
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/12/2018 Qui - In originale s'intitola
13 Reasons Why (in italiano, più semplicemente,
Tredici), e questa è già una dichiarazione d'intenti: tredici sono le ragioni che portano al suicidio di Hannah Baker, tredici sono le sue registrazioni sulle audiocassette, e tredici sono le puntate della prima stagione della serie
Netflix. Questa rigida impostazione (ogni episodio corrisponde a una singola motivazione, quindi a una singola persona) si ripercuote sull'intera serie, che espande il romanzo omonimo di
Jay Asher per valorizzare sia le sfaccettature della trama sia la pluralità dei punti di vista, adattandolo inoltre alle dinamiche del nostro presente. Ma attenzione però, perché
Tredici, prodotta da
Selena Gomez, non è un semplice teen drama, ma un'opera complessa e dalle diverse sfumature che, pur in un contesto adolescenziale tratta tematiche profonde e crude quali lo stupro, il bullismo e la depressione. Partito come teen-drama scolastico,
Tredici infatti si trasforma presto in un prodotto drammatico, intenso e maturo con un un forte accento votato al genere crime. Un vero e proprio specchio della società moderna e un monito per gli adolescenti attuali, che andrebbe proiettato in tutte le scuole. In tal senso è utile e giusto specificare però che
Tredici è una serie che non indora alcuna piccola, anzi, il più grande merito della creatura prodotta da
Netflix è proprio quello di non edulcorare nessuno dei suoi delicatissimi temi, ma di trasporli con lucidità e spesso con crudezza. L'epopea adolescenziale di
Tredici è difatti una straziante riflessione sul disagio giovanile, senza retorica e senza alcuna scappatoia morale. Giacché
Brian Yorkey e il resto degli sceneggiatori costruiscono un ottimo dramma dalle venature thriller senza paura di mostrare la vacuità e l'orrore che caratterizzano la vita dei protagonisti, ognuno tratteggiato splendidamente e colto quasi alla perfezione mentre cerca di barcamenarsi con presunta furbizia e palese ingenuità tra le proprio paure, le proprie insicurezze, la propria posizione privilegiata all'interno di quell'inferno che può essere il liceo e i propri scheletri nell'armadio. A tal proposito è inutile fingere che
Tredici sia un prodotto di finzione, vorremmo tanto che sia così, ma la realtà, inutile negarlo, spesso è quella descritta dal prodotto originale
Netflix. L'ambiente scolastico non è idilliaco per tutti gli adolescenti, alcuni di loro vivono questi anni con estremo tormento e angoscia, subissati da atti di bullismo, cyberbullismo, violenze, che spesso sfociano in fatti di cronaca nera giudicata inspiegabile. E sarà proprio uno di questi casi a dare il via alla prima stagione di un'opera che se ti prende non la lasci più, ad un'opera coinvolgente e sconvolgente allo stesso tempo.