Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2024 Qui - Il mondo criminale di John Wick (cui quarto film sembrerebbe aver chiuso il cerchio) ambientato negli anni Settanta, con Colin Woodell (che ricorda Paul Newman) nel ruolo di un giovane Winston in lotta contro un malvagio Mel Gibson. L'opera convince nel primo e nell'ultimo episodio, dove la violenza si scatena senza freni, ma l'episodio centrale è tedioso e insipido. Le scene d'azione sono curate come sempre, tuttavia l'effetto sorpresa della Gran Tavola e degli altri elementi si è dissipato, perdendo la freschezza originale. Il cast è appropriato, l'ambientazione retrò degli anni '70 è ben realizzata e la colonna sonora è efficace. Nel complesso, non è male. Voto: 6+ [Prime Video]
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martedì 23 aprile 2024
The Continental (Miniserie)
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Fargo (5a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2024 Qui - Fargo è una serie che rimane fedele al proprio stile sin dalla prima stagione, in linea con il film da cui trae ispirazione, spesso evocato attraverso il suo leitmotiv. Presenta dramma, un gusto per il grottesco e abbondante ironia nera. È eccellente nella creazione di personaggi memorabili. La trama e il suo sviluppo coinvolgono costantemente, bilanciando temi come la violenza sulle donne e le milizie paramilitari, che rappresentano un problema crescente in America. Le interpretazioni sono ottime, a partire da Juno Temple, fragile ma resiliente come una tigre, e Jon Hamm, che incarna un patriarcato arcaico, la cui ossessione lo porterà alla rovina. La stagione mantiene l'alta qualità consueta (nonostante i difetti ed una certa prevedibilità di fondo), superando la quarta stagione, leggermente deludente, e lasciando un retrogusto più dolce grazie a una stagione inaspettata che, fortunatamente, ha visto la luce. E chissà, forse in futuro ne arriveranno ancora altre. Voto: 7,5 [Sky Atlantic]
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giovedì 19 ottobre 2023
The Blacklist (8a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/10/2023 Qui - Il ritorno dopo aver subito numerosi tipi di ritardi e pause che anche altri spettacoli hanno dovuto sopportare a causa della pandemia. La settima stagione fu persino costretta a fornire un finale di stagione semi-animato prima che la produzione dello show venisse sospesa. È stata una pausa più lunga di quella a cui si era abituati tra una stagione e l'altra, ma ora torna e dà diversi pugni, un po' in faccia e un po' nello stomaco. In un certo senso sono colpi ritardati che finalmente arrivano, ma che lasciano abbastanza freddi. La serie purtroppo è da parecchie stagioni che è alla deriva, hanno raschiato talmente il fondo del barile che ormai non c'è più nessun barile. Lo stesso James Spader (sempre magnifico) miracoli non ne può fare quando una sceneggiatura è a livelli imbarazzanti. Il problema non è solo allungare il brodo, è che proprio hanno abbandonato sotto-trame importanti, a discapito dei personaggi sempre meno incisivi. E' il caso di Liz, che volente o meno finalmente lascia, diventata inevitabilmente uno zimbello. Qualcosa sta finalmente cambiando? Si vedrà. Voto: 5,5
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mercoledì 19 luglio 2023
The Punisher (Serie Completa)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/07/2023 Qui - Avevo apprezzato la sua presenza nella seconda stagione di Daredevil, e speravo in questa serie spin-off per migliorarne l'apprezzamento, ma il risultato mi ha molto deluso. Non tanto per la confezione, il protagonista ha un carisma eccezionale, la trama è molto ben strutturata, la fotografia discretamente curata e gli scontri sono tutti superiori al resto di quelli visti in tutte le serie Marvel ex Netflix (eguagliati solo da Daredevil), quanto per tutto il resto. Qualcosa decisamente non va (l'interesse scema), e va bene la prima stagione, che ben "conclude" la vendetta familiare (complotto annesso), ma la seconda davvero inutile. C'è infatti un crollo verticale rispetto alla prima, alcune forzature di sceneggiatura davvero troppo campate in aria rendono lo svolgimento dei fatti astruso e inverosimile anche per una trama fumettistica. La quantità di legnate, coltellate, spari, pallottole, sprangate, cazzotti, bombole di metallo sul cranio che i nostri (anti)eroi oramai riescono a incassare e rapidamente superare raggiunge in questa seconda stagione vette inusitate. Il brodo è allungato e la comparsa della ragazzina non credo abbia mai generato empatia nel suo far coppia con The Punisher (molto posticcia la cosa). Bene almeno, che si sia posto un punto finale alla serie. Alla fine in ogni caso, valido come prodotto, ma non risulta sicuramente chissà cosa. Voto complessivo: 5,5
