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lunedì 30 marzo 2026

Le serie tv del mese (Marzo 2026)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 30/03/2026 Qui - Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

The Last Kingdom (1a stagione) - Una solida serie storico‑medievale che unisce ritmo serrato, battaglie credibili e un protagonista diviso tra due mondi. Uhtred funziona come ponte narrativo tra Sassoni e Danesi, sostenuto da un cast efficace in cui spicca il Re Alfredo. L'ambientazione è curata, il "muro di scudi" convincente, e il racconto della nascita dell'Inghilterra mantiene un taglio più realistico rispetto a Vikings, con cui condivide temi e atmosfera ma non l'elemento quasi mitico. La stagione procede veloce, con salti temporali lasciati all'intuizione dello spettatore e una trama che intreccia guerra, fede, vendetta e politica senza perdere coerenza. Qualche limite emerge nei dettagli visivi più moderni e nell'invecchiamento poco credibile del protagonista, ma il finale risulta soddisfacente e chiude bene l'arco dei primi due romanzi di Bernard Cornwell. In sintesi: un racconto compatto, coinvolgente e più storico che epico, consigliato agli appassionati del genere. Voto: 7

Fallout (2a stagione) - La seconda stagione funziona, pur perdendo parte dell'effetto sorpresa della fantastica prima (un ottimo inizio per la serie basata sull'omonima serie di videogiochi di ruolo). È una stagione di transizione, più costruita che esplosiva, ma ricca di idee, colpi di scena e un'espansione della lore che farà felici i fan. Il passato pre‑apocalittico offre i momenti più forti, con una riflessione sul potere che arricchisce la serie. Le parti nel presente, invece, risultano talvolta più prevedibili e meno incisive, complice un ritmo centrale un po' irregolare. Nonostante ciò, i personaggi reggono benissimo: Lucy cresce, il Ghoul rimane magnetico, e l'alchimia tra i due è uno dei punti fermi dello show. New Vegas è un'ambientazione riuscita, piena di citazioni ma non ridotta a fan service. La trama introduce nuove minacce (Enclave, Legione, NCR, House) e rilancia la posta in gioco con un finale che apre scenari enormi, dal Colorado innevato alla rivelazione dei microchip di controllo mentale. In sintesi: una stagione solida, meno sorprendente ma più ambiziosa, che prepara un terzo capitolo potenzialmente devastante senza perdere identità né qualità. Voto: 7,5

Il Baracchino (1a stagione) - Una piccola sorpresa dell'animazione italiana: sei episodi rapidi, un mix di 2D, 3D, stop‑motion e pupazzi che crea un bianco e nero riconoscibile e pieno di carattere. Claudia, doppiata da una brillante Pilar Fogliati, tenta di salvare un vecchio locale di stand‑up insieme a un gruppo di comici‑creature doppiati da Lillo, Ferrario, Ravenna, Rapone, Tinti, Giraud, Matano e Sermonti. La serie (firmata Lucky Red e disponibile su Prime Video) diverte ma sa colpire: tra mockumentary alla The Office e humour irriverente emergono fallimento, lutto, frustrazione e il paradosso del comico che fa ridere mentre affonda. Il quinto episodio, unico a colori, ne rivela il cuore più amaro. I rimandi a Bojack Horseman e a Zerocalcare ci sono, ma Il Baracchino trova una voce propria, intima e legata alla scena stand‑up italiana. Qualche sbavatura c'è, ma l'insieme è fresco, maturo e promettente. Un antipasto gustoso che fa sperare in una seconda stagione più ampia e coraggiosa. Voto: 7+

Cruel Summer (Serie Completa) - La serie parte fortissimo: la prima stagione è un thriller psicologico costruito con intelligenza, giocato su tre linee temporali (1993‑95) che ribaltano continuamente il rapporto tra Kate e Jeanette. Regia, fotografia e cast funzionano, l'estetica anni '90 è curata e il racconto scava con precisione nelle fragilità adolescenziali. Qualche prevedibilità c'è, ma resta una stagione tesa, solida e sorprendentemente matura, capace di parlare anche oltre il pubblico teen. La seconda stagione (ambientata a cavallo dell'anno 2000) prova a replicare la formula, ma ne perde la sostanza. Pur mantenendo la struttura tripartita e una confezione elegante, la storia di Megan, Isabella e Luke scivola nel melodramma, accumula colpi di scena poco credibili e non sviluppa davvero i personaggi. Il mistero è debole, il finale non incide e l'insieme appare confuso. In sintesi: Cruel Summer vale per la sua prima stagione; la seconda conserva la forma, ma non l'anima. Voto complessivo: 6,5

BONUS

Kenshin - Samurai vagabondo (1996-1998) [Serie - 95 Episodi] - Uno dei grandi anime degli anni '90, capace di fondere azione, emozione e riflessione con una naturalezza rara. Dopo un avvio episodico e più leggero, la serie trova rapidamente il suo ritmo e raggiunge il suo apice con la saga di Kyoto, un arco narrativo intenso, ricco di combattimenti memorabili e personaggi che restano impressi. Kenshin è un protagonista carismatico, guidato da ideali forti e da una determinazione che lo rende unico nel panorama degli shounen. Attorno a lui si muove un cast ricco e ben definito, ma è Shishio a dominare la scena: un antagonista potente, affascinante, capace di catalizzare l'attenzione e dare alla serie una profondità inaspettata. Anche i comprimari, pur con qualche momento meno convincente, contribuiscono a creare un mondo vivo e coerente. Dal punto di vista tecnico, l'anime sorprende ancora oggi: animazioni curate, regia dinamica, combattimenti fluidi e una colonna sonora splendida che amplifica ogni emozione. Le opening e le ending sono iconiche e contribuiscono a costruire un'atmosfera unica, sospesa tra dramma, romanticismo e ironia. Pur con qualche episodio meno riuscito e qualche scontro secondario un po' forzato, Rurouni Kenshin rimane un'opera fondamentale. È la storia di un uomo e di un'epoca, un racconto di ideali, coraggio e cambiamento che continua a emozionare e coinvolgere. Un anime da vedere, da vivere e da ricordare. Valutazione 8

giovedì 25 settembre 2025

Le serie tv del mese (Settembre 2025)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 25/09/2025 Qui - Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

