Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/06/2022 Qui - Il vero protagonista di questa "sobria", avvincente e (perché no)
umoristica miniserie (in 3 puntate da 90 minuti ciascuna) è
il sangue (ma tanto sangue, con un pizzico di splatter). Finalmente cade
il binomio Dracula/bella fanciulla: il Conte
non bada al genere sessuale, ma alla qualità della "vite" assorbendo
l'essenza stessa delle vittime (come i movimenti della mdp ne scavano i
volti in profondità). Il finale insospettabilmente lirico fornisce
un'interpretazione diversa e più profonda, del Vampiro per antonomasia
(che nel tempo ha perso, anche in virtù di pessimi adattamenti, un po'
del suo smalto, e del suo atavico fascino),
rivelandone le fragilità interiori (bravo Claes Bang, fascinoso quanto
cinico). Tuttavia, per quanto la miniserie targata Netflix/BBC riesca a
centrare
l'obiettivo nella messinscena abituale del racconto, reinterpretandolo
anche con estrema originalità, essa arranchi proprio nel suo epilogo
moderno,
non trovando in esso alcuna affinità elettiva. Nonostante ciò, bella
prova questa degli autori di Sherlock, che basandosi sul romanzo di Bram Stoker, fanno centro. Voto: 6,5
Visualizzazione post con etichetta Jonathan Aris. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jonathan Aris. Mostra tutti i post
giovedì 23 giugno 2022
Dracula (Miniserie)
Labels:
Claes Bang,
Dolly Wells,
John Heffernan,
Jonathan Aris,
Lydia West,
Mark Gatiss,
Miniserie,
Morfydd Clark,
Netflix,
Romanzo,
Serie drammatica,
Serie thriller horror
mercoledì 26 maggio 2021
The End of the F***ing World (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/05/2021 Qui - La prima stagione di The End of the F***ing World era nel suo piccolo perfetta, poi è arrivata la seconda stagione, in cui si fa un passettino indietro, forse più di uno, era quindi necessaria? Nonostante i nuovi episodi siano comunque godibili infatti, l'amore tragico e disfunzionale tra Alyssa e James non aveva bisogno di secondi capitoli. Eppure, la seconda stagione non rovina del tutto le aspettative, rende comunque giustizia alla prima e riesce incredibilmente (seppur con meno intensità) ad emozionare, sorridere e coinvolgere ugualmente. Ritroviamo Alyssa e "inaspettatamente" James, entrambi travolti dalle conseguenze che ha portato con sé l'omicidio del professor Clive Koch e facciamo la conoscenza di Bonnie, interpretata da Naomi Ackie, che scopriremo essere un'altra "conseguenza" del triste evento. La giovane psicopatica è proprio il primo dei vari difetti che pesano su questa stagione, la sua storia è narrata frettolosamente e in più è legata ad un altro personaggio senza alcun peso o legame (positivo o negativo che sia) instaurato precedentemente con lo spettatore. Il risultato è quindi un personaggio piatto, bidimensionale, contraddistinto esclusivamente dal poco che serve per trascinare avanti la storia e, soprattutto, privo di qualsiasi appiglio empatico a cui lo spettatore possa aggrapparsi. A proposito di storia, poco ispirata la trama che gira un po' a vuoto, con annessi improbabili macchiette piuttosto dimenticabili. Ma, fortunatamente non tutto è da buttare, al contrario, la fotografia è sempre molto curata e, unita alla colonna sonora, mantiene quel fascino fuori dal tempo che incornicia perfettamente le surreali disavventure della giovane coppia. In tal senso menzione d'onore anche per la suddetta coppia: Alex Lawther e Jessica Barden, ancora una volta calzanti e convincenti. Indovinato inoltre il finale, che non lascia presagire altro. Insomma, la seconda stagione di The End of the F***ing World sicuramente non mantiene gli standard qualitativi della prima, ma è godibile, complice anche la brevità che la rende adatta al binge watching e che, qualora non piaccia, riduce la sensazione di aver sprecato tempo prezioso. Voto: 6,5
Labels:
Alex Lawther,
Barry Ward,
Christine Bottomley,
Jessica Barden,
Jonathan Aris,
Josh Dylan,
Naomi Ackie,
Netflix,
Steve Oram,
Teen drama
martedì 28 gennaio 2020
La guerra dei mondi (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/01/2020 Qui
Tema e genere: Miniserie televisiva britannica diretta da Craig Viveiros, tratta dall'omonimo romanzo di H. G. Wells, che prova a dare nuova linfa (riuscendoci in parte) ad un classico della letteratura mondiale.
Trama: Ambientata nell'Inghilterra Edoardiana, la miniserie segue George e sua moglie Amy iniziare una vita insieme nel disprezzo della società britannica. Improvvisamente devono affrontare l'intensificazione di un'invasione aliena da Marte.
Recensione: Per tutti coloro che hanno già letto il libro o visto le diverse trasposizioni cinematografiche, questa miniserie che ha proposto la BBC, in Italia trasmessa su La EFFE, potrà sembrare non una particolarità, ma allo stesso tempo chi ne ha apprezzato la trama come me potrà vedere una storia dai contorni nuovi. Finalmente abbiamo una serie che rispecchia quasi del tutto la trama e l'epoca originali, questo a differenza delle diverse opere cinematografiche che ne hanno tratto una storia dei giorni nostri (una così sta per andare prossimamente in onda su Fox). Quindi il prodotto BBC ha il merito di attenersi allo spirito di Wells, seppur con molte variazioni e licenze poetiche. Detto ciò, si rimane abbastanza delusi dal concatenarsi quasi intimista degli eventi. Non si ha mai il sentore di tragedia mondiale, di guerra dei mondi come suggerisce il titolo: sembra uno scontro tra i marziani e Londra e pochi altri distretti nei paraggi. Anche la scelta di focalizzarsi su pochissimi personaggi e sui loro drammi personali tende ad affievolire il sentimento di cataclisma globale che dovrebbe essere il perno centrale di una narrazione di questo tipo. Paradossalmente, si è più avvinti dal fatto che la coppia di innamorati (interpretati da Eleonor Tomlinson e Rafe Spall) non può sposarsi per via di un vecchio matrimonio di lui non ancora rescisso consensualmente, o del fatto che lei aspetti un bambino da donna non sposata ecc. Insomma, piccole sotto-trame da soap opera che, soprattutto nel primo episodio, tendono ad invadere la narrazione puramente di genere, appesantendo e di fatto tagliando il lato fantascientifico della vicenda. Probabilmente ciò è dovuto anche all'estrema brevità del format, a cui forse un paio di episodi in più (sono tre in totale) avrebbero sicuramente giovato e dato più respiro agli eventi puramente catastrofici, senza doverli condensare in poche scene madri. Scene madri che però sono orchestrate in modo egregio, con una in particolare ambientata su un molo che ricorda non poco Dunkirk di Cristopher Nolan, con i mastodontici tripodi alieni al posto dei caccia tedeschi.
Labels:
BBC,
Eleonor Tomlinson,
Harry Melling,
Jonathan Aris,
La EFFE,
Miniserie,
Rafe Spall,
Robert Carlyle,
Romanzo,
Rupert Graves,
Serie thriller Fantascientifica
Iscriviti a:
Post (Atom)