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Narcos: Mexico (Serie Completa)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/07/2023 Qui - Spin-off dell'ottima serie ambientata in Colombia (qui), è un prodotto ben realizzato e curato, e dall'indubbio impatto drammatico, peccato che qualcosa si perda e qualcosa manchi. Dal punto di vista del modo di raccontare la storia, Narcos: Mexico riprende a grandi linee quanto visto nelle tre stagioni di Narcos, ma rispetto alla serie madre/padre manca oggettivamente qualcosa: oltre all'effetto sorpresa, le scene d'azione sono poco realistiche, con armi dai caricatori infiniti, armi che sparano senza tenere il grilletto premuto e situazioni spesso al limite del non accettabile parossismo. Punto assolutamente negativo di Narcos: Mexico è il modo nel quale i malviventi sono tratteggiati: quasi sempre in modo fin troppo benevolo, come a volerli accostare allo spettatore. Se in Narcos vi era una netta distinzione tra i buoni ed i cattivi, in Narcos: Mexico la cosa è molto più sfumata. Narcos: Mexico vede ovviamente un cast completamente rinnovato, fatte salve alcune figure che avevamo visto già in Narcos, cast che al contrario della serie originale non stupisce per potenza di recitazione. Narcos: Mexico insomma, è una serie che perde per strada buona parte delle unicità che aveva fatto grande la serie sulla lotta a Pablo Escobar, eppure, nonostante questo e nonostante alcuni attori siano alquanto irritanti, Narcos: Mexico porta a casa un risultato insperato. Forse grazie alla possibilità di inserire trame e sotto-trame, la serie riesce comunque a farsi gradire nelle tre stagioni che la compongono ed è un discreto compendio di Narcos. Il ritmo è sempre alto (la sigla e la colonna sonora rimangono di qualità superiore), e tutto sommato la serie è una di quelle che si può vedere senza rimorsi. Voto complessivo: 7
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venerdì 27 gennaio 2023
Perché non l'hanno chiesto a Evans? (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/01/2023 Qui - La frase pronunciata da un uomo in fin di vita è il titolo dell'adattamento televisivo dell'omonimo romanzo di Agatha Christie scritto nel 1934 in una miniserie di 3 puntate ad opera di Hugh Laurie, qui nelle vesti di sceneggiatore e regista. Smaccatamente (o drammaticamente?) "british" la miniserie ci riporta alle atmosfere dei romanzi d'epoca di Christie cercando di attualizzarle attraverso uno stile fresco ma anche contemporaneo, risultando quindi anche più leggero ma anche piacevole e, perché no, genuino. Non mancando poi tutti gli stereotipi tipici del giallo (e creati per la maggior parte proprio dalla scrittrice inglese) che Laurie dimostra di conoscere piuttosto bene, giocando con loro ma senza mai banalizzarli troppo e se dal punto di vista dell'intrigo non si avvertono grosse sorprese (ma alcune soluzioni narrative appaiono fin troppo meccaniche) la narrazione procede spedita regalando anche qualche momento di spensieratezza (una riuscita componente comedy, quest'ultima garantita soprattutto dalla chimica dei due protagonisti principali interpretati da Will Poulter e Lucy Boynton). La serie convince molto meno invece nella sua componente tecnica e visiva, alla fine quindi bene ma non benissimo. Voto: 6
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giovedì 22 settembre 2022
The Blacklist (7a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/09/2022 Qui - Per la maggior parte della settima stagione di The Blacklist (rispolverato un po' a caso quest'anno dopo anni dalla sesta stagione) è stata molto buona fino a quando non si arriva agli ultimi episodi, decisamente un po' noiosi. L'episodio finale di questa di certo non ultima stagione è stato un po' deludente. Passare avanti e indietro in uno stato di animazione alquanto orribile ha sminuito l'intera serie, sì, il COVID19 è (stato) un problema, ma l'ultimo episodio avrebbe dovuto essere lasciato per la stagione successiva, ciò avrebbe garantito l'imminente arrivo della stagione 8 e un migliore utilizzo dell'episodio per onorare la morte del nonno di Elizabeth (Brian Dennehy), per non parlare che quest'ultima sta iniziando ad essere fastidiosa. L'abbraccio al "potere malvagio" che si prospetta potrebbe aiutarla, o forse no, il gas in ogni caso sembra comunque pian piano finendo (il mistero su Red sembrava essere svelato, però così non parrebbe essere, anzi, raddoppia con la madre di Liz, quest'ultima divisa su chi sta dicendo la verità, perciò anche basta tutti questi misteri), ma si vedrà poi. Voto: 5,5