Squid Game (3a stagione) - La terza stagione rappresenta una conclusione dignitosa per la saga ideata da Hwang Dong-hyuk, riuscendo a chiudere il cerchio narrativo iniziato con la prima, folgorante stagione. Sebbene sia di fatto la seconda parte della stagione precedente, riesce a trovare un finale che, pur non raggiungendo le vette iniziali, si dimostra all'altezza del compito. Il merito va soprattutto allo showrunner, che ha saputo portare a termine la sua visione nonostante le pressioni evidenti da parte di Netflix, più interessata allo sfruttamento commerciale del brand che alla sua evoluzione naturale (reboot e/o spin-off anche no). Questa terza stagione punta più sul "cosa" che sul "come": i giochi sono visivamente spettacolari e più complessi, ma il racconto soffre di una certa fretta, con personaggi meno approfonditi e una mitologia interna che perde coerenza. Il risultato è una chiusura che lascia buoni ricordi, ma anche interrogativi irrisolti, segnando una parabola discendente rispetto all'impatto iniziale. Nonostante tutto, Squid Game 3 riesce a salvarsi e a offrire un epilogo coerente per Gi-hun e gli altri protagonisti, a cinque anni dalla prima messa in onda. La serie conferma il suo status di fenomeno culturale, capace non solo di intrattenere, ma anche di stimolare riflessioni profonde su disuguaglianza, disperazione e i limiti morali dell'essere umano. In un mondo sempre più diviso, le scelte dei personaggi risuonano con le nostre, rendendo Squid Game un racconto disturbante ma necessario. Voto: 7

Cobra Kai (6a stagione) - La sesta stagione di Cobra Kai è stata per me un mix di emozione e delusione. Dopo un inizio promettente, la serie ha perso il contatto con la realtà, diventando sempre più assurda e ripetitiva (sempre più surreale). I primi episodi sono stati piatti e dimenticabili, con dinamiche stanche e personaggi poco incisivi. Il Sekai Taikai ha riportato un po' di interesse, ma tra regole confuse e scelte narrative discutibili, anche questa parte ha faticato a convincere. Solo nell'ultima parte la serie ritrova un po' di sé stessa: nostalgia, emozioni e un finale che, pur imperfetto (tra forzature narrative e buonismo eccessivo), rende giustizia al protagonista e chiude il cerchio. Pur perdendo il contatto con la realtà, Cobra Kai resta godibile se accettato come puro intrattenimento sopra le righe, un po' come Holly e Benji: improbabile, ma irresistibile. Cobra Kai ha avuto alti e bassi, e forse è andata avanti troppo a lungo (qui la quinta), ma è stato un bel viaggio. Tecnicamente solido, ma narrativamente prudente, Cobra Kai saluta i fan con affetto, omaggiando il mito di Karate Kid e lasciando un messaggio chiaro: trovare il proprio equilibrio è la vera vittoria. Voto: 5,5

Riverdale (7a stagione) - La settima stagione di Riverdale disorienta e delude. Dopo sei stagioni dense di trame intricate, relazioni complesse e sviluppi sovrannaturali, la serie si reinventa completamente con un'ambientazione negli anni '50, cancellando di fatto tutto ciò che era stato costruito. I personaggi vengono riscritti, i loro traumi e percorsi di crescita ignorati, e le relazioni centrali (come quella tra Archie, Betty e Veronica) vengono svuotate di significato. Sebbene il finale riesca a commuovere, l'intera stagione appare scollegata dal resto della serie, con un tono predicatorio e una forte enfasi su tematiche sociali come razzismo e omofobia, trattate però in modo ripetitivo e poco integrato nella narrazione. Il risultato è un reboot mascherato da conclusione, che lascia l'amaro in bocca a chi ha seguito fedelmente la serie fin dall'inizio. Voto: 5

Disincanto (Serie Completa) - Creata da Matt Groening, una serie animata che si distingue dalle sue opere precedenti per l'approccio narrativo più seriale e complesso. Ambientata nel regno fantasy di Dreamland, segue le disavventure della principessa Bean, dell'Elfo e del demone Luci, affrontando con ironia temi come la vita, la morte, l'amore e la sessualità. La serie si fa notare per la cura dell'animazione e delle scenografie, oltre che per la dinamica tra i protagonisti, che regala momenti divertenti e talvolta toccanti. Tuttavia, non mancano i difetti: l'umorismo è spesso meno efficace rispetto a I Simpson o Futurama, e la trama, soprattutto nelle stagioni finali, tende a diventare confusa e ripetitiva. Il titolo stesso, "Disincanto", risulta poco incisivo nel rappresentare l'identità della serie. Nonostante ciò, il percorso dei personaggi e la volontà di sperimentare una narrazione più articolata rendono Disincanto un esperimento interessante, seppur imperfetto, nel panorama dell'animazione per adulti. Voto: 6,5

BONUS

Elfen Lied (2004) [Serie - 13 Episodi + 1 OAV] - Un anime che osa, ma vive di estremi: violenza grafica, tristezza profonda e fanservice discutibile. La trama, pur valida e ricca di temi forti come discriminazione, amore, vendetta e trauma, soffre di buchi narrativi e un finale tronco con cliffhanger irrisolti. Alcuni personaggi brillano (Lucy, Nana, Kurama), altri risultano stereotipati e irritanti (Kōta, Yuka). Il sangue non è gratuito: contribuisce a un'atmosfera tragica e intensa. L'opening "Lilium", in latino e visivamente ispirata a Klimt, è una gemma. Non perfetto, ma coinvolgente e consigliato a chi cerca emozioni forti e riflessioni profonde. Valutazione 6,90

RIN - Le figlie di Mnemosyne (2008) [Serie - 12 Episodi] - Un anime noir-fantasy con forti elementi ecchi e torture porn. Ambientato tra anni '90 e futuro, ruota attorno a Rin, investigatrice immortale, e all'albero mitologico Yggdrasil, i cui frutti donano immortalità alle donne e trasformano gli uomini in angeli violenti e inquietanti. La serie alterna casi investigativi a salti temporali, ma soffre di ripetitività e una trama orizzontale debole (mix eccessivo di generi trattati in modo confuso), appesantita da scene erotiche forzate e personaggi poco sviluppati. Solo negli episodi finali Rin acquista profondità, mentre gli angeli portano tensione e morbosità che salvano l'anime dal naufragio. Disegni e ambientazioni convincono, ma il fanservice sadomaso domina la narrazione. Un esperimento audace, disturbante e imperfetto. Valutazione 6,75

venerdì 21 giugno 2024

Yellowjackets (1a & 2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/06/2024 Qui - Ispirata a Lost, ecco la versione femminile de La società della neve, che si rivela interessante ma tendenzialmente ripetitiva, con salti temporali che esplorano gli stessi eventi da prospettive diverse. Questa tecnica, seppur utile per "allungare il brodo", crea una serie che mantiene un certo equilibrio tra i generi (dramma, survival e thriller con spruzzate d'horror) e a livello narrativo, ma rischia di annoiare lo spettatore con la ripetizione degli stessi eventi. La prima stagione getta comunque delle buone basi e delle buone aspettative per la stagione successiva. Una stagione, la seconda che, sebbene leggermente inferiore in termini di prestazioni, presenta dei momenti di forza e segue la struttura narrativa della precedente con due linee temporali. I migliori di questi momenti si trovano nella linea temporale del passato, mentre quella del presente risulta più debole, con una trama poliziesca meno avvincente e personaggi meno sviluppati (notevoli tuttavia le prove attoriali delle tre "grandi nomi"). Il finale cerca un colpo di scena scontato, ma lo realizza goffamente. Si percepisce ancora l'intento di dilatare la narrazione, il che non è positivo. Una terza stagione sembra inevitabile, ma a mio avviso dovrebbe essere l'ultima. Voto: 6,5 [Paramount Plus]

