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venerdì 24 marzo 2023

The Walking Dead (11a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/03/2023 Qui - Vedendo l'ultima puntata purtroppo si respira un sentimento generale di insoddisfazione verso quella che per molti è stata un'occasione mancata mentre per altri è stata una serie importante che si è però profondamente persa nel tempo, facendo cadere anche l'interesse dei suoi spettatori. La ripetitività della trama è stato il problema principale che ha penalizzato TWD (già dalla quarta stagione in poi, con uno schema che si è ripetuto fin troppe volte), e in questo senso quest'ultima stagione nel complesso non riesce a superare i limiti che sono maturati nello show sin da prima della dipartita di Rick Grimes. Un cast che si è fatto sempre più corposo ma altrettanto difficile da gestire e da rendere interessante in egual modo, una narrazione anti-climatica che non ci fa percepire l'importanza dell'epilogo e dei villain non all'altezza sono tutti gli elementi che tengono TWD 11 al palo. Il finale, poi, dall'ordinarietà della risoluzione, rivela ben presto la sua natura transitoria per l'intero universo espanso dei non morti. Una stagione conclusiva che ha una sua coerenza interna anche nell'epilogo, ma che non coglie l'occasione per migliorare e avvicinarsi, per lo meno, ai fasti del passato, per regalarci una conclusione davvero degna di The Walking Dead. Però, ci mancherà comunque, un po' per piacere, un po' per tradizione (non eravamo più amici come un tempo, ma è un fatto che per tanti anni ha fatto appassionare come poche altre serie), nonostante un'ultima stagione deludente e non all'altezza delle precedenti due, comunque in ripresa. Voto: 6

lunedì 13 luglio 2020

The Walking Dead (10a stagione) [Seconda parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/07/2020 Qui - Paradossale come cosa, ma anche TWD soccombe alla pandemia (quella vera), e in seguito alle disposizioni governative (mondiali), farà attendere fino a data da destinarsi (si dice comunque che entro fine anno ciò accadrà) il pubblico per scoprire che ne sarà dei protagonisti. Sì perché la serie si ferma ad una puntata dal traguardo della decima stagione, e "regala" agli spettatori un finale transitorio (con una puntata, la 15, che sfortunatamente questo è). Non il massimo insomma, anche perché tutto ciò arriva dopo una seconda parte di stagione non propriamente esaltante (ci si aggiunga poi il fatto che le ultime quattro puntate vengano, per il pubblico italiano, interamente sottotitolate), e dopo una stagione (nel suo complesso) che ha soltanto accennato un miglioramento senza mai concretizzarlo realmente. In primis, siamo sempre lì, si ripropongono difatti le medesime dinamiche narrative ed alla fine, nonostante un cambio di "padrone", tutto è come prima, battaglia doveva essere e sicuramente sarà quando si riprenderà (sperando che un vincitore ci sarà definitivamente tra Sussurratori e Tutti i nostri). In secundis, si continua a "chiacchierare" troppo e ad approfondire inutilmente i personaggi (non bastasse una certa prevedibilità di fondo). Dalla prima parte (qui) poco è quindi cambiato, ed a parte qualche grandioso colpo di scena (essenzialmente due, il migliore è nella mazza, ops mani, del Negan di Jeffrey Dean Morgan, l'altro riguarda Rick, uno grosso comunque potrebbe presumibilmente ancora arrivare) ed una new entry parecchio interessante (che da brio ma che tuttavia poco c'entra), niente succede, niente migliora. E quando qualcosa finalmente stava per succedere, il blocco che non ti aspetti, e si arriva così al momentaneo season finale della decima stagione di TWD, che come detto, lascia a desiderare, perciò non facile esprimere un giudizio, ma certamente impensabile optare per una sufficienza. Per questa volta schiaffetto e rimandato a Settembre. Si spera. Voto: 5,5