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lunedì 23 agosto 2021
Banshee - La città del male (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/08/2021 Qui - Una stagione, la quarta ed ultima, purtroppo dai tempi mozzati (8 episodi contro i classici 10), ma paradossalmente non sono mancati inutili digressioni e spunti interessanti persi per strada (come in parte successe anche nella precedente, comunque molto migliore, terza stagione). Il calderone multi-villain a cui Banshee ci ha abituato non è certo mancato: ecco infatti i fratelli Bunker (l'amorevole poliziotto redento vs il Nazi-fasci tutto pazzo), l'amichevole Kingpin di quartiere, il Proctor a cui ormai non si può volere male e che nel frattempo ha fatto carriera in politica, c'è la new entry del satanista, a cui sin da subito sembra legata una morte eccellente della serie, senza dimenticare la scomparsa di Job. L'ex sceriffo "Hood" è rimasto decisamente preso a male per la scomparsa del suo amico, dandolo oramai per morto. Cosa non funziona in questa stagione? Molto semplicemente, troppa carne al fuoco in così poco tempo. Lo stile quasi giallo dei primi episodi, spinto con i flashback di Rebecca è una variazione interessante ma che viene persa per strada, diversi personaggi vengono appena abbozzati, gettando qualche dubbio sull'effettiva utilità di presentarli da principio (vedi la poliziotta badass, o il presunto capo supremo dei nazifasci) tutta la faccenda stessa dei satanisti esplode e si risolve in un arco davvero breve, lasciando ben poco, a differenza degli storici nemici di Hood. Eppure, Brock è semplicemente magnifico come nuovo sceriffo della città, regalando delle perle di dialogo e qualche divertente siparietto con Bunker. Lo sviluppo psicologico dei nostri beniamini è decisamente sull'acceleratore, con il Job post-rapimento e Hood dai nervi a pezzi, ben lontani dai maschi alfa delle scorse avventure (almeno per parte della stagione). E cosa dire del finale, che fa contenti davvero tutti, riservando anche a chi obiettivamente buono non è un'uscita di scena coi fiocchi. Nelle 4 stagioni si è visto di tutto e di più, colpi di scena a non finire, triangoli amorosi, donne pazzesche (Eliza Dushku l'ultima perla), tanto sesso e ancora più sangue, e di una cosa si può essere assolutamente certi: Banshee è stata chiusa nel momento giusto, ma mancherà ugualmente tantissimo. Voto: 6+
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lunedì 28 giugno 2021
Narcos (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2021 Qui - Eccomi arrivato alla fine anche di questa (terza ed ultima) stagione della saga (regolare) di Narcos (la serie spin-off al momento non vedrò, ma poi chissà), una stagione leggermente inferiore alle altre due, ma sempre d'altissimo livello. Il titolo è sempre stato chiaro: Narcos pone l'attenzione su un fenomeno, su un mondo, che si è sviluppato nell'America centrale e della lotta delle autorità colombiane nei confronti dell'esplosione del traffico di cocaina tra Stati Uniti ed Europa nel corso degli anni '80. Narcos 3 riprende la storia che ci si era lasciati alle spalle al termine della seconda stagione e ci immerge nuovamente in un mondo in fervente divenire come può essere quello del cartello della droga, nel quale il ruolo di comando è destinato a cambiare con repentina frequenza. Alla morte di Escobar, sono i "Gentiluomini" di Cali a comandare il narcotraffico, nuovi leader che si muovono con metodi diversi da quelli di chi li ha preceduti: meno violenza che possa catalizzare l'attenzione generale, ma piuttosto una preferenza per la corruzione ed il controllo di uomini di governo attraverso tangenti e mazzette. Quella che poteva essere una seria difficoltà, diventa in realtà una grande opportunità: la serie non dimostra in alcun modo di soffrire la mancanza del suo uomo simbolo, ma coglie l'occasione per rinnovarsi e ripartire. Se la stagione 2 finiva per essere in qualche modo claustrofobica con la sua inevitabile attenzione su Pablo Escobar e la sua cattura, chiudendo gli stessi spettatori con lui nella sua gabbia dorata, la terza stagione si apre a nuovi temi e personaggi, amplia il suo raggio d'azione e riesce a raccontare una storia corale in cui ogni membro del cast (vecchio e soprattutto nuovo) risulta funzionale al ruolo che deve ricoprire. Narcos 3 mantiene l'impostazione e lo stile delle due stagioni precedenti, mantiene la stessa sigla di testa, l'alternanza di inglese e spagnolo, la fotografia ed il look generale, ma si adatta all'andamento della storia che racconta, evolvendo con essa. La stessa voce fuori campo, presente nella terza stagione