far evadere, da una prigione in Zimbabwe, un cittadino inglese e nell'ultimo, ambientato in parte in Afghanistan in parte in Pakistan, seguire un hacker responsabile della morte di alcune truppe americane.
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