Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/12/2022 Qui - C'eravamo lasciati con una terza stagione un po' piatta, con tanti errori di sceneggiatura e non, con un finale abbastanza movimentato, e carico d'aspettative. Purtroppo, la prima parte di stagione continua a ricalcare l'andamento fiacco della precedente, e la seconda seppur decisamente migliore imbarazza con l'ingresso di un Lex Luthor sui generis. Supergirl è sempre stato il più politico degli spettacoli dell'Arrowverse, tuttavia si raggiungono nuovi minimi nella loro politica con la stagione 4 (la questione "immigrati" sviscerata maldestramente). Onestamente, se non fosse stato per il crossover annuale (finalmente concluso e rivelatosi estremamente divertente), probabilmente avrei smesso di guardare molto prima della fine della stagione. Una stagione in cui il cliffhanger della stagione 3 ha sì un ruolo nella stagione 4, un ruolo decisamente importante ma caotico, che arriva quasi troppo tardi. In questo senso troppi episodi inutili che mostrano il fianco a fin troppi momenti morti e buchi narrativi importanti. La stagione in ogni caso non è andata proprio malissimo, sicuramente è stata migliore della precedente, tanto da riguadagnare un mezzo punticino perso nella scorsa stagione. La speranza, in vista della quinta stagione e degli avvenimenti legati al crossover Crisi sulle Terre Infinite, è quella di assistere alla maturazione definitiva di uno show ancora alla ricerca di una precisa identità. Voto: 5,5
Visualizzazione post con etichetta CBS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CBS. Mostra tutti i post
lunedì 12 dicembre 2022
Supergirl (4a stagione)
Labels:
April Parker Jones,
CBS,
Chyler Leigh,
David Harewood,
Katie McGrath,
Mediaset,
Mehcad Brooks,
Melissa Benoist,
Nicole Maines,
Sam Witwer,
Serie d'avventura fantasy,
Serie supereroistica,
Supergirl
sabato 5 dicembre 2020
Supergirl (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2020 Qui - Arrow, Flash e ora anche Supergirl perdono pezzi e qualità. Non fa del tutto peggio dell'altrettanto sofferta seconda stagione (qui), ma non fa neanche meglio. La terza stagione dell'eroina Kryptoniana impersonata da Melissa Benoist, è stata infatti tutt'altro che esaltante ed il finale di stagione, intitolato Battles Lost and Won, il perfetto specchio di quello che è stato il faticoso svolgimento di un trama generalmente poco attenta e, nel complesso, non troppo coinvolgente. Certo, il finale riesce a dare una conclusione sufficientemente dignitosa alle più recenti storyline, ma saranno necessarie molteplici migliorie per riuscire a tenere in piedi questo show, in particolar modo dal punto di vista della scrittura. Difatti questa terza stagione procede sottotono, tanta psicologia, tanti sentimenti, tante cose da raccontare e poca azione di quella vera, ma soprattutto tante stupidaggini. Nel senso che sbagliate alcune soluzioni narrative (sostanzialmente raffazzonate e pretestuose), tanto che alquanto stupida risulta spesso Kara. Con una certa punta di delusione, non posso perciò valutare positivamente questa stagione, anche perché la terza stagione di Supergirl è stata quella dalle potenzialità più disattese, finora. Certo, allo stesso tempo, va ricordato come a livello di storia sia stata anche la più ambiziosa, sotto molteplici aspetti, però fare meglio non era impossibile. Voto: 5+
Labels:
CBS,
Chris Wood,
Chyler Leigh,
David Harewood,
Floriana Lima,
Jeremy Jordan,
Katie McGrath,
Mediaset,
Mehcad Brooks,
Melissa Benoist,
Odette Annable,
Serie d'avventura fantasy,
Serie supereroistica,
Supergirl
domenica 30 giugno 2019
Person of Interest (5a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2019 Qui
Tema e genere: I tredici episodi conclusivi della serie televisiva statunitense di genere fantascienza distopica e crime drama, formano una monumentale parabola morale in salsa action (botte, sparatorie ed esplosioni non si contano) che tocca temi raramente sviscerati nelle serie, e raramente accessibili a quelle di network, è, infatti, una riflessione sulla rinuncia del proprio diritto alla privacy in cambio di una millantata sicurezza e sull'abuso che ne fanno i governi, una speculazione postumanista sulla possibilità o meno che le intelligenze artificiali possano sviluppare autocoscienza e umanità (e in cosa quest'ultima si definisca), un processo alla nostra specie e sul fatto che questa meriti o meno di essere salvata, e una disamina della paternità e di quali diritti e doveri comporti nei confronti di colui/colei a cui si è data la vita.
