Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/03/2023 Qui - Vedendo l'ultima puntata purtroppo si respira un sentimento generale di insoddisfazione verso quella che per molti è stata un'occasione mancata mentre per altri è stata una serie importante che si è però profondamente persa nel tempo, facendo cadere anche l'interesse dei suoi spettatori. La ripetitività della trama è stato il problema principale che ha penalizzato TWD (già dalla quarta stagione in poi, con uno schema che si è ripetuto fin troppe volte), e in questo senso quest'ultima stagione nel complesso non riesce a superare i limiti che sono maturati nello show sin da prima della dipartita di Rick Grimes. Un cast che si è fatto sempre più corposo ma altrettanto difficile da gestire e da rendere interessante in egual modo, una narrazione anti-climatica che non ci fa percepire l'importanza dell'epilogo e dei villain non all'altezza sono tutti gli elementi che tengono TWD 11 al palo. Il finale, poi, dall'ordinarietà della risoluzione, rivela ben presto la sua natura transitoria per l'intero universo espanso dei non morti. Una stagione conclusiva che ha una sua coerenza interna anche nell'epilogo, ma che non coglie l'occasione per migliorare e avvicinarsi, per lo meno, ai fasti del passato, per regalarci una conclusione davvero degna di The Walking Dead. Però, ci mancherà comunque, un po' per piacere, un po' per tradizione (non eravamo più amici come un tempo, ma è un fatto che per tanti anni ha fatto appassionare come poche altre serie), nonostante un'ultima stagione deludente e non all'altezza delle precedenti due, comunque in ripresa. Voto: 6
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venerdì 24 marzo 2023
The Walking Dead (11a stagione)
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martedì 24 maggio 2022
What We Do in the Shadows (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/05/2022 Qui - Da un po' di tempo divenuta una delle gemme non del tutto nascoste della
televisione, ha ottenuto consensi dalla critica e premi per ciascuna
delle sue prime due stagioni, ha mantenuto un pubblico modesto ma
costante, e questo per una finta serie di commedie horror su quattro
vampiri che "vivono" a Staten Island, con un gruppo di attori meno noti
(sebbene affermati), è un risultato impressionante, in particolare
quando i drammi e le sitcom più tradizionali e sceneggiati tendono a
dominare le conversazioni sulla TV. Forse ancora più impressionante,
tuttavia, è che What We Do In The Shadows è riuscito a mantenere la sua
premessa unica e il formato fresco con ogni nuova stagione (Qui la seconda), e continua a
offrire un sacco di risate, colpi di scena e momenti citabili (in
attesa anche di una quarta di stagione, che sicuramente non perderà il
suo "morso"). Sarebbe stato facile per What We Do In The Shadows infatti
drenare la sua
configurazione iniziale per il valore dell'intrattenimento fino a quando
la premessa non fosse diventata troppo noiosa o troppo prevedibile per
trascinarsi oltre, ma il team creativo della serie continua a trovare
modi per bilanciare il familiare con nuovi colpi di scena, nuovi
personaggi intriganti e percorsi inaspettati per i suoi personaggi
ricorrenti. Non a caso questa terza stagione dello show è
la più ardita,
scioccante e provocatoria, ma anche la più "umana": i vampiri soffrono
di depressione, solitudine, bisogno di affetto e mal di vivere come i
mortali, e mai come in questa annata l'ilarità va di pari passo con una
soffusa malinconia. Kayvan Novak, Natasia Demetriou, Matt Perry, Mark
Proksch e Harvey
Guillén sono ormai tanto affiatati, realistici e naturali nella propria
recitazione da illudere lo spettatore che What We Do in the Shadows sia
un vero documentario su una famigliola solamente un po' bizzarra. Che
spasso! Voto: 7
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venerdì 10 dicembre 2021
What We Do in the Shadows (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/12/2021 Qui - Praticamente non cambia nulla rispetto alla prima stagione perché questi
cortissimi (nuovi 10) episodi ne sono la continuazione diretta, se non
che si portano avanti un paio di sottotrame iniziate sul finire della
prima stagione (quella riguardante Guillermo ad esempio). C'è il tempo
per approfondire meglio i personaggi ed il loro passato con delle
puntate dedicate più ad uno o ad un altro di essi. Colin Robinson sempre
più un mito secondo me, nonostante non sia un vero vampiro. Però in
fondo in fondo l'ho vista una stagione leggermente meno ispirata e
soprattutto con un "finale" che dire tronco è dir poco, questo il motivo
del voto leggermente inferiore. Comunque si continua a ridere assieme
alla nostra fantastica famigliola. What We Do in the Shadows 2 conferma
quindi la genialità della prima stagione. Con un'ironia macabra e
brillante continua a divertire, rinnovando allo stesso tempo la propria
trama, grazie all'aggiunta di complicazioni e di nuovi spunti. Il
bizzarro inserimento di un gruppo di vampiri in una città popolata da
esseri umani continua insomma a regalare perle di comicità
irresistibili, che evidenziano la qualità di questa serie e la rendono
un prodotto immancabile per una serata leggera. Voto: 7
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venerdì 22 gennaio 2021
Empire (5a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2021 Qui - Le premesse per una stagione piena di scintille a suon di musica c'erano tutte, ma purtroppo in larga parte disattese. La quinta stagione di Empire prometteva una nuova tornata di episodi ad alto tasso glamour e musicale, ma quello che ha dato è, e mi pare di ripetermi ogniqualvolta (anche per la quarta più o meno lo stesso), la stessa solfa, con un pizzico di sale in meno, ovvero canzoni meno entusiasmanti, svolte narrative ancor più prevedibili, l'abbondanza dei cliché, però quelli della serie, infatti stesso giro stesse montagne russe, spettacolarizzazione della malattia e del dolore, il potere e la delinquenza. Il primo dei 18 episodi si apre con un espediente ben noto alle serie tv che vanno parecchio avanti negli anni, ovvero con un bel salto temporale (due anni in questo caso), il meccanismo serve sì ai fini della trama, ma non sarebbe il caso di dire "ebbasta"? Che poi il colpo di scena che aveva chiuso la quarta sufficiente stagione è una bolla di sapone, quello aperto dal salto temporale (chi è morto?) crea suspense ma porta solo alla noia (la famiglia Lyon non cambia mai, cadono e si rialzano in un batter d'occhio, le storie personali sempre quelle). Empire continua sì ad attrarre, facendoti affezionare ai personaggi e alle disgrazie familiari a ritmo di hip hop e rap, ma il musical drama, nato dalla mente di Danny Strong e Lee Daniels, forse è giusto che giunga al capolinea, la sesta dovrebbe essere l'ultima, lo spero. Comunque la quinta per fortuna è godibile e veloce, e menomale che il cast è sempre all'altezza, altrimenti sarebbe stato peggio. Voto: 5,5
