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venerdì 22 marzo 2024

American Horror Story: NYC (11a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/03/2024 Qui - L'undicesima (ma non ultima) stagione di American Horror Story è una caduta di stile per gli autori (Brad Falchuck e Ryan Murphy) che farciscono di stereotipi una storia folle ed insensata nell'idea quanto irrazionale nell'esecuzione. L'episodio più bello secondo me è quello della cartomanzia, per il resto, poco horror e troppi cliché. American Horror Story: NYC cede infatti alle peggiori inclinazioni della serie finendo per consegnare un racconto sovrabbondante, confusionario e completamente fuori fuoco, incapace di conciliare le varie linee narrative che lo attraversano o di mantenere in rotta la carica critico-eversiva, oltretutto, finendo per annoiare a morte. Troppo caotica la sceneggiatura che vuole mescolare un serial killer con la pandemia (e l'AIDS) e giochetti erotici (di stampo gay) veramente poco riusciti. Il peggio, però, arriva con le due puntate finali: dopo avere evidentemente esaurito le idee (pur senza averne approfondita nessuna), gli autori si abbandonano a una lunga quanto goffa appendice metafisica che prende le distanze dalla storia per passare in rassegna il destino dei vari personaggi, forse nel tentativo (evidentemente infelice) di agguantare una dimensione tragico-lirica. Il materiale comunque c'era, ma sfruttato male, tanto che, se non la peggiore stagione (di certo peggiore rispetto alla forzata decima), sicuramente tra le peggiori. Voto: 4,5 [Disney Plus]

sabato 16 dicembre 2023

American Horror Stories (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2023 Qui - Anche questa stagione di American Horror Stories si conferma, purtroppo, una grande delusione. I lati negativi sono molti, e probabilmente il più grave è la sceneggiatura quasi mai curata e con gravissimi problemi che diventano sempre più noti nel corso degli episodi (ogni tanto tornano gli attori più ricorrenti come Denis O'Hare o Cody Fern, ma la maggior parte sono attori "nuovi", non del tutto ahimè buoni). Esclusi da questi gravi problemi sono sicuramente i primi due episodi, che hanno una sceneggiatura notevole e un perfetto lato tecnico, accompagnati da delle ottime colonne sonore (anche se il finale "collegato" del primo e la poca originalità del secondo gli fanno perdere punti). Ma per il resto, come detto, questa seconda stagione si mantiene sui livelli di mediocrità (generale) della prima. Purtroppo spesso ci sono finali "brutti", e il peggiore di tutti è l'ultimo episodio del lago, brutto davvero. Voto: 5,5

venerdì 26 marzo 2021

Big Little Lies (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - La seconda stagione di Big Little Lies lascia il sapore di un lussuoso prolungamento di un arco narrativo già abbondantemente esauritosi. Dopotutto la prima stagione era l'adattamento del romanzo omonimo di Liane Moriarty, questa seconda no. Tuttavia pur avendo più una rotta già tracciata da seguire, David Kelley e il suo team di autori ne trovano una nuova che non snatura i personaggi, ma parte da quanto accaduto per portarne avanti una evoluzione coerente. Un merito che va riconosciuto per quanto il viaggio (reso di suo però già arduo vista la difficoltà a questo giro di costruire la tensione, facilitata precedentemente dal senso di "tragedia annunciata" che pervadeva la prima stagione, ma qui mancante) non sia tuttavia privo di fastidiose turbolenze. Ancora una volta (ma più dell'altra volta), Big Little Lies si aggrappa al suo cast scintillante (ad una corona già ricca di gemme, la serie ha aggiunto in questa seconda stagione un gioiello ancora più splendente: Meryl Streep, alla iconica attrice viene affidato un personaggio difficile da gestire, ma che viene portato in scena con la convincente maestria di cui solo lei è capace) per nascondere dietro quell'arcobaleno di qualità i difetti di una scrittura che a volte inciampa rialzandosi in modo goffo. Tra bambini che sanno troppo e troppo in fretta e una scena conclusiva del season (finale che mette a rischio in maniera contraddittoria tutto quanto ognuna delle cinque amiche ha raggiunto in questa seconda stagione). Alla fine, Big Little Lies viene promossa ancora una volta. Ma la lode stavolta non la prende. La qualità sempre elevatissima della recitazione e di regia e fotografia offuscano sì le pecche di sceneggiatura, però non basta. Il risultato è tuttavia godibile. Voto: 7