martedì 23 giugno 2020

Z Nation (5a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/06/2020 Qui - Il giudizio sulla quinta ed ultima stagione è che non si sono certamente sprecati (anche se il più delle volte didascalici discorsi buonisti e didascalici pamphlet narrativi tediano l'intero percorso), una stagione da sufficienza, una sufficienza cercata col minimo sforzo. Questa è l'impressione che mi lascia questa stagione di Z Nation, tanto che se fossi un insegnante che deve giudicare sarei tentato di fare l'antipatico e dire: il compitino vale sei ma metto cinque per la pigrizia. E siccome giudicare devo, confermare il voto devo. Sì perché in questa stagione risulta evidente (più che nella precedente, qui la recensione) di come la vena comica degli autori sembra essersi esaurita, invenzioni come le palle rotolanti fatte di zombie, gli zombie radioattivi fluorescenti e gli zombie pianta sembrano (anzi sono) pallidi ricordi, in questa al massimo ecco una mano zombie ispirata a Mano della famiglia Addams, che non strappa nemmeno un sorriso. E così, tra avventure romantiche tediose (tra Warren e un tizio), tra inaspettati e pure insensati accadimenti, tra tematiche abusate, come quella dell'accettazione del diverso (una presa di posizione chiara e quasi militante su ciò che sta succedendo negli USA sul tema migranti), e ritorni quasi forzati ed obbligati, tra personaggi volutamente o meno carismatici zero (riferito alla new entry donna maschiaccio), la stagione volge al termine senza sussulti. Eppure il finale, che lascia un po' di nostalgia perché va a concludersi una serie che ho seguito per cinque anni, una serie che, fermo restando che era ora si concludesse, nelle prime stagioni regalò tanto divertimento e che in queste ultime non si è riuscita ad abbandonare per affetto verso i personaggi, è consono. C'erano timori sul modo in cui concludere il tutto, ma da lamentarsi non c'è niente. Si tratta di un buon finale? Mettiamola così: come episodio finale (il tredicesimo) non mi ha fatto impazzire, ma nemmeno schifo, per quel che mi aspettavo dall'andazzo di tutta la stagione non mi potevo aspettare un finale granché migliore di così e in quanto alla scelta del lieto fine non mi dispiace affatto, magari sarebbe stata meno scontata se non avessero fatto tutta una stagione sulla propaganda dei valori del politically correct, cosa che non ho apprezzato molto. Però nel complesso mi ritengo soddisfatto, e di certo non rimpiango il tempo perso nella sua delirante visione. Voto: 5+

giovedì 30 aprile 2020

Z Nation (4a stagione)

Paese: USA
Anno: 2014-2018
Genere: Azione, Horror, Commedia
Episodi: 13
Durata: 41-85 minuti (episodio)
Ideatore: Karl Schaefer, Craig Engler
Cast: Kellita Smith, DJ Qualls, Keith Allan, Anastasia Baranova
Russell Hodgkinson, Nat Zang, Ramona Young
Natalie Jongjaroenlarp, Sydney Viengluang
Gracie Gillam, Henry Rollins, Michael Berryman
Rete Americana: Syfy
Rete Italiana: Netflix

giovedì 27 febbraio 2020

The Walking Dead (10a stagione) [Prima parte]

Paese: USA
Anno: 2010 - in produzione
Genere: Horror, Drammatico, Azione
Episodi: 8 (di 16)
Durata: 45 minuti (episodio)
Ideatore: Robert Kirkman (fumetto), Frank Darabont
Cast: Norman Reedus, Melissa McBride, Danai Gurira, Cailey Fleming
Josh McDermitt, Jeffrey Dean Morgan, Samantha Morton
Rete Originale: AMC
Rete Italiana: Fox

