Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2023 Qui - L'epico viaggio di His Dark Materials arriva alla sua conclusione portandoci a vivere un epico scontro che chiude ogni questione rimasta irrisolta. L'esaltante finale di stagione riesce ad emozionare concretizzando tutto ciò che era stato (in verità non benissimo) costruito nelle stagioni passate, anche se non manca (anche questa volta) qualche scivolone in fase di scrittura (la contrazione degli eventi va a minare il coinvolgimento emotivo, quanto la linearità del racconto, scomposto in micro storie alcune volte scollegate). Ma non solo, uno dei difetti principali si riscontra nella regia delle scene d'azione, con la battaglia finale degli angeli tanto attesa che risulta essere sì spettacolare, ma caratterizzata da un minutaggio ridotto e lasciata in background per motivi di budget, che non può non lasciare perplessi. Alla fine, e per la fine però va bene anche così (non è stata tutta inutile la visione). Voto: 6
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sabato 16 dicembre 2023
His Dark Materials (3a stagione)
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lunedì 26 luglio 2021
His Dark Materials (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2021 Qui - La prima stagione della serie HBO non mi aveva convinto, questa seconda, ispirata sempre all'omonima trilogia dello scrittore britannico Philip Pullman, che in questo caso quindi ne adatta il secondo di capitolo (intitolato La Lama Sottile), idem. Certo, sul piano visivo la serie è migliorata moltissimo e gli effetti speciali sono di qualità, ma i difetti persistono. In sintesi ci troviamo di fronte ad una (seconda) stagione che fa da collegamento verso la terza senza aggiungere molto a quanto già visto. La storia resta piuttosto vincolata, forse un po' troppo, alla suggestiva location di Cittàgazze che con il trascorrere degli episodi perde in parte il proprio fascino e mistero per lo spettatore. Se i dialoghi si confermano profondi ed incalzanti, tra John Keats e le teorie dei multiuniversi, le scene d'azione tra gli esseri umani lo sono meno: sembra che manchi un po' di mestiere, sia nella realizzazione che nell'interpretazione. Un problema da risolvere soprattutto per il prossimo passaggio in cui l'azione dovrebbe diventare preponderante. Il finale poi tutto risolto nel canyon nei pressi di Cittàgazze ha il sapore della convergenza forzata, motivata chiaramente da opportunità di sintesi narrativa che però si realizza in modo troppo sintetico e meccanico per essere davvero coinvolgente. Sarà quindi la terza stagione (probabilmente l'ultima) a dire con più chiarezza se His Dark Materials potrà ritenersi una serie degna di memoria o se invece si esaurirà nella riproposizione, con qualche variazione, di un mix di generi di successo. Voto: 6
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martedì 23 giugno 2020
His Dark Materials (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/06/2020 Qui - Non è la prima volta che His Dark Materials (Queste Oscure Materie) e i suoi personaggi tentano l'attraversamento mediatico dalla carta alla "pellicola". Dopo il primo tentativo di adattare l'omonima trilogia di Philip Pullman per il cinema nel 2007 (La bussola d'oro, regista Chris Weitz), questa volta spetta alla combinazione produttiva tra HBO e BBC risollevare le sorti disastrose del precedente tentativo, grazie anche ad un cast imponente che vede protagonisti la giovanissima Dafne Keen (già ammirata in Logan - The Wolverine di James Mangold) accanto a consolidate star come Ruth Wilson, James McAvoy, Lin-Manuel Miranda, Clarke Peters, Ruta Gedmintas, Andrew Scott e Anne-Marie Duff. La serie però, composta da 8 episodi, trasmessa su Sky Atlantic, non riesce a fare del tutto meglio (solo un pochino), infatti gli alti e bassi di