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sabato 5 dicembre 2020
Quantico (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2020 Qui - Serie tv arrivata alla sua terza ed ultima stagione e presentata alla sua uscita come una delle più promettenti serie degli ultimi anni. Effettivamente sia il Pilot che la prima serie promettevano davvero bene, con una sceneggiatura avvincente che fondeva eventi presenti (da cui la trama principale) a rimandi passati grazie all'abile uso di continui flashback che di volta in volta spiegavano le dinamiche intercorse tra i vari personaggi ed i loro rapporti all'interno di tutta la storia con un buon mix tra genere romantico e spy. Purtroppo come spesso accade nelle fiction di oltreoceano, però, il voler mercificare ad ogni costo i buoni prodotti seriali, sul lungo periodo non paga quasi mai a meno che alla base non ci sia effettivamente una sceneggiatura capace di reggere per tante stagioni. Infatti dopo il bell'exploit della prima stagione, tra l'altro auto-conclusiva e basata su una trama lineare che si sviluppava per tutte le puntate, ne hanno prodotta una seconda (qui) dove cambiata l'ambientazione, hanno mantenuto lo stesso copione narrativo della stagione precedente, producendo inevitabilmente un fattore di déjà-vu nello spettatore pur mantenendo buoni livelli. La terza stagione invece pare essere stata creata solo per spremere le ultime energie da un prodotto che di fatto (o probabilmente) non aveva più nulla da dire, infatti è composta solo da 13 episodi, di cui 8 auto-conclusivi e quindi slegati gli uni dagli altri se non per le sotto-trame che legano i protagonisti, trasformando così una piacevole novità televisiva in un mero telefilm vecchio stile, mentre dall'episodio 9 al 13 vi è un ritorno al format originario con una trama unica. Purtroppo il risultato non è ai livelli della prima stagione, infatti non avrà un seguito. Voto: 4,5
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The Gifted (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2020 Qui - La prima stagione di The Gifted finiva con molte potenzialità ancora aperte, tanto ancora da svelare, tanto da raccontare e molta azione da vedere. La seconda stagione comincia con il freno a mano tirato, non ci sono passi in avanti significativi, a parte l'evidente cambio di colore e pettinatura di un paio di personaggi il resto è rimasto tutto invariato. I cattivi Mutanti della Cerchia Interna che pianificano, i Sentinel Services che provano a mantenere l'ordine, i Purificatori che danno la caccia ai mutanti e la Rete clandestina che prova a proteggerli, anche se ha cominciato a dare seri segni di cedimento, e tutti che alla fine fanno solo danni. Durante la stagione sono usati flashback che conducono alcuni dei protagonisti in mini avventure, molto spesso fini a se stesse e poco efficaci ai fini di una trama fluida e godibile. Speravo di assistere a qualche bel combattimento fatto bene oppure allo sviluppo delle trame legate agli Strucker, cosa poco realistica poiché i fratelli sono separati, purtroppo, mi sono ritrovato interi episodi d'immobilismo e fiacca che ti lasciavano davvero solo un paio di briciole di trama interessante. Francamente sono rimasto davvero deluso della gestione di questa stagione, si poteva fare molto ma molto meglio, però ormai è tardi per recriminare sul latte versato, la Fox ha annunciato la cancellazione della serie, e sinceramente (anche se tutto è legato all'acquisizione di 21st Century Fox da parte di Disney che ad altro) è meglio così, anche se probabilmente il meglio doveva ancora avvenire, la guerra era infatti alle porte. Voto: 5
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martedì 17 novembre 2020
What We Do in the Shadows (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/11/2020 Qui - Di solito non guardo le serie tv tratte dai film (anche perché poche volte si è rivelato una buona idea realizzare) ma siccome Vita da vampiro mi era piaciuto molto ed è lungo solo dieci episodi (il che è un pregio, l'eccessiva lunghezza delle serie porta solo annacquamenti) ho deciso di visionarla. Devo dire che mi ha pienamente soddisfatto soprattutto perché riprende benissimo lo spirito dell'originale, dal falso documentario ai personaggi strambi. Personaggi azzeccati e divertentissimi con bravi attori, all'inizio vedendo una vampira donna al posto di uno dei vampiri del film (anche se i personaggi non sono gli stessi ma bensì un frullato del meglio di essi) ho storto il naso per poi ricredermi in un battito di ciglio visto che è fenomenale. Una serie che ci si beve tutta d'un fiato anche per via della brevissima durata degli episodi. Nonostante Taika Waititi, tra blockbuster della Marvel e premi Oscar (meritato quello a Jojo Rabbit), sia diventato un Hollywoodiano, riesce a produrre ed a dirigere insieme a Jemaine Clement (sono anche presenti in un cameo insieme ad altri attori famosi) questa piccola-grande serie (perfino migliore del film in origine) dove si ride dall'inizio alla fine, dove le situazioni paradossali, horror-comiche e le gag inaspettate non danno mai un attimo di tregua. Una di quelle cose che ti tirano su il morale quando sei depresso. Insomma una genialata della comicità che a parer mio porta una ventata di fresco e di spumeggiante nel panorama televisivo, dove anche gli effetti speciali ed il lato tecnico sono ottimamente curati. Con la conclusione della prima stagione è quasi impossibile separarsi da loro, ma per fortuna c'è già una seconda stagione ad attendermi. Voto: 7+