sabato 29 giugno 2019

The Walking Dead (9a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/06/2019 Qui
Tema e genere: Continua il viaggio dei superstiti all'apocalisse zombie nella serie tv survival horror più longeva di sempre.
Trama: Dopo lo scontro "definitivo" all'apparenza, che ha comunque risolto alcune divergenze e dato la possibilità a tutti (quasi tutti) di ricominciare e progredire, le difficoltà nella nuova società non mancano. E se la prima volta il nuovo inizio sopperisce alle problematiche della conciliazione in modo spiazzante, la seconda, spiazzante è l'arrivo di uno spietato avversario, che metterà a durissima prova gli sforzi fatti. E non sarà l'unico problema.
Recensione: Personalmente una sorpresa, credevo peggio, e invece nel complesso è stata una buona stagione, la nona, di The Walking Dead. Non "eccezionale", neanche "ottima", ma buona sì, e per arrivare a questo risultato sono bastati alcuni accorgimenti e alcune iniezioni di minima creatività, che hanno consentito di uscire da strutture e dinamiche che ormai mostravano da tempo un certo affaticamento. Dopotutto dopo nove stagioni, nessuna serie televisiva poteva rimanere integra del tutto, poteva sedersi beatamente, qualcosa doveva cambiare, è cambiato, anche se non tutto è andato per il meglio, ma sarebbe ingrato non riconoscere a questa stagione di aver lanciato dei confortati segnali di risveglio. E questo nonostante la testarda presenze dei soliti punti dolenti. In questa stagione infatti, nei sedici episodi, i protagonisti affrontano molte traversie, simili ma diverse, tra la perdita di numerosi personaggi importanti e tante tragedie. Questo soprattutto nella seconda parte, la serie difatti vede nuovamente una suddivisione in due tronconi, più accentuata però, diversa l'una e l'altra sia per accumulo della tensione drammatica, sia per un discorso legato a un rinnovamento dei contenuti. Seconda parte che paradossalmente vede uno dei periodi più stanziali e sereni di sempre. Un salto temporale di sei anni infatti, ci (re)introduce in un mondo profondamente cambiato, un mondo che è andato avanti, portando con sé vecchie ruggini tenute nascoste (che vede la "scomparsa" di due protagonisti centrali), ma che vedrà sorgere soprattutto una nuova temibile minaccia, minaccia che è probabilmente la migliore mai vista nella serie, i Whisperers (i Sussurratori), sorta di anello mancante fra umani e zombie, che riescono a sommare le peggiori caratteristiche dei due. Alpha (interpretata benissimo da Samantha Morton), a capo di questo folle ed inquietante gruppo (che riesce nell'impresa di ridare senso e spessore alla presenza degli zombie, ormai non più minacciosi da anni, il disorientamento provato davanti a un errante, di cui adesso va interpretata la vera natura in pochi istanti, è infatti una svolta inaspettata quanto necessaria), è un'ottima villain, perché è la prima della serie che ha un'intelligenza tattica, ma con cui al contempo è impossibile ragionare. Tanto che molto scompiglio produce e produrrà, le cose sembrerebbero infatti poter ulteriormente peggiorare in futuro, probabilmente lo faranno, e si ha una discreta voglia di vedere come e cosa accadrà. Comunque al di là di ciò, da segnalare soprattutto c'è un elemento in tutto questo, in questa stagione e in questa seconda parte, ovvero la scomparsa di uno dei personaggi storici della serie, se non il più importante: Rick Grimes. Come noto (almeno dagli addetti e fan), Rick, interpretato dal bravissimo Andrew Lincoln, ha lasciato la serie in maniera molto originale, ma decisamente furba, furbescamente in attesa dei film. Una mossa interessante ma la sua mancanza è intensa e percepibile, inoltre non sapere cosa gli è successo infastidisce. A tal proposito di note dolenti ce ne sarebbero più d'una, non ultimo il fatto che su sedici episodi stagionali se ne contano forse 3-4 realmente memorabili, e sono un po' pochini. Non bastasse che restino e sono troppe le sequenze dedicate a tanti, troppi personaggi senza carisma e profondità, incapaci di accaparrarsi il nostro interesse e la nostra empatia.

sabato 15 giugno 2019

The Walking Dead (8a stagione) [Seconda parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2018 Qui - Esattamente come successo in occasione della prima parte dell'ottava stagione (qui), anche la seconda parte si è chiusa tra l'indifferenza generale, perché ormai The Walking Dead sembra non avere più l'appeal dei tempi che furono. L'attesissimo finale di stagione infatti, attesissimo sia dai fan della prima ora sia da tutti gli spettatori che non ne possono più della serie ma per qualche motivo continuano a guardarla (anche solo per parlarne male), ha alternato, come tutta l'annata, momenti convincenti ad altri in cui si è toccato il ridicolo. Questo season finale dell'ottava stagione, che avrebbe potuto tranquillamente, tramite l'ultima puntata, terminare l'intera serie e che invece sembrerebbe procedere su binari non propriamente interessanti (anche se si intravede un nuovo barlume di speranza, con la possibilità di reinventare la serie e tornare, forse, ai fasti delle prime annate), se sotto certi punti di vista accontenta entrambe le fette di pubblico, mostrando momenti fatti apposta per appassionare quelli che ancora oggi si definiscono fan della serie (in particolare per quanto riguarda i momenti introspettivi e le scene di battaglia), ma anche diverse situazioni che sembrano fatte apposta per far mettere le mani nei capelli a tutti coloro della serie ne hanno piene le scatole, procedendo a singhiozzo e alternando momenti spettacolari e interessanti però a scelte narrative che confermano le debolezze della gestione di Scott M. Gimple, giunta ora al termine, lascia un po' l'amaro in bocca. Tuttavia bisogna ammettere che, dopo una stagione poco convincente, The Walking Dead ci ha sorpresi (nuovamente e in modo certamente meno banale della precedente seppur in modo sicuramente ridicolo) con un finale imprevedibile. Tutti infatti attendevano la battaglia finale, tutti si aspettavano uno spargimento di sangue, una decimazione dei protagonisti e, invece, lo showrunner sceglie una strada praticamente opposta, chiudendo la guerra contro i Salvatori con un atto di pietà nei confronti degli avversari che hanno tormentato le comunità guidate da Rick, per onorare la memoria di Carl (che nel frattempo dopo il cliffhanger della scorsa prima parte di episodi è definitivamente morto) e la sua ultima richiesta. Il problema però non è tanto il fatto che ciò avviene, dopotutto la serie è sempre stata parecchio ottimista (e la speranza finale, l'inaspettata redenzione, ne è la prova), quanto è il modo con cui succede.

