Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2022 Qui - Ryan Murphy sbarca su Netflix con una miniserie che è una favola che
rilegge in chiave moderna "come sarebbe stato se" la Hollywood del
secondo dopoguerra fosse quella inclusiva e integrativa di oggi verso le
donne, gli omosessuali, le persone di colore, e così via. Una visione
decisamente utopistica, come un sogno ad occhi aperti, che ricalca lo
stile perfezionista di Murphy così come era nella più riuscita Feud
e
come era nella Golden Age di Hollywood. Lì la carriera quasi finita di
due attrici in età, qui tutta la determinazione, i sogni, le speranze e
l'incoscienza di un gruppo di giovani arrivati in California per
cambiare la propria vita. Tra metacinema e un po' troppo "buonismo",
tutti i pregi e i difetti del Murphy che ancora una volta sente
l'importanza di parlare di coloro che sono stati discriminati nella
propria vita. Bene o male manca però il guizzo, in una storia così tanto
perfetta quanto prevedibile, una storia che ha bisogno di un happy
ending che nella realtà è arrivato tardi. Fatta bene ma pur sempre una
favola di 7 ore. Voto: 6+
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sabato 23 aprile 2022
Hollywood (Miniserie)
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venerdì 14 giugno 2019
American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2018 Qui - L'avrei dovuto probabilmente prevedere o anche sapere che non ci fosse nessun collegamento tra la vittima e il carnefice (al massimo solo nella mente del secondo), che in verità non ci sarebbe stato un "processo" e che di storia da raccontare, quella vera, c'era in verità poca roba (anche perché la serie è "solo" tratta dal libro Vulgar Favors scritto nel 1999 dalla giornalista Maureen Orth e dalle poche informazioni della polizia), ma quando il fatto accadde ero mentalmente troppo piccolo (avevo dodici anni) per capire più in profondità e negli ultimi mesi non ho voluto conoscere, seppur abbastanza ho letto, qualcosa in più. Perché se l'avessi saputo, che The Assassination of Gianni Versace avrebbe raccontato la storia dell'assassino (di cui in verità oggi frega niente a nessuno) e non di quella del morto, molto probabilmente non l'avrei nemmeno vista. Perché lo dico fin da subito che American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace è stata una delusione. Ammetto che sinceramente mi aspettavo un prodotto incentrato sulla figura di Versace e invece proprio perché la narrazione dopo il delitto si è spostata da un'altra parte, nel passato dell'omicida, avvicinandosi ad un dramma psicologico, sono rimasto leggermente scottato. Scottato anche nel constatare che il richiamo mediatico (di stampa e di marketing promozionale), anche perché è la prima volta che una intera serie americana è dedicata a uno dei casi mediatici più famosi della storia italiana, tanto che non stupisce che l'attesa per la serie (andata in onda dal 19 gennaio su FoxCrime), e secondo capitolo dell'antologia di Ryan Murphy "American Crime Story", era alta, fu ed è stato fuorviante. Nonostante il titolo infatti, The Assassination of Gianni Versace non dichiara subito l'intenzione di mostrare il punto di vista dell'assassino e di ricostruire perciò la sua storia (quell'Andrew Cunanan che si è suicidato 8 giorni dopo, senza mai spiegare le sue motivazioni). In tal senso quindi sarebbe stato più onesto chiamarla "L'Assassino di Gianni Versace".
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