Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/08/2023 Qui - La seconda stagione di Carnival Row arriva a quattro anni dalla prima. Un tempo che però non è stato utilizzato per dar vita a qualcosa di imponente ma anzi sembra aver inficiato negativamente sui nuovi episodi, caratterizzati da una certa disomogeneità e svogliatezza. A rendere a suo modo piacevole questa nuova stagione contribuiscono poche sparse scene o sequenze e il contesto fantasy in cui il racconto è calato, ma per il resto grande delusione. Si vede benissimo che questa stagione è raffazzonata, fatta con il girato che c'era e cercando di appiccicargli un finale. Manca il mistero, manca la tensione, in compenso c'è un'abbondanza di scene cruente che in nessun modo compensa le mancanze di una trama esile, anzi di varie sotto-trame esili che giungono all'epilogo senza sussulti, senza colpi di scena, senza carica. La seconda stagione di Carnival Row mette infatti su tanta carne al fuoco senza riuscire a gestire tutto in modo soddisfacente, un po' lo stesso problema della prima con l'aggravante che, essendo questo il finale (che ovviamente non rivelo), ci si aspettava uno sforzo maggiore per gestire tutto al meglio. Perché insomma, alla seconda annata, la serie ricalca gli errori della precedente e ne commette di nuovi. Mancano oltretutto il cuore e la passione in ogni aspetto della serie, a partire dalla recitazione. La sceneggiatura imbocca la strada della contestazione sociale, ma lo fa in un modo così evidente e forzato da risultare sciapa e inefficace. Tutti gli elementi d'impatto vengono buttati nella mondezza, soppressi in favore di una narrazione soporifera e priva di contenuto. In definitiva, del tutto insoddisfacente. Un finale di certo indegno per quella che sembrava una grande promessa. Voto: 5
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venerdì 18 agosto 2023
Carnival Row (2a stagione)
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sabato 23 aprile 2022
Carnival Row (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2022 Qui - Un programma ambizioso, un dramma steampunk/fantasy tecnicamente
pregevole ma narrativamente disomogeneo. Se è infatti ben evidente lo
sforzo produttivo grazie a un works-building estremamente ricco e curato
e ammirevole nel ricostruire una Londra ucronica e post-industriale
fantastica ma, al contempo, verosimile, la serie mostra invece il fianco
come improbabile patchwork di generi, una rilettura pedestre di
archetipi, anche scontati, che vanno dal Mito favolistico al thriller
poliziesco con derive anche orrorifiche, tra Jack lo squartatore e il
mito del Golem, e che spazia dalla semplice avventura alla denuncia
sociale, dal tema dell'immigrazione al razzismo, dal dramma politico al
conflitto sociale, da Jules Verne ad Arthur Conan Doyle passando, perché
no, anche da Jane Austen. Tante storie e argomentazioni (forse troppe)
trattate anche con crudezza ed estremo realismo ma che si intrecciano
troppo caoticamente, perdendosi in uno specchio che vorrebbe
rappresentare, in tutta la sua bruttezza, il nostro mondo ma che spesso
si riduce soltanto in un melodramma anche piuttosto pedante. Ad incidere
è anche la scelta dei protagonisti, in primis Orlando Bloom e Cara
Delevingne, dettata probabilmente più dalla fama e dallo star power che
non dalla rispettive capacità (anche se la seconda non mi era affatto
dispiaciuta in Life in a Year e il primo qualche buona prova ha offerto in carriera), e da un resto del cast in realtà
piuttosto anonimo, ad eccezione di Jared Harris, seppur relegato in un
ruolo di contorno. Carnival Row, un titolo poco originale che notevoli
premesse non mantiene, non del tutto ancora, perché anche se non era
necessario, purtroppo una seconda stagione ci sarà. Voto: 5+
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lunedì 13 luglio 2020
The Loudest Voice - Sesso e potere (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/07/2020 Qui - Una serie tv, anzi, miniserie (7 uniche e sole puntate), realistica e didascalica, la storia (tramite periodi focali) dell'ascesa al potere e della rovinosa caduta di Roger Ailes, il creatore di Fox News. Un affresco spesso disgustoso di una mentalità che è sempre stata considerata vincente: quella della destra americana più privilegiata e potente. Roger Ailes era un burattinaio che creava e distruggeva: poteva decretare il successo e il fallimento di una vita, di una carriera, di un essere umano. Roger Ailes si credeva un dio e come tale si comportava. Non aveva limiti, freni o inibizioni, a lui tutto era dovuto, perché poteva, perché era sicuro di esserne in grado, perché non c'era nessuno a fermarlo, fino a quando una sola donna ha avuto l'astuzia di incastrarlo per tutte le sue colpe. The Loudest Voice, produzione Showtime, andata in onda su Sky Atlantic, è quindi una miniserie d'impatto, in cui è difficile entrare in empatia con il "mostro", vorresti solo gridare al mondo tutta la tua indignazione. E tuttavia al di là di ciò, ci sono validi motivi per consigliarne una visione. Prima di tutto, l'interpretazione dei protagonisti principali. Una discreta prova corale per tutto il cast, sulla quale svettano un irriconoscibile Russell Crowe (che, vecchio e grasso, interpreta Roger con una convinzione e un'arroganza che rendono il personaggio credibile) e Naomi Watts (una nota di merito per Seth MacFarlane che, una volta tanto, abbandona i panni di attore da commedia per indossare quelli scomodi e sgradevoli di Brian Lewis). Ci sono poi i fatti storici riportati con cruda freddezza: l'11 settembre, la salita al potere di svariati presidenti americani, il ruolo che Fox News ha avuto nella manipolazione delle menti del pubblico medio, la controversa personalità di Rupert Murdoch. C'era una logica chiara dietro alle azioni del gran capo della Fox, in grado di decidere le sorti della politica americana. Inoltre, The Loudest Voice si incanala in quel filone di tv verità che fa un pesante riferimento al movimento del MeToo. The Loudest Voice e getta luce anche su quanto fragile e manipolabile sia l'opinione pubblica americana. E, forse, non solo americana. Insomma parecchia la carne al fuoco, e certo, non sarà perfetta, non sarà di eccellente qualità (e non per tutti), ma questa miniserie va vista, per sapere qualcosa in più degli Stati Uniti e degli intrecci tra giornalismo televisivo e politica, per entrare nel complicato e vergognoso meccanismo che ha per anni gestito Fox News, e poi al massimo indignarci. Voto: 7
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