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domenica 26 maggio 2019

Vikings (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/03/2017 Qui - Con ben sapete, o forse no, da febbraio ho cominciato a vedere una serie tanto attesa, uno dei tanti recuperi che quest'anno spero di fare, dato che prima di vedere la terza stagione di Twin Peaks urge un recupero, come quello entro fine anno di Penny Dreadful e Banshee in primis (gli altri dipende), per cui dopo la sorprendente ed eccezionale prima stagione rieccoci tornati con Vikings che, come c'era da aspettarsi, fa un salto di circa 4 anni rispetto alla prima (potete leggere qui la mia recensione), ma questa seconda stagione ha riservato non poche sorprese, innescando quello scossone narrativo che per certi versi sembrava essere assente nella prima stagione, la quale ha però avuto il merito di introdurre lo spettatore nelle atmosfere di quella antica civiltà e di inquadrare i personaggi, solidificando le loro caratterizzazioni e cominciando a tessere la trama di ambizioni e intrighi che costituiscono la spina dorsale del racconto. Un racconto che in questa straordinaria seconda stagione inizia con il botto e finisce altrettanto con il botto. In questa seconda stagione ci sono stati infatti molti più colpi di scena della prima, soprattutto nella spiazzante parte finale, che non m'aspettavo, soprattutto per l'eccellente recitazione di Floki, che come vedremo (probabilmente e successivamente) di continuo, ha un rapporto di amore/odio con Ragnar (che svela finalmente la sua vera natura, spietato contro chiunque faccia del male alla propria famiglia), anche se su una cosa c'è una certezza, Floki (che continua ad essere uno dei miei preferiti) non tradirebbe mai il suo amico. In ogni caso, senza soffermarsi sulla trama o gli eventi nello specifico (per non rovinare il gusto di vederla a chi non l'ha ancora vista o per non annoiare chi l'ha già vista e adorata), vediamo ancora Ragnar Lothbroke e l'intero villaggio di Kattegat alla ricerca di un'autonomia d'azione e una volontà di potenza che ha sempre a che fare con la convinzione di una predestinazione di grandezza sancita dagli dei.

sabato 25 maggio 2019

Vikings (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2017 Qui - Spinto dalla curiosità e dalle lusinghiere recensioni di molti, e grazie soprattutto a Sky Atlantic, che sta mandando in onda le prime tre stagioni (la quarta non credo), ho deciso di recuperare Vikings (ovviamente partendo dalla prima di cui adesso vi parlerò), serie tv canadese di genere storico creata a scritta interamente da Micheal Hirst (I Tudors). Il primo episodio della serie debuttò il 3 marzo 2013 sulla rete televisiva History, successivamente venne trasmessa in Italia da Rai4, ma ora finalmente la serie, ambientata nell'800 circa, tra le isole della scandinavia e le isole britanniche, che racconta in chiave romanzata e fantastica le avventure e le scoperte del vichingo Travis Fimmel alias Ragnarr Loðbrók (si pronuncia lothbrok), sono riuscita a vederla. E niente, davvero bella e affascinante, con una bella sigla, belle musiche, grandi interpretazioni, intriganti personaggi, tanto che mai vorresti finire di vedere. Infatti in origine la serie fu programmata soltanto come una miniserie, ma visto il successo riscontrato, fu rinnovata per una seconda stagione e via di seguito. E ora so il perché. La prima stagione, della quale mi limiterò a parlare in questo post, è composta di 9 episodi ed introducono se vogliamo in quella che è la storia di un villaggio vichingo alle soglie della loro scoperta dell'ovest e delle possibilità di espansione che quella ancora inesplorata parte del mondo poteva riservare. Nel corso delle prime puntate la storia comincia a carburare innescando quel tipico processo di affezione nello spettatore adito ai serial che già comincia ad identificare il proprio personaggio preferito (Floki, Gustaf Skarsgård, per esempio, ben caratterizzato nella gestualità e nell'aspetto che ricorda un po' un folletto dei boschi, solo un po' più gotico e misterioso, senza dimenticare tutti gli altri, tra cui tante donne, e che donne).