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lunedì 13 luglio 2020
The Walking Dead (10a stagione) [Seconda parte]
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/07/2020 Qui - Paradossale come cosa, ma anche TWD soccombe alla pandemia (quella vera), e in seguito alle disposizioni governative (mondiali), farà attendere fino a data da destinarsi (si dice comunque che entro fine anno ciò accadrà) il pubblico per scoprire che ne sarà dei protagonisti. Sì perché la serie si ferma ad una puntata dal traguardo della decima stagione, e "regala" agli spettatori un finale transitorio (con una puntata, la 15, che sfortunatamente questo è). Non il massimo insomma, anche perché tutto ciò arriva dopo una seconda parte di stagione non propriamente esaltante (ci si aggiunga poi il fatto che le ultime quattro puntate vengano, per il pubblico italiano, interamente sottotitolate), e dopo una stagione (nel suo complesso) che ha soltanto accennato un miglioramento senza mai concretizzarlo realmente. In primis, siamo sempre lì, si ripropongono difatti le medesime dinamiche narrative ed alla fine, nonostante un cambio di "padrone", tutto è come prima, battaglia doveva essere e sicuramente sarà quando si riprenderà (sperando che un vincitore ci sarà definitivamente tra Sussurratori e Tutti i nostri). In secundis, si continua a "chiacchierare" troppo e ad approfondire inutilmente i personaggi (non bastasse una certa prevedibilità di fondo). Dalla prima parte (qui) poco è quindi cambiato, ed a parte qualche grandioso colpo di scena (essenzialmente due, il migliore è nella mazza, ops mani, del Negan di Jeffrey Dean Morgan, l'altro riguarda Rick, uno grosso comunque potrebbe presumibilmente ancora arrivare) ed una new entry parecchio interessante (che da brio ma che tuttavia poco c'entra), niente succede, niente migliora. E quando qualcosa finalmente stava per succedere, il blocco che non ti aspetti, e si arriva così al momentaneo season finale della decima stagione di TWD, che come detto, lascia a desiderare, perciò non facile esprimere un giudizio, ma certamente impensabile optare per una sufficienza. Per questa volta schiaffetto e rimandato a Settembre. Si spera. Voto: 5,5
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giovedì 27 febbraio 2020
The Walking Dead (10a stagione) [Prima parte]
Paese: USA
Anno: 2010 - in produzione
Genere: Horror, Drammatico, Azione
Episodi: 8 (di 16)
Durata: 45 minuti (episodio)
Ideatore: Robert Kirkman (fumetto), Frank Darabont
Cast: Norman Reedus, Melissa McBride, Danai Gurira, Cailey Fleming
Josh McDermitt, Jeffrey Dean Morgan, Samantha Morton
Rete Originale: AMC
Rete Italiana: Fox
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mercoledì 27 novembre 2019
The Passage (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/11/2019 Qui - Guardando la prima stagione della serie Fox The Passage, si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un prodotto che strizza un po' l'occhio a TWD e un po' alla serie targata Guillermo del Toro The Strain. Un virus proveniente dalla Bolivia che trasforma le persone colpite in vampiri succhiasangue. Vampiri che possono comunicare sia tra loro che con le persone non infette. A combattere questa minaccia un team di scienziati che in questo virus sperava di trovare una cura definitiva a tutte le malattie. A guidarli sono il Dottor Jonas Lear (Henry Ian Cusick di Lost) e la dottoressa Nichole Sykes (Caroline Chikezie). Legati a questa vicenda sono anche i due protagonisti della serie, ovvero l'agente federale Brad Wolgast (Mark-Paul Gosselaar) e la giovanissima Amy Bellafonte (Saniyya Sidney). Il team di scienziati infatti dopo alcuni esperimenti su condannati a morte che per sfuggire all'esecuzione hanno deciso di fare da cavie per l'esperimento chiamato Noah iniettandosi il virus per studiarne gli effetti, ha trovato in Amy la possibile soluzione finale. Una persona molto giovane difatti potrebbe controllare l'effetto del virus in modo da limitarne/annullarne gli effetti collaterali. Saranno però alcuni effetti non considerati e la particolare abilità di coloro già infettati a rimettere tutto in discussione e a portare con sé gravi conseguenze per tutti. Virus, trasformazioni, mutazioni, cure e succhiasangue. Ecco gli ingredienti principali di The Passage. Tipici ingredienti, che vanno dall'horror al fantasy e al thriller, anche troppo tipici, perché anche se in questa prima stagione è però forte il fattore umano, quello dei legami tra i vari personaggi, in particolar modo quello che lega l'orfana Amy all'agente Wolgast, sconvolto da un passato familiare molto triste, quello tra Amy e uno degli infetti, lo scienziato Tim Fanning, personaggio chiave di questa stagione, e ultimo, ma non per importanza quello tra il collega di Wolgast, Clark Richards (Vincent Piazza) e un'altra cavia, la bionda sexy Shauna Babcock (Brianne Howey), tutto è stato già visto. E come se non bastasse ciò, a farla da padrone in questa serie dove almeno fortunatamente i vampiri non brillano come in Twilight (hanno la pelle liscia quasi fosse una guaina e somigliano un po' a quelle salamandre strane che si trovano nelle foreste pluviali, il loro vomitare sangue richiama invece altri vampiri già visti in televisione) è la prevedibilità, quest'ultima in aggiunta ad una dose massiccia di stupidità.
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mercoledì 28 agosto 2019
C'era una volta (7a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/08/2019 Qui
Tema e genere: Settima ed ultima stagione della serie fantasy che rilegge i classici Disney e storie della letteratura fantasy.
Trama: La nuova stagione inizia con l'adulto Henry che apre la porta di casa e trova una bambina che afferma essere sua figlia.... vi ricorda qualcosa? Ovviamente Henry segue la bambina e si scoprirà affascinato da una bellissima Cenerentola... Già, stesso incipit e stessi collaudati meccanismi. Cambia l'ambientazione, non siamo più a StoryBrooke (ma a Seattle), però troveremo nuovamente molti dei nostri amati (o odiati) personaggi a ricoprire nuove cariche e lottare contro il cattivo di turno.
