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martedì 18 giugno 2019

Picnic at Hanging Rock (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/08/2018 Qui - Innanzitutto, non ho né rivisto, né quasi certamente mai visto (di ricordi proprio non ne ho), il film Picnic at Hanging Rock di Peter Weir (di lui però ho visto ed amato parecchi film, L'attimo fuggente, Truman Show e Master & Commander su tutti), e quindi ovviamente nemmeno mi pongo il problema di un confronto con la pellicola, tuttavia questo secondo adattamento del romanzo omonimo scritto da Joan Lindsay, divenuta ora miniserie, una miniserie televisiva australiana, trasmessa su Sky Atlantic dal 5 al 19 giugno (io come sempre leggermente in ritardo, ma sarebbe stato meglio forse evitare del tutto), diretta da Michael Rymer, Larysa Kondracki e Amanda Brotchie, durante le quali poter rivivere il mistero dell'incontro tra un luogo mistico e delle giovani donne, proprio non mi ha convinto, anzi, evidente è la mia delusione per una storia che nonostante un incipit interessante ed intrigante, dato che al centro della trama di Picnic at Hanging Rock c'è un mistero, la sparizione di tre ragazze e un insegnante da un picnic tenutosi sotto un misterioso massiccio roccioso (la storia è ambientata in Australia), non riesca mai a decollare, perché purtroppo questa non è una storia investigativa con tanto di risoluzione finale in stile Agatha Christie o Conan Doyle (il "mistero", se così si può dire, dopotutto non verrà svelato), ma una di storia di emancipazione femminile, certamente interessante però non poi così tanto nuova o di grande densità. Perché anche se si assiste a un caso che diviene inevitabilmente sventura o meglio ad un avvenimento avvolto nel più fitto mistero: nel 1900, il giorno di San Valentino, tre allieve e un'insegnante spariscono nel nulla durante un picnic ai piedi delle formazioni rocciose ad Hanging Rock (Monte Diogene), site ad una cinquantina di chilometri da Melbourne, in Australia (un luogo mistico che trasuda fascino e pericolo), conseguentemente sorgono dubbi sulla tragedia che porterà a un declino vertiginoso dell'istituto scolastico, istituto che fungerà inesorabilmente da nascondiglio e prigione per le persone che vi risiedono, Picnic at Hanging Rock arranca faticosamente verso la conclusione.

sabato 18 maggio 2019

Il Trono di Spade (6a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/08/2016 Qui - Finalmente dopo quasi un mese dalla fine dell'attesissima sesta stagione de Il Trono di Spade, sono riuscito a vedere le 10 puntate che conseguono questa ricchissima e intensa ultima stagione, ultima nel senso di quella mandata in onda perché ormai è risaputo che la serie si concluderà (per fortuna o per sfortuna, dipende dai casi, dipende dal finale) definitivamente dopo l'ottava stagione. Ho atteso tanto perché il mio mysky era abbastanza pieno e non avevo tantissimo spazio e quindi ho dovuto ripiegare vedendo tanti film (luglio ne è testimone) perciò solo nell'ultima settimana ho avuto il tempo di godermela tutta d'un fiato. Certamente non è stato facile aspettare sia perché l'attendevo da tanto, sia perché con i tantissimi 'spoiler' in giro per il web o FB non è stato per niente facile fare finta di niente, ma fortunatamente ho resistito e ho atteso una stagione che si preannunciava spettacolare ed effettivamente è ciò che è successo perché paragonate probabilmente alle prime tre, questa è stata una delle migliori in assoluto, anche se non mi erano dispiaciute le precedenti due, soprattutto per l'entrata in scena di spaventosi personaggi che saranno il fulcro si spera delle conclusive due stagioni, ovviamente sperando che si risolvi per il meglio per il mondo dei sette regni, anche se cominciavo a fare il tifo per gli estranei quando la situazione sembrava in stallo, ma soprattutto nessuno dei protagonisti era per niente preoccupato, tranne Jon Snow ovviamente che li ha combattuti, respinti per un po' ma per forza di cose non sconfitti, anzi, sono diventati più forti, più numerosi, più famelici e furbi, tanto furbi e spietati. Proprio partendo da questi individui la sesta stagione comincia, scopriamo infatti come e perché sono nati, ma sopratutto rivediamo dopo tempo il giovane (storpio) Stark intento a intraprendere e conoscere il potere che il vecchio corvo dai tre occhi li consegna, anche se facendo ciò mette in pericolo sia lui, sia Hodor (uno dei personaggi più amati), che purtroppo soccombe (per salvarlo) dinanzi alla forza distruttiva degli estranei. Comunque in questa mia recensione cercherò di giudicare con il mio personale pensiero sui fatti, scene e situazioni, che ormai quasi tutti i fan della serie conoscono a memoria, inutile perciò raccontare la trama (e soprattutto precisare i nomi degli attori) però vorrei soffermarmi su alcuni aspetti e sui principali protagonisti. Uno di questi è proprio Jon Snow, che alla fine della quinta ci aveva lasciato di stucco con la sua incredibile morte, infatti all'inizio di questa stagione tutto è riconducibile ad un sola domanda: è vivo o morto? beh paradossalmente entrambi i casi, perché è morto e poi dopo una magia della dama rossa (Melisandre, a proposito vediamo anche la sua orrenda e vera natura) che forse per conto del dio della luce (lei infatti, secondo le sue parole, non ha poteri) riesce incredibilmente a farlo tornare in vita. Una situazione, un elemento che diventa così importante tanto da cambiare e stravolgere gli equilibri che si erano venuti a creare, soprattutto perché anche grazie alle visioni del giovane corvo scopriamo che lui è uno Stark in piena regola, figlio di Lyanna, sorella di Ned, anche se il padre è ancora ignoto, fatto sicuramente di vitale importanza in futuro.