come nelle precedenti, è ora affidata al Peña di Pedro Pascal che, orfano del collega Boyd Holbrook, diventa il punto di riferimento per le indagini e lo spettatore, portandoci per mano in un mondo che allarga il proprio raggio d'azione e diventa sempre più complesso e internazionale. In questo senso il lavoro della sceneggiatura (Carlo Bernard e Doug Miro firmano la maggior parte degli episodi) si rivela strumentale alla delineazione di questa complessa realtà, ricca di pathos trattenuto, di violenza che esplode improvvisa, di suspense calibrata sull'impiego di sequenze in montaggio alternato e parallelo. La Colombia emerge, ancora una volta, come luogo affascinante e contraddittorio: una terra in cerca di riscatto ma anche una sorta di "narco-democrazia" indotta che ha fatto dell'illegalità e dello scontro una seconda natura. In conclusione la terza stagione di Narcos sfrutta (sorprendentemente) benissimo l'eredità di Pablo Escobar costruendo, su un terreno già solido, una vicenda composta da ottimi personaggi, fotografati con un'ottima messa in scena. E contro ogni previsione si conferma ancora una volta un grandissimo prodotto. Voto: 7,5
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Banshee - La città del male (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2021 Qui - A Banshee si iniziano a tirare le somme. L'urlo funebre della mitologica creatura si diffonde sempre più rumoroso tra le case, i magazzini e i bar dell'immaginaria cittadina della Pennsylvania, alcuni fili narrativi vengono infatti conclusi in questa stagione pre-finale ed il destino di vari personaggi più o meno fondamentali trova il suo naturale (ma sempre sanguinoso) compimento. Il tema principale, il "rapporto" Hood-Carrie-Rabbit, è stato (fortunatamente) definito nella passata stagione (la sua eliminazione, dell'antagonista più temuto e meno "fraternizzato", credo abbia giovato davvero alla serie) e l'approccio allo sviluppo delle varie tematiche si fa progressivamente più corale, ampliando a dismisura gli intrecci del plot. E si approfondisce la conoscenza con l'arcinemico di stagione: il truce indiano ribelle Chayton Littlestone, interpretato dal massiccio Geno Segers (un po' dispiace l'uscita di scena di Siobhan, ma ahimè, era scritto nella pietra che andava così, per cui tocca rassegnarsi e non rimanere stupiti della sua tragica e violentissima fine). Come si è già detto (almeno credo d'averlo fatto) il progetto seriale di base è "cialtronesco" e la sua forza risiede nella pletora di caratteri messi nel calderone seriale e nell'improbabilità (pulp-trash-splatter) di molte situazioni. Che divertono (sanguinosamente) a più riprese, grazie ad un nutrito nugolo di volenterosi e sconosciuti attori, molti alla "prova" della vita, trovatisi perfettamente a loro agio nel mood definito dagli autori. I più noti all'avvio, almeno per lo scrivente, erano due o tre, ma chi più chi meno, tutti interpreti/ruoli memorabili. Per una terza stagione (ancora) rutilante e carnascialesca, con solo un pizzico in meno di sexploitation. Si vedrà poi nella quarta, nella speranza che il finale della storia sia in pieno stile con il resto della serie: violento, serio, e quanto basta sanguinario. Voto: 7
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mercoledì 26 maggio 2021
Narcos (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/05/2021 Qui - Dopo l'ottima e bellissima prima stagione, ho fulminato anche la seconda stagione di Narcos, il risultato è stato più o meno simile a quello della prima. La seconda stagione della serie infatti, che parte lì dove si era conclusa la precedente (ma per il ricercato numero uno la situazione cambia e si complica irrimediabilmente), conferma quanto di buono fatto con la prima, proponendo la stessa ricetta con delle interessanti variazioni. Si conferma per esempio l'approccio molto documentaristico, con innesti sensati e mirati d'immagini e video di repertorio. Di alto livello il fronte dell'azione vera e propria, con una componente che si può considerare più propriamente action, che si concretizza in alcune sequenze efficaci ed elaborate, che sfociano, nel sesto episodio, in un fantastico piano sequenza di tre minuti che non può lasciare indifferenti. Si confermano anche i contrasti che caratterizzano la serie, un montaggio capace di mostrarli in parallelo: una efferata esecuzione alternata ad una doccia rilassante, un discorso televisivo controllato e strategico ad una sfuriata fuori controllo, le diverse reazioni di Javier Peña e Steve Murphy. Narcos 2 dedica più spazio alla componente intima della storia di Pablo Escobar, indugiando maggiormente sul privato del narcotrafficante: approfittando