domenica 9 giugno 2019

The Walking Dead (8a stagione) [Prima parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/01/2018 Qui - Si è conclusa a metà dicembre scorso, tra l'indifferenza, la prima metà dell'ottava stagione di The Walking Dead che, come al solito ritornerà a febbraio. Ma nell'attesa che ciò avvenga e di vedere come e in che modo si evolveranno le cose, tiriamo le somme di quello che abbiamo visto fino ad ora, ovvero un insieme di episodi poco interessanti e confusionari, una trama che regge su basi deboli ed eventi poco credibili, come sparatorie infinite e piani per niente plausibili, in altre parole ci troviamo di fronte a un prodotto che perde colpi. Colpa soprattutto di un percorso narrativo che non va nessuna parte, dato che l'evolversi della guerra infinita fra il gruppo di sopravvissuti di Rick e gli spietati Salvatori guidati dall'eccentrico Negan, finisce (a parte un fatto importante) come inizia. Un inizio balbettante, zoppicante, moscio, insoddisfacente, in mezzo niente di interessante e già visto, anche se non sono mancati episodi più riusciti (che però, a conti fatti, vengono sommersi dagli altri decisamente fiacchi e poco ispirati), e un finale (dove le situazioni non cambiano), seppur indiscutibilmente un bel finale, non del tutto soddisfacente, dato che, al contrario della maggior parte dei finali degni del nome, questo finale non cancella le grosse pecche dell'ultima puntata e della mid-season stessa che, solo in parte risolleva le sorti dello show. Uno show in cui i Salvatori per otto puntate rimangono chiusi nel loro covo e il gruppo di Andrew Lincoln in arte Rick Grimes "costantemente" all'assedio del covo per portarli alla fame, solo che poiché tutta la questione viene rappresentata a casaccio, esso porta la guerra al punto di partenza. Il finale di midseason, quindi, arriva dove era fisiologico arrivasse, a niente. Perché anche se l'episodio finale verte sul portare a compimento diverse storyline parallele sviluppate negli ultimi episodi, con lo scopo di arrivare al tanto desiderato scontro, e anche se in realtà la puntata riserva un colpo di scena scioccante, esso si chiude senza spostare più di tanto gli equilibri. Giacché Rick e Negan si affrontano, Salvatori e alleati tornano a "smitragliarsi" e la posta in gioco torna in palio. Purtroppo, Carl a parte (sì, il colpo di scena riguarda lui), niente di sorprendente.

