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martedì 25 giugno 2019

House of cards (6a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2019 Qui - Come ben tutti sanno la produzione della sesta ed ultima stagione di House of Cards è stata dilaniata dallo scandalo sessuale di Kevin Spacey. Il protagonista maschile principale è stato infatti fatto fuori dalla serie, che però per questo perde di carisma ed è vittima della produzione, essendo stata costretta a riscrivere in fretta e furia tutta la storia. Difatti, la produzione era già in corso quando lo scandalo è scoppiato, pertanto tutta la storyline è stata modificata per eliminare Frank Underwood dalla storia. Tale cambiamento ha portato ad un accentramento della storia attorno a Claire, protagonista femminile che si ritrova padrona assoluta della scena. Purtroppo però, questo repentino ri-modellamento, non ha portato nessun beneficiò e perciò la sesta ed ultima stagione si rivela la più brutta dell'intera serie. Si perché tutti i timori che avevano accompagnato la produzione (ovvero se sarebbe riuscita a sopravvivere senza la sua punta di diamante) si sono rivelati tutti. Non è bastata neanche Robin Wright infatti a tenere in piedi la baracca, nonostante si era sperato che lei ci riuscisse, perché le capacità le ha e le ha sempre avute, ma nulla ha potuto fare senza una base, senza una sceneggiatura all'altezza. Ognuno dei coinvolti nella produzione ce l'ha messa tutta per restituire ai fan qualcosa che nel bene o nel male rendesse giustizia alla serie, ma risulta evidente quanto quest'impresa sia stata un orbitare attorno al buco nero lasciato da Spacey senza precipitarci dentro. Sceneggiatori e registi hanno dovuto affrontare una sfida senza precedenti e di questo bisogna rendergli atto, ma non puoi fare una stagione di House of Cards senza Frank e il tentativo di sminuire l'importanza del personaggio denigrandolo in più passaggi o standoci a debita distanza non fanno altro che fomentare l'opinione di coloro che vedono nella sua assenza il punto debole della stagione. Perché certo, la scelta di Netflix di escludere Kevin Spacey è stata encomiabile, ma gli si è rivoltata contro, visto il pessimo prodotto confezionato. Sarebbe stato più idoneo cancellare l'intero show e finire con il colpo finale della quinta stagione (qui). Sarebbe stato un finale migliore rispetto a quello presentato in quest'ultima. Un finale purtroppo rivelatosi amaro. Infatti, della forza e dell'impatto delle prime stagioni (coadiuvate anche dalla mano di David Fincher) non è rimasta nessuna traccia. Ciò che è rimasto è l'affetto per i personaggi principali che sono gravitati nella trama dei coniugi Underwood, tutto il resto è però noia.

venerdì 21 giugno 2019

Sharp Objects (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2018 Qui - In un anno in cui la HBO ha dovuto fare a meno delle sue galline dalle uova d'oro (si pensi a The LeftoversBig Little Lies e Game of Thrones, queste ultime due torneranno nel 2019), galline che appunto avevano riportato in auge l'immagine della rete che aveva subito un brutto colpo dopo la messa in stand by di True Detective (ora però non più) e la cancellazione di Vinyl (questa sì definitivamente), ecco che dal cilindro vien spuntare il classico coniglio, ovvero una delle serie televisive più attese dell'anno, una serie sulla carta pensata per suscitare titoli altisonanti sulle riviste specializzate prima ancora di rivelare anche una sola sequenza. Si tratta infatti di uno show che prende le mosse dal famoso e omonimo romanzo scritto da Gillian Flynn (già sceneggiatrice di Gone Girl), ha come regista di tutti e otto gli episodi Jean-Marc Vallée (già regista in tv con Big Little Lies e di film quali Dallas Buyers Club e Demolition), ha una showrunner abbastanza famosa come lo è Marti Noxon (perché tra gli autrici di Buffy, la serie cult) e in ultimo (ma non certo per importanza) vanta un cast dominato da due eccezionali dive cinematografiche come Amy Adams e Patricia Clarkson. Le ottime premesse di partenza sono in gran parte confermate da Sharp Objects, in particolare grazie alla presentazione di un personaggio principale estremamente tormentato, di grande cupezza ma al contempo anche capace di indurre una spiccata empatia nello spettatore. Camille infatti non è altro che una versione femminile di tanti antieroi (protagonisti dalla condotta non esattamente impeccabile, profondamente traumatizzati e capaci di destreggiarsi in un mondo in cui il Male si nasconde dietro ogni dettaglio forti di un profondissimo tormento interiore che consente loro di affrontare la brutalità della realtà ad occhi aperti) che abbiamo visto sullo schermo per tanti anni, soprattutto su HBO.

venerdì 31 maggio 2019

House of cards (5a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2017 Qui - Avevamo lasciato così l'anno scorso gli Underwood e la Casa Bianca (qui la mia recensione), in mezzo ad una grave crisi e ad una elezione presidenziale piena di intoppi e gestioni non proprio pulite delle campagne tramite i social media. Quest'anno la serie riprende esattamente da quel punto, da quella dichiarazione (di terrore) mettendo al centro sempre di più Frank e Claire e le loro ambizioni spesso contrastanti. Giacché in questa nuova (5a) stagione di House of Cards, seppur con qualche alto e basso (con una linea temporale che più delle altre volte si allarga e si restringe, e con un ritmo abbastanza differente rispetto a quello a cui eravamo abituati), il Presidente (numerose sono anche quest'anno le ellissi raccontate direttamente agli spettatori) e la first lady affrontano varie crisi, le elezioni contro il repubblicano Conway, il furto di un camion con del materiale radioattivo, la crisi in Siria e i soliti intrighi dei democratici contro gli Underwood. Le vicende infatti, che non risentono comunque del ritmo frammentato, e che si svolgono tutte in soli cinque mesi di loro presidenza (tra Frank e Claire che assurdamente si passano l'incarico più volte), come vedremo più avanti, sono tante, importanti ed ovviamente eccezionali. I fatti si concatenano perfettamente e i colpi di scena non mancano di certo, ciò che più manca è però la plausibilità. House of Cards è un prodotto sopraffino dal punto di vista tecnico ed originale, ma le stagioni cominciano a far sentire il proprio peso. Il prodotto Netflix fatica a stupire e l'egocentrismo dei suoi protagonisti trova conferma anche in video dove non vi è più spazio per altri interpreti al di fuori della stanza ovale. Per cui compito decisamente difficile per gli sceneggiatori quello di dover dar vita ad una stagione che fosse come minimo all'altezza della quarta, conclusasi con un finale a dir poco agghiacciante. Saranno riusciti nell'impresa?