della protetta vita da recluso per sfuggire ai suoi avversari, gli autori colgono l'occasione per proporre spaccati di vita privata, mostrando il boss di Medellìn insieme ai figli, la moglie e la madre, dando a Wagner Moura la possibilità di definire ancora più profondamente e efficacemente una figura complessa e controversa della fine del secolo scorso. Sono momenti preziosi, dal Pablo impegnato in un videogioco con il figlio a quello che rassicura la bambina, che in qualche modo riescono a rendere ancora più folle e insostenibile la componente criminosa delle sue attività. Attività che inevitabilmente lo porteranno (e non è affatto uno spoiler) alla morte. In questo senso, senza di lui, chissà come se la caverà la serie nella sua terza (regolare) stagione, stagione che continuerà la sua vita concentrandosi sulla lotta al Cartello di Cali, stagione che sono comunque ansioso d'iniziare e quindi vedere. Voto: 8
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Banshee - La città del male (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/05/2021 Qui - Non c'è pace a Banshee. Gli "scalcagnati" protagonisti si ritrovano alle prese, anche in questa seconda stagione, con una serie lunghissima di brutti ceffi e situazioni infuocate dalle quali è praticamente (quasi) impossibile uscire. Non senza aver versato molto sangue, proprio e altrui. Allontanandosi, almeno in parte, dalla rincorsa al colpo di scena, in favore di una prevedibile, quanto auspicabile, discesa verticale tra le pieghe del Male, Banshee - La città del male seconda stagione fa le prove per farsi (più) grande, proponendo, senza soluzione di continuità, un viaggio spazio temporale che, volutamente, confonde e rende ancora più labili i confini delle azioni perpetrate. Certo, ci vuole un po' di sana pazienza perché, nonostante lo sforzo profuso nel tracciare i percorsi narrativi, ancorché psicologici, dei protagonisti, la grana è, spesso, grossa e i dialoghi non sempre sono all'altezza. Ciò detto, va dato atto delle capacità produttive, come già, peraltro, accadeva nella prima stagione, nel confezionare episodi che "funzionano", arrivando, dopo il quinto, e in questo senso decisivo, episodio, a toccare punte di notevole lirismo. Eh già, perché in uno scenario dove l'uso della violenza si fa sempre più (ri)soluzione catartica, Sesso e Morte si oggettivizzano nei corpi nudi che si penetrano (anche) con la lama di un coltello che assume, a più riprese, in questi contesti, valenza fallica, e Banshee - La città del male seconda stagione è, prima di tutto, un posto dell'anima, luogo di purificazione e di educazione criminale, dove noi, come e forse più dei protagonisti, torniamo sempre, maledettamente, volentieri (e poi innegabile l'aspetto erotico, ci si aggiunga a questo giro Trieste Kelly Dunn e Odette Annable). Il difetto principale di questa seconda annata risiede tutto in una certa ripetitività della trama generale (il tema è, praticamente, lo stesso della stagione introduttiva), con conseguente accrescimento delle parallele sotto-trame personali di tutti i personaggi, non tutte sviluppate efficacemente, ma comunque ben ritmate ed orchestrate tanto da intrattenere felicemente senza patemi. In conclusione un gradino sotto alla prima ma sempre alla grande. Voto: 7+
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venerdì 23 aprile 2021
Narcos (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2021 Qui - Serie di eccellente qualità caratterizzata da una tensione narrativa puntualmente ben bilanciata, in grado, cioè, di restare costante non solo durante i 50 minuti di ciascun episodio, ma (soprattutto) lungo tutta la stagione (niente tempi morti, mai noiosa, totalmente coinvolgente, molti i temi affrontati, anche molto politici, ma comunque appassionanti). Quello di Pablo Escobar è (ahimè) un personaggio (qui in particolar modo) magnetico (capace pure di attrarre tante produzioni hollywoodiane soprattutto ultimamente), non solo per merito della sceneggiatura e dell'eccellente interpretazione di Wagner Moura. Ambivalente, contraddittorio per natura (un personaggio mai del tutto intellegibile nelle sue scelte e nei suoi comportamenti), non può non affascinare. L'ascesa internazionale del più grande narcotrafficante della storia (e la storia vera sulla diffusione della cocaina), anni '80/inizio anni '90, viene infatti raccontata magnificamente da José Padilha (ideatore e regista della serie), anche se con spunti in certi casi troppo "cinematografici", disegnando un personaggio oscuro, discutibile, offrendone intriganti sfaccettature (difficile appiccicargli l'etichetta di "cattivo" della storia, l'unico antagonista di questa serie