Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/05/2018 Qui - Dopo la (solo momentanea) conclusione con la nona annata nel 2002, la serie cult X-Files creata da Chris Carter era tornata nel 2016 con sei nuovi episodi, ora è nuovamente tornata con altri dieci episodi, due stagioni-evento che hanno riportato sul piccolo schermo le avventure degli agenti FBI Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson). Un ritorno che tuttavia non solo ha messo probabilmente il punto definitivo sulla serie (visto il finale e le notizie non proprio positive sugli ascolti e l'abbandono probabile della Anderson), ma che purtroppo si conclude nuovamente in modo frustrante, danneggiando in parte un'operazione non priva di pregi. Perché se anche nel complesso questa undicesima stagione diverte abbastanza, se questa dovesse essere la stagione finale viene quasi da pensare che si poteva evitare del tutto il revival. Giacché non solo questo nuovo X-Files è certamente qualcosa di molto diverso e, ahimè, inferiore, da quella in onda dal 1993 al 2002, che sostanzialmente aveva rivoluzionato la qualità delle serie tv, ma perché sia due anni fa che ora, una cosa è chiara, e cioè che con due stagioni ridotte come le due del revival di X-Files sarebbe stato difficile riprodurre l'alternanza di storie auto-conclusive e mitologiche che aveva sapientemente caratterizzato la serie di Chris Carter dalla sua prima trasmissione fino all'ultima. Era stato il punto debole della 10a stagione di due anni fa, che aveva visto i suoi momenti migliori nei quattro episodi dal secondo al quinto che separavano le due parti di My Struggle, e si è confermato in misura minore quest'anno. La stagione 11 di X-Files è infatti riuscita a mitigare questo problema, sia grazie ad un numero totale di episodi superiore alla precedente, da sei a dieci, sia per il modo in cui la storyline orizzontale è stata in qualche modo ripresa o citata anche in molti degli episodi standalone che hanno separato le parti tre e quattro di My Struggle, ovvero Memorie dal futuro e Il figlio perduto. Proprio quest'ultima, può rappresentare il vero finale della serie Fox andata in onda dal 29 gennaio al 2 aprile.
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venerdì 14 giugno 2019
venerdì 17 maggio 2019
X-Files (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2016 Qui - All'epoca della mandata in onda dell'attesissima 10a stagione di X-Files (qui la recensione) e il conseguente canale dedicato da Sky alla serie con tutte le precedenti nove stagioni, mi era balenato in testa un progetto, riuscire finalmente a vedere tutte le stagioni, in quanto nonostante io conoscessi questa serie non l'avevo mai vista, neanche una puntata, perché come anche spiegato nel post dell'ultima stagione ero troppo piccolo ma soprattutto non c'era proprio il tempo, e poi la davano quasi sempre in seconda serata e quindi era più complicato seguirla. Comunque per conoscere di più il mondo di X-Files ho deciso di cominciarla, ovviamente dalla prima, ma poiché in 6 mesi sono riuscito a concludere solo la prima (24 episodi) e nell'ultima praticamente e conseguentemente agli evidenti spoiler, meglio fatti raccontati e la loro soluzione, tutto avevo già capito, è stata forse una scelta sbagliata. E' stato infatti tutto abbastanza strano riuscire e cercare di vederla senza pensare alle ultime puntate, che hanno riportato sullo schermo il mondo inusuale, bizzarro dell'Agente Mulder e Scully e loro incredibili scoperte in ambito extraterrestre.
domenica 12 maggio 2019
X-Files (10a stagione)
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venerdì 10 maggio 2019
L'invasione della pubblicità
Con il termine pubblicità si intende quella forma di comunicazione di massa usata dalle imprese per creare consenso intorno alla propria immagine ovvero per conseguire i propri obiettivi di marketing. La caratteristica principale della comunicazione pubblicitaria è di diffondere messaggi preconfezionati a pagamento attraverso i mass-media. L'obiettivo è che il consenso si trasformi in atteggiamenti o comportamenti positivi da parte del pubblico o consumatore che non consistono solo o semplicemente nell'acquisto del prodotto o servizio.