lunedì 27 maggio 2019

The Walking Dead (7a stagione) [Seconda parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/04/2017 Qui - Dopo un'attesa non propriamente estenuante e una prima abbastanza inconcludente (qui), ho finalmente completato, seppur in leggero ritardo come sempre mi capita, la settima stagione (con le restanti otto puntate) di The Walking Dead, la serie campione d'ascolti, che ancora una volta mi lascia leggermente perplesso ed annoiato. Questo nonostante mi è sempre piaciuta, e continua a farlo, soprattutto dopo l'introduzione di un villain di tutto rispetto come Negan, ma non solo la settima stagione conferma ed accentua le debolezze generali della stagione e della serie, ormai in discesa (sia negli ascolti che nei risultati), ma sfrutta in modo abbastanza maldestro proprio il potenziale legato all'esordio vero e proprio di Negan, che mi aveva sì dato un gran gusto, ma dopo un po' ha davvero stancato, dato che questa seconda parte mi ha abbastanza annoiato ed indispettito. Soprattutto l'estenuante procedura di preparazione, l'introduzione di altri personaggi e altri gruppi, è quello che ho trovato in generale piuttosto irritanti. In più tempi inutilmente dilatati e poca azione zombie davvero memorabile attraversano un ciclo di episodi che ha comunque il pregio di porre le basi, sulla carta, per un nuovo corso narrativo, diverso da quanto visto finora, ma l'incipit alla guerra lanciato a fine stagione non sembra tanto allettante, soprattutto se sarà solo quello l'unico focus dell'ottava stagione. Anche se a dire il vero è quello che aspettavo, però riuscirà a mantenere una promessa simile senza "diluire" troppo? Si vedrà, intanto vediamo cosa è successo nella seconda parte della settima stagione che si concentra soprattutto nell'ultima puntata, dato che nelle restanti 7 praticamente non succede niente di davvero interessante se non come detto l'estenuante procedura di preparazione alla guerra, che finalmente viene dichiarata apertamente.

domenica 26 maggio 2019

Z Nation (3a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/03/2017 Qui - Sin dalla prima puntata della prima stagione, Z Nation, la serie action-adventure made in USA che ha rivoluzionato il genere zombie, che con un mix di violenza e comicità davvero unico nel suo genere ha divertito e appassionato tanti spettatori tra cui anche me, dato che ha saputo fin dall'inizio distinguersi per la sua originalità e ironia, proponendo sempre uno spettacolo spassoso, irriverente e divertente, pareva migliorare sempre più. Ora arrivati alla terza stagione il giocattolo sembra essersi lesionato, se la prima stagione risultava una novità, una eccezionale novità, e la seconda la riconferma delle sue straordinarie peculiarità, questa terza perde un po' la bussola e scivola nella banalità, perché a parti rari momenti non ha saputo divertire in modo esagerato come fece nelle prime due. Seppur i 14 episodi della terza stagione di Z Nation calano lo spettatore in una realtà ancora più feroce, con i nostri sopravvissuti che si trovano a fronteggiare una missione sempre più incerta, mentre sono ancora alla ricerca di Murphy (Keith Allan), ora alla guida di un vero e proprio esercito di ibridi, un genere a metà tra zombie ed umani, impegnati a diffondere il messaggio 'No Fear' in tutto il paese. Toccherà al gruppo formato da Roberta Warren (Kellita Smith), Doc (Russell Hodgkinson), Addy (Anastasia Baranova), e ai nuovi membri del team, Hector Alvarez (Emilio Rivera), unitosi dopo tante vicissitudini, e Sun Mei (Sydney Viengluang), unitosi dopo che la squadra inviata da Pechino (nell'incredibile finale della seconda) muore, cercare di fermare Murphy prima che sia troppo tardi. Ma nuove minacce intralceranno il loro cammino, con la comparsa di nuovi impressionanti orrori come i Wolf-Z, gli Electro-Shock Z, e i selvaggi vagabondi. E tutti i protagonisti si troveranno ad affrontare delle sfide ancora più impegnative e paurose, ma allo stesso tempo ancora più spettacolari, ancora più folli e più zombie che mai. Soprattutto quello che cambia è lo scenario, la missione è cambiata, la composizione della stessa squadra di eroi difatti è cambiata e tutti questi elementi rendono l'apocalisse zombie ancora più 'apocalittica', ma in definitiva meno avvincente e appassionante, perché come detto all'inizio, la stanchezza comincia a farsi sentire, dopo che nelle prime due si è visto di tutto, ma proprio tutto di folle, pazzo e delirante.