è il destino). La serie si snoda tuttavia seguendo un doppio punto di vista: anche quello degli agenti della DEA Javier Peña (il poi futuro "Mandaloriano" Pedro Pascal) e Steve Murphy (Boyd Holbrook) impegnati nella loro battaglia contro i narcotrafficanti (ad aiutarli il colonnello Horacio Carrillo, uno dei pochi esponenti incorruttibili delle forze armate colombiane). Quest'ultimo "gringo", specie nei primi episodi espresso attraverso un voice over invasivo, fortunatamente poi moderato con lo svilupparsi della stagione. Entrando nel merito, la ricostruzione d'epoca risulta molto convincente sia per costumi sia per ambientazione. Il montaggio però non conferisce una chiarezza cristallina, talvolta si ha la sensazione di aver perso un passaggio e infatti capita che l'avanzamento cronologico avvenga con ritmi troppo variabili. La regia è asciutta e concreta, a tratti documentaristica (specie quando inserisce filmati di repertorio), ma anche di grande qualità. Interessante invece l'impossibilità di avere un doppiaggio sullo spagnolo che ti colloca forzosamente e a tutti gli effetti nella schiera dei "forestieri", le recitazioni sono impeccabili e molto credibili, dai personaggi secondari fino (appunto) al protagonista, e va dato merito per una cercata somiglianza degli interpreti, a tal punto che talvolta ti dimentichi che stai guardando un prodotto di intrattenimento. Bella la colonna sonora (a partire dalla calzante sigla), con brani sudamericani (a me) sconosciuti che spaziano tra i generi più disparati. Tra i vari dettagli della serie tv che mi hanno colpito particolarmente, c'è la rappresentazione della donna nella società colombiana, incarnata da alcuni precisi (forse, eccessivi, non saprei) archetipi e rappresentata pressoché esclusivamente come oggetto sessuale, probabilmente in una maniera troppo insistita. L'atteggiamento di queste figure femminili non viene rappresentato come semplice connivenza e mi domando dove (e se) si fermi la realtà e dove inizi l'esagerazione televisiva. La (presumibile) fotografia di un paese surreale come nessun altro (dove il realismo magico è nato), che pone più di un interrogativo morale. Voto: 8
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Banshee - La città del male (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2021 Qui - Una trama che non sta in piedi (prodotta da Alan Ball, Premio Oscar per la sceneggiatura di American Beauty, la serie racconta le vicende di un ex ladro che finisce per spacciarsi per lo sceriffo della piccola città di Banshee), lontana anni luce da una plausibile realtà che tuttavia tiene incollati alla schermo in trepida attesa della puntata successiva. Si finisce la stagione in un soffio, con il ritmo incalzante a sopperire a qualche buco di sceneggiatura che inevitabilmente inficia la tenuta drammatica dell'ingarbugliato plot (fulcro è Anastasia, la rapinatrice/amante fuggita col bottino di un colpo andato male e rifattasi una vita nella cittadina, cercata dal protagonista e dal padre, uno spietato mafioso russo newyorkese), ma incredibilmente, viste le premesse, senza mai stancare. Un galeotto sexy e pericoloso con un animo nobile, disposto a tutto per la sua amata, probabilmente il sogno proibito di ogni donna. Una spalla intelligente, ironica e quanto mai improbabile: il mitico Job, un hacker asiatico omosessuale che la sa lunghissima. Un paio di antagonisti cattivi, spietati e perversi, che non lasciano indifferenti. Il tutto ambientato in un paesino tutt'altro che tranquillo, dove ad ogni puntata ne succede una più incredibile della precedente. La trama principale si interseca infatti con tematiche connesse alla criminalità locale, ai mormoni, agli indiani di una vicina riserva, a bande di ariani, ai rapporti complicati tra i tutori dell'ordine della cittadina e, ovviamente, alle numerose (essenzialmente carnali) storie "d'amore", e quindi inevitabilmente accadono cose di cotte e di crude. Banshee (immaginaria cittadina della Pennsylvania, campo d'azione dei personaggi creati da David Schickler e Jonathan Tropper, porta il nome di una mitica creatura del "piccolo popolo" della mitologia irlandese e scozzese) aiuta a staccare dalla quotidianità, a vivere un po' dell'adrenalina e dell'erotismo che i suoi protagonisti riescono a tramettere in maniera molto esplicita (dalla Cinemax dopotutto, che è la costola "ancora più maschile" di HBO, è lecito aspettarsi ciò, vedasi Strike Back e Warrior per esempio, e così se presumibilmente Antony Starr fa la felicità di ogni donna, Ivana Miličević e soprattutto Lili Simmons fanno certamente la felicità di ogni uomo). Curioso di vedere anche la seconda stagione, ed ovviamente tutte le altre stagioni. Voto: 7,5