martedì 23 aprile 2024

The Society (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2024 Qui - Un teen drama che aspira alla grandezza, tentando di affrontare tematiche adulte, riuscendoci solo in parte. Purtroppo gli stereotipi abbondano e la sceneggiatura è lacunosa. Nonostante le buone intenzioni, il progetto non raggiunge la sua piena realizzazione. I primi due episodi delineano i personaggi, ma un'imprevista svolta non riesce a elevare The Society al livello sperato. La trama si complica inutilmente, virando verso una soap-opera trita e ritrita. Il desiderio di esplorare temi attuali si perde in una narrazione lenta e frammentata. Inoltre, le domande sollevate rimangono senza risposta, lasciando il finale di stagione carico di dubbi e poche certezze. Un'opportunità mancata per questo teen drama Netflix che, nonostante segua l'esempio di "13", non decolla e soffre di una scrittura trascurata, mancante di vitalità ed emozione. Voto: 6 [Netflix]

venerdì 22 settembre 2023

Le terrificanti avventure di Sabrina (Serie Completa)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/09/2023 Qui - Io sono un fan di Sabrina Spellman fin da piccolo, ho adorato il cartone animato, la vecchia serie tv comica degli anni '90 e non potevo non dare una chance anche a questa serie. Essendo io, più che fan, spettatore (in cui presto ritornerò), anche di Riverdale, di cui questa serie è uno spin-off (anche se hanno ambientazione, stile, emittente e storia molto differente), dovevo assolutamente vederla. E' tratta quindi anch'essa dai fumetti di Archie Comics. Inizio dicendo che è tutto, e completamente, diverso, forse troppo per quello che invece m'aspettavo. Per questo e per altri motivi, la serie in generale non mi ha convinto pienamente, tuttavia l'ho trovata godibile. È una serie tv leggera, ma che cattura grazie al fascino dell'esoterico che in maniera naturale accompagna episodio dopo episodio. Forse un po' troppo teen, con dinamiche adolescenziali molto accentuate. Il telefilm, la storia in generale, ha un sapore più cupo, dark e horror. Un mix tra lo stile delle nuove serie tv (dove la stagione, o parte, dura solo 10 puntate e gli episodi seguono precisamente una trama lineare e specifica) e il telefilm di Buffy (costellato da ragazzi alle prese con un'amica davvero speciale e che deve vedersela con forse oscure e infernali). In equilibrio tra modernità (molte allusioni gay friendly), atmosfere classiche anni '80 (con molte citazioni a film horror famosi dell'epoca), ironia (il divertimento non manca mai con le due zie di Sabrina) e horror (con molte scene inquietanti e, spesso, anche splatter). Il tutto orchestrato da un buon ritmo ed una colonna sonora efficace. Insomma, siamo di fronte ad una Sabrina più matura, cattivella e dark. E seppur continuo a preferire quella vecchia, non mi è dispiaciuta nella sua totalità. Il finale però non mi è piaciuto, ad ottime puntate si alternano altre mediocri, ma in fin dei conti mi sono divertito (Salem ahimè poco utilizzato). Voto complessivo: 6,5

venerdì 24 marzo 2023

Everything Sucks! (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/03/2023 Qui - Un po' ingenua, ma godibile e onesta. Lontana dall'essere sorprendente a causa della struttura tutto sommato banale e prevedibile, Everything Sucks! può comunque ed infatti essere considerato un prodotto gradevole e godibile, citazionista al punto giusto, costellato da momenti toccanti e scene che riescono a strappare qualche risata. Non ha grandi pretese (e questo è chiaro), ma diverte e fa sorridere, suscitando quei sentimenti di nostalgia (gli anni novanta, tra i preferiti di molti) che oggi sono tanto di moda. Inoltre, Everything Sucks! affronta varie tematiche onnipresenti nelle serie di questo stampo (quelle ambientate al liceo) con uno stile abbastanza innovativo, per l'epoca almeno (era il 2018). Anche capace di mandare un messaggio forte, l'amare sé stessi per quello che si è e fare del bene per le persone che ci stanno a cuore. Trattare un tema così complicato come la sessualità in pochi episodi è una prova riuscita per Ben York Jones, autore e personaggio ricorrente della serie. In Everything Sucks! sono la storia e i personaggi ad essere il centro della visione, a conferma di una buonissima qualità nella sceneggiatura e nella resa. Per quanto le vicende non brillino di un'originalità intrinseca, risultano gradevoli, piacevoli e piano piano conquistano, complice una scelta del giusto format (dieci episodi dalla durata media di 25 minuti) che rende la serie godibile in ogni sua parte, anche nei momenti meno riusciti. Stesso discorso per i protagonisti che, superati subito gli stereotipi iniziali, lentamente si fanno vedere per la loro profondità e diventano capaci di sorprendere, anche quando sembrano ormai perfettamente inquadrati da parte dello spettatore. A questo risultato contribuisce una prova attoriale pregevole da parte di quasi tutto il cast, soprattutto quello giovanile, tra cui spicca la canadese Peyton Kennedy ma soprattutto la già straordinaria Sydney Sweeney. Alla fine, Everything Sucks! riesce a raccontare una storia semplice e divertente che vede agire tanti personaggi, con le loro difficoltà nella crescita, della scoperta di se stessi, riuscendo ad intrattenere e divertire senza troppe difficoltà, portando così a casa un risultato non scontato. Non un capolavoro o un gioiello brillante, ma una serie ben fatta che non delude mai e di cui sarebbe (stato) bello vedere un seguito, sempre sullo stesso livello, ma non ci sarà, perché cancellata già. Voto: 6,5

venerdì 15 luglio 2022

So cosa hai fatto (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/07/2022 Qui - Se dovessi riassumere in poche parole questa recensione, potrei dire semplicemente che So cosa hai fatto è una brutta serie tv. Sono troppe le cose che l'ideatrice ed adattatrice (dall'omonimo romanzo del 1973 di Lois Duncan, già adattato, cinematograficamente parlando, da Jim Gillespie nel film cult del 1997) voleva inserire: una storia horror colma di tensione narrativa, personaggi sfaccettati ed intriganti, una visione contemporanea dei rapporti interpersonali e una rappresentazione dei disturbi mentali ed alimentari, conditi con l'uso smodato della tecnologia. Gli ingredienti vengono rimescolati, adattati al mondo che ci circonda (ben diverso da quello di tantissimi anni fa) e la trama viene infarcita degli elementi tipici del teen drama, ma i risultati sono deludenti. Questa serie tv è l'esempio perfetto di come il troppo stroppia. O, almeno, che bisogna avere molta abilità e sensibilità per affrontare determinati argomenti e, al tempo stesso, confezionare un teen horror ben sviluppato. Certo, la cura dimostrata nelle (troppo poche) scene prettamente dell'orrore sono ben riuscite. Il passo falso è stato avere una visione limitata degli adolescenti, su cui si è data tutta l'importanza scordandosi dei numerosi personaggi secondari. Peccato per questo tentativo andato a vuoto, che aveva mosso i primi instabili passi quasi con convinzione proseguendo poi in maniera sempre meno incisiva. Episodio dopo episodio si perde la speranza di andare incontro a una narrazione valida e tra personaggi stereotipati, narrazione poco originale e indubbiamente un insieme di attori adatti a un teen drama e non a una serie horror espressiva. Un remake/reboot effettivamente debole sotto ogni aspetto, una pallida reinterpretazione (nemmeno imitazione) dell'originale So cosa hai fatto. Ora capisco perché la serie sia stata (da Amazon) successivamente cancellata, ma evitarla proprio no? Voto: 5

