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giovedì 19 ottobre 2023

The Blacklist (8a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/10/2023 Qui - Il ritorno dopo aver subito numerosi tipi di ritardi e pause che anche altri spettacoli hanno dovuto sopportare a causa della pandemia. La settima stagione fu persino costretta a fornire un finale di stagione semi-animato prima che la produzione dello show venisse sospesa. È stata una pausa più lunga di quella a cui si era abituati tra una stagione e l'altra, ma ora torna e dà diversi pugni, un po' in faccia e un po' nello stomaco. In un certo senso sono colpi ritardati che finalmente arrivano, ma che lasciano abbastanza freddi. La serie purtroppo è da parecchie stagioni che è alla deriva, hanno raschiato talmente il fondo del barile che ormai non c'è più nessun barile. Lo stesso James Spader (sempre magnifico) miracoli non ne può fare quando una sceneggiatura è a livelli imbarazzanti. Il problema non è solo allungare il brodo, è che proprio hanno abbandonato sotto-trame importanti, a discapito dei personaggi sempre meno incisivi. E' il caso di Liz, che volente o meno finalmente lascia, diventata inevitabilmente uno zimbello. Qualcosa sta finalmente cambiando? Si vedrà. Voto: 5,5

giovedì 22 settembre 2022

The Blacklist (7a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/09/2022 Qui - Per la maggior parte della settima stagione di The Blacklist (rispolverato un po' a caso quest'anno dopo anni dalla sesta stagione) è stata molto buona fino a quando non si arriva agli ultimi episodi, decisamente un po' noiosi. L'episodio finale di questa di certo non ultima stagione è stato un po' deludente. Passare avanti e indietro in uno stato di animazione alquanto orribile ha sminuito l'intera serie, sì, il COVID19 è (stato) un problema, ma l'ultimo episodio avrebbe dovuto essere lasciato per la stagione successiva, ciò avrebbe garantito l'imminente arrivo della stagione 8 e un migliore utilizzo dell'episodio per onorare la morte del nonno di Elizabeth (Brian Dennehy), per non parlare che quest'ultima sta iniziando ad essere fastidiosa. L'abbraccio al "potere malvagio" che si prospetta potrebbe aiutarla, o forse no, il gas in ogni caso sembra comunque pian piano finendo (il mistero su Red sembrava essere svelato, però così non parrebbe essere, anzi, raddoppia con la madre di Liz, quest'ultima divisa su chi sta dicendo la verità, perciò anche basta tutti questi misteri), ma si vedrà poi. Voto: 5,5

sabato 5 dicembre 2020

The Blacklist (6a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2020 Qui - Mistero svelato, o almeno così sembrerebbe, parlo ovviamente dell'identità di Red Reddington, il misterioso ma affascinante protagonista di The Blacklist, magistralmente interpretato da James Spader capace, anno dopo anno, di portare sul piccolo schermo un personaggio difficile da odiare ma che non si può neanche totalmente amare. La sua ambiguità (rappresentata ottimamente da Spader, che ha ricevuto per questo ruolo due nomination ai Golden Globe) fa parte dell'origine del personaggio stesso, finalmente svelata al pubblico ed alla protagonista Liz (Megan Boone) nel diciannovesimo episodio della sesta stagione. Una stagione che arriva dopo una buona quinta stagione (qui) che lasciava però presagire questa verità, anche perché la nuova stagione riprende dal colpo di scena con cui la serie ci lasciò lo scorso ciclo di episodi. Ed è sostanzialmente questo il fulcro di una stagione nella media della serie, che però nelle altre puntate (fra le new entry dei nuovi episodi, c'è anche Christopher Lambert) non regala sorprese, quindi pure sotto a questa media, e poi come se non bastasse più che nelle precedenti stagioni qualcosa comincia a scricchiolare, quanto nella messa in scena che in tutto il resto. Tuttavia non manca di suspense, anzi, proprio al termine di questa sesta stagione l'ennesimo colpo di scena, che manterrà alta sicuramente l'attenzione alla prossima stagione, in cui ritroveremo (più o meno) tutti i protagonisti, anche il recentemente scomparso Clark Middleton nei panni di uno personaggi secondari più amati della serie. Voto: 5,5