La pubblicità informa, persuade, seduce il pubblico ed è ritenuta
corretta se fidelizza l'utente finale in base a principi civili e
umanizzanti. Si tante belle parole, tante cose giuste e buone per sintetizzare il suo concetto, però adesso basta, non se ne può più di tutte queste pubblicità in giro, nelle strade, nelle tecnologie, nei giornali, ovunque sei, ovunque stai. Certo è normale di questi tempi, ma mi da molto fastidio che usino qualunque mezzo per raggiungere i loro obiettivi, le odiose pubblicità prima nei video di youtube per non parlare di internet, letteralmente invaso, come nei cellulari, smartphone, tablet soprattutto nei giochi, in televisione, veramente seccante durante i film (per fortuna con mysky qualunque cosa registro posso togliere la pubblicità andando avanti), nei giornali di qualunque genere ma anche e soprattutto nelle strade, con cartelloni affissi ovunque, davanti pure a monumenti, chiese per coprire i lavori, indecenti. Pensare poi che uno dei posti più famosi e visitati al mondo come si evince dalla foto è Times Square di New York, praticamente una pubblicità a cielo aperto, certo bello lo è sicuramente ma è veramente incredibile a che punto siamo arrivati. Ci sono ovviamente diversi tipi di pubblicità e tra le classificazioni della pubblicità, forse la più semplice e basilare è la classificazione in relazione al fine ultimo profit/non profit, e cioè se la réclame è più o meno a scopo di lucro: quella commerciale (la forma di pubblicità più diffusa, più pressante e opprimente); quella sociale (la più utile e importante); quella pubblica (anch'essa in certi casi utile); quella politica (in verità propaganda); la 'Advocacy advertising', cioè quella volta a promuovere un consenso relativo a tematiche su cui esiste una divergenza di opinioni; e tante molte altre classificazioni, che non necessariamente si escludono a vicenda. Si può andare da
classificazioni molto generiche, come ad esempio quella in relazione al
tipo di medium (mezzo) che veicola la réclame fino a classificazioni piuttosto specifiche come ad esempio quelle in relazione al tipo di target (ossia il destinatario). Insomma tante e diverse, alcune fastidiose altre utilissime ma sempre opprimenti, il problema però è, a chi dare la 'colpa' di tutto ciò? chi ha inventato questo 'malefico' mezzo così da prenderlo a cinghiate?
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giovedì 9 maggio 2019
I cartoni animati con cui sono cresciuto
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domenica 5 maggio 2019
I programmi tv con cui sono cresciuto
Post pubblicato su Pietro Saba World il 05/11/2015 Qui - Dopo I telefilm con cui sono cresciuto sempre prendendo spunto dal blog di Mikimoz, elencherò i programmi televisivi che più ho seguito e che vedevo, per divertimento, curiosità e tanto altro. Per quelli della mia generazione (1985) tanti saranno i ricordi legati a questi programmi. Big! (1987-1993 Rai1) Era un vero e proprio programma-contenitore per ragazzi, una sorta di varietà che alternava cartoni animati, trasmissioni da studio, telefonate da casa, ospiti e rubriche d'approfondimento. Il suo posto lo prenderà Solletico (1994-2000), sempre con lo stesso iter, cartoni e serie tv per ragazzi e giochi interattivi via telefono. A causa dei bassi ascolti fu cancellato. Il programma educativo per bambini più longevo della tv pubblica italiana, in onda sin dal 1990 sulla Rai, L'albero azzurro, ancora in corso, tante compagnie si sono susseguiti negli anni, ma il mitico Dodò è sempre stato il personaggio principale. Altro programma