Euphoria (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/07/2022 Qui - Al netto delle imperfezioni, questa seconda stagione registra (almeno sul piano strutturale) un passo avanti rispetto alla prima annata: liberatasi dalla struttura narrativa che si concentrava su un personaggio alla volta, Euphoria racconta una storia più organica e fa crescere i suoi personaggi di puntata in puntata facendoli passare attraverso crisi che li coinvolgono tutti (gli episodi cinque e sette sembrano quasi degli episodi "evento"). Sam Levinson confeziona una stagione ricca di contenuti, sorprendente per la molteplicità di temi portati in scena e per il modo in cui gli attori si sono perfettamente calati nei ruoli a loro assegnati (Sydney Sweeney, quella di Nocturne, si prende la scena e piovono applausi). Le ultime due puntate le migliori. Tuttavia, e nonostante la maggior parte degli episodi di questa seconda stagione siano stati ricchi di avvenimenti e plot twist, il ritmo di narrazione si è rivelato alquanto (forse troppo) lento. L'inizio claudicante, nel mezzo una sensazione che manchi qualcosa, che qualcosa al contrario si poteva evitare di "mostrare", alcuni flashback, in particolar modo, alquanto inutili. Alcuni punti fondamentali non sono stati risolti e sembrano essere stati lasciati in un momento di stasi, sospesi nel tempo in attesa della nuova stagione (che ci sarà). L'indole decisamente troppo volatile di un regista che conduce al grottesco la propria pretenziosa autorialità a discapito del senso è, in parte e adesso, più irritante che attraente. Questo non toglie nulla però, al suo carattere di eccezionalità. A due anni dalla messa in onda della prima stagione, lenita solo dalla produzione di due interessanti/discreti speciali (due episodi "bottiglia" incentrati rispettivamente su Rue e Jules), Euphoria si è ancora una volta confermata come una delle produzioni televisive più ricche, stratificate, coraggiose e impattanti del piccolo schermo. Ad avercene. Voto: 7

martedì 16 novembre 2021

We Are Who We Are (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/11/2021 Qui - Molto meglio (ma non troppo) di Chiamami col tuo nome (nel senso che quest'ultimo era mediocre). Storie di adulti e adolescenti che si intrecciano nello scenario di una base Nato americana in Italia nell'anno 2016. La sensualità della pianura e delle zone fluviali e lacustri, l'erotismo dell'estate, l'adolescenza e il corpo, peccato che dopo il quarto episodio tutto scivola nella noia e la miniserie (per fortuna non serie) si trascina a stento verso il finale. Si apprezza sicuramente il contenuto e la forma (apprezzabile il cast), ma ci sono troppi temi che si sovrappongono. Già sono fastidiosi gli sfasamenti temporali (qui fortunatamente assenti) e il sovrapporsi di linee narrative, una per personaggio (dato che la coralità e le "quote" di rappresentanza sembrano essere l'unica costante stilistica da anni a questa parte), in We Are Who We Are (co-creata e diretta da Luca Guadagnino, che chissà se mai riuscirà a convincermi, per HBO e Sky Atlantic) c'è il ragazzo gay (con genitori lesbiche) che forse non lo è, la ragazza afroamericana ribelle che vuole cambiare sesso o forse no, c'è il soldato francese bisessuale o forse no, c'è l'ombra lunga di Trump, la morte in Afghanistan e il figlio di un maggiore che si sta convertendo all'islamismo con aria di attentato, francamente troppo. Doveva finire alla quarta puntata, o essere un bel film. Così invece, neanche la sufficienza piena raggiunge. Voto: 6--

lunedì 26 luglio 2021

Tredici (4a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2021 Qui - È tempo di dire addio alla Liberty High, a Clay e ai suoi amici. Affrontare una nuova stagione è sempre difficile, sia per chi la realizza che per chi la segue, a maggior ragione se la stagione è quella finale per Tredici. Dopo una bellissima prima stagione che aveva conquistato un po' tutti (suscitando per di più diverse controversie per il fatto di aver affrontato argomenti come il suicidio adolescenziale, il bullismo o l'abuso sessuale) ed una seconda stagione abbastanza valida, dalla terza stagione Tredici ha iniziato a perdere il suo abbrivio con un approccio sempre meno interessante fino ad arrivare alla quarta in cui le trame precipitano senza raggiungere il grado di profondità immaginato ed atteso. Uno dei motivi è che questa ultima stagione è irregolare, affronta troppi temi in soli dieci episodi ed il risultato è una mancanza di pathos con i personaggi ed una narrazione senza quell'impatto emotivo trovatosi all'inizio della serie. Un'accozzaglia di storie in cui i personaggi vengono spremuti fino all'ultima goccia. Si tira fin troppo la corda e si cade spesso nel ridicolo, giungendo al finale che dovrebbe chiudere degnamente Tredici, ma che invece lascia tanto malcontento. Hannah Baker è un ricordo sbiadito, così come l'ottimismo di Clay, che viene a meno in questa svolta cupa e poco adatta al suo ruolo iniziale. La conclusione è racchiusa in un finale da un'ora e mezza in cui viene gettata troppa carne sul fuoco e poi bollita a caso. E insomma se la terza stagione era inutile, la quarta si dimostra senza senso (eppure in confronto fa un po' meglio), con un finale assai poco interessante, lasciando trapelare, sempre più chiaramente, che con la prima stagione (forse anche con la seconda) Tredici doveva chiudere definitivamente i battenti. La quarta stagione di 13 Reasons Why, come le precedenti stagioni, affronta tematiche molto forti e su questo non c'è nulla da obiettare, ma non era necessario trascinare la serie così a lungo da renderla imbarazzante. Tredici è diventato uno schiaffo al mondo della narrazione, un vero oltraggio nei confronti dell'evoluzione (mancata) dei personaggi, della coerenza narrativa, dello sviluppo dei conflitti e soprattutto della grande assente: l'originalità. E' finito! Per fortuna è finito. Voto: 5

