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venerdì 18 agosto 2023

The Last of Us (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/08/2023 Qui - Su The Last of Us è stato scritto molto. Partendo dalla premessa che il videogioco conosco solo di nome, non avendolo ancora mai giocato (finalmente è arrivato su PC, ma il prezzo non abbordabile al momento mi frena), ho approcciato la serie da completo neofita. E il risultato è che mi è piaciuta davvero tanto. Un viaggio all'inferno e ritorno molto appassionante e a tratti quasi commovente. Notevole è infatti questa serie prodotta da HBO e tratta dal videogioco omonimo. Gli autori riescono in un'impresa sulla carta difficile. In un panorama saturo di prodotti di ambientazione post apocalittica, con non morti o infetti di vario genere che si aggirano sulla terra (e come in The Walking Dead gli "infetti" sono forse meno pericolosi degli esseri umani sopravvissuti, anche se con TWD qui c'è ben poco da spartire), The Last of Us sposta il tiro e si focalizza su due personaggi le cui interazioni sono il fulcro della serie. I due protagonisti sono figure caratterizzate in modo eccellente (e altrettanto bene interpretate) verso le quali lo spettatore empatizza, arrivando a commuoversi per le loro scelte e la forza del loro legame. A parte il terzo episodio totalmente inutile ai fini della storia e un settimo inutilmente prolisso, il resto della serie fila via liscia e in maniera sempre interessante. Forse vi sono troppi scontri tra umani e pochi con gli infetti mano a mano che passano le puntate, comunque la realizzazione è eccelsa, le location fenomenali e vi è un tasso di crudeltà non indifferente. Per una storia somigliante o meno dal videogioco davvero bella, ed in cui il make-up e gli effetti speciali fanno la loro parte, assicurando una visione tesa e coinvolgente quanto basta per avere voglia di aspettare la seconda stagione. Voto: 8

venerdì 15 luglio 2022

Euphoria (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/07/2022 Qui - Al netto delle imperfezioni, questa seconda stagione registra (almeno sul piano strutturale) un passo avanti rispetto alla prima annata: liberatasi dalla struttura narrativa che si concentrava su un personaggio alla volta, Euphoria racconta una storia più organica e fa crescere i suoi personaggi di puntata in puntata facendoli passare attraverso crisi che li coinvolgono tutti (gli episodi cinque e sette sembrano quasi degli episodi "evento"). Sam Levinson confeziona una stagione ricca di contenuti, sorprendente per la molteplicità di temi portati in scena e per il modo in cui gli attori si sono perfettamente calati nei ruoli a loro assegnati (Sydney Sweeney, quella di Nocturne, si prende la scena e piovono applausi). Le ultime due puntate le migliori. Tuttavia, e nonostante la maggior parte degli episodi di questa seconda stagione siano stati ricchi di avvenimenti e plot twist, il ritmo di narrazione si è rivelato alquanto (forse troppo) lento. L'inizio claudicante, nel mezzo una sensazione che manchi qualcosa, che qualcosa al contrario si poteva evitare di "mostrare", alcuni flashback, in particolar modo, alquanto inutili. Alcuni punti fondamentali non sono stati risolti e sembrano essere stati lasciati in un momento di stasi, sospesi nel tempo in attesa della nuova stagione (che ci sarà). L'indole decisamente troppo volatile di un regista che conduce al grottesco la propria pretenziosa autorialità a discapito del senso è, in parte e adesso, più irritante che attraente. Questo non toglie nulla però, al suo carattere di eccezionalità. A due anni dalla messa in onda della prima stagione, lenita solo dalla produzione di due interessanti/discreti speciali (due episodi "bottiglia" incentrati rispettivamente su Rue e Jules), Euphoria si è ancora una volta confermata come una delle produzioni televisive più ricche, stratificate, coraggiose e impattanti del piccolo schermo. Ad avercene. Voto: 7

