Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/01/2024 Qui - Dopo un po' di fiacca nelle stagioni centrali della serie, l'ultimo capitolo di Billions riprende vigore e (complice anche il ritorno di Axe, un sempre brillante Damian Lewis) torna ai conosciuti (migliori) fasti. È una serie di nicchia, che parla di una nicchia e alla nicchia ma per questo deve al suo interno garantire un livello di credibilità alto per poter essere apprezzata. Al centro di tutto, dal punto di vista tematico, rimane sempre il potere nelle sue varie diramazioni. Ogni legame che prende vita sullo schermo è regolato, giustificato e consolidato dal potere, dalla sua gestione e influenza (sia nelle relazioni famigliari che professionali). E l'epilogo di Billions non fa eccezione. Se c'è qualcosa che manca in quest'ultima stagione è la componente più affascinante e sexy che era abbondantemente presente, usato come leva di potere e ancor più di controllo. La settima stagione si concentra soprattutto sull'anima politico-economica dei suoi personaggi e della storia raccontata. Ma va bene anche così, anche con un finale scontato (e voluto) ma davvero esplosivo nonché soddisfacente. Voto: 6,5
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venerdì 26 gennaio 2024
Billions (7a stagione)
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venerdì 27 gennaio 2023
Billions (6a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/01/2023 Qui - La sesta stagione non è la migliore di Billions e con ogni probabilità è pure la peggiore, ma è riuscita a galleggiare senza rovinare niente, tenendosi su standard che nel panorama seriale attuale sono comunque al di sopra della media. Impresa non da poco, come non lo era rimpiazzare un protagonista dal carisma di Bobby Axelrod con un terzo incomodo, Mike Prince, che nella stagione d'esordio da primattore (ovvero la quinta) ha dimostrato di poter reggere bene il ruolo (ma Corey Stoll non è comunque Damian Lewis). Come certifica anche il duello finale con Chuck in Cold Storage (l'ultima puntata), in cui ha mostrato fino in fondo tutto il suo potenziale. E proprio il finale di stagione, sicuramente piacevole, ma che riassume perfettamente l'andazzo stagionale della serie, pieno di difetti (diminuzione in modo significativo per quanto riguarda le trame, soprattutto secondarie, e lo sviluppo dei personaggi) ma sempre in grado di convincere abbastanza. La settima stagione è in cantiere e Chuck porta a casa la prima (mezza) vittoria dopo una lunga serie di sconfitte e pareggi. Ora la speranza è che si tratti dell'ultima stagione, così da vedere se finalmente Chuck riuscirà ad avere la meglio sul dilagante potere dell'oligarchia americana. Voto: 6
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giovedì 20 ottobre 2022
Billions (5a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2022 Qui - Anche Billions ha subito l'onta della pandemia, e non poteva essere altrimenti, ma l'interruzione forzata ovviamente superata non ha comunque impedito alla show di continuare a prosperare, anche se bisogna ammettere che in questa quinta stagione il "fattore grinta" (brillantemente guadagnato dalle e nelle stagioni scorse, compresa la quarta) un po' si perde. La quinta stagione, che gli effetti del covid subisce, visibili da metà stagione in poi nella sceneggiatura (in questo senso, anche se causa non è dato sapere, vedere Paul Giamatti così drasticamente dimagrito è stato quasi uno shock) è divertente, ma non è priva di difetti. Corey Stoll è impressionante come nuovo membro del cast ricorrente per questa stagione (e sicuramente della prossima, vista l'uscita già preventivata anche per questioni personali di Damian Lewis), ma l'accumulo del suo personaggio è piuttosto stancante, eppure la marcia in più la fornisce proprio lui. I nuovi personaggi interpretati da Frank Grillo e Julianna Margulies, danno allo show più profondità, ma significa anche sacrificare (troppo) alcuni personaggi secondari, che lo show riesce anche a renderli, in certi casi, (incomprensibilmente) insensibili. Nel complesso, la quinta stagione di Billions è divertente, supportata da una recitazione e una produzione sempre buona. E mentre lo spettacolo si sta muovendo rapidamente in una nuova direzione, con l'allontanamento dell'attore protagonista Damian Lewis, ci si aspetta che lo stesso ritrovi (sceneggiatori premettendo) un po' di grinta e solidità perduta. Voto: 6,5
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Toby Leonard Moore
giovedì 13 giugno 2019