mercoledì 26 maggio 2021

The End of the F***ing World (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/05/2021 Qui - La prima stagione di The End of the F***ing World era nel suo piccolo perfetta, poi è arrivata la seconda stagione, in cui si fa un passettino indietro, forse più di uno, era quindi necessaria? Nonostante i nuovi episodi siano comunque godibili infatti, l'amore tragico e disfunzionale tra Alyssa e James non aveva bisogno di secondi capitoli. Eppure, la seconda stagione non rovina del tutto le aspettative, rende comunque giustizia alla prima e riesce incredibilmente (seppur con meno intensità) ad emozionare, sorridere e coinvolgere ugualmente. Ritroviamo Alyssa e "inaspettatamente" James, entrambi travolti dalle conseguenze che ha portato con sé l'omicidio del professor Clive Koch e facciamo la conoscenza di Bonnie, interpretata da Naomi Ackie, che scopriremo essere un'altra "conseguenza" del triste evento. La giovane psicopatica è proprio il primo dei vari difetti che pesano su questa stagione, la sua storia è narrata frettolosamente e in più è legata ad un altro personaggio senza alcun peso o legame (positivo o negativo che sia) instaurato precedentemente con lo spettatore. Il risultato è quindi un personaggio piatto, bidimensionale, contraddistinto esclusivamente dal poco che serve per trascinare avanti la storia e, soprattutto, privo di qualsiasi appiglio empatico a cui lo spettatore possa aggrapparsi. A proposito di storia, poco ispirata la trama che gira un po' a vuoto, con annessi improbabili macchiette piuttosto dimenticabili. Ma, fortunatamente non tutto è da buttare, al contrario, la fotografia è sempre molto curata e, unita alla colonna sonora, mantiene quel fascino fuori dal tempo che incornicia perfettamente le surreali disavventure della giovane coppia. In tal senso menzione d'onore anche per la suddetta coppia: Alex Lawther e Jessica Barden, ancora una volta calzanti e convincenti. Indovinato inoltre il finale, che non lascia presagire altro. Insomma, la seconda stagione di The End of the F***ing World sicuramente non mantiene gli standard qualitativi della prima, ma è godibile, complice anche la brevità che la rende adatta al binge watching e che, qualora non piaccia, riduce la sensazione di aver sprecato tempo prezioso. Voto: 6,5

venerdì 23 aprile 2021

The End of the F***ing World (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2021 Qui - Due adolescenti problematici e fortemente disturbati (James e Alyssa) che si incontrano per caso a scuola e decidono di intraprendere una avventura altrettanto problematica e disturbata (un viaggio di formazione sotto forma di palpitante tragicommedia pulp, forse un po' d'altri tempi). The End of the F***ing World (creata dal giovane regista inglese Jonathan Entwistle) è un prodotto molto interessante, anche se alcuni episodi sono meno riusciti di altri. La storia è coinvolgente, al punto che spararsi uno dietro l'altro tutti e 8 gli episodi che la costituiscono è comprensibile (20 minuti ad episodio), questo anche perché gli stessi sono strettamente collegati fra loro e rivelano una omogeneità nello stile narrativo, nella regia e nella predilezione per tonalità calde, ma non particolarmente vivide. Tutti questi elementi fanno in modo che il prodotto finale risulti talmente organico da far pensare più a un film diviso in 8 parti che a una serie televisiva. La performance dei due protagonisti principali è davvero molto valida, e i due giovani attori ripropongono in maniera molto credibile i tratti caratteriali principali dei personaggi che interpretano. A vestire i panni di James c'è Alex Lawther, era in Black Mirror, nel terzo episodio della terza stagione, ovvero "Shut Up and Dance". Alyssa è interpretata da Jessica Barden, già vista in Penny Dreadful e in altre produzioni televisive, che spaziano da serie a film. Altro tratto distintivo di The End of the F***ing World è una certa predilezione per il sarcasmo e lo humour nero, che costituiscono un po' il modo di rapportarsi alla vita e di affrontare i problemi dei due protagonisti (in fuga dalle istituzioni, dal sistema e dalle sue leggi). Non un capolavoro d'innovazione, ma è girato bene, recitato bene, ha una colonna sonora di tutto rispetto e ci fa affezionare a dei protagonisti decisamente poco simpatici. Soprattutto, ribalta con abilità il senso di già visto che si percepisce all'inizio, e riesce nella mirabile impresa di non farci ripensare all'adolescenza solo con il sollievo di averla superata. In definitiva, The End of the F***ing World è un teen drama decisamente atipico, perfetto per chi vuole in una serie immergersi completamente, serie i cui protagonisti hanno storie personali e tratti caratteriali decisamente oscuri. Il finale aperto, inoltre, lascia ben sperare in una seconda stagione altrettanto appassionante. Voto: 7+

martedì 17 novembre 2020

Cercando Alaska (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/11/2020 Qui - Ideata da Josh Schwartz, già creatore di The O.C.Gossip Girl e Hart of Dixie, una miniserie drammatica di discreto impatto. La sceneggiatura è tratta dal romanzo omonimo di John Green, autore di romanzi di successo quali Tutta colpa delle stelle e Città di carta (divenuti poi film, sempre di successo). Otto episodi della durata di circa un'ora ciascuno, per raccontare la storia della scomparsa della eccentrica ed imprevedibile Alaska Young (la Kristine Froseth de La verità sul caso Harry Quebert) vissuta attraverso gli occhi del sensibile Miles Halter (Charlie Plummer). Location principale della storia è la singolare Culver Creek, una scuola prestigiosa davvero particolare per ragazzi dall'intelligenza vivace e singolare. Nonostante l'indicazione data dal titolo, è Miles il protagonista di Cercando Alaska che funge sia da osservatore principale della vicenda, sia da voce narrante. I personaggi sono interessanti e tutti dalle variegate personalità, ciascuno con caratteristiche ed inclinazioni peculiari. Miles è ossessionato dalle "ultime parole famose" proferite in punto di morte dai personaggi più disparati e ha fatto sue quelle dell'autore francese François Rabelais: "Me ne vado in cerca di un grande forse", l'incontro con Alaska lo lascerà folgorato ed incantato e Miles non potrà che farsi travolgere dalla personalità criptica e sofferente della giovane, lettrice appassionata con un profondo vuoto da colmare. Chip Martin (Denny Love), soprannominato dalla stessa Alaska "Il Colonnello" e Takumi Hikohito (Jay Lee) a completare il quartetto di ragazzi che si oppone alla spocchia e all'arroganza del gruppo dei "settimana breve", studenti eredi di famiglie facoltose, destinati a università prestigiose e soprannominati così perché sono soliti tornare nelle proprie case da sogno durante il fine settimana. Ogni episodio si conclude con l'indicazione di quanto manca alla scomparsa di Alaska, evento clou della serie che attrae lo spettatore verso la soluzione del mistero annunciato fin dalla premessa narrata dalla voce di Miles. Cercando Alaska beneficia dell'arte creativa del romanziere statunitense, sempre in grado di attrarre il pubblico, di emozionarlo e di arricchirne le conoscenze. Sarà fin troppo facile affezionarsi alla discrezione di Takumi, all'umiltà del Colonnello, alla tenerezza di Miles, alla complessità di Alaska e persino alla splendida storia del professore di religione, il dott. Hyde (Ron Cephas Jones). Ma la serie, per quanto interessante e dal finale sorprendente e significativo, non mantiene lo stesso livello di pathos e qualità narrativa durante tutti gli episodi, alcuni dei quali risultano sostanzialmente riempitivi e caratterizzati da momenti che non invitano particolarmente a tenere alta l'attenzione. Cercando Alaska, però, ha un significato profondo e indaga nei sentimenti, nei valori e nelle fragilità umane rappresentando l'importanza dell'amicizia e dell'amore. Certo, non a livello di film quali L'Attimo Fuggente o di serie quali Euphoria, ma pur sempre valida negli intenti. Voto: 6,5