lunedì 17 giugno 2019

The Blacklist (5a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2018 Qui - Dopo un'attesa lunga quasi un'anno, l'attesa di scoprire finalmente la verità, o una delle tante, ecco fare capolino, e nuovamente su FoxCrime, le oscure ed intricate vicende con protagonista Raymond "Red" Reddington (James Spader), ovvero la quinta stagione di The Blacklist, la serie che dal 2013 racconta la collaborazione tra il protagonista truffatore ed Elizabeth "Liz" Keen (la bella Megan Boone, interprete di San Valentino di sangue), membro dell'FBI che nella quarta stagione (qui la mia breve recensione) si è scoperto essere sua figlia. La quarta stagione della serie NBC si concluse però anche con un altro avvenimento importante, ovvero il crollo dell'impero economico che Red aveva costruito in tanti anni di onorata ma illegale carriera. E proprio da qui si riparte per raccontare un Raymond molto diverso, pieno di voglia di vivere, di ricostruire, che farà da perno centrale in un racconto stavolta un po' più leggero di quelli delle precedenti stagioni, ma che tuttavia riserverà parecchie sorprese, sconvolgenti colpi di scena ed ovviamente nuovi criminali da acciuffare e altresì ricattare per scopi decisamente personali. Nel mezzo infatti degli episodi, ben 22 in tal caso, e in cui tanti saranno i camei di attori più o meno famosi, su tutti John Noble della serie tv Sleepy Hollow e Pruitt Taylor Vince di The Devil's Candy, e in cui non mancherà l'azione, dopotutto il punto di forza della serie non sta solo nella presenza di un sempre carismatico, versatile James Spader (che grazie alla sua bravura è stato due volte nominato ai Golden Globes), ma soprattutto nel ritmo, sempre indiavolato e senza un attimo di tregua, e in cui c'è tanto da tener nascosto, assistiamo a diatribe (in modi poco convenzionali) e scontri (anche interni) tra Red e Liz, perché anche se il rapporto tra i due protagonisti, così complicato fin dall'inizio, è stato dunque finalmente delineato, di certo non può dirsi risolto, dal momento che i segreti che dividono i due sono ancora tanti.

venerdì 14 giugno 2019

American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2018 Qui - L'avrei dovuto probabilmente prevedere o anche sapere che non ci fosse nessun collegamento tra la vittima e il carnefice (al massimo solo nella mente del secondo), che in verità non ci sarebbe stato un "processo" e che di storia da raccontare, quella vera, c'era in verità poca roba (anche perché la serie è "solo" tratta dal libro Vulgar Favors scritto nel 1999 dalla giornalista Maureen Orth e dalle poche informazioni della polizia), ma quando il fatto accadde ero mentalmente troppo piccolo (avevo dodici anni) per capire più in profondità e negli ultimi mesi non ho voluto conoscere, seppur abbastanza ho letto, qualcosa in più. Perché se l'avessi saputo, che The Assassination of Gianni Versace avrebbe raccontato la storia dell'assassino (di cui in verità oggi frega niente a nessuno) e non di quella del morto, molto probabilmente non l'avrei nemmeno vista. Perché lo dico fin da subito che American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace è stata una delusione. Ammetto che sinceramente mi aspettavo un prodotto incentrato sulla figura di Versace e invece proprio perché la narrazione dopo il delitto si è spostata da un'altra parte, nel passato dell'omicida, avvicinandosi ad un dramma psicologico, sono rimasto leggermente scottato. Scottato anche nel constatare che il richiamo mediatico (di stampa e di marketing promozionale), anche perché è la prima volta che una intera serie americana è dedicata a uno dei casi mediatici più famosi della storia italiana, tanto che non stupisce che l'attesa per la serie (andata in onda dal 19 gennaio su FoxCrime), e secondo capitolo dell'antologia di Ryan Murphy "American Crime Story", era alta, fu ed è stato fuorviante. Nonostante il titolo infatti, The Assassination of Gianni Versace non dichiara subito l'intenzione di mostrare il punto di vista dell'assassino e di ricostruire perciò la sua storia (quell'Andrew Cunanan che si è suicidato 8 giorni dopo, senza mai spiegare le sue motivazioni). In tal senso quindi sarebbe stato più onesto chiamarla "L'Assassino di Gianni Versace".