Trama: La stagione conclusiva segue Finch, Reese, Root, Shaw e Fusco organizzarsi per lo scontro finale con Samaritan, il supercomputer nemesi della Macchina (che altri non è che una versione edulcorata di Skynet).
Recensione: Person of Interest non è mai diventata la mia serie preferita, non ci è andata neanche vicino. Eppure in questi anni (nel mentre che vedevo altro), nel suo angolino seminascosto, è riuscita ad elevarsi dallo stagno del puro intrattenimento per tentare qualche passo più ardito, qualche ragionamento più significativo, riuscendoci. Riuscendo a tenere alta l'attenzione nonostante gli anni, ho recuperato la quarta solo mesi fa (qui la recensione) ma è stato come la prima volta, riuscendo ogni volta a far riflettere, visto i temi di grande importanza che l'hanno sempre contraddistinta, lo spettatore. In questo senso, la forma seriale ha dato una grandissima mano al progetto: concepire la storia di una Macchina nata per essere niente più di uno strumento di controllo preventivo, per farla diventare un'intelligenza che potesse addirittura amare e che meritasse di essere amata, avrebbe avuto sicuramente un impatto diverso se tutto il racconto si fosse esaurito nello spazio di un film (e di storie di questo tipo la fantascienza è comunque piena). La narrazione seriale, però, ha consentito uno sviluppo graduale della storia, esponendola al rischio della noia e della stagnazione, ma garantendole il tempo necessario affinché l'evoluzione dei personaggi (umani o no) riuscisse a essere davvero verosimile ed emozionante, pur nel contesto inevitabilmente futuristico. Ed è così che giungiamo alla quinta ed ultima stagione di Person of Interest, serie partita un po' in sordina, e comunque rimasta di nicchia anche negli anni, ma che ha dato tantissime soddisfazioni a chi ha proseguito nella visione fino al suo series finale. La serie infatti ha un po' faticato all'inizio, ma poi sviluppandosi ed approfondendosi sempre più, ha creato un intreccio che ha saputo regalarci ogniqualvolta una storia avvincente, colpi di scena grandiosi, morti eccellenti, riflessioni su etica e moralità, personaggi a tutto tondo ed interazioni tra loro realistiche ed emotivamente coinvolgenti, con attori bravi e sempre in parte. Tutto ciò immerso in una trama in cui niente è mai stato lasciato al caso e tutto è sempre stato ben analizzato e ponderato. E com'è ovvio la quinta stagione non si è discostata da queste caratteristiche. Nei primissimi episodi assistiamo alla lenta rinascita della macchina dopo la sua quasi distruzione nel finale della quarta stagione e vediamo i suoi sostenitori riunirsi per continuare a combattere per lei. Reese, Finch e Root ci hanno messo davvero poco a ritrovarsi, mentre per Fusco e Shaw il percorso è stato più lungo. Comunque dopo tante peripezie, i nostri trovano un virus che potrebbe eliminare il grande avversario, ma potrebbe anche far sparire per sempre la Macchina. Corrono tuttavia il rischio e ciò si rivela la mossa migliore, anche se per fare ciò non rinunceranno solo a qualcosa, ma perderanno qualcuno.
