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sabato 16 dicembre 2023

American Horror Stories (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2023 Qui - Anche questa stagione di American Horror Stories si conferma, purtroppo, una grande delusione. I lati negativi sono molti, e probabilmente il più grave è la sceneggiatura quasi mai curata e con gravissimi problemi che diventano sempre più noti nel corso degli episodi (ogni tanto tornano gli attori più ricorrenti come Denis O'Hare o Cody Fern, ma la maggior parte sono attori "nuovi", non del tutto ahimè buoni). Esclusi da questi gravi problemi sono sicuramente i primi due episodi, che hanno una sceneggiatura notevole e un perfetto lato tecnico, accompagnati da delle ottime colonne sonore (anche se il finale "collegato" del primo e la poca originalità del secondo gli fanno perdere punti). Ma per il resto, come detto, questa seconda stagione si mantiene sui livelli di mediocrità (generale) della prima. Purtroppo spesso ci sono finali "brutti", e il peggiore di tutti è l'ultimo episodio del lago, brutto davvero. Voto: 5,5

venerdì 22 gennaio 2021

Empire (5a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2021 Qui - Le premesse per una stagione piena di scintille a suon di musica c'erano tutte, ma purtroppo in larga parte disattese. La quinta stagione di Empire prometteva una nuova tornata di episodi ad alto tasso glamour e musicale, ma quello che ha dato è, e mi pare di ripetermi ogniqualvolta (anche per la quarta più o meno lo stesso), la stessa solfa, con un pizzico di sale in meno, ovvero canzoni meno entusiasmanti, svolte narrative ancor più prevedibili, l'abbondanza dei cliché, però quelli della serie, infatti stesso giro stesse montagne russe, spettacolarizzazione della malattia e del dolore, il potere e la delinquenza. Il primo dei 18 episodi si apre con un espediente ben noto alle serie tv che vanno parecchio avanti negli anni, ovvero con un bel salto temporale (due anni in questo caso), il meccanismo serve sì ai fini della trama, ma non sarebbe il caso di dire "ebbasta"? Che poi il colpo di scena che aveva chiuso la quarta sufficiente stagione è una bolla di sapone, quello aperto dal salto temporale (chi è morto?) crea suspense ma porta solo alla noia (la famiglia Lyon non cambia mai, cadono e si rialzano in un batter d'occhio, le storie personali sempre quelle). Empire continua sì ad attrarre, facendoti affezionare ai personaggi e alle disgrazie familiari a ritmo di hip hop e rap, ma il musical drama, nato dalla mente di Danny Strong e Lee Daniels, forse è giusto che giunga al capolinea, la sesta dovrebbe essere l'ultima, lo spero. Comunque la quinta per fortuna è godibile e veloce, e menomale che il cast è sempre all'altezza, altrimenti sarebbe stato peggio. Voto: 5,5