giovedì 6 giugno 2019

I testimoni (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2017 Qui - Avevo visto a suo tempo la prima stagione de I testimoni (Titolo originale: "Les Témoins"), la miniserie televisiva francese di stampo noir drammatico, e mi era piaciuta come in genere mi piacciono i thriller francesi e non (qui la mia breve ma intensa recensione). Ora dopo esser andata in onda sul canale FoxCrime a Maggio, ho recuperato la seconda che, stuzzicato dall'intrigante ed enigmatico trailer, ho subito guardato e ne ho ricevuto un'ottima impressione. La serie francese infatti, torna a proporre al pubblico televisivo un racconto di genere poliziesco che ricorre a espedienti thriller per accrescere il coinvolgimento dello spettatore. Le fasi iniziali della prima puntata difatti sono dedicati al pretesto narrativo e instaurano un clima di mistero e suspense. Anche perché, la protagonista, che è nuovamente il tenente Sandra Winkler (Marie Dompnier), si trova di fronte ad un caso veramente oscuro e tenebroso. Una mattina sulla strada del paese, fermo come se stesse aspettando i passeggeri, freccia inserita, c'è un autobus come quelli di linea, ma la ragazza che sale per andare al lavoro ha la sgradevole sorpresa di vederlo pieno di 15 persone completamente congelate.

The Blacklist (4a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2017 Qui - La quarta stagione di The Blacklist è stata davvero scoppiettante, un quarto capitolo diviso in due atti, esattamente come accaduto per altre serie (ma non per la discreta terza, qui la recensione). A quanto pare, allungare il brodo per riempire il vasto pentolone da più di 20 episodi non va più di moda, meglio dunque frazionare l'intera stagione in due trame legate e slegate allo stesso tempo fra loro, raccontare due storie diverse passando per gli stessi interpreti. Il contorno di The Blacklist: Redemption, lo spin-off della serie madre con protagonista Ryan Eggold e il suo Tom Keen, è andato invece ed ovviamente incontro ad un fallimento annunciato e repentino (era già chiaro che non sarebbe stata la stessa cosa). La quarta stagione di The Blacklist ha infatti ricordato ed evidenziato ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la serie partorita dal genio di Jon Bokenkamp vive e respira essenzialmente in due soli personaggi, la bella, confusa e continuamente sballottata tra una mezza verità e un'altra Elizabeth (Megan Boone), e quel mostro del piccolo schermo chiamato Raymond Reddington (un sempre più redivivo James Spader), gli altri (con tutto il rispetto) contano davvero poco (seppur qualcosa in più e di buono fanno). L'altro elemento era l'annosa questione che più attanaglia i fan della serie NBC: Red e Liz sono padre e figlia? Il midseason finale di potrebbe aver risposto alla domanda, seppur molti erano diventati i dubbi per colpa di Alexander Kirk (personaggio solo intravisto a fine terza), boss del crimine russo e marito di Katerina Rostova, madre di Elizabeth (ai tempi Masha), che nella prima parte di stagione, torna a reclamare la sua prole. Lui infatti convinto di essere il padre biologico la rapisce insieme alla figlia.

mercoledì 29 maggio 2019

The Blacklist: Redemption (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/07/2017 Qui - Non è cominciata proprio con i migliori auspici o aspirazioni e non è finita (anzi, un po' lo si intuiva prima) come ci si aspettava The Blacklist: Redemption, lo spin-off della più celebre The Blacklist, dove il padrone incontrastato della dimora risponde al nome di Raymond Reddington, perché la serie della NBC ha deluso le mie aspettative. Colpa di un impianto narrativo non proprio originale, di un finale che lascia tutto in sospeso (perché speravano in una seconda stagione che invece non ci sarà) e che forse mai troverà soluzione ultima (anche se spero che questa trama venga chiusa nella serie principale), ma soprattutto il puntare sull'elemento meno personalmente interessante e simpatico (ovvero la ex spia Keen) è stato l'errore più grave. The Blacklist: Redemption difatti veleggia certamente su argomentazioni e stili simili, ma comunque molto (troppo) distanti da quelli della serie madre. Mentre The Blacklist può essere accostato decisamente ad un poliziesco, Redemption si dipana in una vera e propria spy story dove il ruolo di primi ballerini è affidato a Ryan Eggold (Tom Keen) e a Famke Janssen (Susan Scott "Scottie" Hargrave, nonché madre di Tom come rivelato da Red), non propriamente due personaggi iconici della serie. Io infatti la vedo perché c'è James Spader, qui senza è tutt'altra cosa, qualcosa di mediocre, prevedibile e addirittura dannoso. Perché Redemption, che come dalle parole del suo produttore John Eisendrath, va considerato un racconto a se stante, dedicato alla figura di Tom Keen e della sua disgraziata (si fa per dire) famiglia, per la sua inutilità ai fine del racconto principale ha rischiato di far perdere proseliti, e sicuramente per alcuni sarà così, comunque non io, come ben sapete non lascio spesso cose a metà, e considerando poi che la 4a stagione è quasi finita e ho tutta registrata, ugualmente vedrò. Ma questo è un altro discorso, anche se Redemption viaggia più o meno sulla stessa linea temporale di The Blacklist, dato che si lega in particolare agli eventi della fine della terza stagione (qui la mia recensione), quando la temibile stratega Susan "Scottie" Hargrave entra in scena.