The Strain (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/04/2018 Qui - È raro trovare, volgendo lo sguardo agli ultimi anni, serie tv che si auto-concludono dopo poche stagioni. The Strain è una delle poche eccezioni nel vasto mondo della serialità attuale (anche se ciò è successo anche per Salem, la discreta serie sulle streghe). La serie prodotta dal regista pluripremiato Guillermo Del Toro ha infatti concluso la sua corsa dopo quattro intense stagioni e 46 episodi totali. Tuttavia era chiaro che ciò sarebbe avvenuto, dato che lo show, che altresì si è chiuso anche a causa di una terza stagione molto zoppicante (ma più che sufficiente, qui), aveva già definito la via concludendo la trasposizione della trilogia di libri Nocturna, scritti dal regista fresco vincitore di un Oscar e dall'amico fidato Chuck Hogan, con cui si divide nuovamente il merito di aver, con questa quarta stagione e quel godibile finale (nonostante qualche sbavatura), degnamente chiuso, con una elevata ed onorevole qualità che non è mai mancata, l'arco narrativo di una delle serie più belle ed originali degli ultimi tempi, perché anche prendendo forma da radici molto classiche del genere, è riuscita a trovare quei guizzi di originalità capaci di stregare e coinvolgere. Tuttavia, nonostante l'epilogo "epico", The Strain 4 è stata rispetto alle prime tre stagioni quella più fiacca e meno curata. Non a caso questa stagione appena conclusa (meno thriller e molto più survival), a partire, soprattutto, dalla sua timeline, si è rivelata immediatamente differente dalle tre precedenti. Se le tre stagioni si estendevano difatti in un lasso di tempo minore ma fortemente dilatato (circa una settimana per stagione) l'ultima si colloca dopo quasi un anno provocando una sorta di capovolgimento nella velocità di racconto. Facendo così sembrare che la stagione conclusiva scorra troppo veloce rispetto alle antecedenti.
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sabato 25 maggio 2019
The Strain (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2017 Qui - Venerdì 20 Gennaio scorso si è conclusa la terza stagione di The Strain, la serie horror creata da Guillermo del Toro e Chuck Hogan, di cui avevo già parlato in occasione della seconda stagione, qui, dove come ovvio trovate molte info, tra cui quella che la serie è basata sulla trilogia di libri Nocturna, fatto importante dato che considerando che le tre stagioni di The Strain hanno coperto tutti e tre i libri della serie, molti si aspettavano un epilogo. E invece le aspettative si sono infrante quando FX ha annunciato una quarta e ultima stagione. La terza stagione, per questo motivo, viene caratterizzata da un'atmosfera di passaggio che rende ben chiaro, nella mente degli spettatori, che niente è definitivo. E questa linea viene portata avanti fino alla fine, fino all'ultimo secondo dell'ultima puntata, dove assistiamo nuovamente al secondo season finale di fila rovinato dal giovane Zach. Ma prima di arrivare alla fine partiamo dall'inizio, un inizio con una prima puntata classica, ovvero una tipica ripresa in cui è necessario ricordare agli spettatori 'dove eravamo rimasti'. Poi una novità, la nuova sigla, completamente rinnovata, che sembra fissare un tono quasi inedito per le puntate a venire. Le immagini del tema iniziale scorrono in un clima potenzialmente più dark e decisamente più bellico. Le ambientazioni sono immerse nel buio e partono dalle profondità della città di New York. Saranno episodi di lotta, militareschi, contro la grande minaccia Strigoi. The Strain 3 infatti si concentra particolarmente sulla battaglia tra il male, molto rinforzato per la crescita degli strigoi, e il bene, che darà del filo da torcere al Maestro, soprattutto dopo aver scoperto una nuova arma e dopo aver trovato un nuovo alleato (Palmer, Jonathan Hyde). Difatti la prima puntata come questa terza stagione non delude, dato che non ha nulla da invidiare alle altre, abbiamo lo splatter giusto, i personaggi ben analizzati come sempre, i colpi di scena quasi in ogni puntata, un finale di stagione stratosferico, e sopra ogni cosa, la terza stagione è caratterizzata dall'azione inarrestabile, resa migliore rispetto alle precedenti seasons. La serie poi non prende derive inaspettate e prosegue nel suo intento tra azioni avventate dei protagonisti e momenti raccapriccianti. Molti personaggi invece hanno un ruolo più centrale, ovvero Kelly Goodweather (Natalie Brown), Gus, Quinlan, Angel, Justine e ovviamente Fet.