venerdì 25 settembre 2020

Tredici (3a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/09/2020 Qui - Già la seconda stagione, dopo l'ottima prima stagione, sembrava essere una forzatura, che comunque nella sua quasi inutilità un senso aveva (e riusciva parzialmente nei suoi scopi), questa terza purtroppo un senso non ce l'ha e nei tredici episodi la tematica di base si perde più volte in colpi di scena, twist e segreti di vario genere abbastanza ridicoli (la serie, come per le scorse stagione, parte con tutte le buone intenzioni di voler far luce su argomenti importanti come il bullismo, la violenza sessuale e il suicidio, ma il tutto questa volta viene affrontato in maniera superficiale e fin troppo sbrigativa). Una stagione che sebbene resti fedele alla morale della seconda, dimostrando che nessuno è linearmente buono o cattivo e che non esiste mai una unica e tragica versione della storia, non riesce affatto a stare al passo con le sue sorelle più grandi. Anche perché questa volta la qualità notevolmente si abbassa raggiungendo livelli aberranti sotto molti punti di vista, in particolar modo la sceneggiatura, anzi, la scrittura della terza stagione di Tredici è un chiaro esempio di come non si dovrebbe realizzare una sceneggiatura. La storia raccontata è infatti confusa e piena di incongruenze. La serie cerca in tutti i modi di farsi prendere seriamente, ma, proprio a causa delle continue incongruenze, ogni sforzo degli sceneggiatori risulta vano. La fotografia si differenzia a seconda delle diverse linee temporali presenti, ma tale scelta non risulta essere pienamente azzeccata perché a lungo andare crea più che altro confusione e la narrazione sconclusionata non aiuta di certo la situazione. La regia, come anche il montaggio, risulta nella media, mentre le interpretazioni del cast sono altalenanti. Infatti alcuni attori, come Dylan Minnette nei panni di Clay, buoni nel proprio lavoro, mentre altri, come Alisha Boe nel ruolo di Jessica, non convincono appieno. Un appunto particolare va dato alla new entry Ani che risulta essere un ruolo altamente detestabile ed incapace di creare interesse (e della sua narrazione fuori campo ne avremmo volentieri fatto a meno, un po' come della cotta che ovviamente Clay prende per lei e della sua "relazione" con Bryce Walker, era davvero necessario?). Eppure questa terza stagione sembrava essere partita con il piede giusto, sembrava avere un ritmo incalzante e gestire bene il mistero della morte di Bryce, tuttavia, questa cosa è durata solamente la prima puntata, poi la serie è diventata lenta e ripetitiva, con i personaggi che hanno iniziato ad assumere comportamenti incoerenti, soprattutto alla luce di ciò che hanno fatto o che hanno visto. La terza stagione di Tredici è perciò un fallimento vero e proprio. In questo senso, c'era bisogno di una quarta stagione? No. Piace ancora? Non proprio. Continuerò a vederla? Probabilmente sì, anche se ormai Tredici, senza i tredici motivi di Hannah Baker, non ha quasi più motivo di esistere. Voto: 4,5

lunedì 25 novembre 2019

Euphoria (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/11/2019 Qui
Tema e genere: Scritta e diretta da Sam Levinson e prodotta dal rapper Drake, Euphoria è l'adattamento dell'omonima versione israeliana andata in onda tra il 2012 e il 2013. Siamo di fronte a un teen drama spregiudicato e a tinte forti pensato per un pubblico adulto, che tocca diverse tematiche complesse. C'è il tema della dipendenza, della sessualità, ci sono le dinamiche genitori/figli, la depressione e la malattia mentale.
Trama: Senza entrare troppo nel dettaglio (per evitare di fare spoiler, anche se poi è facile intuire alcune storie), Euphoria racconta semplicemente le vicende di un gruppo di liceali alle prime armi con droghe, sesso, identità, traumi, amore e amicizia.
Recensione: Primo teen drama di HBO, la serie Euphoria racconta le nuove generazioni in maniera schietta, a volte anche cruda ed estrema, con immagini esplicite dal contenuto sessuale o violento che non la rendono adatta, a dispetto del genere, agli adolescenti o giù di lì. Euphoria (trasmessa in Italia per intero da Sky Box e a puntate su Sky Atlantic da settembre scorso) parla infatti (senza filtri) di droghe, relazioni tossiche, rapporti familiari complicati, depressione e sessualità senza edulcorazioni. Nonostante i personaggi abbiano tra i sedici e i diciotto anni non ci sono prime volte, o sono rare, perché gli adolescenti protagonisti hanno già provato quasi tutto. Ogni puntata si apre con la presentazione di uno di loro, offrendo una panoramica dell'infanzia e della famiglia. Un quadro che evidenzia spesso un trauma in grado di spiegare, almeno in parte, perché sono diventati quelli che sono. Tutto viene filtrato dalle parole di Rue, narratrice e protagonista principale, interpretata dall'attrice Zendaya, nota finora per aver preso parte a prodotti di tutt'altro genere, a cominciare dagli show targati Disney fino all'approdo al cinema con Spider-Man - Homecoming e poi con il musical The Greatest Showman. La serie comincia proprio con la sua storia: la giovane soffre di attacchi di panico sin da bambina e ha cominciato presto a fare uso di droghe. Tale situazione si è aggravata al punto da costringerla a trascorrere l'estate in un rehab dopo essere entrata in coma per un'overdose. Le dipendenze che Euphoria affronta però non sono soltanto quelle da sostanze stupefacenti, riguardano anche la sfera emotiva, legate alla voglia di primeggiare, non deludere le aspettative e al desiderio, che si rivela illusione, di avere il controllo sugli altri e su se stessi. E però non seguiamo solo le vicende di Rue e della sua nuova "amica" Jules (una giovane transgender appena trasferitosi). Euphoria si sofferma puntata dopo puntata sulle storie degli altri protagonisti: facciamo così la conoscenza di Nate e di suo padre Cal, di Maddy, di Cassie e di Kat. I loro percorsi e le loro storie si intrecciano con quella di Jules e Rue. Festa dopo festa, dramma dopo dramma, vediamo l'amicizia tra le due crescere e le protagoniste cambiare, evolversi, avvicinarsi e allontanarsi con gli alti e bassi tipici dell'adolescenza. Parallelamente partecipiamo alle storie degli altri protagonisti, in un'altalena di emozioni che culmina in un finale aperto che getta le basi per la seconda stagione. Perché Rue è sì la figura centrale e a lei viene riservato un po' più di spazio, ma riusciamo a conoscere tutti i protagonisti, tramite un approfondimento psicologico importante (gli adulti sono nel migliore dei casi inutili, nel peggiore dannose e pericolose per i ragazzi che appaiono fragili e soli), e tramite problematiche diverse. Appunto, ciascuno di loro, nella propria storyline, porta avanti una tematica, una problematica specifica. È il modo migliore per perseguire l'intento di tracciare il quadro (certo, non universale) di una generazione (anche se poi non si sa quanto può essere davvero verosimile tutto quello che si vede).