venerdì 24 maggio 2019

The Walking Dead (7a stagione) [Prima parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/02/2017 Qui - In attesa di vedere cosa, come e soprattutto se i nostri eroi riusciranno nel tentativo di vendicarsi dall'assalto morale e mortale di Negan, il nuovo villain (che presumibilmente farà la stessa fine degli altri, almeno me lo auguro, anche se non sarebbe male se finisse tutto con lui), che vedremo a partire da lunedì 13 febbraio, facciamo un passo indietro e tiriamo le somme della mid-season finale e dell'intera prima parte della settima stagione di The Walking Dead, sarà stata promossa, bocciata o rimandata? Ma prima di sapere, facciamo un altro grande passo indietro per scoprire qualcosa in più di quello che già avevo detto all'epoca del mio post sulla seconda parte della sesta stagione (qui). Innanzitutto sappiamo tutti come si è conclusa la scorsa stagione, con quel poco gradito cliffhanger in soggettiva con la cinepresa che diventava rossa di sangue e ciao ciao tanti saluti al prossimo anno, sappiamo anche per colpa della FOX, che involontariamente o volontariamente chissà, ha spoilerato un po' tutto sulla prima, questa parte, della settima stagione (soprattutto per chi come me non ha visto in contemporanea la serie, ma solo dopo tutte le 8 puntate, e la cosa ovviamente mi ha infastidito parecchio), dove vediamo chi è, anzi, chi sono i due che sono finiti nelle 'grazie' di Lucille, la nostra nuova beniamina. Comunque nel corso della seconda parte della sesta stagione si era avuta la sensazione che ciò che interessava davvero a questa serie fosse diventato sorprendere gli spettatori, prenderli in giro, che l'obiettivo fosse spiazzarli di continuo e non di raccontare una storia (basandosi totalmente su l'unica caratteristica, la morte) nonostante appunto qualcosa era cambiato, anche se in modo leggermente forzato. Insomma la produzione, probabilmente, aveva perso un po' la strada maestra, eppure, ripartendo col piede giusto per la settima stagione, che si preannunciava molto più movimentata rispetto a quelle passate, si poteva ancora tentare di raddrizzare il tiro, se il gran ritorno della serie fosse stato gestito bene. Non gestire bene il gran ritorno della serie avrebbe significato realizzare un intero episodio su Negan che trolla Rick e tortura i suoi amici a bastonate, non gestire bene il gran ritorno della serie avrebbe voluto dire rivelare chi Negan avesse effettivamente ucciso a 15-20 minuti dall'inizio dell'episodio, attraverso vari flashback, e invece è proprio quello che hanno fatto.

lunedì 13 maggio 2019

The Walking Dead (6a stagione) [Seconda parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/04/2016 Qui - Neanche dieci giorni fa si è conclusa la sesta stagione di The Walking Dead, con la seconda parte delle 16 puntate totali. Otto puntate che sebbene hanno rivitalizzato la serie, ci hanno lasciati con più domande che risposte. Le sorprese e le novità non sono mancate, come quella dell'ultima puntata, sedicesimo episodio, L'ultimo giorno sulla Terra, che ha introdotto il tanto atteso villain Negan, il cattivissimo personaggio dei fumetti, leader del gruppo dei Salvatori, la cui presenza aleggiava da tempo come una spada di Damocle sopra le teste dei nostri protagonisti. Di questo e di altro ne avevo parlato già nella prima parte, qui. Una puntata finale dalla durata di 63 minuti, circa 20 minuti in più rispetto a un episodio normale, che ci ha regalato un finale di stagione al cardiopalma, ansioso, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, ma deludente. Eh sì perché solo negli ultimi venti minuti (tutto il pathos che è venuto a mancare nei precedenti quaranta minuti), dopo mesi in cui gli autori si sono vantati, con tanto di annuncio in pompa magna, assistiamo all'introduzione finalmente attiva di Negan (trionfale e ad effetto, come forse mai era capitato prima d'ora) nella trama principale. Tante e diverse perplessità riguardanti gran parte del minutaggio che precede questo nuovo ingresso, quasi tutte le 8 puntate, praticamente in zona Cesarini, e proprio come un gol, ha salvato il risultato. La serie ricomincia da dove si era fermata, con Rick che scorta il gruppetto, inzuppati di zombie, verso la libertà, mentre tutti gli altri intrappolati e chiusi in casa. Proprio il nono episodio è stato quello più interessante, forse il momento più alto della stagione, quello in cui siamo costretti a dare l'estremo saluto a Jessie e i suoi due figli. La coralità estrema, insieme alla solidarietà contagiosa che si estende di porta in porta spingendo tutti gli abitanti di Alexandria a scendere in strada e a combattere insieme per la propria vita (ma anche e soprattutto per la salvaguardia della propria comunità) apre un nuovo capitolo che forse sarebbe stato più interessante da sviluppare, rispetto allo spazio dato a vicende come la ricerca di Deanna, l'innamoramento di Abraham o la morte di Denise. L'arrivo di Negan viene comunque gestito in un crescendo che riesce a montare un'aspettativa affatto deludente quando infine il capo dei Salvatori irrompe sulla scena insieme alla sua Lucille. Il carisma di Jesus, apparso fin troppo poco, non si riesce a bissare, ma la costruzione ansiogena della scena e la buona interpretazione di Jeffrey Dean Morgan ci fanno ben digerire il lungo monologo con il quale il presunto villain si presenta (presunto perché Negan non ha fatto altro che difendersi da un attacco crudele ed assassino del gruppo di Rick, che per la prima volta sembrano essere dalla parte dei cattivi).

