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venerdì 26 marzo 2021

Room 104 (4a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - Si torna ad esplorare un'ultima volta la Room 104, con 12 nuovi episodi tutti da scoprire. In un viaggio finale che non si può certo definire sia stato indimenticabile, però neanche peggiore o migliore delle precedenti e della deludente terza stagione, ma semplicemente all'altezza delle (medie) aspettative. La quarta stagione sperimenta, l'esperimento non si può dire riuscito al meglio, ma comunque soddisfacente, non ci sono alti e non ci sono bassi, però ci sono episodi interessanti, piacevoli uniti ad alcuni semplicemente caotici. Come chi ha seguito lo show saprà (e per chi non l'ha fatto così è la cosa), nelle precedenti tre stagioni di Room 104, abbiamo assistito a una storia diversa e con differenti protagonisti in ogni episodio, tutte ambientate nella stanza che dà il titolo alla serie, andando ad assistere anche ad un cambiamento di genere dello show di puntata in puntata. La nota serie antologica infatti, ha esplorato vari generi: drama, comedy, horror e thriller tanto per citarne alcuni. In questa quarta (ed ultima) stagione c'è spazio anche per la dark comedy, la fantascienza e, anche per un episodio animato. Una ulteriore aggiunta di generi accompagnata da alcune canzoni originali interpretate dallo stesso Mark Duplass, presente per la prima volta in una moltitudine di ruoli, da sceneggiatore ad attore, regista e persino musicista dello show. Tra le storie che si avvicendano nella camera numero 104, quelle di un musicista che si esibisce in una performance di una sola notte facendo il tutto esaurito (è questo l'episodio con uno dei fratelli creatori dello show), una donna che combatte contro il suo oscuro passato a causa di una dipendenza (è Jillian Bell, una delle tante guest star, ad interpretarla), una terapista che cerca di aiutare il suo paziente (Dave Bautista come performance conferma di non essere solo un palestrato), un viaggio indietro nel tempo, uno schiuma party a metà degli anni '90, un episodio in stile cartone animato anni '80, e molto altro ancora, tra omaggi, un pizzico di magia e nostalgia. E insomma, al netto di alcuni inciampi, la vena surrealista e liberale della stagione che ha permesso al gruppo eclettico di registi e artisti di esprimersi audacemente, stimola e stuzzica, ed anche se convince a metà, riesce nell'intento di non compromettere (di nuovo) il lungo e tortuoso viaggio fatto. Nessun rimpianto, nessun rimorso. Da me sicuramente e spero anche dalla Room 104. Voto: 6

sabato 5 dicembre 2020

Room 104 (3a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2020 Qui - Certamente non un successo di pubblico (siamo in quattro probabilmente ad averla vista), eppure la serie antologica creata dai Fratelli Duplass, forte anche del consenso della critica (io l'ho sempre comunque apprezzata), è tornata con una terza stagione (in onda nuovamente su Sky Atlantic) composta da 12 nuovi episodi ambientati come sempre nel microcosmo della stanza di motel da cui prende il nome. A volte squallida e deprimente, altre volte più luminosa e di classe (ma mai così di classe), la Room 104 è l'unica costante e collegamento tra gli episodi che raccontano ognuno una storia diversa con personaggi diversi, attingendo di volta in volta dai generi più disparati. Dal thriller con sfumature horror, alla commedia nera fino al dramma nudo e crudo. Nella Stagione 3, Room 104 spinge al massimo per assicurarsi che nessuno di questa dozzina di nuovi cortometraggi risulti uguale o già visto a quelli realizzati nelle due stagioni precedenti. Eppure si continua a giocare con i contorni temporali e metafisici di questa solitaria stanza di motel, cosa che non fa altro che accrescere la sensazione di déjà-vu e quindi di già visto. Struttura e ritmo sono quelli che accompagnano lo show sin dalla prima stagione: apertura, sensazione o avvenimento sinistro in crescendo e climax scioccante (grottesco nella maggior parte dei casi) che dovrebbe sorprendere ma che non manca mai di lasciare il pubblico con l'amaro in bocca. In alcuni episodi minori, più leggeri nelle atmosfere, i minuti finali sembrano sempre l'ultimo tentativo di salvare i precedenti venti minuti. Peccato perché con The Plot, l'episodio d'apertura della stagione che vede protagonista Luke Wilson, si era avuta l'impressione che lo show iniziasse a voler seguire una struttura narrativa canonica che investigasse addirittura l'origine della Room 104 e degli avvenimenti che prendono vita tra quelle mura in mezzo al deserto. Tuttavia, Room 104 sembra arrancare anche nelle puntate successive, quasi come se avesse paura di mostrare la sua mitologia (sempre se gli autori ne hanno costruita una). Ogni episodio lascia lo spettatore indifferente, senza nulla avergli dato e senza nulla avergli tolto. Una sensazione piuttosto frustante. Comunque alcuni episodi belli ed interessanti ci sono, ma nessuno oltre la media, cosicché pur confermando il mio apprezzamento alla serie (che vedrà anche una quarta di stagione), il giudizio a questo giro (questa stagione infatti, dopo una sufficiente seconda stagione, delude un po') è parzialmente negativo. Voto: 5,5