martedì 8 ottobre 2019

American Horror Story: Apocalypse (8a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/09/2019 Qui
Tema e genere: Ottava stagione delle celebre serie tv antologica horror creata da Ryan Murphy e Brad Falchuk.
Trama: Una crisi missilistica ha ridotto la terra in un agglomerato di scorie radioattive sterminando la quasi totalità della popolazione mondiale. I più ricchi hanno trovato riparo in bunker chiamati Avamposti, ma come e perché è successo? ma soprattutto chi la scatenata?
Recensione: Una serie che ha raccolto numerosi estimatori American Horror Story, fin dalla sua messa in onda dall'ormai lontano 2011, ma al contempo ne ha persi tanti. Poiché la serie antologica creata da Ryan Murphy, probabilmente la creazione più popolare del produttore e regista americano, tra le principali creazioni artefici del suo successo, ha offerto punti davvero alti di televisione ma anche sonori tonfi. Però nonostante i non eccezionali risultati delle precedenti stagioni (compresa la settima, Cult), egli, insieme a Brad Falchuk, ci riprova, e il risultato in parte sorprende, perché seppur emergono nuovamente segni di stanchezza creativa e di brillantezza nella costruzione narrativa, lo show si mantiene di buon livello. Perché certo, Ryan Murphy è bravissimo a calarsi in qualunque registro, maestro nella costruzione di personaggi complessi e dal vissuto delicato, egli si dimostra però meno abile a gestire il tutto d'insieme, a conferire unità alla varietà, a mantenersi coerente. L'horror, il demenziale, il cinema muto, la Fabbrica di Cioccolato dell'Apocalisse, ognuno di questi elementi è perfettamente realizzato in se stesso ma perde di senso nella globalità dello show, che risulta sovraccarico. Tuttavia non si può negare che Apocalypse rappresenti un netto miglioramento rispetto al recente passato della serie. Anche se questa svolta positiva debba essere presa come fonte di speranza o occasione di una degna e auspicabile chiusura, sarà il tempo a dirlo. Comunque, non all'altezza delle prime stagioni, lo show conferma ugualmente un trend in discesa, ma grazie al fandom e alla storyline interconnessa riesce a confezionare un buon prodotto seriale d'intrattenimento. Infatti Apocalypse, ovviamente lontano anni luce dalla perfezione di Asylum, si avvicina alla piena sufficienza di Coven, di cui è crossover insieme a un altro riuscito capitolo della serie, Murder House. Una scelta che si è rivelata curiosa, interessante e certamente originale nelle sue intenzioni iniziali, quella appunto di voler riunire in un'unica stagione i nuclei narrativi della prima e terza stagione della serie, che seppur non convince fino in fondo, trova una sua dimensione e forza. Questo grazie all'intreccio, che si discosta dalle precedenti contaminazioni in quanto quest'ultima connette direttamente quelle due stagioni. Se prima i legami erano dei puri e semplici riferimenti per fan, Apocalypse è frutto diretto dell'intreccio da quelle due storyline. L'Anticristo (se non era ancora chiaro dal banner è lui il personaggio della stagione) contro la confraternita di Streghe. Un scontro atteso e che è il fulcro di questa nuova stagione. Uno scontro fra titani. Questa decisione è in un certo senso la croce e delizia dell'ottava stagione che funziona in gran parte grazie alla spasmodica attesa di carpire tutte le interconnessioni tra i vari cicli di episodi. Funziona in gran parte per un fattore nostalgia e di affetto, però, dal punto di vista narrativo, la nuova storyline che non si dirama in modo congruo, anzi, complessivamente si completa ed estende in modo discontinuo. Ci sono puntate strepitose per costruzione narrativa e altre molto flosce e di puro "rilassamento". Alcune puntate riservano grandi momenti d'intrattenimento ma altre sono banali e soffrono di una costruzione sufficiente e superficialità.

martedì 25 giugno 2019

Empire (4a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/01/2019 Qui - La si aspettava con grande attesa, almeno personalmente parlando (come evidenziato alla fine della terza, alla fine della sua/mia recensione, qui), la quarta stagione di Empire, la serie che, ambientata nel mondo glamour della black music resta ancora uno degli show più chiacchierati negli USA. Infatti il cliffhanger finale aveva portato in sé grandi cambiamenti (e introdotto nuovi personaggi), che avrebbero dovuto in linea teorica consegnarci una quarta stagione letteralmente esplosiva, cosa che in parte questa stagione è, almeno fino a quando risulta chiaro durante l'andare avanti negli episodi che i nuovi personaggi, e non parliamo solo di Demi Moore, entrata a far parte del cast principale dopo l'apparizione della figlia Rumer Willis nella scorsa stagione (un ingresso che ha per lei rappresentato come il ruolo televisivo più importante da quando interpretò General Hospital nei primi anni '80), ma anche del Premio Oscar Forest Whitaker, nel ruolo dello Zio Eddie, un carismatico musicista amico della famiglia Lyon, saranno e verranno solamente "usati" per creare zizzania all'interno di un serial che aveva già portato in dote dalla terza una rivale di grande imponenza, la perfida Diana Dubois interpretata da Phylicia Rashad (celebre mamma della famiglia più famosa d'America, I Robinson), che ovviamente, dopo tante dolorose ferite che crea all'interno di una famiglia non proprio "normale", verrà (troppo) prevedibilmente sconfitta.

