Post pubblicato su Pietro Saba World il 26/02/2026 Qui - Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).
Marvel Zombies (Miniserie) - Un prodotto (basato sulla miniserie a fumetti omonima) che punta dichiaratamente all'intrattenimento immediato: animazione fluida, ritmo sostenuto, un cast vocale di alto livello e una Kamala Khan sorprendentemente fresca al centro della scena. La serie (16ª televisiva del MCU, e la quinta animata dei Marvel Studios) recupera ciò che mancava all'episodio di What If…? dedicato agli zombie (ambientato 5 anni dopo il quinto episodio), offrendo finalmente la violenza e l'atmosfera cupa che il genere richiede, soprattutto nel finale. Tuttavia, tutto ciò che dovrebbe dare spessore al racconto resta in superficie. I personaggi secondari sono poco valorizzati, l'emotività è quasi assente nonostante le continue morti, e la trama procede spesso per coincidenze e forzature. Anche il plot twist conclusivo, pur partendo da un'idea intrigante, risulta gestito con poca eleganza. Il risultato è una serie piacevole, perfetta per una visione leggera in una sola serata, ma che lascia la sensazione di un'occasione mancata. Con qualche episodio in più e una maggiore cura narrativa avrebbe potuto ambire a molto di più; così com'è, supera la sufficienza senza andare oltre. Voto: 6+
I delitti del BarLume (13a stagione) - La tredicesima stagione de I delitti del BarLume propone tre nuovi casi e conferma la sua capacità di intrattenere con leggerezza, pur mostrando una certa ripetitività. Le gag funzionano meno, compresse dalla trama dedicata al personaggio di Corrado Guzzanti, mentre le guest star (su tutte un brillante Pietro Sermonti) danno nuova energia. Restano solide le prove di Lucia Mascino ed Enrica Guidi e l'atmosfera familiare di Pineta continua a essere il vero punto di forza. Non tutto però convince: Pasquali non decolla, il personaggio di Filippo Timi scivola nella macchietta e alcuni protagonisti trovano meno spazio. Il giallo resta sullo sfondo, ma la coralità comica, la chimica del cast e qualche trovata meta-narrativa rendono comunque la stagione piacevole e rassicurante, pur senza particolari slanci di originalità. Voto: 6
L'arte della gioia (Miniserie) - La miniserie racconta l'ascesa di Modesta, dalla tragica infanzia agli anni in convento fino alla villa dei Brandiforti, costruendo un racconto visivamente ricco e ben diretto. Le ambientazioni siciliane del primo '900, la fotografia suggestiva, le musiche curate e un ritmo solido contribuiscono a un'opera intensa e sensoriale. Il cast è un punto di forza: Tecla Insolia è magnetica e inquietante, Valeria Bruni Tedeschi domina con ironia tagliente, mentre Noce aggiunge una nota seducente e disturbante. Il risultato è un racconto pruriginoso, scandaloso, a tratti persino noir. Modesta, però, è un personaggio spietato ed egocentrico, e la sua ricerca di felicità non coinvolge lo spettatore, che resta in attesa costante della tragedia che lei inevitabilmente trascina con sé. La regia di Valeria Golino ne segue l'ambiguità con coerenza, ma la continua ricerca della provocazione finisce per offuscare le tematiche più profonde, sacrificando parte della complessità emotiva del racconto. Voto: 6,5
It: Welcome to Derry (1a stagione) - Una serie che parte in modo ingannevole, quasi da teen‑horror, ma dopo pochi episodi cambia marcia e rivela tutta la sua natura kinghiana: cupa, stratificata, piena di dettagli che premiano chi conosce l'universo di Derry. Regia solida (di Andy Muschietti che dopo i due film produce e dirige questo antefatto), atmosfera grottesca e momenti di autentico terrore, con Bill Skarsgård che torna a incarnare un Pennywise inquietante e potenziato rispetto alle pellicole. Ottima fotografia, colonna sonora incisiva e un uso intelligente del prequel per ampliare il mito senza tradirlo. La serie valorizza temi sociali, tensioni razziali e la brutalità della provincia americana, restituendo quel senso di normalità distorta tipico di King. Qualche passo falso nei comportamenti dei militari e un episodio meno necessario, ma il crescendo finale è emotivo, potente e lascia il segno. Nel complesso, un progetto HBO che cattura davvero lo spirito di King e merita di essere recuperato. Voto: 7