questi otto episodi fanno stabilizzare la serie non troppo oltre la mediocrità. Eppure queste oscure materie parte in punta di piedi: i suoi personaggi perlopiù convincenti, ma gli eventi che racconta mancano del peso che sembrerebbero meritare. Molte delle idee di fondo, accompagnate da un'ambientazione affascinante, alimentano i momenti migliori di questa prima stagione (sufficienti, per qualità e numero, ad arrivare in fondo e desiderare un bis), ma è poco chiaro quanto ci si crede in questo progetto. E tuttavia questi (ed altri) difetti, non bastano a bocciare in toto la serie, che resta un prodotto di HBO con i muscoli di HBO. La serie infatti non risparmia in quanto ad ambientazioni ed effetti speciali (nonché per quanto riguarda le musiche, la sigla poi è d'effetto). Questo traspare nel risultato, soprattutto dei Daimon, i curiosi animaletti che accompagnano la vita di ognuno dei protagonisti di questo universo, e che hanno coi loro umani un rapporto viscerale: sono costantemente presenti e mutevoli di forma nei bambini. L'altro grande lavoro di CGI è fatto con gli Orsi Corazzati e con le ampie scenografie dell'impervio Nord in cui si avventurano i protagonisti. Si pone però il problema di uno show che ha quasi tutti gli arti e gli organi al posto giusto, ma a cui manca il cuore, e che alla fine della prima stagione lascia l'impressione di aver visto una storia con tutte le sue cose a posto, ma che raramente è stata in grado di trasmettere emozione pura, se non in qualche raro momento (di solito quelli legati alla morte dei bambini). Un serial che quindi non si sconsiglia, ma che può essere visto anche più distrattamente, a dispetto dell'impegno e del coinvolgimento che potevano essere necessari. Confidando però in una possibile "maturazione" con l'avvento della seconda stagione, già ordinata. Voto: 5,5
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giovedì 13 giugno 2019
The Strain (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/04/2018 Qui - È raro trovare, volgendo lo sguardo agli ultimi anni, serie tv che si auto-concludono dopo poche stagioni. The Strain è una delle poche eccezioni nel vasto mondo della serialità attuale (anche se ciò è successo anche per Salem, la discreta serie sulle streghe). La serie prodotta dal regista pluripremiato Guillermo Del Toro ha infatti concluso la sua corsa dopo quattro intense stagioni e 46 episodi totali. Tuttavia era chiaro che ciò sarebbe avvenuto, dato che lo show, che altresì si è chiuso anche a causa di una terza stagione molto zoppicante (ma più che sufficiente, qui), aveva già definito la via concludendo la trasposizione della trilogia di libri Nocturna, scritti dal regista fresco vincitore di un Oscar e dall'amico fidato Chuck Hogan, con cui si divide nuovamente il merito di aver, con questa quarta stagione e quel godibile finale (nonostante qualche sbavatura), degnamente chiuso, con una elevata ed onorevole qualità che non è mai mancata, l'arco narrativo di una delle serie più belle ed originali degli ultimi tempi, perché anche prendendo forma da radici molto classiche del genere, è riuscita a trovare quei guizzi di originalità capaci di stregare e coinvolgere. Tuttavia, nonostante l'epilogo "epico", The Strain 4 è stata rispetto alle prime tre stagioni quella più fiacca e meno curata. Non a caso questa stagione appena conclusa (meno thriller e molto più survival), a partire, soprattutto, dalla sua timeline, si è rivelata immediatamente differente dalle tre precedenti. Se le tre stagioni si estendevano difatti in un lasso di tempo minore ma fortemente dilatato (circa una settimana per stagione) l'ultima si colloca dopo quasi un anno provocando una sorta di capovolgimento nella velocità di racconto. Facendo così sembrare che la stagione conclusiva scorra troppo veloce rispetto alle antecedenti.