ancora in onda, (dal 1998) destinato ai bambini ma apprezzato anche da altre fasce d'età, dove veniva presentata la realizzazione di piccoli lavori di bricolage con materiali tutti (più o meno) facilmente reperibili: scatole, nastro adesivo, pennarelli, carta igienica, fogli di giornale, colla vinilica e molto altro, ossia Art Attack, non sono mai riuscito a combinare o realizzare qualcosa, perché sembravano facili ma non lo era. Sempre sulla RAI tre trasmissioni cult, Il grande gioco dell'oca (1993-1994 Rai2), Gigi Sabani conduceva il programma, basato sull'omonimo gioco da tavolo con le stesse regole, i partecipanti in base alla casella dovevano anche fare delle prove e penitenze molto spettacolari. Su Rai1 invece Fabrizio Frizzi conduceva Scommettiamo che..?, in onda dal 1991 al 1996, in seguito riproposta con alcune varianti, sempre su Rai 1 tra il 1999 e 2008 (Rai2) ma senza grande successo rispetto alle prime edizioni, gli ospiti vip e noi da casa, scommettevamo se il concorrente riusciva nell'impresa che proponeva. Infine Giochi senza frontiere (1988-1999), la trasmissione comunque andava già in onda dal 1965, fino al 1982. L'idea del programma fu del presidente francese Charles de Gaulle, che voleva che i giovani francesi e tedeschi si incontrassero in un torneo di giochi allo scopo di rafforzare l'amicizia tra Francia e Germania, nel 1965, tre francesi proposero l'idea dei giochi anche ad altri paesi europei. Erano una sorta di olimpiadi
dove ogni nazione partecipante era rappresentata, in ogni puntata, da
una diversa città o (più spesso) cittadina che sfidava in prove molto
divertenti e bizzarre le città delle altre nazioni, tra cui l'Italia.
sabato 4 maggio 2019
I telefilm con cui sono cresciuto
Post pubblicato su Pietro Saba World il 24/09/2015 Qui - Prendendo spunto dal blog di Mikimoz elencherò i telefilm della mia infanzia e adolescenza. Tenendo conto che i telefilm degli anni 80 e 90 non erano tantissimi come adesso, ma soprattutto solo pochi canali li trasmettevano. Dagli anni 2000 tutto è cambiato, tra tv satellitare e adesso digitale e grazie alla tv generalista di mediaset tante e diverse serie sono trasmesse. Prima i canali per vedere questi telefilm erano rai1, alcune volte rai2 ma soprattutto italia1. Mi viene subito in mente uno di quei telefilm che più vecchi non ce n'erano, Le simpatiche canaglie che mi facevano ridere a crepapelle quand'ero piccolo, le buffe e incredibili avventure di Alfa Alfa con il suo ciuffetto e la sua fedele combriccola. Parallelamente seguivo SuperVicky, chi non ricorda la simpatica bambina robot che alzava i divani con una mano, faceva anche ridere ogni tanto per la sua irriverenza. Combinava guai o interpretava male gli ordini, facendolo in modo 'letterale' e la sua famiglia cercava di nascondere la verità creando delle situazioni buffe. Poi tre telefilm cult che vedevo, qualche volta anche insieme a mia nonna in campagna, non si perdeva una puntata di Zorro, alle prese con i criminali, il suo aiutante muto e Garcia, il poliziotto tonto (come Winchester nei Simpsons), Rex, il primo e inimitabile con Tobias Moretti, volevo un cane proprio come lui, sveglio, intelligente ma anche furbo e simpatico come nello schermo, ed infine la sempre-verde data sempre per morta, Angela Lansbury ne La Signora in giallo nei panni di Jessica Fletcher, una scrittrice di gialli che dove va muore qualcuno (che iettatrice pensavo) e indaga, riuscendo sempre a scoprire il colpevole, rigorosamente alla fine dopo un indizio scovato tardivamente.
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