Labels:
Amy Acker,
CBS,
Jim Caviezel,
Kevin Chapman,
Mediaset,
Michael Emerson,
Person of Interest,
Sarah Shahi,
Serie crime poliziesca,
Serie spionistica,
Serie thriller Fantascientifica
giovedì 27 giugno 2019
Person of Interest (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/03/2019 Qui - Ha sempre avuto un po' il sapore della fantascienza vecchia scuola Person of Interest, tra personalità cibernetiche che raggiungono vette tra il divino e il magico, eroi urbani che se la cavano per il rotto della cuffia, ma soprattutto possibilità sconfinate e ancora non raggiunte poste con garbo e calate in un contesto quotidiano. Quella fantascienza al confine tra meraviglia e fantasy, Spielberghiana di nascita (e l'idea di Minority Report è uno dei riferimenti iniziali), ma Abramsiana di adozione, che ha sempre intrattenuto con i suoi alti e bassi. La quarta stagione di Person of Interest ha continuato con coerenza su quella scia, nonostante scelte di trama discutibili, ma riuscendo a mantenere alta l'asticella dell'intrattenimento e della qualità. La trama di Person of Interest sembra così banale eppure così attuale (soprattutto adesso). Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 si è sentita la necessità di creare qualcosa che facesse sentire al sicuro gli americani. Per questo Harold Finch (Michael Emerson, uno dei naufraghi di Lost), milionario solitario esperto di computer, ha costruito una Macchina per il Governo degli Stati Uniti che utilizza la mole enorme di dati raccolti dagli onnipresenti sistemi di sorveglianza al fine di prevedere gli eventi criminali definiti "rilevanti", ovvero gli attacchi terroristici. La creatura di Finch però riesce a rilevare anche i reati comuni, definiti "irrilevanti", e quindi per poter prevenire questi delitti chiama a raccolta un po' di aiutanti (Jim Caviezel sempre presente), ma della squadra in questa stagione si deve fare a meno di Carter (Taraji P. Henson), uccisa anche per colpa di chi questa Macchina vorrebbe governarla a suo piacimento, qualche altra organizzazione uccidere. Ma quando compare la Decima Technologies che, dopo aver fallito nell'intento di appropriarsi della Macchina, ormai un'entità a se stante, ruba la versione alfa, lo scontro è inevitabile. Uno scontro fra due dei, la Macchina e Samaritan, due lati della stessa divinità, due espressioni di una mente superiore che è lo specchio di chi l'ha creata e di chi la governa. E sarà uno scontro non da poco, ma ancora tutto da scrivere e vivere anche nella quinta (ed ultima) stagione.
Labels:
Amy Acker,
CBS,
Jim Caviezel,
Kevin Chapman,
Mediaset,
Michael Emerson,
Person of Interest,
Sarah Shahi,
Serie crime poliziesca,
Serie spionistica,
Serie thriller Fantascientifica
martedì 11 giugno 2019
Supergirl (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/03/2018 Qui - Dopo la prima solo sufficiente stagione (qui la mia recensione) avevo sperato in un miglioramento, ma anche la seconda stagione di Supergirl, la serie televisiva ispirata dall'universo DC e versione femminile di Superman (anche se lui è tutt'altra cosa), si conclude e conclude nuovamente, senza infamia ma soprattutto senza lodi, un arco narrativo affascinante ma banale e superficiale. Perché seppur fin dalla prima stagione, la serie si è presentata con una storia tutto sommato semplice, non articolata, ma funzionante allo scopo di raccontare le vicende di Supergirl, in questa seconda parte, nonostante i temi diversi (quali l'imprescindibile amore omosessuale di Chyler Leigh alias Alex con la poliziotta Maggie e il razzismo tra specie) rispetto alla precedente (anche perché la nostra Kara è oramai cresciuta e più consapevole dei propri poteri e del suo ruolo), è sempre la stessa storia. Infatti, la struttura delle storie è simile in ogni puntata, un momento di apparente serenità viene interrotto dalla minacciosa presenza del villain di turno, che viene inevitabilmente