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lunedì 13 maggio 2019
House of cards (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/04/2016 Qui - House of cards è una delle serie tv più viste degli ultimi anni. Un successo strepitoso, incredibile, senza contare tutti i premi vinti e i giudizi positivi di molte testate giornalistiche e di tutti quelli che non si sono persi una puntata, come me. Anche se la serie viene criticata da molti per essere lenta, noiosa o sopravvalutata, che ha un linguaggio difficile, è comunque imperdibile, soprattutto per la regia cinematografica di tutto rispetto, movimentata e coinvolgente. Non si può effettivamente non amare questo political-drama della Netflix (in Italia anche su Sky Atlantic) arrivata alla quarta stagione, ma soprattutto non si può non amare gli Underwood, spietati, cinici ma giudiziosi, due personaggi di spessore, glaciali, inflessibili e scaltri come nessuno, invincibili e indistruttibili. Soprattutto Frank, l'anima di tutto insieme alla moglie, è un personaggio complesso, difficile da decifrare, ma che nonostante la sua apparente 'malvagità' e voglia di potere, è uno che sa cosa fare, usando trucchetti e mezzucci di ogni tipo riesce sempre a passarla liscia. La serie infatti tratta di temi quali potere, manipolazione e spietato pragmatismo. Quelli che i due usano per arrivare lì dove tutti vorrebbero arrivare. Questa spettacolare quarta stagione è stata veramente entusiasmante, piena di avvenimenti, la storia corre e si rincorre a ritmi velocissimi senza però tralasciare l’elemento della riflessione e della tattica politica che ha sempre caratterizzato la serie. Il finale alquanto scioccante poi è stato fantastico. Comunque prima di parlare di questa incredibile quarta stagione, un piccolo riepilogo, soprattutto per chi non ha visto le prime tre stagioni. La serie, ambientata nell'odierna Washington D.C., segue le vicende di Frank Underwood (Kevin Spacey), un Democratico che da capogruppo di maggioranza della Camera che, dopo essersi visto sottratto il posto da Segretario di Stato che il neopresidente gli aveva promesso, inizia un giro di intrighi per giungere ai vertici del potere americano. La sua fedele (non in tutti i sensi) moglie, Claire Underwood (Robin Wright), lo aiuta nel suo diabolico piano, diabolico per i modi in cui, non proprio del tutto legali, riesce a diventare così potente, tanto da diventare sempre più forte politicamente. Durante il corso degli eventi tanti intralceranno il suo cammino, ma fatti 'fuori' uno dopo l'altro (dalla bella giornalista Zoe, al deputato Russo) quelli che potevano affossarlo, riesce in circostanze alquanto sospette (ordinando un complotto al presidente in carica, tra la 2a e 3a) a diventare addirittura presidente ad interim. Ma dopo che finalmente hanno raggiunto i loro obbiettivi mantenere il posto non sarà facile, tra chi vuole togliergli la poltrona (alle elezioni presidenziali) e chi scoperchiare il vaso, tra cui un ex direttore di una testa giornalistica che sospetta che nasconda qualcosa di losco (come in effetti è), tutto sarà lecito. Frank però ha sempre un piano, una via d'uscita per tutto, dopotutto adesso che è il presidente degli Stati Uniti nessuno può fermarlo o almeno così crede, perché mai come adesso, mai come in questa stagione le sue certezze potrebbero crollare, perdendo qualsiasi cosa, come intravediamo all'inizio e successivamente alla fine delle 13 puntate della quarta stagione.
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mercoledì 8 maggio 2019
The Strain (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/01/2016 Qui - The Strain è una serie televisiva statunitense di genere horror creata da Guillermo del Toro e Chuck Hogan, basata sulla trilogia di libri Nocturna, degli stessi del Toro e Hogan. La seconda stagione si è conclusa pochi giorni fa, più precisamente l'11 gennaio. Una delle serie horror più apprezzate degli ultimi anni, una serie molto diversa, sia stilisticamente che visivamente da altri, migliore di tanti altri del suo genere. La serie narra di un'epidemiologo che con il suo 'team' improvvisato di personaggi, incontrati per caso, cerca di sconfiggere e trovare una cura per un virus, una malattia, arcaica e letale, il vampirismo. A capo, un Signore del male, che ha in serbo per gli umani un progetto orribile, ma dimenticatevi i 'soliti' vampiri, questi sono i più letali, brutali, brutti, cattivi e spietati di sempre. Essendo questa la stagione di mezzo (la terza è già sicura), ha aperto le strade ad un finale
ben più apocalittico e complicato delle aspettative. Se alla fine della prima stagione ci trovavamo di fronte all'alba della battaglia adesso ci ritroviamo in un vortice di situazioni rimaste a metà, con l'ansia mista ad attesa in aumento per la nuova stagione che si prospetta molto allettante. Anche nella seconda, come nella prima, The Strain, non ha mai tentato di atteggiarsi a qualcosa di più di quello che è, ovvero una serie horror con una bella premessa e un'esecuzione ritmata e truculenta. Una gioia per chi ama il genere e vuole semplicemente rilassarsi e divertirsi, seguendo una strada opposta a TWD per esempio, là dominano introspezione e domande morali, qui si dà la precedenza a inseguimenti, sangue, effetti speciali e colpi di pistola, sempre fondendo in maniera magistrale la mitologia classica dei vampiri con una variante moderna. Una perfetta sintesi tra vecchio e nuovo.
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