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sabato 5 dicembre 2020
The Blacklist (6a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2020 Qui - Mistero svelato, o almeno così sembrerebbe, parlo ovviamente dell'identità di Red Reddington, il misterioso ma affascinante protagonista di The Blacklist, magistralmente interpretato da James Spader capace, anno dopo anno, di portare sul piccolo schermo un personaggio difficile da odiare ma che non si può neanche totalmente amare. La sua ambiguità (rappresentata ottimamente da Spader, che ha ricevuto per questo ruolo due nomination ai Golden Globe) fa parte dell'origine del personaggio stesso, finalmente svelata al pubblico ed alla protagonista Liz (Megan Boone) nel diciannovesimo episodio della sesta stagione. Una stagione che arriva dopo una buona quinta stagione (qui) che lasciava però presagire questa verità, anche perché la nuova stagione riprende dal colpo di scena con cui la serie ci lasciò lo scorso ciclo di episodi. Ed è sostanzialmente questo il fulcro di una stagione nella media della serie, che però nelle altre puntate (fra le new entry dei nuovi episodi, c'è anche Christopher Lambert) non regala sorprese, quindi pure sotto a questa media, e poi come se non bastasse più che nelle precedenti stagioni qualcosa comincia a scricchiolare, quanto nella messa in scena che in tutto il resto. Tuttavia non manca di suspense, anzi, proprio al termine di questa sesta stagione l'ennesimo colpo di scena, che manterrà alta sicuramente l'attenzione alla prossima stagione, in cui ritroveremo (più o meno) tutti i protagonisti, anche il recentemente scomparso Clark Middleton nei panni di uno personaggi secondari più amati della serie. Voto: 5,5
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lunedì 17 giugno 2019
The Blacklist (5a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2018 Qui - Dopo un'attesa lunga quasi un'anno, l'attesa di scoprire finalmente la verità, o una delle tante, ecco fare capolino, e nuovamente su FoxCrime, le oscure ed intricate vicende con protagonista Raymond "Red" Reddington (James Spader), ovvero la quinta stagione di The Blacklist, la serie che dal 2013 racconta la collaborazione tra il protagonista truffatore ed Elizabeth "Liz" Keen (la bella Megan Boone, interprete di San Valentino di sangue), membro dell'FBI che nella quarta stagione (qui la mia breve recensione) si è scoperto essere sua figlia. La quarta stagione della serie NBC si concluse però anche con un altro avvenimento importante, ovvero il crollo dell'impero economico che Red aveva costruito in tanti anni di onorata ma illegale carriera. E proprio da qui si riparte per raccontare un Raymond molto diverso, pieno di voglia di vivere, di ricostruire, che farà da perno centrale in un racconto stavolta un po' più leggero di quelli delle precedenti stagioni, ma che tuttavia riserverà parecchie sorprese, sconvolgenti colpi di scena ed ovviamente nuovi criminali da acciuffare e altresì ricattare per scopi decisamente personali. Nel mezzo infatti degli episodi, ben 22 in tal caso, e in cui tanti saranno i camei di attori più o meno famosi, su tutti John Noble della serie tv Sleepy Hollow e Pruitt Taylor Vince di The Devil's Candy, e in cui non mancherà l'azione, dopotutto il punto di forza della serie non sta solo nella presenza di un sempre carismatico, versatile James Spader (che grazie alla sua bravura è stato due volte nominato ai Golden Globes), ma soprattutto nel ritmo, sempre indiavolato e senza un attimo di tregua, e in cui c'è tanto da tener nascosto, assistiamo a diatribe (in modi poco convenzionali) e scontri (anche interni) tra Red e Liz, perché anche se il rapporto tra i due protagonisti, così complicato fin dall'inizio, è stato dunque finalmente delineato, di certo non può dirsi risolto, dal momento che i segreti che dividono i due sono ancora tanti.
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giovedì 6 giugno 2019
NCIS (13a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2017 Qui - Dopo aver visto ben 12 stagioni (qui la mia breve recensione) potevo mica perdere la tredicesima stagione di NCIS? No, e infatti anche se con un po' di ritardo l'ho vista e quello che posso dire è che, nonostante il solito leitmotiv, ha nuovamente, come nelle precedenti stagioni, intrattenuto, divertito e coinvolto nonché appassionato alle sempre nuove (originali, intriganti ed avvincenti) indagini della squadra più famosa, di una delle serie più viste, della televisione che, nonostante gli anni, continua imperterrita a fornire agli spettatori sempre più esigenti nuove storie, nuovi sviluppi e vecchi intrecci, amorosi e non.