sconfitto dalla protagonista. E poiché sono poche (e nemmeno così tanto diverse da tante altre) le vicende che ricorrono frammentate nelle puntate, tutto risulta già visto. Ma il problema maggiore è che alcune scelte (anche di scrittura) sono davvero e alquanto discutibili. Non solo e soprattutto il finale, seppur spettacolare (grazie ad uno scontro "importante") e melodrammatico (emotivamente coinvolgente), che altresì si chiude con un espediente narrativo semplicistico e con molte incongruenze logiche, ma anche molto altro. Su tutti la presenza di Superman che, introdotto a partire da questa seconda stagione e interpretato da Tyler Hoeclin, viene nuovamente "usato" come un burattino. A tal proposito forzare il "girl power", insistentemente e inefficacemente pressante da una Melissa Benoist (comunque sempre bella, brava e minimamente credibile, ma che forse necessita di più aggressività e incisività negli scontri, che molto spesso sembra non prendere niente decisamente sul serio e che troppo spesso è supponente ed onnipotente), che si permette di battere "fisicamente" suo cugino, mi sembra davvero troppo.
Labels:
Calista Flockhart,
CBS,
Chris Wood,
Chyler Leigh,
David Harewood,
Floriana Lima,
Jeremy Jordan,
Katie McGrath,
Mediaset,
Mehcad Brooks,
Melissa Benoist,
Serie d'avventura fantasy,
Serie supereroistica,
Supergirl
giovedì 6 giugno 2019
2 Broke Girls (5a & 6a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2017 Qui - E' noto da mesi che la serie 2 Broke Girls è stata ormai cancellata (dalla CBS) dopo ben 6 stagioni (anche se il finale di serie, la puntata 6x22, conteneva già indizi su quale sarebbe stata la decisione, dato che le simpatiche Max e Caroline, hanno concluso la loro avventura a 0,00$), ma io dopo aver visto la passabile quarta stagione (qui), non ho resistito nel voler concludere la serie vedendo le ultime due, anche perché non solo non abbandono mai una serie, ma potevo io non rivedere all'opera la giunonica Kat Dennings? No, non potevo, anche perché è forse il mio ideale di donna, ma purtroppo nonostante lei, la serie delude nuovamente un po', giacché seppur mi ha fatto ridere e divertire, non si è per niente evoluta e non ha convinto fino in fondo. La sitcom infatti, nuovamente interpretata da Kat Dennings e da Beth Behrs, rispettivamente Max Black e Caroline Channing, entrambe circondate da una (comunque) riuscita schiera di personaggi secondari affidati alla simpatia di Jonathan Kite (Oleg), Matthew Moy (Han), Garret Morris (Earl) e Jennifer Coolidge (Sophie, nota come la mamma di Stifler nella nota saga "American Pie"), e che racconta la storia di Max, una cameriera povera e incazzata, e Caroline, una ex milionaria caduta in rovina, che si ritrovano a lavorare insieme in una tavola calda, lascia il tempo che trova, due risate qua e là che poi si dimenticano subitamente. Se difatti per le prime stagioni il semplice contrapporsi di queste personalità bastava a reggere il gioco delle gag, ora e anche dopo alcuni nuovi elementi non è bastato.
Labels:
Beth Behrs,
CBS,
Christopher Gorham,
Ed Quinn,
Garrett Morris,
Jennifer Coolidge,
Jonathan Kite,
Kat Dennings,
Matthew Moy,
Mediaset,
Ryan Hansen,
Sitcom,
Steven Weber
NCIS (13a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2017 Qui - Dopo aver visto ben 12 stagioni (qui la mia breve recensione) potevo mica perdere la tredicesima stagione di NCIS? No, e infatti anche se con un po' di ritardo l'ho vista e quello che posso dire è che, nonostante il solito leitmotiv, ha nuovamente, come nelle precedenti stagioni, intrattenuto, divertito e coinvolto nonché appassionato alle sempre nuove (originali, intriganti ed avvincenti) indagini della squadra più famosa, di una delle serie più viste, della televisione che, nonostante gli anni, continua imperterrita a fornire agli spettatori sempre più esigenti nuove storie, nuovi sviluppi e vecchi intrecci, amorosi e non.