BONUS
Armitage III (1995) [OAV - 4 Episodi] - In un futuro cyberpunk segnato dalla colonizzazione di Marte e dal conflitto tra umani e cyborg, l'uccisione di diversi Modelli III (androidi indistinguibili dagli esseri umani) scatena tensioni sociali e violenze antitecnologiche. I detective Ross e Naomi Armitage, lei stessa un Modello III, indagano su questi omicidi scoprendo una cospirazione che mette in discussione identità, diritti e paura dell'automazione. La serie alterna buone idee a limiti evidenti: animazione discontinua, musiche poco incisive e un finale affrettato. Tuttavia l'atmosfera cyberpunk è forte, sporca, ricca di richiami a William Gibson e allo sprawl urbano, e le tematiche (discriminazione, robotizzazione, colonie marziane allo sbando) risultano sorprendentemente mature per un titolo del 1994, precedente persino a Ghost in the Shell. Nonostante la trama semplice e qualche ingenuità, Armitage III (miniserie di quattro OAV, 45 minuti il primo episodio, 28 minuti ciascuno gli altri) resta un'opera di nicchia affascinante, consigliata soprattutto agli appassionati del cyberpunk classico e delle sue ossessioni identitarie. Valutazione 6,25
Berserk (1997-1998) [Serie - 25 Episodi] - Pur adattando solo una parte del manga e interrompendosi bruscamente, rimane un anime sorprendentemente solido anche preso da solo. La sua forza non risiede tanto nella trama (comunque avvincente) quanto nella narrazione e nella profondità dei personaggi. Il rapporto tra Guts e Griffith è il vero centro emotivo dell'opera: due visioni del mondo opposte che si scontrano molto prima delle battaglie, con Griffith che emerge come antagonista ideale, ambizioso e implacabile, e Guts che cresce attraverso ferite, scelte difficili e un percorso tutt'altro che eroico. L'atmosfera medievale, cupa e realistica, è resa con grande cura: battaglie credibili, dialoghi maturi, personaggi complessi e un tono crudo che lascia il segno. Le animazioni mostrano i limiti dell'epoca (rigide e statiche) ma i disegni restano efficaci, il doppiaggio è ottimo e la colonna sonora di Susumu Hirasawa è semplicemente memorabile. Il vero tallone d'Achille è il finale sospeso, che tronca la storia nel momento più drammatico e spinge inevitabilmente verso il manga. Con una conclusione adeguata sarebbe potuto diventare uno dei migliori anime degli anni '90. Nonostante i difetti, Berserk 1997 resta un'opera intensa, affascinante e imprescindibile per chi vuole avvicinarsi al mondo creato da Kentaro Miura. Valutazione 8
The Promised Neverland (2021) [Serie - Stagione 2 - 11 Episodi] - La 2a stagione divide, ma non è priva di meriti. Pur lontana dalla qualità della prima, la storia mantiene un certo fascino e qualche buona idea, anche se soffocata da tagli drastici, ritmo confuso e scelte narrative poco felici. Il finale, ridotto a poche immagini statiche, è il simbolo di una produzione affrettata e probabilmente limitata dal budget. L'anime resta godibile per chi non conosce il manga: animazioni solide, buon doppiaggio e un mondo esterno interessante. Tuttavia l'adattamento condensa troppo materiale, elimina passaggi fondamentali e introduce personaggi e svolte senza respiro, perdendo suspense, coerenza e impatto emotivo. La regia non riesce a ricreare la tensione che aveva reso memorabile la prima stagione. Nel complesso è un'opera appena sufficiente, con una grande storia alle spalle ma realizzata in modo frettoloso. Rimane la speranza di un futuro remake che renda giustizia al potenziale dell'opera originale. Valutazione 6