mercoledì 26 giugno 2019

Tredici (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/03/2019 Qui - All'epoca ci furono molte discussioni, che continuano tuttora, sull'utilità o meno di una seconda stagione, anche perché la storia sembrava conclusa (dopotutto era stato trasposto tutto ciò che l'autore del romanzo aveva raccontato nella sua opera, quindi il compito della serie pareva essere ormai concluso), le cassette erano terminate, le storyline avevano raggiunto il loro culmine (Clay Jensen aveva svelato la realtà sul suicidio di Hannah, così i suoi genitori avevano intentato causa alla scuola e il suo violentatore, Bryce, sembrava destinato a fare i conti con la legge, insomma tutto lasciava presagire che la vita per gli altri sarebbe continuata senza troppi patemi), ma soprattutto il finale della prima stagione di Tredici (la serie televisiva statunitense basata sul romanzo 13 di Jay Asher) era meraviglioso, così come le tante domande le cui risposte venivano lasciate all'immaginazione dello spettatore. Brian Yorkey era infatti riuscito a realizzare una serie teen come non la si vedeva da anni, un gioiellino di recitazione e straordinariamente attuale. Vedendo però la seconda stagione (comunque prodotta complice l'enorme successo) ci si rende conto che una continuazione ha tutto il senso del mondo. Perché certo, forse non l'ha detto sempre nel modo esatto e non usando le tempistiche esatte, ma il prosieguo risulta nel complesso plausibile. In tal senso di nessuna utilità sarebbe invece una terza stagione (ahimè già in cantiere) perché tutto quello che poteva essere ancora svelato, quello che ancora non si era detto, viene definitivamente qui svelato e detto, lasciando praticamente zero margine. Non sarebbe un rischio incentrare un nuovo racconto senza la protagonista principale, senza il fulcro di tutto? Per me sì, infatti non sentivamo la necessità di un cliffhanger a fine di questa stagione, che anche per questo fatto perde mezzo voto, era meglio concludere e basta. In ogni caso sono passati cinque mesi dal suicidio di Hannah e Clay sembra aver voltato pagina, iniziando una relazione con Skye, vecchia amica d'infanzia. Sembra. La notizia che, dopo mesi in cui il patteggiamento appariva certo, i genitori di Hannah abbiano deciso di fare causa alla scuola, coglie impreparato il giovane Clay, che improvvisamente comincia a vedere la ragazza defunta dappertutto, iniziando anche delle lunghe e drammatiche conversazioni con lei. Il tutto mentre qualcuno mette nella sua cassetta delle foto scattate con una polaroid che mostrano Bryce e altri atleti della Liberty High intenti a violentare delle ragazze, rivelando un pozzo nero di misfatti che supera persino le violenze subite da Hannah e Jessica.

domenica 23 giugno 2019

Tredici (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/12/2018 Qui - In originale s'intitola 13 Reasons Why (in italiano, più semplicemente, Tredici), e questa è già una dichiarazione d'intenti: tredici sono le ragioni che portano al suicidio di Hannah Baker, tredici sono le sue registrazioni sulle audiocassette, e tredici sono le puntate della prima stagione della serie Netflix. Questa rigida impostazione (ogni episodio corrisponde a una singola motivazione, quindi a una singola persona) si ripercuote sull'intera serie, che espande il romanzo omonimo di Jay Asher per valorizzare sia le sfaccettature della trama sia la pluralità dei punti di vista, adattandolo inoltre alle dinamiche del nostro presente. Ma attenzione però, perché Tredici, prodotta da Selena Gomez, non è un semplice teen drama, ma un'opera complessa e dalle diverse sfumature che, pur in un contesto adolescenziale tratta tematiche profonde e crude quali lo stupro, il bullismo e la depressione. Partito come teen-drama scolastico, Tredici infatti si trasforma presto in un prodotto drammatico, intenso e maturo con un un forte accento votato al genere crime. Un vero e proprio specchio della società moderna e un monito per gli adolescenti attuali, che andrebbe proiettato in tutte le scuole. In tal senso è utile e giusto specificare però che Tredici è una serie che non indora alcuna piccola, anzi, il più grande merito della creatura prodotta da Netflix è proprio quello di non edulcorare nessuno dei suoi delicatissimi temi, ma di trasporli con lucidità e spesso con crudezza. L'epopea adolescenziale di Tredici è difatti una straziante riflessione sul disagio giovanile, senza retorica e senza alcuna scappatoia morale. Giacché Brian Yorkey e il resto degli sceneggiatori costruiscono un ottimo dramma dalle venature thriller senza paura di mostrare la vacuità e l'orrore che caratterizzano la vita dei protagonisti, ognuno tratteggiato splendidamente e colto quasi alla perfezione mentre cerca di barcamenarsi con presunta furbizia e palese ingenuità tra le proprio paure, le proprie insicurezze, la propria posizione privilegiata all'interno di quell'inferno che può essere il liceo e i propri scheletri nell'armadio. A tal proposito è inutile fingere che Tredici sia un prodotto di finzione, vorremmo tanto che sia così, ma la realtà, inutile negarlo, spesso è quella descritta dal prodotto originale Netflix. L'ambiente scolastico non è idilliaco per tutti gli adolescenti, alcuni di loro vivono questi anni con estremo tormento e angoscia, subissati da atti di bullismo, cyberbullismo, violenze, che spesso sfociano in fatti di cronaca nera giudicata inspiegabile. E sarà proprio uno di questi casi a dare il via alla prima stagione di un'opera che se ti prende non la lasci più, ad un'opera coinvolgente e sconvolgente allo stesso tempo.