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sabato 25 maggio 2019
The Strain (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2017 Qui - Venerdì 20 Gennaio scorso si è conclusa la terza stagione di The Strain, la serie horror creata da Guillermo del Toro e Chuck Hogan, di cui avevo già parlato in occasione della seconda stagione, qui, dove come ovvio trovate molte info, tra cui quella che la serie è basata sulla trilogia di libri Nocturna, fatto importante dato che considerando che le tre stagioni di The Strain hanno coperto tutti e tre i libri della serie, molti si aspettavano un epilogo. E invece le aspettative si sono infrante quando FX ha annunciato una quarta e ultima stagione. La terza stagione, per questo motivo, viene caratterizzata da un'atmosfera di passaggio che rende ben chiaro, nella mente degli spettatori, che niente è definitivo. E questa linea viene portata avanti fino alla fine, fino all'ultimo secondo dell'ultima puntata, dove assistiamo nuovamente al secondo season finale di fila rovinato dal giovane Zach. Ma prima di arrivare alla fine partiamo dall'inizio, un inizio con una prima puntata classica, ovvero una tipica ripresa in cui è necessario ricordare agli spettatori 'dove eravamo rimasti'. Poi una novità, la nuova sigla, completamente rinnovata, che sembra fissare un tono quasi inedito per le puntate a venire. Le immagini del tema iniziale scorrono in un clima potenzialmente più dark e decisamente più bellico. Le ambientazioni sono immerse nel buio e partono dalle profondità della città di New York. Saranno episodi di lotta, militareschi, contro la grande minaccia Strigoi. The Strain 3 infatti si concentra particolarmente sulla battaglia tra il male, molto rinforzato per la crescita degli strigoi, e il bene, che darà del filo da torcere al Maestro, soprattutto dopo aver scoperto una nuova arma e dopo aver trovato un nuovo alleato (Palmer, Jonathan Hyde). Difatti la prima puntata come questa terza stagione non delude, dato che non ha nulla da invidiare alle altre, abbiamo lo splatter giusto, i personaggi ben analizzati come sempre, i colpi di scena quasi in ogni puntata, un finale di stagione stratosferico, e sopra ogni cosa, la terza stagione è caratterizzata dall'azione inarrestabile, resa migliore rispetto alle precedenti seasons. La serie poi non prende derive inaspettate e prosegue nel suo intento tra azioni avventate dei protagonisti e momenti raccapriccianti. Molti personaggi invece hanno un ruolo più centrale, ovvero Kelly Goodweather (Natalie Brown), Gus, Quinlan, Angel, Justine e ovviamente Fet.
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mercoledì 8 maggio 2019
The Strain (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/01/2016 Qui - The Strain è una serie televisiva statunitense di genere horror creata da Guillermo del Toro e Chuck Hogan, basata sulla trilogia di libri Nocturna, degli stessi del Toro e Hogan. La seconda stagione si è conclusa pochi giorni fa, più precisamente l'11 gennaio. Una delle serie horror più apprezzate degli ultimi anni, una serie molto diversa, sia stilisticamente che visivamente da altri, migliore di tanti altri del suo genere. La serie narra di un'epidemiologo che con il suo 'team' improvvisato di personaggi, incontrati per caso, cerca di sconfiggere e trovare una cura per un virus, una malattia, arcaica e letale, il vampirismo. A capo, un Signore del male, che ha in serbo per gli umani un progetto orribile, ma dimenticatevi i 'soliti' vampiri, questi sono i più letali, brutali, brutti, cattivi e spietati di sempre. Essendo questa la stagione di mezzo (la terza è già sicura), ha aperto le strade ad un finale
ben più apocalittico e complicato delle aspettative. Se alla fine della prima stagione ci trovavamo di fronte all'alba della battaglia adesso ci ritroviamo in un vortice di situazioni rimaste a metà, con l'ansia mista ad attesa in aumento per la nuova stagione che si prospetta molto allettante. Anche nella seconda, come nella prima, The Strain, non ha mai tentato di atteggiarsi a qualcosa di più di quello che è, ovvero una serie horror con una bella premessa e un'esecuzione ritmata e truculenta. Una gioia per chi ama il genere e vuole semplicemente rilassarsi e divertirsi, seguendo una strada opposta a TWD per esempio, là dominano introspezione e domande morali, qui si dà la precedenza a inseguimenti, sangue, effetti speciali e colpi di pistola, sempre fondendo in maniera magistrale la mitologia classica dei vampiri con una variante moderna. Una perfetta sintesi tra vecchio e nuovo.
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