domenica 12 maggio 2019

Z Nation (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/03/2016 Qui - Solamente 10 giorni fa si sono conclusi i 15 episodi, da gennaio in prima visione assoluta su AXN Sci-fi, della seconda stagione di Z Nation, appassionante serie action-adventure made in USA che ha rivoluzionato il genere apocalittico sugli zombie. La recensione della prima qui. Questa serie tv ideata dall'eclettica casa di produzione The Asylum, dalla prima stagione, è riuscita ed ha saputo fin da subito distinguersi per la sua capacità di reinterpretare in maniera originale e ironica, il ruolo degli zombie nell'immaginario collettivo, tanto da ritagliarsi uno spazio tutto suo nel cuore degli amanti del genere sia in USA che in Italia. Visto come clone di qualcosa di già visto, ha portato inevitabilmente ad un mancato apprezzamento ed a recensioni non certo lusinghiere, per un'opera che è andata alla ricerca di un proprio senso e di una propria direzione, cercando di prendere le distanze da un archetipo fin troppo ingombrante, proponendo una lettura differente dell'apocalisse zombie. Ironia ed azione, questi sembrano, a prima vista, gli elementi che danno una personalità al progetto. Progetto secondo me di grande fascino e interesse che fa della serie una delle più appassionanti del momento. Grazie ad una rivoluzionario metodo d'approccio al tema, la serie ha rivoluzionato non solo le produzioni o cliché sugli zombie e apocalittica fine del mondo, ma ha cambiato le regole, ossia nessuna regola, relegando la serie ad una trash ma spassosa avventura. Ricordando comunque il livello scarso, come nella prima, ma d'impatto, nuovo e fresco. Anche in questa seconda, i difetti della prima stagione sono però rimasti tali: troppa attenzione al lato più plastico e superficiale del problema zombie con un’attrazione per il lato action marcata all'inverosimile, e poco approfondimento dei personaggi che risultano solo blandamente tridimensionali e meramente strumentali ad una storia che solo a tratti si è rivelata interessante. I dialoghi sono caustici come e più di quelli della prima stagione e ci sono delle perle da manuale. Per non svelare troppo e rovinare la sorpresa, sappiate che in Z Nation (Stagione 2) ci sono: locali notturni per zombi; l’erba zombi (e non intendo quella che mangiano le mucche); neonati zombi; una puntata interamente alla Mark Twain, dopo che ha fatto uso pesante di allucinogeni. E addirittura,  a un certo punto uno dei personaggi dice: «Questo è troppo perfino per un’apocalisse zombi!». Il marchio Asylum si vede bello grande e si sente forte e chiaro, tanto che ad ogni puntata viene da chiedersi che tipo di riunioni facciano gli autori e quanto fuori di testa debbano essere per avere certe idee. E per farne addirittura una serie tv.