martedì 11 giugno 2019

The Shannara Chronicles (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/03/2018 Qui - La prima stagione di The Shannara Chronicles fu molto criticata, ma non da me, che pur ammettendo parecchi difetti la trovai sufficientemente godibile (qui la mia recensione), molto più di certe altre serie che ultimamente ho visto, soprattutto una ovvero Marvel's Inhumans (quella sì una m**da in tutto e per tutto). Questa seconda stagione quindi aveva l'arduo compito di risollevare le sorti dello show, e infatti i miglioramenti dal punto di vista della trama e storyline l'hanno resa un prodotto capace di intrattenere risultando comunque leggero e le vicende facili da seguire. Facendo così risultare l'esperienza di visione, nonostante i suoi difetti atavici, molto più godibile che in precedenza. Anche perché la seconda stagione di Shannara, sempre prendendo ispirazione dalla saga dei libri scritti da Terry Brooks, ha cercato fin dall'inizio di correggere alcuni errori dello show, e in parte ci riesce. Merito della virata è stato forse il cambio di emittente da Mtv a Spike, perché la componente teen drama del primo ciclo di episodi sembra abbandonare totalmente la struttura narrativa trasformandosi in un fantasy sotto ogni punto di vista. Tuttavia lo show non cambia completamente pelle e mantiene molte delle sue caratteristiche passate, anche solo per coerenza di visione. Non ci troviamo difatti davanti a un prodotto completamente diverso da prima, ma sicuramente a qualcosa di più godibile. Le prime puntate in tal modo risultano interessanti, perché forse muovendosi in una storia completamente originale rispetto alle opere originali (e sarei curioso di sapere se l'amore lesbico tra due delle protagoniste è voluto o meno), la stagione si apre (senza dimenticare in ogni caso il pubblico young-adult di riferimento) con un'ambientazione più dark e matura.

lunedì 13 maggio 2019

The Shannara Chronicles (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/03/2016 Qui - I 10 episodi della prima stagione di The Shannara Chronicles, in onda sul canale americano MTV e in differita di pochi giorni anche in Italia su Sky Atlantic (dal 15 gennaio all'11 marzo), ci hanno catapultato in uno dei mondi fantasy più puri mai visti sul piccolo schermo (l'ultimo visto è stato La Spada Della Verità di Sam Raimi che non era comunque un granché) ma allo stesso tempo "inquinato" da elementi moderni presentati come vestigia di antiche e misteriose civiltà, in una fedele rappresentazione dei libri della saga di Shannara dello scrittore Terry Brooks. E' importante sottolineare, secondo me, che questa recensione è fatta da un non lettore di libri, difatti non ho letto nessuno dei suoi libri o capitoli di una delle saghe fantasy più longeve di tutti i tempi (il primo capitolo della saga di Terry Brooks risale al 1977) nonché una di quelle di maggior successo. Premessa importante dato che mi limiterò a recensire quello che ho visto in Tv, non prestando attenzione a differenze tra libri e la serie tv, in quanto è evidente che molto cambia e molto risulterà diverso a chi ha letto invece i libri. The Shannara Chronicles è la prima grande produzione televisiva per l’emittente MTV che, ha messo a disposizione un imponente budget e che, da molti anni ormai, ha smesso di trasmettere semplicemente dei videoclip musicali ma si è allargata a programmi di più vasta portata. All'inizio non sapevo cosa aspettarmi, ma dopo la sua conclusione (parziale) posso adesso affermare che in fin dei conti la serie non è stata affatto male, certo non siamo di fronte a una serie al livello di "Game of Thrones", la qualità della sceneggiatura e degli attori è sicuramente più bassa, ma è un prodotto comunque interessante e avvincente, ma che ovviamente non credo diventerà un fenomeno di culto come "Il Trono di spade" e "Il Signore degli Anelli". La serie mescola un po' di tutto, la produzione sceglie di realizzare un piatto sapientemente condito di vari elementi: un fantasy realistico che riprende la lezione del Trono di Spade e della saga de Il Signore degli anelli con tutti i loro cliché (la lotta per il potere, il viaggio degli eroi, la critica politica e sociale) ma adattandolo per il pubblico teen, che rappresenta il bacino d’ascolto naturale della rete. Più Hunger Games, insomma, che non Peter Jackson, soprattutto per quanto riguarda il bellissimo pilot. Gli sceneggiatori Alfred Gough e Miles Millar (già artefici di Smallville, quindi esperti conoscitori di teen drama) scelgono, non a caso il secondo dei libri della saga (Le pietre magiche di Shannara) come soggetto per questa prima serie, in quanto secondo molti, è quello che meglio si adatta a questo tipo di storie. E' innegabile che pur presentandosi come una serie fantasy, The Shannara Chronicles spesso "scade" in dinamiche da teen drama adolescenziale dove a farla da padrone è il triangolo sentimentale fra i tre protagonisti principali. In effetti però il target al quale la serie si rivolge è proprio quello degli adolescenti, quindi sapete cosa vi aspetta. In molti punti infatti si ha proprio l’impressione che il tono venga volutamente abbassato per adattarsi ad uno standard più leggero di quello che la serie meriterebbe o che uno spettatore più adulto si aspetterebbe, proprio per arrivare alla maggioranza di quel pubblico che MTV deve soddisfare e che è sostanzialmente (anagraficamente) differente da quello dei grandi canali dediti a produzioni dalle note più alte. Una narrazione diversa ma in fin dei conti efficace se adattata al pubblico a cui si riferisce, e che se letta in maniera più scanzonata e meno criticista mostra meno ombre di quelle che si è tentati di attribuirle ad un primo sguardo. Shannara però funziona, e anche molto bene, al punto che i 120 minuti del doppio pilot volano via quasi senza che ce ne si accorga.

sabato 4 maggio 2019

Star-Crossed (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2015 Qui - Andata in onda su Fox dal 30 luglio al 10 settembre Star-Crossed è una serie teen drama dai risvolti fantascientifici. Parla infatti di una storia d'amore tra un alieno e una ragazza umana. Ma andiamo con ordine, nel 2014 (quando Emery aveva sei anni) un'astronave aliena con a bordo una colonia di alieni Atriani, precipita in Louisiana. I terrestri credendo si tratti di un'invasione, innescano una guerra tra i due popoli, con perdite da entrambe le parti. Nel bel mezzo del conflitto, Roman, un bambino Atrian, si rifugia in un capannone dietro casa di Emery, la bambina gli porta da mangiare e i due diventano amici. Nel breve tempo passato insieme Emery e Roman creano un legame profondo, ma un giorno le autorità rintracciano Roman e gli sparano, dal quel giorno Emery non lo vede più e pensa sia stato ucciso. Gli atriani, sconfitti, vengono confinati in un quartiere militarizzato chiamato "il Settore". Il leader degli atriani, Nox, e la terrestre Gloria, preside del locale liceo, mettono insieme le loro idee per fondare il "Progetto Integrazione", per promuovere la convivenza pacifica dei due popoli, così nel 2024 sette atriani vengono scelti per frequentare il liceo di Gloria e diverse iniziative sono state previste per far sì che umani e atriani possano conoscersi meglio e vivere pacificamente. E' così che Emery (Aimee Teegarden) e Roman (Matt Lanter) si ritrovano e il loro legame d'infanzia si riaccende rapidamente. Il loro rapporto, però, è minacciato dalla meschinità delle rispettive comunità e dalle volontà delle persone di potere. Mentre nel mondo intorno aumenta la rabbia e il pregiudizio, la loro unione diventa sempre più forte e più pericolosa. Come nell'epica storia d'amore tra Romeo e Giulietta, anche Emery e Roman dovranno fare i conti con le proprie famiglie. Riuscirà l'amore a trionfare e a creare i presupposti per una convivenza pacifica tra le due specie?