Recensione: Le favole sono leggende diffuse in tutto il mondo e ogni era, popolo o cultura le reinterpreta a modo suo. In un'antichissima versione greco/egiziana, Cenerentola era addirittura una prostituta. Il multiverso delle favole è affascinante: devono averlo pensato anche Edward Kitsis e Adam Horowitz, i creatori di C'era una volta, quando si sono ritrovati a dover proseguire una storia che sembrava essersi conclusa in modo minimamente soddisfacente col finale della sesta stagione. Un season finale che aveva il sapore di un series finale e che metteva un punto a una lunga saga generazionale che, tra alti e bassi, aveva saputo coinvolgere i spettatori grazie a incroci di favole sempre più improbabili, flashback in stile Lost e colpi di scena degni delle migliori soap opera. L'annuncio di una settima stagione, ambientata dopo un time skip di dieci anni, aveva lasciato tutti molto perplessi (come accennato in occasione della recensione della sesta, qui). C'era una volta aveva cominciato a esaurire i colpi in canna, tant'è che nelle ultime stagioni avevano preso vita, oltre ai miti greci, persino le storie di Jules Verne e Robert Louis Stevenson. Inoltre, alcuni tra i principali protagonisti della serie (e in particolare le attrici Jennifer Morrison/Emma Swan e Ginnifer Goodwin/Biancaneve) avevano deciso di abbandonare la nave, lasciando a Lana Parrilla/Regina, Colin O'Donoghue/Capitan Uncino e Robert Carlyle/Tremotino il compito di trainare la settima stagione insieme a una new entry: Andrey J. West, cioè il nuovo Henry trentenne. Era l'inizio della fine. Purtroppo la scelta di un soft reboot (che rivisita un po' tutto e paradossalmente vedrà l'apparizione degli attori che avevano deciso di uscire) si è rivelata quasi fallimentare, perché è praticamente la stessa storia, ancora ed ancora. La settima stagione inizia infatti come la prima, solo che questa volta è una bambina a bussare alla porta di un Henry Mills adulto: si chiama Lucy e sostiene di essere sua figlia. Henry, dal canto suo, dice di aver perso sua moglie e sua figlia in un incendio e di essere semplicemente uno scrittore divenuto famoso col libro che racconta le avventure narrate nelle stagioni precedenti. Ci risiamo: qualcuno ha lanciato un'altra maledizione che ha modificato i ricordi di alcuni personaggi, fabbricando per loro una vita alternativa nel quartiere di Hyperion Heights, a Seattle. Lucy è l'unica che ricorda come stanno le cose e che sa che Henry, in realtà, ha sposato sua madre, una versione alternativa di Cenerentola (ha le fattezze dell'attrice dominicana Dania Ramirez) che avrebbe incontrato dopo aver lasciato Storybrooke per viaggiare tra i reami. Il proseguo è prevedibile, la conclusione anche. È inutile quindi dire che l'abusatissimo twist della maledizione ha fatto il suo tempo: quasi ogni stagione di C'era una volta è ruotata intorno a un incantesimo che ha dislocato i personaggi o ha causato diverse forme di amnesia. A questo punto la maledizione è diventata un appuntamento annuale anche un po' ridicolo, soprattutto perché sappiamo che i nostri eroi troveranno sempre un modo per scioglierla. C'è da dire che quest'anno gli autori hanno effettivamente provato a rimescolare un po' le carte, inforcando una strada più cupa, ma la solita struttura (a flashback) non ha aiutato, e poi un intreccio via via più complicato a ogni puntata lo ha affossato. Un intreccio confusionario che ha inoltre sofferto anche a causa del carisma sottotono di alcuni personaggi chiave. Tra questi per assurdo anche i due principali Henry/Cenerentola, i due personaggi sono semplicemente poco interessanti nel mondo delle favole e hanno zero alchimia in quello reale, la loro immancabile love story non resa al meglio. E così che la settima assomigli troppo a quello che abbiamo già visto e rivisto nelle stagioni precedenti. E quindi non ci si stupisce se si è deciso di chiudere. Si perché, C'era una volta si unisce purtroppo a quelle serie televisive che finiscono con l'essere prolungate insensatamente, culminando in epiloghi affrettati e superficiali. Peccato, perché se gli autori avessero avuto il coraggio di tentare qualcosa di diverso forse le cose sarebbero andate diversamente.
Trama: La nuova stagione inizia con l'adulto Henry che apre la porta di casa e trova una bambina che afferma essere sua figlia.... vi ricorda qualcosa? Ovviamente Henry segue la bambina e si scoprirà affascinato da una bellissima Cenerentola... Già, stesso incipit e stessi collaudati meccanismi. Cambia l'ambientazione, non siamo più a StoryBrooke (ma a Seattle), però troveremo nuovamente molti dei nostri amati (o odiati) personaggi a ricoprire nuove cariche e lottare contro il cattivo di turno.