sabato 18 maggio 2019

The Blacklist (3a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/07/2016 Qui - The Blacklist è un'avvincente e adrenalinica serie televisiva (statunitense) trasmessa dal 23 settembre 2013 sulla rete televisiva NBC, in Italia in esclusiva su FoxCrime il 6 dicembre dello stesso anno. Questa serie, ambientata principalmente a Washington, (ideata da Jon Bokenkamp) è una delle più spettacolari thriller-crime poliziesco-drammatico degli ultimi tempi, che segna il ritorno di un grande attore qual'è James Spader (l'indimenticabile Doc del film Stargate) che interpreta con grande maestria e capacità Raymond "Red" Reddington, uno dei più pericolosi (spietato quando serve) criminali nella FBI Ten Most Wanted Fugitives, che (all'inizio della serie) si costituisce all'agenzia offrendosi di fornire informazioni su ogni persona con cui abbia lavorato, come clausola all'accordo però, chiede di avere l'unico suo referente in Elizabeth Keen, una giovane profiler al suo primo giorno di servizio. Questa richiesta, all'apparenza incomprensibile, costringe così l'agenzia a rendere Elizabeth parte integrante di una segreta task force, che da quel momento inizia a occuparsi essenzialmente dei casi forniti da Red. Ora con questa terza stagione qualcosa è ovviamente cambiato dall'inizio, non tanto il rapporto sia personale che di affari con l'Fbi, dato che la speciale blacklist (lista nera) stilata da Reddington tradisce un carattere molto personale, l'uomo, infatti, grazie a questa vuole liberare la piazza dai suoi principali nemici, avvalendosi delle forze dell'FBI, il Bureau non può tuttavia esimersi dal catturare quelli che sono a tutti gli effetti dei criminali, dando così l'avallo a questa singolare collaborazione. Queste cacce all'uomo finiscono ben presto per intrecciarsi con le vicende personali della stessa Elizabeth, orfana dai tempi dell'infanzia, che cerca di capire quale sia la vera natura del legame tra lei e Reddington. Un legame che neanche dopo tre stagioni si è capito, poiché in quasi tutti gli episodi di The Blacklist andati in onda finora sono girati (sottotraccia per fortuna, altrimenti sarebbe stato noioso) attorno all'annosa (ingombrante e stressante, quasi soffocante) questione del rapporto tra l'affascinante e imprendibile (rude e cinico nonché imprevedibile e ironico con il suo borsalino nero e occhiali scuri, vestito sempre elegante) Reddington e la bella agente dell'Fbi dal passato oscuro Liz (la bella ma anche leggermente sopra le righe, in certi frangenti e in certe puntate, Megan Boone). Lui è suo padre? Se sì perché non vuole dirglielo? E se invece i due non fossero parenti ma lui avesse promesso a qualcuno di difenderla? Gli interrogativi che investono i due protagonisti della serie, restati quasi tutti irrisolti, almeno fino all'ultima puntata (e anche prima) di questa entusiasmante stagione quando qualcosa di scioccante succede ma che non svela proprio tutto, anzi, tutto viene rimescolato e rimesso in gioco, complicando un quadro già dipinto.