Labels:
Brian Dietzen,
CBS,
David McCallum,
Emily Wickersham,
Mark Harmon,
Michael Weatherly,
NCIS,
Pauley Perrette,
Rai,
Rocky Carroll,
Sean Murray,
Serie Thriller poliziesca
mercoledì 22 maggio 2019
Supergirl (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/12/2016 Qui - Quando ho saputo che avrebbero prodotto e poi mandato in onda la serie tv Supergirl (prima su Premium Action dal 2 aprile al 2 luglio 2016 e successivamente dal 2 settembre al 7 ottobre 2016 in chiaro su Italia 1) francamente non mi aspettavo di vedere una versione femminile di Superman, cioè si ci può stare, il personaggio quello è, ma non è normale che viva una vita identica (ma proprio del tutto) a quella del cugino. Questo infatti se si conoscono i fumetti o altro di Superman (come me), è forse il maggior difetto della serie poiché purtroppo non posso fare a meno di pensare a come tutta una serie di similitudini, ad essere buoni, abbiano privato di personalità il personaggio e di conseguenza la serie. Una serie che comunque era partita abbastanza dignitosamente, soddisfando pienamente tutte le aspettative, solo che già dal terzo episodio ci si può rendere conto che il signor Berlanti, lo stesso (creatore) di Arrow e The Flash, sembra che le faccia con lo stampino le sue serie. I suoi ingredienti sono sempre quelli, un eroe, un team di supporto per l'eroe, un villain principale (qui addirittura un parente) e altri villain usa e getta. Certo sono ingredienti necessari per il genere, soprattutto per poter produrre 20 episodi, ma davvero troppe similitudini, come quando praticamente tutti i suoi personaggi in un modo o nell'altro finiscano per far parte di un team di supporto, Arrow ha il Team Arrow, Flash gli STAR Labs, Supergirl (Kara Zor-El, per l'occasione Kara Danvers, che dopo dodici anni trascorsi sulla Terra in incognito decide di iniziare ad usare i suoi poteri per proteggere gli abitanti della sua città, National City) ha dietro il DEO, organizzazione segreta guidata da Hank Henshaw (che poi scopriremo non essere quello che dice di essere) per la quale già lavora la sorella, Alex Danvers. Con il loro supporto cattura alcuni fuorilegge alieni fuggiti da una prigione spaziale che è arrivata insieme alla navicella con cui è arrivata Kara, e quando necessario a salvare la città da criminali terrestri dotati di particolari abilità. Intanto sul piano personale e privato nei panni di una terrestre lavora per Cat Grant alla CatCo World Wide Media come assistente, e per quanto il suo capo sembri cinico e totalmente indifferente alla situazione della sua assistente, in realtà funge da mentore e si preoccupa per lei, anche se rimarrà comunque una s*onza.