Recensione: Le favole sono leggende diffuse in tutto il mondo e ogni era, popolo o cultura le reinterpreta a modo suo. In un'antichissima versione greco/egiziana, Cenerentola era addirittura una prostituta. Il multiverso delle favole è affascinante: devono averlo pensato anche Edward Kitsis e Adam Horowitz, i creatori di C'era una volta, quando si sono ritrovati a dover proseguire una storia che sembrava essersi conclusa in modo minimamente soddisfacente col finale della sesta stagione. Un season finale che aveva il sapore di un series finale e che metteva un punto a una lunga saga generazionale che, tra alti e bassi, aveva saputo coinvolgere i spettatori grazie a incroci di favole sempre più improbabili, flashback in stile Lost e colpi di scena degni delle migliori soap opera. L'annuncio di una settima stagione, ambientata dopo un time skip di dieci anni, aveva lasciato tutti molto perplessi (come accennato in occasione della recensione della sesta, qui). C'era una volta aveva cominciato a esaurire i colpi in canna, tant'è che nelle ultime stagioni avevano preso vita, oltre ai miti greci, persino le storie di Jules Verne e Robert Louis Stevenson. Inoltre, alcuni tra i principali protagonisti della serie (e in particolare le attrici Jennifer Morrison/Emma Swan e Ginnifer Goodwin/Biancaneve) avevano deciso di abbandonare la nave, lasciando a Lana Parrilla/Regina, Colin O'Donoghue/Capitan Uncino e Robert Carlyle/Tremotino il compito di trainare la settima stagione insieme a una new entry: Andrey J. West, cioè il nuovo Henry trentenne. Era l'inizio della fine. Purtroppo la scelta di un soft reboot (che rivisita un po' tutto e paradossalmente vedrà l'apparizione degli attori che avevano deciso di uscire) si è rivelata quasi fallimentare, perché è praticamente la stessa storia, ancora ed ancora. La settima stagione inizia infatti come la prima, solo che questa volta è una bambina a bussare alla porta di un Henry Mills adulto: si chiama Lucy e sostiene di essere sua figlia. Henry, dal canto suo, dice di aver perso sua moglie e sua figlia in un incendio e di essere semplicemente uno scrittore divenuto famoso col libro che racconta le avventure narrate nelle stagioni precedenti. Ci risiamo: qualcuno ha lanciato un'altra maledizione che ha modificato i ricordi di alcuni personaggi, fabbricando per loro una vita alternativa nel quartiere di Hyperion Heights, a Seattle. Lucy è l'unica che ricorda come stanno le cose e che sa che Henry, in realtà, ha sposato sua madre, una versione alternativa di Cenerentola (ha le fattezze dell'attrice dominicana Dania Ramirez) che avrebbe incontrato dopo aver lasciato Storybrooke per viaggiare tra i reami. Il proseguo è prevedibile, la conclusione anche. È inutile quindi dire che l'abusatissimo twist della maledizione ha fatto il suo tempo: quasi ogni stagione di C'era una volta è ruotata intorno a un incantesimo che ha dislocato i personaggi o ha causato diverse forme di amnesia. A questo punto la maledizione è diventata un appuntamento annuale anche un po' ridicolo, soprattutto perché sappiamo che i nostri eroi troveranno sempre un modo per scioglierla. C'è da dire che quest'anno gli autori hanno effettivamente provato a rimescolare un po' le carte, inforcando una strada più cupa, ma la solita struttura (a flashback) non ha aiutato, e poi un intreccio via via più complicato a ogni puntata lo ha affossato. Un intreccio confusionario che ha inoltre sofferto anche a causa del carisma sottotono di alcuni personaggi chiave. Tra questi per assurdo anche i due principali Henry/Cenerentola, i due personaggi sono semplicemente poco interessanti nel mondo delle favole e hanno zero alchimia in quello reale, la loro immancabile love story non resa al meglio. E così che la settima assomigli troppo a quello che abbiamo già visto e rivisto nelle stagioni precedenti. E quindi non ci si stupisce se si è deciso di chiudere. Si perché, C'era una volta si unisce purtroppo a quelle serie televisive che finiscono con l'essere prolungate insensatamente, culminando in epiloghi affrettati e superficiali. Peccato, perché se gli autori avessero avuto il coraggio di tentare qualcosa di diverso forse le cose sarebbero andate diversamente.
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sabato 29 giugno 2019
The Walking Dead (9a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/06/2019 Qui
Tema e genere: Continua il viaggio dei superstiti all'apocalisse zombie nella serie tv survival horror più longeva di sempre.
Tema e genere: Continua il viaggio dei superstiti all'apocalisse zombie nella serie tv survival horror più longeva di sempre.
Trama: Dopo lo scontro "definitivo" all'apparenza, che ha comunque risolto alcune divergenze e dato la possibilità a tutti (quasi tutti) di ricominciare e progredire, le difficoltà nella nuova società non mancano. E se la prima volta il nuovo inizio sopperisce alle problematiche della conciliazione in modo spiazzante, la seconda, spiazzante è l'arrivo di uno spietato avversario, che metterà a durissima prova gli sforzi fatti. E non sarà l'unico problema.
Recensione: Personalmente una sorpresa, credevo peggio, e invece nel complesso è stata una buona stagione, la nona, di The Walking Dead. Non "eccezionale", neanche "ottima", ma buona sì, e per arrivare a questo risultato sono bastati alcuni accorgimenti e alcune iniezioni di minima creatività, che hanno consentito di uscire da strutture e dinamiche che ormai mostravano da tempo un certo affaticamento. Dopotutto dopo nove stagioni, nessuna serie televisiva poteva rimanere integra del tutto, poteva sedersi beatamente, qualcosa doveva cambiare, è cambiato, anche se non tutto è andato per il meglio, ma sarebbe ingrato non riconoscere a questa stagione di aver lanciato dei confortati segnali di risveglio. E questo nonostante la testarda presenze dei soliti punti dolenti. In questa stagione infatti, nei sedici episodi, i protagonisti affrontano molte traversie, simili ma diverse, tra la perdita di numerosi personaggi importanti e tante tragedie. Questo soprattutto nella seconda parte, la serie difatti vede nuovamente una suddivisione in due tronconi, più accentuata però, diversa l'una e l'altra sia per accumulo della tensione drammatica, sia per un discorso legato a un rinnovamento dei contenuti. Seconda parte che paradossalmente vede uno dei periodi più stanziali e sereni di sempre. Un salto temporale di sei anni infatti, ci (re)introduce in un mondo profondamente cambiato, un mondo che è andato avanti, portando con sé vecchie ruggini tenute nascoste (che vede la "scomparsa" di due protagonisti centrali), ma che vedrà sorgere soprattutto una nuova temibile minaccia, minaccia che è probabilmente la migliore mai vista nella serie, i Whisperers (i Sussurratori), sorta di anello mancante fra umani e zombie, che riescono a sommare le peggiori caratteristiche dei due. Alpha (interpretata benissimo da Samantha Morton), a capo di questo folle ed inquietante gruppo (che riesce nell'impresa di ridare senso e spessore alla presenza degli zombie, ormai non più minacciosi da anni, il disorientamento provato davanti a un errante, di cui adesso va interpretata la vera natura in pochi istanti, è infatti una svolta inaspettata quanto necessaria), è un'ottima villain, perché è la prima della serie che ha un'intelligenza tattica, ma con cui al contempo è impossibile ragionare. Tanto che molto scompiglio produce e produrrà, le cose sembrerebbero infatti poter ulteriormente peggiorare in futuro, probabilmente lo faranno, e si ha una discreta voglia di vedere come e cosa accadrà. Comunque al di là di ciò, da segnalare soprattutto c'è un elemento in tutto questo, in questa stagione e in questa seconda parte, ovvero la scomparsa di uno dei personaggi storici della serie, se non il più importante: Rick Grimes. Come noto (almeno dagli addetti e fan), Rick, interpretato dal bravissimo Andrew Lincoln, ha lasciato la serie in maniera molto originale, ma decisamente furba, furbescamente in attesa dei film. Una mossa interessante ma la sua mancanza è intensa e percepibile, inoltre non sapere cosa gli è successo infastidisce. A tal proposito di note dolenti ce ne sarebbero più d'una, non ultimo il fatto che su sedici episodi stagionali se ne contano forse 3-4 realmente memorabili, e sono un po' pochini. Non bastasse che restino e sono troppe le sequenze dedicate a tanti, troppi personaggi senza carisma e profondità, incapaci di accaparrarsi il nostro interesse e la nostra empatia.