mercoledì 8 maggio 2019

The Walking Dead (6a stagione) [Prima parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/01/2016 Qui - Continua il viaggio dei superstiti, ad una apocalisse zombie, nella prima parte della sesta stagione di una delle serie tv più viste negli ultimi anni, The Walking Dead. I nostri 'eroi' ritornano ad affrontare i loro mostri interiori ma soprattutto esteriori ed esterni, quegli esseri, sempre più brutti, cattivi e sofisticati, che stanno uccidendo il mondo. Come se non bastassero gli zombie anche le persone, pazze e deviate (come in altre stagioni già viste) sono un ostacolo, e non da poco, da sconfiggere. Gente che non capisce che facendo in questo modo, aiuta i mostri a vincere e non il contrario. Ovviamente l'iter della serie non cambia anche in questa sesta ma non ultima stagione, lottare per sopravvivere a tutto e tutti, ma come sempre non tutto è bianco e nero, il grigiume è ovunque e dilagante. Il problema principale della serie però rimane, uno scopo preciso non c'è, i superstiti vanno a briglie sciolte. senza una meta, senza un qualcosa che riesca a movimentare la serie, è da sei stagioni che girano in tondo intorno ad Atlanta, ci vorrebbe un colpo di scena importante, non dei personaggi, ma della storia, altrimenti la monotonia prenderà il sopravvento. Da recenti notizie sembra che qualcosa di ciò potrebbe accadere. Ma veniamo a queste ultime puntate. Puntate che svelano un po' di più sui personaggi, soprattutto Morgan, vediamo infatti come è arrivato ad Alexandria e cosa ha passato per non uscire pazzo. La pazzia che ne deriverà quando certi personaggi (i Wolves) entreranno ad Alexandria. Ma chi sono questi Wolves veramente? i soliti sfigati che credono di ammazzare Rick e il suo gruppo, non succederà mai temo. Gli unici che potrebbero sono gli zombie, ma credo sia ancora più difficile. Tornando a Morgan, nonostante abbia visto nel suo viaggio tante brutte cose, non ha ancora capito come va il mondo, come cercare di far cambiare atteggiamento a uno di quei sfigati, serva veramente a qualcosa. Infatti appena l'avrà l'occasione scapperà dalla prigione. Speriamo che gli sia stata da lezione, ma secondo me ha forse definitivamente perso come la testa, come tanti del gruppo, non ha capito niente di quello che gli è stato insegnato. Secondo il suo 'mentore' non deve uccidere le persone, si, ma quelli sono animali, per fortuna però gli zombie li uccide. Ad ogni stagione qualcuno muore, a chi toccherà in questa? in un recente sondaggio tra me e me, ho risposto: tutti, così finisce. A parte gli scherzi, già in questa prima parte, qualcuno muore, qualcuno si salva per un pelo, qualcuno perde la testa e qualcuno continua a rompere le scatole.

giovedì 2 maggio 2019

Z Nation (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/08/2015 Qui - Grazie al mio mysky posso registrare una serie tv intera e gustarmela tutta d'un fiato, l'ultima in successione, anche se finita da mesi è questa. Z Nation è una serie televisiva post-apocalittica horror statunitense creata da Karl Schaefer e Craig Engler. Lo chiamano il The Walking Dead dei poveri non senza ragione. La serie è prodotta da The Asylum (la stessa di Sharknado, quella sublime accozzaglia di effetti speciali di bassa lega, ma vuoi mettere uno squalo volante, una figata) per la rete americana via cavo Syfy. In Italia su Axn Sci-fi. La prima stagione è composta da 13 episodi ed è stata rinnovata per una seconda. Poiché parliamo di zombie subito viene naturale confrontarla col fenomeno The Walking Dead, ma bisogna tenere conto che Twd è una serie hollywoodiana è quindi di livello, non tutti però definiscono Twd la miglior serie mai prodotta sugli zombie e in parte hanno ragione (anche se a me piace), infatti dopo le prime due stagioni veramente stupende hanno cercato di allungarlo, proponendo sempre lo stesso copione, arrivano in un luogo che sembra perfetto poi qualcosa succede e cambiano posto di continuo (la fattoria, la prigione, poi il Governatore e la sua città, poi un altro e adesso un altro ancora) e lo scopo finale non c'è. Per qualche critico particolarmente malizioso Z Nation non è che la versione low cost di The Walking Dead. In realtà le due serie, pur (ri)maneggiando gli stessi incubi, non potrebbero essere più diverse. Questa nuova serie, nonostante non ci sia cura dei dettagli, dove il make-up è imbarazzante e la regia banale così come la sceneggiatura, incentrata su dialoghi mai stimolanti, dove i personaggi sono piatti, bidimensionali, non hanno nemmeno una sfumatura, dove si parla poco (e male), si combatte molto (e bene), si annoia spesso (e volentieri) ha qualcosa di nuovo e diverso che la rende visibile, piacevole (dove qualche situazione vi farà sorridere), mettendo però in conto la qualità e livello di una serie tv di serie B.