sabato 23 novembre 2019

Room 104 (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/10/2019 Qui - Dopo una prima stagione tra alti e bassi, una prima stagione comunque di buon livello complessivo, anche se soddisfacente solo nel quadro della sufficienza (qui la recensione), ecco la seconda stagione di Room 104, la serie che grazie al suo più o meno innovativo format, quello di svolgersi all'interno di una modesta camera d'albergo di una catena americana, e di raccontare in ogni episodio le più svariate storie dei clienti dell'hotel, riuscì a dare vita ad una ricca antologia di 12 episodi, presentando ad ogni puntata un cast, un tema e una storia diversa, variando dai toni più leggeri della commedia a quelli più cupi dell'horror e del dramma. E stessa cosa accade in questa nuova stagione, una stagione che come la precedente presenta un impressionante elenco di persone dietro la telecamera, ma anche al di là della stessa. Questa stagione vede infatti il primo lavoro da regista di Josephine Decke (qui anche sceneggiatrice) dopo Madeline's Madeline, oltre a episodi diretti da Morales, il regista di Lovesong So Young Kim e il regista di Creep Patrick Brice. I creatori della serie Jay e Mark Duplass inoltre, sono tornati come produttori esecutivi, con quest'ultimo che torna anche come sceneggiatore e regista. Infine gli attori, che quest'anno ha dalla sua due pezzi da novanta, il premio Oscar Mahershala Ali e Michael Shannon, e poi anche Judy Greer, ed anche altri più o meno conosciuti, Joel Allen, Stephanie Allynne, Katie Aselton, Brian Tyree Henry, Natalie Morales, Rainn Wilson e Charlyne Yi. Ma se squadra cambia (tanti rispetto alla precedente i nomi e volti nuovi), non cambia come detto, il formato originale, 12 episodi collegati dal luogo, con la sobria camera di Motel del titolo che funge da base quest'anno principalmente per racconti di eventi soprannaturali, arrivi inaspettati e ricordi indesiderati che tornano in superficie (uno dei temi più volte proposti sono non a caso i sensi di colpa), ma soprattutto la qualità di produzione, medio/alta come di consueto quando parliamo della HBO. E quindi, come è andata quest'anno?

venerdì 28 giugno 2019

Room 104 (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/04/2019 Qui - Un format poco diffuso, una struttura non convenzionale, non facile sembrava in partenza, eppure alla fine si rimane più o meno soddisfatti dalla nuova serie antologica (12 puntate in totale) di HBO, Room 104. Una serie, firmata dai fratelli Duplass (che per HBO avevano già sviluppato la dramedy Togetherness, non con tanto successo), con un concept molto semplice ed una struttura narrativa decisamente suggestiva, si raccontano cose accadute all'interno della stanza 104 di un albergo. Infatti ogni episodio fa storia a sé e l'unica cosa che rimane invariata per tutta la stagione è la location: la stanza 104 di un motel statunitense, non meglio localizzato geograficamente. In tal senso viene spontaneo associare questa configurazione (anche se in questo caso però è sicuramente importante anche menzionare l'influenza della serie britannica Inside No.9, che con Room 104 condivide anche l'ambientazione al chiuso, oltre che il format) a Black Mirror, probabilmente lo show che in questi anni ha contribuito maggiormente (grazie alla sua qualità e al successo ottenuto) a rilanciare questo tipo di prodotti, ed effettivamente si individuano alcuni punti di contatto, seppur esclusivamente a livello concettuale, tra le idee alla base delle due serie televisive: i fratelli Duplass, così come Charlie Brooker soprattutto nelle ultime due stagioni, scelgono di spaziare molto tra i generi narrativi a loro disposizione, proponendo episodi molto diversi tra loro per struttura narrativa, tematiche introdotte e caratteristiche tecniche. Ogni episodio, quindi, ha una storia diversa, con attori e autori diversi, temi diversi, taglio differenti, con un proprio stile caratteristico e sviluppi imprevedibili: non c'è un filo logico evidente o una tematica di fondo a collegare la stagione, né dal punto di vista narrativo che strutturale rispetto alla trama verticale di ogni episodio. La stagione è a tutti gli effetti una raccolta di cortometraggi (considerata la durata molto breve di ogni puntata, poco più di venti minuti) che vanno analizzati singolarmente e che, proprio per questo motivo, determinano l'andamento altalenante della qualità della serie. Anche perché raccontare una storia in 20 minuti è difficile, si può sbagliare in qualsiasi momento e arrivare in fondo senza aver trovato una chiave efficace o senza aver costruito un percorso inattaccabile. Non a caso ad episodi eccellenti ne corrispondono altri molto deludenti e alle volte addirittura disastrosi, con una trama inconsistente e priva di mordente.