venerdì 24 maggio 2019

American Horror Story: Roanoke (6a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/02/2017 Qui - Partendo dal presupposto che la sesta stagione di American Horror Story mi sia moderatamente piaciuta devo subito dire due parole in negativo, ma che casino è questo? Perché se da un lato l'idea è originale e anche azzeccata, dall'altra, ancora una volta la serie perde il suo mordente, la sua parte più horror, poiché a parte La Macellaia ed alcuni rari sussulti, la serie, intitolata Roanoke, non mi ha per niente impressionato, impaurito o spiazzato più di tanto, anzi, se non fosse per l'idea seppur geniale di dividere la serie in tre parti cambiando totalmente registro, non avrei neanche resistito a vedere la puntata numero due e tutte le altre, e invece ho continuato e ho visto, ho visto soprattutto come da un idea geniale non è sempre certo che esca qualcosa di buono, anche se funzionale. Difatti la sesta stagione di American Horror Story si è fortemente distinta dalle altre stagioni della serie antologica creata da Ryan Murphy con Brad Falchuk, ma purtroppo non proprio in positivo, ovviamente personalmente parlando, poiché non tutto ha funzionato secondo me, anche se resta il fatto che la serie ha dalla sua, la sua lampante unicità, mai nessuno aveva pensato ad una cosa del genere eppure quel geniaccio di Murphy l'ha fatto, ed ha comunque realizzato una discreta stagione ma sotto molti aspetti deludente. Prima di tutto regna una confusione allucinante, all'inizio è un po' strano e difficile da capire, poi quando qualcosa riesci a capire ecco che la sesta puntata rimescola le carte e definitivamente ti perdi, fino ad arrivare alle ultime incredibili puntate, come quando sembra di assistere al processo contro O.J. Simpsons, dello stesso regista come è risaputo, oppure ad programma su Dmax. Insomma qualcosa di straniante e strambo, pure modestamente noioso, anche se nuovo, innovativo, unico e geniale. E' questo il problema che ho riscontrato e che mi lascia più di un dubbio, perché è mezzo capolavoro mezzo disastro, praticamente agli antipodi, e come ho letto tempo fa in un blog (quello della Bionic Girl), viaggia costantemente tra disgusto e genialità, che decidere da che parte tendere diventa un'impresa. E quindi, è stata per me (e/o per tutti) una lieve delusione, o un mezzo successo? Per scoprirlo continuate a leggere.

domenica 12 maggio 2019

American Horror Story: Hotel (5a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/03/2016 Qui - Hotel è la quinta stagione della serie antologia American Horror Story e questo permette a chi non l'ha mai vista di cominciare a vederla anche se non ha ancora recuperato le stagioni precedenti ma io le ho viste tutte, e posso già affermare senza ombra di dubbio, che è una delle migliori stagioni, non la migliore in assoluto perché la paura, l'angoscia, i segreti inquietanti e la soggezione, che hanno contraddistinto la serie e le altre stagioni, risulta quasi assente, al contrario del sangue a fiumi. Perché American Horror Story: Hotel si è contraddistinta come una stagione confusionaria, a tratti noiosa anche nelle reiterate scene di sesso e omicidi, dove l'attenzione a scenografie e costumi è rimasta impeccabile ma che sembra aver perso la bussola fin dal principio, lasciando troppo a lungo aperte parentesi poi chiuse frettolosamente, e che ha mostrato qualche limite evidente, già trapelati in altre stagioni. Questa volta, come da sottotitolo, siamo in un Hotel (il Cortez per la precisione) nel centro di Los Angeles. Un luogo creato agli inizi degli anni Venti da James Patrick March (Evan Peters), un uomo sadico e pieno di se, un magnate americano con il vizio dell'omicidio. Egli creò l'albergo in modo da poter uccidere le sue vittime senza lasciare traccia e questa caratteristica pare sia rimasta impressa nell'architettura dell'Hotel (tra l'ambientazione di Shining e i film di Dario Argento) a tal punto che si comincia a popolare di spiriti maligni, vampiri e personaggi piuttosto strani. Nel corso degli anni infatti è diventato un luogo infestato dalle anime che hanno perso la vita al suo interno, tra cui March stesso, e dimora della Contessa (Lady Gaga), Elizabeth Johnson, una donna bellissima e immortale che uccide per vivere: è, in poche parole, un vampiro. L'accompagna Donovan (Matt Bomer), il figlio di Iris (Kathy Bates), receptionist dell'Hotel assieme a Liz Taylor (Denis O’Hare), un'eccentrica transessuale entrata anni prima nelle grazie della Contessa.