giovedì 6 giugno 2019

Empire (3a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2017 Qui - La seconda stagione di Empire (di cui qui trovate la mia piccola recensione), la famosa serie televisiva statunitense creata da Lee Daniels e Danny Strong per la Fox, che continua sempre a seguire le vicende di un'eccentrica famiglia nel mondo dell'hip-hop, ci aveva lasciato con il fiato sospeso, era infatti finito con Rhonda (che aveva finalmente ricordato chi era stata a farla cadere dalle scale e di conseguenza a farle perdere il bambino) e Anika (che astutamente si era fatta mettere incinta per ereditare) che litigavano sul tetto. La terza stagione si apre quindi esattamente dove era finita la precedente e (come potete anche notare dalla foto in basso) ha visto trionfare la furba Anika, che però successivamente, anche per colpa di Andre che ha assistito la scena (mandando altresì lui con problemi dissociativi a creare artriti con tutti) avrà grossi grattacapi, fino allo scioccante finale che gli rovinerà forse irrimediabilmente la vita. Come in verità a quasi tutti i componenti della famiglia, sempre costantemente in rivolta (anche troppa per via di scontri accessi e parole imperdonabili) tra loro, sempre poi (alquanto forzatamente e con tanta ipocrisia, che sta leggermente stancando) ricongiungersi a tarallucci e vino. Cosa che molte volte crea davvero ribrezzo e un po' di fastidio. Fortunatamente durante la stagione (che ha tenuto viva la tradizione e non ha deluso i suoi fan soprattutto con un season finale letteralmente esplosivo), le musiche eccezionali, le prove attoriali e i continui colpi di scena, la vivacità e la sensualità di certe ragazze, incredibili guest star (una bombastica Mariah Carey, una perfettina ma esuberante Eva Longoria ed anche Snoop Dogg), di intromissioni politiche di Phylicia Rashād de I Robinson e figlio (che complicheranno non poco, sia sentimentalmente ed altro i rapporti della famiglia Lyon), al contrario di ribaltamenti e situazioni prevedibili, storie d'amore ruffiane e momenti inutili, risollevano un po' la situazione che dopo 3 stagioni sempre però ormai non avere più una direzione.

domenica 19 maggio 2019

Empire (2a stagione) [Prima parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2016 Qui - Dopo un attesa di parecchi mesi, si è finalmente conclusa la seconda stagione di Empire, la serie musicale trash che ha avuto successo, soprattutto in America (una delle più viste e ascoltate in assoluto) per il suo modo nuovo e coinvolgente di fare spettacolo che ha contagiato anche me, nonostante questo genere di serie non le digerisco tanto. La seconda parte delle 18 puntate ha rivelato tante sorprese e retroscena interessanti su tutti i membri della famiglia tra cui uno importante sul capofamiglia Lucius Lyon, sempre ovviamente interpretato da un grande Terrence Howard. Della serie ne avevo già parlato alla conclusione delle prime 10 puntate di questa seconda stagione, in cui spiegavo tante cose sia sulla serie che si avvale di una grande produzione e di grandi artisti musicali, sia dietro che davanti la macchina da presa, sia sul modo di approcciarsi, in modo aggressivo e trash, anche se in queste 8 puntate rimanenti rimane più cauta e meno 'truzza', colpa si fa per dire, di un piccolo cambio nella storia e nella trama, più articolata ma più lineare. Comunque l'articolo in questione lo trovate qui. Prima di tutto il leitmotiv non cambia rispetto alle precedenti puntate, con new-entry tra il cast (cantanti famosi e attori bravi) ma sempre con la particolarità che ha sempre contraddistinto la serie, con canzoni originali molto belle accompagnate da spettacolari esibizioni, così come le storie dei protagonisti, sempre in lotta tra di loro, soprattutto dopo le vicende che si erano concluse in modo spiazzante.