giovedì 16 maggio 2019

American Crime Story: Il caso O.J.Simpson (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/06/2016 Qui - American Crime Story è la nuova straordinaria serie antologica di Ryan Murphy, il creatore di American Horror Story. Ogni stagione di questa nuova serie racconterà un caso di cronaca nera scelto fra i più eclatanti della storia americana. Per la prima stagione si è scelto probabilmente il caso più eclatante e incredibile di sempre, quello di O.J.Simpson. Il processo per omicidio nei confronti del campione di football O.J. Simpson, iniziato nel 1994 con la morte dell’ex moglie Nicole Brown, è infatti stato uno dei casi di cronaca nera americana più seguito della storia, un evento mediatico coperto da giornali e televisione a un ritmo martellante. La serie è scritta da Scott Alexander e Larry Karaszewski, il team di sceneggiatori di Ed Wood, Man On The Moon e Big Eyes. Prodotta da Ryan Murphy ha la stessa struttura antologica dell’altra sua fortunata creatura, di cui questo è il primo appuntamento (il secondo sarà sull'uragano Katrina). Questa prima stagione (composta da 10 episodi), intitolata Il caso O.J.Simpson racconta gli avvenimenti e soprattutto il processo per omicidio al campione sportivo traendo aspirazione dal best seller di Jeffrey Toobin, autorevole firma del New Yorker. La serie andata in onda su FoxCrime e terminata l'8 giugno scorso mi ha veramente sconvolto, soprattutto perché non conoscendo la sua storia (e non ricordando, dato che avevo solo 9 anni), sono rimasto incredibilmente sorpreso da quello che avevo appena visto, poiché anche dopo 4 giorni non mi spiego come sia stato possibile, cioè non riesco a capacitarmi come un caso così semplice si sia trasformato in qualcos'altro di tremendamente assurdo e inspiegabile nonché ingiustificato. Chi conosce la storia o è riuscito a seguire la serie, saprà di cosa sto parlando, per chi invece non l'ha ancora vista un piccolo riassunto (anche se 10 pagine non basterebbero, tanti sono i fatti e gli argomenti da espletare) che comunque è solo una piccola parte, perché per capire e comprendere tutto è preferibile vedere la serie, e son sicuro capirete il perché di tutto e il perché da quel momento gli americani sono diventati degli imbecilli. L'ultimo esempio della loro inettitudine è stato permettere a Trump di candidarsi alla Casa Bianca, e chissà che alla fine non riesca veramente ad arrivarci, perché dopo aver scagionato un assassino (palesemente a mio avviso colpevole) non mi stupisco di niente oramai. Comunque nonostante dopo aver visto e compreso (più o meno) tutto, sono tante le domande rimaste senza risposta di questo famigerato processo al campione di football O.J. Simpson, prima accusato e poi giudicato innocente nel 1995. La verità che tutti vorrebbero conoscere (se O.J. era davvero colpevole) infatti resterà per sempre sconosciuta.

martedì 14 maggio 2019

I testimoni (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2016 Qui - I testimoni (Les Témoins) è una miniserie televisiva francese che in sei puntate mescola abilmente elementi classici del procedurale, dramma, thriller e noir, senza farsi mancare neanche la storia d'amore. In Italia, la serie è stata trasmessa in prima visione su Fox Crime dal 3 marzo 2016. La serie, il caso (che ricorda CSI), racconta di una catena di eventi misteriosi avvenuti in due villette della cittadina di Le Tréport, piccolo villaggio costiero a nord della Francia che resterà l'ambientazione principale della storia anche per il resto della serie tv. Due poliziotti vengono chiamati ad indagare su questi strani fatti. Ma la persona da cercare non è tuttavia né un assassino né un serial killer, ma qualcuno che nella notte ha esumato dei cadaveri da tre cimiteri diversi e li ha disposti in una villetta come se fossero una famigliola felice. Una donna seduta sul divano, un uomo in poltrona e un'adolescente in cucina: una cartolina pubblicitaria, se non fosse che quelle persone erano state interrate nei cimiteri della zona solo qualche giorno prima. Ad intorbidire l'evento ci si mette una foto sul comodino della camera da letto che raffigura Paul Maisonneuve, misterioso ex capo della polizia ritirato da tempo per cause personali e ora in prima linea per capire di più su quegli strani eventi che lo coinvolgono in prima persona, a lui il compito di capire il collegamento che potrebbero avere con lui e la sua vita.