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I testimoni (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2017 Qui - Avevo visto a suo tempo la prima stagione de I testimoni (Titolo originale: "Les Témoins"), la miniserie televisiva francese di stampo noir drammatico, e mi era piaciuta come in genere mi piacciono i thriller francesi e non (qui la mia breve ma intensa recensione). Ora dopo esser andata in onda sul canale FoxCrime a Maggio, ho recuperato la seconda che, stuzzicato dall'intrigante ed enigmatico trailer, ho subito guardato e ne ho ricevuto un'ottima impressione. La serie francese infatti, torna a proporre al pubblico televisivo un racconto di genere poliziesco che ricorre a espedienti thriller per accrescere il coinvolgimento dello spettatore. Le fasi iniziali della prima puntata difatti sono dedicati al pretesto narrativo e instaurano un clima di mistero e suspense. Anche perché, la protagonista, che è nuovamente il tenente Sandra Winkler (Marie Dompnier), si trova di fronte ad un caso veramente oscuro e tenebroso. Una mattina sulla strada del paese, fermo come se stesse aspettando i passeggeri, freccia inserita, c'è un autobus come quelli di linea, ma la ragazza che sale per andare al lavoro ha la sgradevole sorpresa di vederlo pieno di 15 persone completamente congelate.
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The Blacklist (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2017 Qui - La quarta stagione di The Blacklist è stata davvero scoppiettante, un quarto capitolo diviso in due atti, esattamente come accaduto per altre serie (ma non per la discreta terza, qui la recensione). A quanto pare, allungare il brodo per riempire il vasto pentolone da più di 20 episodi non va più di moda, meglio dunque frazionare l'intera stagione in due trame legate e slegate allo stesso tempo fra loro, raccontare due storie diverse passando per gli stessi interpreti. Il contorno di The Blacklist: Redemption, lo spin-off della serie madre con protagonista Ryan Eggold e il suo Tom Keen, è andato invece ed ovviamente incontro ad un fallimento annunciato e repentino (era già chiaro che non sarebbe stata la stessa cosa). La quarta stagione di The Blacklist ha infatti ricordato ed evidenziato ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la serie partorita dal genio di Jon Bokenkamp vive e respira essenzialmente in due soli personaggi, la bella, confusa e continuamente sballottata tra una mezza verità e un'altra Elizabeth (Megan Boone), e quel mostro del piccolo schermo chiamato Raymond Reddington (un sempre più redivivo James Spader), gli altri (con tutto il rispetto) contano davvero poco (seppur qualcosa in più e di buono fanno). L'altro elemento era l'annosa questione che più attanaglia i fan della serie NBC: Red e Liz sono padre e figlia? Il midseason finale di potrebbe aver risposto alla domanda, seppur molti erano diventati i dubbi per colpa di Alexander Kirk (personaggio solo intravisto a fine terza), boss del crimine russo e marito di Katerina Rostova, madre di Elizabeth (ai tempi Masha), che nella prima parte di stagione, torna a reclamare la sua prole. Lui infatti convinto di essere il padre biologico la rapisce insieme alla figlia.
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mercoledì 29 maggio 2019
The Blacklist: Redemption (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/07/2017 Qui - Non è cominciata proprio con i migliori auspici o aspirazioni e non è finita (anzi, un po' lo si intuiva prima) come ci si aspettava The Blacklist: Redemption, lo spin-off della più celebre The Blacklist, dove il padrone incontrastato della dimora risponde al nome di Raymond Reddington, perché la serie della NBC ha deluso le mie aspettative. Colpa di un impianto narrativo non proprio originale, di un finale che lascia tutto in sospeso (perché speravano in una seconda stagione che invece non ci sarà) e che forse mai troverà soluzione ultima (anche se spero che questa trama venga chiusa nella serie principale), ma soprattutto il puntare sull'elemento meno personalmente interessante e simpatico (ovvero la ex spia Keen) è stato l'errore più grave. The Blacklist: Redemption difatti veleggia certamente su argomentazioni e stili simili, ma comunque molto (troppo) distanti da quelli della serie madre. Mentre The Blacklist può essere accostato decisamente ad un poliziesco, Redemption si dipana in una vera e propria spy story dove il ruolo di primi ballerini è affidato a Ryan Eggold (Tom Keen) e a Famke Janssen (Susan Scott "Scottie" Hargrave, nonché madre di Tom come rivelato da Red), non propriamente due personaggi iconici della serie. Io infatti la vedo perché c'è James Spader, qui senza è tutt'altra cosa, qualcosa di mediocre, prevedibile e addirittura dannoso. Perché Redemption, che come dalle parole del suo produttore John Eisendrath, va considerato un racconto a se stante, dedicato alla figura di Tom Keen e della sua disgraziata (si fa per dire) famiglia, per la sua inutilità ai fine del racconto principale ha rischiato di far perdere proseliti, e sicuramente per alcuni sarà così, comunque non io, come ben sapete non lascio spesso cose a metà, e considerando poi che la 4a stagione è quasi finita e ho tutta registrata, ugualmente vedrò. Ma questo è un altro discorso, anche se Redemption viaggia più o meno sulla stessa linea temporale di The Blacklist, dato che si lega in particolare agli eventi della fine della terza stagione (qui la mia recensione), quando la temibile stratega Susan "Scottie" Hargrave entra in scena.
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