Visualizzazione post con etichetta Indira Varma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Indira Varma. Mostra tutti i post

mercoledì 16 novembre 2022

Obi-Wan Kenobi (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/11/2022 Qui - Dieci anni dopo le vicende de La vendetta dei Sith, Obi-Wan affronta una pericolosa missione per salvare la piccola principessa Leia rapita dall'impero allo scopo di stanarlo. Uno dei personaggi più amati della saga di George Lucas protagonista di una serie ambientata su diversi pianeti, a partire dallo storico Tatooine. Sebbene la vicenda sia lungi dall'essere originale o particolarmente coinvolgente, Obi Wan è un grande regalo ai fan di Star Wars. Curato nelle ambientazioni e negli effetti speciali, è un "ritorno a casa" di un personaggio che trova in Ewan McGregor il suo interprete ideale. Naturalmente i momenti più suggestivi sono le sequenze con Vader, ma non si disdegnano neppure le figure dell'Inquisitore e terza sorella (già intraviste in Star Wars Jedi: Fallen Order, gran gioco). Non assolutamente un capolavoro ma un buon prodotto curato, un prodotto non perfetto, anzi, ma comunque meritevole di visione. Voto: 6

sabato 23 aprile 2022

Carnival Row (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2022 Qui - Un programma ambizioso, un dramma steampunk/fantasy tecnicamente pregevole ma narrativamente disomogeneo. Se è infatti ben evidente lo sforzo produttivo grazie a un works-building estremamente ricco e curato e ammirevole nel ricostruire una Londra ucronica e post-industriale fantastica ma, al contempo, verosimile, la serie mostra invece il fianco come improbabile patchwork di generi, una rilettura pedestre di archetipi, anche scontati, che vanno dal Mito favolistico al thriller poliziesco con derive anche orrorifiche, tra Jack lo squartatore e il mito del Golem, e che spazia dalla semplice avventura alla denuncia sociale, dal tema dell'immigrazione al razzismo, dal dramma politico al conflitto sociale, da Jules Verne ad Arthur Conan Doyle passando, perché no, anche da Jane Austen. Tante storie e argomentazioni (forse troppe) trattate anche con crudezza ed estremo realismo ma che si intrecciano troppo caoticamente, perdendosi in uno specchio che vorrebbe rappresentare, in tutta la sua bruttezza, il nostro mondo ma che spesso si riduce soltanto in un melodramma anche piuttosto pedante. Ad incidere è anche la scelta dei protagonisti, in primis Orlando Bloom e Cara Delevingne, dettata probabilmente più dalla fama e dallo star power che non dalla rispettive capacità (anche se la seconda non mi era affatto dispiaciuta in Life in a Year e il primo qualche buona prova ha offerto in carriera), e da un resto del cast in realtà piuttosto anonimo, ad eccezione di Jared Harris, seppur relegato in un ruolo di contorno. Carnival Row, un titolo poco originale che notevoli premesse non mantiene, non del tutto ancora, perché anche se non era necessario, purtroppo una seconda stagione ci sarà. Voto: 5+

mercoledì 19 giugno 2019

Patrick Melrose (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/09/2018 Qui - E' innegabile che Benedict Cumberbatch sia un grande talento, talento che ha dimostrato ancora una volta in Patrick Melrose, la miniserie Showtime in 5 puntate sbarcata settimane fa su Sky Atlantic, che è sembrata l'occasione giusta per valorizzare le doti interpretative della star di Hollywood. Peccato che la serie e la storia, ispirata ai romanzi semi-autobiografici di Edward St Aubyn, creata da David Nicholls e diretta da Edward Berger, nonostante la sua grande prova (che gli è valsa una nomination agli Emmy) sia di una tristezza fine a se stessa, senza spunti costruttivi e in cui la pesantezza la fa da padrona. Il filo conduttore delle cinque puntate (dove ognuna è l'adattamento a un romanzo del ciclo ed è da considerarsi come un film a sé stante, dedicato a un particolare periodo della vita del protagonista) sono le sofferenze inflitte a Patrick quand'era bambino da chi più di tutti avrebbe dovuto amarlo senza riserve, ovvero i genitori, due esponenti dell'alta borghesia britannica. Da una parte il padre, sadico e crudele che abusa di lui, dall'altro la madre, incapace di difenderlo perché a sua volta traumatizzata dal marito, e troppo presa a bere e impasticcarsi per accorgersi di quanto succede al figlio. Questi drammi faranno di Patrick Melrose un uomo distrutto, incapace di affrontare la vita, che si rifugia in alcol e droghe per evitare di restare lucido e ripensare a quanto ha subito da bambino. A salvare la situazione dal dramma totale e a rendere la serie più una dark comedy che una tragedia in piena regola, c'è quel filo di humor inglese tanto difficile da soffocare. Un aspetto deprimente dell'intera storia è che sotto la patina di disperazione che lo ricopre, si intravede l'uomo brillante e di successo che Patrick avrebbe potuto diventare se non avesse dovuto vivere simili indicibili traumi. La prima puntata ambientata negli anni '80, che vede il protagonista apprendere la notizia della morte del padre, farsi una bella risata per questo e successivamente drogarsi e ubriacarsi all'inverosimile, sorprende in positivo, grazie a Cumberbatch che convince del tutto nella sua prova di drogato schizofrenico, tanto da risultare quasi eccessivo ed antipatico. La seconda puntata, la più difficile da digerire e vedere fino alla fine, che ci porta in una splendida villa nel sud della Francia negli anni '60 dove vediamo il piccolo Patrick alle prese col padre sadico, convince meno, anche se plauso al regista che tratta questo argomento con i guanti, riuscendo a trasmettere tutta l'angoscia e la drammaticità della vicenda mostrando poco e niente.