domenica 12 maggio 2019

American Horror Story: Hotel (5a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/03/2016 Qui - Hotel è la quinta stagione della serie antologia American Horror Story e questo permette a chi non l'ha mai vista di cominciare a vederla anche se non ha ancora recuperato le stagioni precedenti ma io le ho viste tutte, e posso già affermare senza ombra di dubbio, che è una delle migliori stagioni, non la migliore in assoluto perché la paura, l'angoscia, i segreti inquietanti e la soggezione, che hanno contraddistinto la serie e le altre stagioni, risulta quasi assente, al contrario del sangue a fiumi. Perché American Horror Story: Hotel si è contraddistinta come una stagione confusionaria, a tratti noiosa anche nelle reiterate scene di sesso e omicidi, dove l'attenzione a scenografie e costumi è rimasta impeccabile ma che sembra aver perso la bussola fin dal principio, lasciando troppo a lungo aperte parentesi poi chiuse frettolosamente, e che ha mostrato qualche limite evidente, già trapelati in altre stagioni. Questa volta, come da sottotitolo, siamo in un Hotel (il Cortez per la precisione) nel centro di Los Angeles. Un luogo creato agli inizi degli anni Venti da James Patrick March (Evan Peters), un uomo sadico e pieno di se, un magnate americano con il vizio dell'omicidio. Egli creò l'albergo in modo da poter uccidere le sue vittime senza lasciare traccia e questa caratteristica pare sia rimasta impressa nell'architettura dell'Hotel (tra l'ambientazione di Shining e i film di Dario Argento) a tal punto che si comincia a popolare di spiriti maligni, vampiri e personaggi piuttosto strani. Nel corso degli anni infatti è diventato un luogo infestato dalle anime che hanno perso la vita al suo interno, tra cui March stesso, e dimora della Contessa (Lady Gaga), Elizabeth Johnson, una donna bellissima e immortale che uccide per vivere: è, in poche parole, un vampiro. L'accompagna Donovan (Matt Bomer), il figlio di Iris (Kathy Bates), receptionist dell'Hotel assieme a Liz Taylor (Denis O’Hare), un'eccentrica transessuale entrata anni prima nelle grazie della Contessa.

sabato 11 maggio 2019

Empire (2a stagione) [Prima parte]

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/02/2016 Qui - E' bastato un anno e una sola stagione a fare di Empire una serie cult, trash all'inverosimile ma con la musica nel sangue che rende la serie una delle più viste e ascoltate in assoluto. E' un musical drama di spessore, le canzoni sono tutte originali, coordinate da un certo Timbaland e con un cast di tutto rispetto, tra cui spicca il 'leone' Terrence Howard e una trashissisima Taraji P.Henson. Il capo di questa grande etichetta (Lucius Lyon, ex delinquente), cerca di gestire non solo artisti più disparati, ma anche i suoi tre figli e la tremenda ex moglie (ex spacciatrice e testimone), in eterno conflitto per l'amore ma soprattutto il potere. Alla fine della prima stagione è stato Jamal ad assumere il controllo dell'azienda, mentre gli altri due delusi e rammaricati figli, cercano altri modi di andare avanti. Ma nella prima parte della seconda stagione (Fox, 10 puntate da ottobre a dicembre 2015, gli altri restanti episodi sono previsti per Aprile), per loro i problemi non finiranno, perché anche se Lucius è finito in galera daranno filo da torcere al padre, così come lui che nonostante grossi grattacapi uscirà poi di prigione tornando così a comandare perché il boss, il grande capo indiscusso è sempre e solo lui.