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martedì 25 giugno 2019
Empire (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/01/2019 Qui - La si aspettava con grande attesa, almeno personalmente parlando (come evidenziato alla fine della terza, alla fine della sua/mia recensione, qui), la quarta stagione di Empire, la serie che, ambientata nel mondo glamour della black music resta ancora uno degli show più chiacchierati negli USA. Infatti il cliffhanger finale aveva portato in sé grandi cambiamenti (e introdotto nuovi personaggi), che avrebbero dovuto in linea teorica consegnarci una quarta stagione letteralmente esplosiva, cosa che in parte questa stagione è, almeno fino a quando risulta chiaro durante l'andare avanti negli episodi che i nuovi personaggi, e non parliamo solo di Demi Moore, entrata a far parte del cast principale dopo l'apparizione della figlia Rumer Willis nella scorsa stagione (un ingresso che ha per lei rappresentato come il ruolo televisivo più importante da quando interpretò General Hospital nei primi anni '80), ma anche del Premio Oscar Forest Whitaker, nel ruolo dello Zio Eddie, un carismatico musicista amico della famiglia Lyon, saranno e verranno solamente "usati" per creare zizzania all'interno di un serial che aveva già portato in dote dalla terza una rivale di grande imponenza, la perfida Diana Dubois interpretata da Phylicia Rashad (celebre mamma della famiglia più famosa d'America, I Robinson), che ovviamente, dopo tante dolorose ferite che crea all'interno di una famiglia non proprio "normale", verrà (troppo) prevedibilmente sconfitta.
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Timeless (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/01/2019 Qui - Il finale della seconda stagione della serie Timeless (un po' come fu quello della prima, qui), è stato abbastanza sorprendente, almeno per chi di viaggi nel tempo non è grande appassionato. Perché altrimenti avrebbe già capito (come in questo caso) che il suddetto finale (senza rivelare alcunché) sia un qualcosa di già visto, un finale esattamente nella migliore delle tradizioni televisive a suon di colpi di scena e nella migliore delle tradizioni "paradossali" sui viaggi nel tempo, un finale che purtroppo, alla luce delle intenzioni del network di chiudere (nuovamente) la serie sembra quasi una beffa (perché il sopracitato finale ipoteca la necessità di una terza stagione) o un geniale tentativo di far cambiare (nuovamente) idea alla NBC. Il serial della coppia Eric Kripke e Shawn Ryan ha avuto infatti vita difficile fin dalla prima stagione, cancellata dalla rete americana ma poi rinnovata grazie alle insistenze dei fan. Ora si spera la stessa cosa, anche se in tal senso se mai si farà, che si faccia a patto che si ragioni nel dettaglio su come risolvere tutti i nodi. A tal proposito la serie lascia molti interrogativi, e come se non bastasse la divisione in dieci episodi nel complesso non è ben strutturata. Insomma dubbi che mettono in cattiva luce una serie, una stagione, che pur con i suoi difetti e paradossi, è in realtà un bel divertimento. Tratta difatti i viaggi temporali con la giusta dose di azione e divertimento, grazie al trio di protagonisti: la storica Lucy Preston (l'attrice Abigail Spencer), l'uomo d'azione Wyatt Logan (Matt Lanter) e il pilota della scialuppa temporale Rufus Carlin (Malcom Barrett).
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domenica 16 giugno 2019
Legion (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/07/2018 Qui - E' stata una delle sorprese più gradite della scorsa stagione televisiva grazie alla sua qualità e alla sua originalità nell'approcciarsi al genere supereroistico, ora Legion (di cui seconda stagione si è conclusa un mese fa ma finita di vedere solo pochi giorni fa), la serie più iconoclasta appunto del panorama supereroistico, torna a sorprendere per follia e inventiva in una seconda stagione che non delude (giacché dopo gli stravolgimenti di una prima stagione dal corso discontinuo, caotico e completamente folle, era davvero un'incognita il futuro di Legion, uno dei prodotti più originali e innovativi dell'attuale panorama seriale) le aspettative, anche se personalmente, e alla fine, l'ho trovata tuttavia meno "originale", paradossalmente più prevedibile nonostante la sua clamorosa imprevedibilità, troppo riflessiva, e quindi poco dinamica, rispetto all'incredibile ed eccezionale prima stagione (qui la mia recensione). Ma è innegabile però che questa seconda stagione, riesca comunque, non solo a raggiungere lo stesso livello qualitativo del precedente percorso ma anche quasi a superarlo. E in tal senso tuttavia c'era d'aspettarselo, perché certo, pronosticare che la creatura nata dalla mente di Noah Hawley potesse tornare alla ribalta superando addirittura se stessa (tanto nei contenuti quanto in una messa in scena sempre più lisergica e surreale), difficilmente lo si sarebbe potuto prevedere, ma dopo la prima stagione questo show, scollegato sia dal Marvel Cinematic Universe che dalla linea narrativa dei film cinematografici sugli X-Men, che convinse critica e parecchio pubblico, era chiaro che potesse sorprendere nuovamente (fortunatamente in positivo), d'altronde il protagonista della storia, ovvero David Haller, alias Legione (un mutante che nella sua storia editoriale non ha mai avuto una testata a lui dedicata, al massimo è stato protagonista di qualche miniserie, ma non può essere di certo considerato un personaggio tra i più rilevanti dei fumetti) grazie alle sue particolari caratteristiche era perfetto (soprattutto vedendo lo splendido risultato ottenuto nel precedente blocco di puntate) per la storia che Noah Hawley (creatore anche della serie tv Fargo, che conto prima o poi di recuperare) voleva raccontare. Proprio perché egli, rincarando la sua personale dose di stranezze e bizzarrie ci catapulta (giacché invece di adagiarsi sugli allori, pare alzare l'asticella del rappresentabile) ancora una volta, in un vortice sempre più profondo e disturbante, incredibile e complesso (e tuttavia comunque non perfetto). Un vortice che però non può che confermare questo uno dei prodotti più anomali e inventivi della serialità televisiva.