Labels:
Calista Flockhart,
CBS,
Chyler Leigh,
David Harewood,
Jeremy Jordan,
Mediaset,
Mehcad Brooks,
Melissa Benoist,
Serie d'avventura fantasy,
Serie supereroistica,
Supergirl
martedì 14 maggio 2019
NCIS (12a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2016 Qui - NCIS: Unità anticrimine (NCIS) è una serie televisiva statunitense di genere poliziesco, una delle più longeve e più viste di sempre, è infatti dal 2003 che va in onda. Questa recensione tratta della dodicesima stagione recuperata in streaming nonostante la serie va in onda in chiaro su Rai2 da moltissimi anni. Nata come spin-off di JAG - Avvocati in divisa, la serie ha come protagonista la principale squadra di agenti speciali del Naval Criminal Investigative Service (NCIS), un dipartimento della Marina Militare degli Stati Uniti che si occupa di ogni caso criminale o investigativo che coinvolga membri del corpo militare stesso. Nel 2009 la serie ha a sua volta generato un suo spin-off, NCIS: Los Angeles. Il suo secondo spin-off, NCIS: New Orleans, ha debuttato nel 2014. In dodici stagioni la serie, una delle mie preferite, ha prodotto tante storie interessanti, movimentate, particolari e anche assurde, forse prevedibili, ma che non hanno mai smesso di far comunque divertite, coinvolgere e piacere. Si sono susseguiti direttori, vice-direttori, reclute ma non 5 dei personaggi principali della serie.
Labels:
Brian Dietzen,
CBS,
David McCallum,
Emily Wickersham,
Mark Harmon,
Michael Weatherly,
NCIS,
Pauley Perrette,
Rai,
Rocky Carroll,
Sean Murray,
Serie Thriller poliziesca
sabato 11 maggio 2019
2 Broke Girls (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/02/2016 Qui - 2 Broke girls è una bizzarra ma divertente sitcom statunitense (in onda dal 2011), solo poche settimane fa è andata in onda su Italia1 (dal 7 gennaio al 4 febbraio, anche su Fox) la quarta stagione. Una serie sei volte candidata agli Emmy Awards, un solo premio però vinto nel 2012 (miglior direzione artistica). La serie ha per protagoniste due ragazze, agli antipodi e diverse come carattere ma amiche, che cercano in tutti i modi di sbarcare il lunario, ma inutilmente. Una trama ovviamente non c'è ma in ogni puntata c'è qualcosa di divertente da vedere, e qualcosa di volgare da sentire, ma mai direttamente. In una tavola calda di Brooklyn, gestita da un personale oltremodo singolare, Oleg, il perverso cuoco d'origini ucraine, il proprietario Han, un timido e impacciato immigrato coreano e Earl, l'anziano cassiere con la passione della musica e non solo, lavora Max (la strepitosa Kat Dennings, che praticamente amo), una cameriera risoluta, sarcastica, rozza e anticonvenzionale.
Labels:
Beth Behrs,
CBS,
Garrett Morris,
Jennifer Coolidge,
Jonathan Kite,
Kat Dennings,
Matthew Moy,
Mediaset,
Sitcom,
Steven Weber
Under the dome (2a & 3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/02/2016 Qui - Under the dome (su Rai 2 da luglio 2014-settembre 2015) è una serie di genere fantascientifico, basata sul romanzo The Dome (Under the Dome) scritto da Stephen King, e racconta le avventure dei cittadini di Chester's Mill rimasti intrappolati sotto un'enorme cupola. Dopo tre stagioni la serie si è conclusa poco tempo fa, dopo la prima stagione (andata in onda circa due anni fa) ho solo recentemente visto la seconda e terza stagione, recuperata in streaming. All'inizio la serie ha avuto enorme appeal grazie anche e soprattutto a King, mi aspettavo infatti una serie di grande livello, invece era solo un prodotto di nicchia e serie B, poiché se all'inizio sembrava un grande soggetto, tutto si è poi trasformato in 'caciara', poca suspense e azione, horror assente, fantascienza troppo celata. Dopo la prima hanno comunque deciso di continuare, e non so perché ho voluto rivederlo, forse la curiosità, una delle cose che accomuna certe serie, altrimenti inutili.
Labels:
Brett Cullen,
Britt Robertson,
CBS,
Colin Ford,
Dean Norris,
Jeff Fahey,
Mackenzie Lintz,
Mike Vogel,
Natalie Martinez,
Rachelle Lefèvre,
Romanzo,
Serie d'avventura horror,
Serie drammatica
Iscriviti a:
Post (Atom)