lunedì 25 novembre 2019

Euphoria (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/11/2019 Qui
Tema e genere: Scritta e diretta da Sam Levinson e prodotta dal rapper Drake, Euphoria è l'adattamento dell'omonima versione israeliana andata in onda tra il 2012 e il 2013. Siamo di fronte a un teen drama spregiudicato e a tinte forti pensato per un pubblico adulto, che tocca diverse tematiche complesse. C'è il tema della dipendenza, della sessualità, ci sono le dinamiche genitori/figli, la depressione e la malattia mentale.
Trama: Senza entrare troppo nel dettaglio (per evitare di fare spoiler, anche se poi è facile intuire alcune storie), Euphoria racconta semplicemente le vicende di un gruppo di liceali alle prime armi con droghe, sesso, identità, traumi, amore e amicizia.
Recensione: Primo teen drama di HBO, la serie Euphoria racconta le nuove generazioni in maniera schietta, a volte anche cruda ed estrema, con immagini esplicite dal contenuto sessuale o violento che non la rendono adatta, a dispetto del genere, agli adolescenti o giù di lì. Euphoria (trasmessa in Italia per intero da Sky Box e a puntate su Sky Atlantic da settembre scorso) parla infatti (senza filtri) di droghe, relazioni tossiche, rapporti familiari complicati, depressione e sessualità senza edulcorazioni. Nonostante i personaggi abbiano tra i sedici e i diciotto anni non ci sono prime volte, o sono rare, perché gli adolescenti protagonisti hanno già provato quasi tutto. Ogni puntata si apre con la presentazione di uno di loro, offrendo una panoramica dell'infanzia e della famiglia. Un quadro che evidenzia spesso un trauma in grado di spiegare, almeno in parte, perché sono diventati quelli che sono. Tutto viene filtrato dalle parole di Rue, narratrice e protagonista principale, interpretata dall'attrice Zendaya, nota finora per aver preso parte a prodotti di tutt'altro genere, a cominciare dagli show targati Disney fino all'approdo al cinema con Spider-Man - Homecoming e poi con il musical The Greatest Showman. La serie comincia proprio con la sua storia: la giovane soffre di attacchi di panico sin da bambina e ha cominciato presto a fare uso di droghe. Tale situazione si è aggravata al punto da costringerla a trascorrere l'estate in un rehab dopo essere entrata in coma per un'overdose. Le dipendenze che Euphoria affronta però non sono soltanto quelle da sostanze stupefacenti, riguardano anche la sfera emotiva, legate alla voglia di primeggiare, non deludere le aspettative e al desiderio, che si rivela illusione, di avere il controllo sugli altri e su se stessi. E però non seguiamo solo le vicende di Rue e della sua nuova "amica" Jules (una giovane transgender appena trasferitosi). Euphoria si sofferma puntata dopo puntata sulle storie degli altri protagonisti: facciamo così la conoscenza di Nate e di suo padre Cal, di Maddy, di Cassie e di Kat. I loro percorsi e le loro storie si intrecciano con quella di Jules e Rue. Festa dopo festa, dramma dopo dramma, vediamo l'amicizia tra le due crescere e le protagoniste cambiare, evolversi, avvicinarsi e allontanarsi con gli alti e bassi tipici dell'adolescenza. Parallelamente partecipiamo alle storie degli altri protagonisti, in un'altalena di emozioni che culmina in un finale aperto che getta le basi per la seconda stagione. Perché Rue è sì la figura centrale e a lei viene riservato un po' più di spazio, ma riusciamo a conoscere tutti i protagonisti, tramite un approfondimento psicologico importante (gli adulti sono nel migliore dei casi inutili, nel peggiore dannose e pericolose per i ragazzi che appaiono fragili e soli), e tramite problematiche diverse. Appunto, ciascuno di loro, nella propria storyline, porta avanti una tematica, una problematica specifica. È il modo migliore per perseguire l'intento di tracciare il quadro (certo, non universale) di una generazione (anche se poi non si sa quanto può essere davvero verosimile tutto quello che si vede).