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sabato 15 giugno 2019
C'era una volta (6a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2018 Qui - Dopo la solo passabile quinta stagione (qui la mia breve recensione) avevo quasi deciso di non continuarla più a seguire, d'altronde non solo non si sapeva se sarebbe continuata, ma neanche se sarebbe mai arrivata in Italia data la "rinuncia" della Fox, invece dopo la mandata in onda da parte della Rai in orari personalmente però non consoni, e dopo perciò averla recuperata in altri modi, ho dato una possibilità alla sesta stagione di C'era una volta (Once Upon a Time), la serie fantasy della Abc, giacché nonostante non abbia mai davvero entusiasmato (e nonostante il solito canovaccio), ha sempre regalato piacevole intrattenimento. Per cui non che mi aspettassi granché da questa sesta, tuttavia la nuova (vecchia) storyline, che ci aveva lasciati alla fine della 5a stagione, con il ritorno della Regina Cattiva separata da Regina di Storybrook, all'inizio riusciva a rendersi interessante. Dopo però, con l'uscita di scena di intriganti personaggi prima (Mr. Hyde e Nemo) a discapito di altri insipidi dopo (Aladdin e la bisbetica Fata Nera, l'origine di tutto, alla fine), la prevedibilità prende (troppo) il sopravvento, e fulmini e saette che mi aspettavo finiscono per diventare qualcos'altro, qualcosa di seppur bello e finalmente conclusivo (almeno in parte), banale, convenzionale e poco coinvolgente. Proprio perché dopo ben sei anni, anche se Once Upon a Time ha superato le aspettative di molti ed i dubbi di moltissimi, l'idea azzeccatissima della prima stagione (cioè quella dei personaggi delle fiabe trapiantati nel mondo reale e di adattare ogni nuova storyline ad una sempre lineare e cronologica successione degli eventi) che già dalla seconda aveva iniziato ad arrancare, è poi andata sempre in peggiorando (seppur fortunatamente non malissimo e nella sufficienza). Certo, cosa ti potresti mai aspettare da una serie basata sulle storie Disney? In verità lo (in parte) stravolgimento narrativo di ogni fiaba (non tutte comunque) ha sempre sorpreso in positivo (non sempre però), ma in questa stagione la componente "emozioni" e lieto fine, in pieno stile Disney (non manca in tal senso una puntata musicale e il ritorno dei cliché), fanno prepotentemente capolino.
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The Walking Dead (8a stagione) [Seconda parte]
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2018 Qui - Esattamente come successo in occasione della prima parte dell'ottava stagione (qui), anche la seconda parte si è chiusa tra l'indifferenza generale, perché ormai The Walking Dead sembra non avere più l'appeal dei tempi che furono. L'attesissimo finale di stagione infatti, attesissimo sia dai fan della prima ora sia da tutti gli spettatori che non ne possono più della serie ma per qualche motivo continuano a guardarla (anche solo per parlarne male), ha alternato, come tutta l'annata, momenti convincenti ad altri in cui si è toccato il ridicolo. Questo season finale dell'ottava stagione, che avrebbe potuto tranquillamente, tramite l'ultima puntata, terminare l'intera serie e che invece sembrerebbe procedere su binari non propriamente interessanti (anche se si intravede un nuovo barlume di speranza, con la possibilità di reinventare la serie e tornare, forse, ai fasti delle prime annate), se sotto certi punti di vista accontenta entrambe le fette di pubblico, mostrando momenti fatti apposta per appassionare quelli che ancora oggi si definiscono fan della serie (in particolare per quanto riguarda i momenti introspettivi e le scene di battaglia), ma anche diverse situazioni che sembrano fatte apposta per far mettere le mani nei capelli a tutti coloro della serie ne hanno piene le scatole, procedendo a singhiozzo e alternando momenti spettacolari e interessanti però a scelte narrative che confermano le debolezze della gestione di Scott M. Gimple, giunta ora al termine, lascia un po' l'amaro in bocca. Tuttavia bisogna ammettere che, dopo una stagione poco convincente, The Walking Dead ci ha sorpresi (nuovamente e in modo certamente meno banale della precedente seppur in modo sicuramente ridicolo) con un finale imprevedibile. Tutti infatti attendevano la battaglia finale, tutti si aspettavano uno spargimento di sangue, una decimazione dei protagonisti e, invece, lo showrunner sceglie una strada praticamente opposta, chiudendo la guerra contro i Salvatori con un atto di pietà nei confronti degli avversari che hanno tormentato le comunità guidate da Rick, per onorare la memoria di Carl (che nel frattempo dopo il cliffhanger della scorsa prima parte di episodi è definitivamente morto) e la sua ultima richiesta. Il problema però non è tanto il fatto che ciò avviene, dopotutto la serie è sempre stata parecchio ottimista (e la speranza finale, l'inaspettata redenzione, ne è la prova), quanto è il modo con cui succede.
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venerdì 14 giugno 2019
X-Files (11a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/05/2018 Qui - Dopo la (solo momentanea) conclusione con la nona annata nel 2002, la serie cult X-Files creata da Chris Carter era tornata nel 2016 con sei nuovi episodi, ora è nuovamente tornata con altri dieci episodi, due stagioni-evento che hanno riportato sul piccolo schermo le avventure degli agenti FBI Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson). Un ritorno che tuttavia non solo ha messo probabilmente il punto definitivo sulla serie (visto il finale e le notizie non proprio positive sugli ascolti e l'abbandono probabile della Anderson), ma che purtroppo si conclude nuovamente in modo frustrante, danneggiando in parte un'operazione non priva di pregi. Perché se anche nel complesso questa undicesima stagione diverte abbastanza, se questa dovesse essere la stagione finale viene quasi da pensare che si poteva evitare del tutto il revival. Giacché non solo questo nuovo X-Files è certamente qualcosa di molto diverso e, ahimè, inferiore, da quella in onda dal 1993 al 2002, che sostanzialmente aveva rivoluzionato la qualità delle serie tv, ma perché sia due anni fa che ora, una cosa è chiara, e cioè che con due stagioni ridotte come le due del revival di X-Files sarebbe stato difficile riprodurre l'alternanza di storie auto-conclusive e mitologiche che aveva sapientemente caratterizzato la serie di Chris Carter dalla sua prima trasmissione fino all'ultima. Era stato il punto debole della 10a stagione di due anni fa, che aveva visto i suoi momenti migliori nei quattro episodi dal secondo al quinto che separavano le due parti di My Struggle, e si è confermato in misura minore quest'anno. La stagione 11 di X-Files è infatti riuscita a mitigare questo problema, sia grazie ad un numero totale di episodi superiore alla precedente, da sei a dieci, sia per il modo in cui la storyline orizzontale è stata in qualche modo ripresa o citata anche in molti degli episodi standalone che hanno separato le parti tre e quattro di My Struggle, ovvero Memorie dal futuro e Il figlio perduto. Proprio quest'ultima, può rappresentare il vero finale della serie Fox andata in onda dal 29 gennaio al 2 aprile.
giovedì 13 giugno 2019
The Strain (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/04/2018 Qui - È raro trovare, volgendo lo sguardo agli ultimi anni, serie tv che si auto-concludono dopo poche stagioni. The Strain è una delle poche eccezioni nel vasto mondo della serialità attuale (anche se ciò è successo anche per Salem, la discreta serie sulle streghe). La serie prodotta dal regista pluripremiato Guillermo Del Toro ha infatti concluso la sua corsa dopo quattro intense stagioni e 46 episodi totali. Tuttavia era chiaro che ciò sarebbe avvenuto, dato che lo show, che altresì si è chiuso anche a causa di una terza stagione molto zoppicante (ma più che sufficiente, qui), aveva già definito la via concludendo la trasposizione della trilogia di libri Nocturna, scritti dal regista fresco vincitore di un Oscar e dall'amico fidato Chuck Hogan, con cui si divide nuovamente il merito di aver, con questa quarta stagione e quel godibile finale (nonostante qualche sbavatura), degnamente chiuso, con una elevata ed onorevole qualità che non è mai mancata, l'arco narrativo di una delle serie più belle ed originali degli ultimi tempi, perché anche prendendo forma da radici molto classiche del genere, è riuscita a trovare quei guizzi di originalità capaci di stregare e coinvolgere. Tuttavia, nonostante l'epilogo "epico", The Strain 4 è stata rispetto alle prime tre stagioni quella più fiacca e meno curata. Non a caso questa stagione appena conclusa (meno thriller e molto più survival), a partire, soprattutto, dalla sua timeline, si è rivelata immediatamente differente dalle tre precedenti. Se le tre stagioni si estendevano difatti in un lasso di tempo minore ma fortemente dilatato (circa una settimana per stagione) l'ultima si colloca dopo quasi un anno provocando una sorta di capovolgimento nella velocità di racconto. Facendo così sembrare che la stagione conclusiva scorra troppo veloce rispetto alle antecedenti.
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mercoledì 12 giugno 2019
The Gifted (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/03/2018 Qui - A metà tra Agents of S.H.I.E.L.D. e Inhumans, fortunatamente con molti pregi della prima e pochi dei molti difetti della seconda, The Gifted, la serie televisiva statunitense creata da Matt Nix per Fox e basata sui personaggi degli X-Men dei fumetti Marvel Comics, prodotta da 20th Century Fox Television e Marvel Television, con Nix in qualità di showrunner e Bryan Singer (esperto del mondo degli X-Men) come regista, e ambientata nello stesso universo della serie cinematografica degli X-Men, discretamente convince e si fa sufficientemente apprezzare. Infatti, il primo impatto con The Gifted, anche con un primo episodio convenzionale ma godibile (che mette in scena un presente ancora più fosco per i mutanti Marvel e che nei primi 40 minuti trascinano lo spettatore in una corsa frenetica tra inseguimenti, poteri, effetti speciali e tanta azione), è decisamente positivo. Anche perché, entrando a gamba tesa in un mondo conosciuto, The Gifted non perde tempo a spiegare cosa sono i mutanti, da dove arrivano, dando per assodato quanto mostrato da anni dai film (senza menzionare ovviamente i fumetti). Inoltre la scelta di mescolare personaggi completamente inediti (e quindi da scoprire totalmente) a personaggi già noti crea un mix interessante e dall'alto potenziale. In più il ribaltamento di punto di vista tra chi dà la caccia e chi è cacciato, dà accesso a una serie di svolte narrative molto ampie, anche se in verità la storia scorre un po' altalenante nel corso della stagione, poiché ci sono momenti apprezzabili e altri invece un po' superflui e ridondanti, dando la sensazione (spesso) di staticità nella narrazione. Tuttavia le sorprese non mancano, giacché poco si conosce dell'universo cinematografico dei mutanti Marvel, che non ha una rigorosa continuity narrativa, e le sue avventure sono ormai frammentate in una timeline per lo più incoerente, o comunque non precisa e rigorosa come quella del Marvel Cinematic Universe.
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