Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2019 Qui
Tema e genere: Fine della storia sui ghiacci del Circolo polare Artico. Terza ed ultima stagione (di quattro episodi) per la serie a metà tra l'horror e il thriller ambientata tra le nevi della Norvegia nella cittadina di Fortitude.
Trama: Dopo gli eventi terribili degli ultimi mesi (della seconda stagione, qui la recensione), dal caos generato dallo sciamano Vladek, alla scomparsa della dottoressa Khatri fino alla morte del governatore Munk, la comunità di Fortitude cerca di riconoscersi in quelle strade che fino a poco tempo fa erano considerate uno dei posti più tranquilli al mondo. Ma le difficoltà di cittadini, poliziotti e agenti della scientifica nel gestire le conseguenze degli orrori che hanno lasciato una scia di sangue sulla città, sono evidenti. Lo sceriffo Dan Anderssen (Richard Dormer) e il capitano Michael Lennox (Dennis Quaid) combattono contro i loro demoni: il primo, sopravvissuto al Parassita che aveva attaccato la comunità, tenta disperatamente di tornare in sé e distinguere il bene dal male, il secondo affoga nell'alcol il dolore per la perdita della moglie Freya e prova a redimersi salvando la vita di un'altra donna che ama. Ma nel vento gelido di Fortitude, i destini dei due uomini prenderanno a girare in maniera completamente diversa. In questo clima oscuro e indecifrabile, nuovi volti fanno il loro ingresso nella fredda comunità: la misteriosa Elsa Schenthal (Aliette Opheim) e suo marito Boyd (Abubakar Salim) sono arrivati dagli Stati Uniti per fare delle ricerche sul Parassita che ha colpito l'isola. Inoltre, le autorità di Oslo hanno inviato a Fortitude due poliziotti, Ingeborg Myklebust (Maria Schrader, Deutschland 83 e Deutschland 86) e il suo assistente Torsten Oby (Set Sjostrand) per risolvere il caso della morte del governatore Munk. Scoraggiati in un primo momento dal silenzio dei cittadini che cercano faticosamente di tornare alla loro quotidianità, i due detective si avvicineranno pericolosamente alla verità.
Recensione: Succede così tanto e così poco, di negativo nel primo caso, di positivo nel secondo caso, che parole per esprimere il mio dissenso non ce ne sono abbastanza. E quindi invece di scrivere e parlare di questa deleteria stagione, di cui troverete qualcosa comunque nella scheda sottostante, farò riferimento all'intera serie. Creata da Simon Donald, Fortitude, ha appassionato il pubblico fin dal suo esordio, fin da quando un grandioso Stanley Tucci nei panni di Eugene Morton, investigatore londinese, indagava sul macabro ritrovamento di un corpo maciullato ritrovato tra i ghiacci, fin quando il virus, questo patogeno voleva essere lo specchio e il riflesso dell'immagine dell'oscurità che alberga dentro ogni essere, anche in quello più buono, anche in quello più giusto, ma poi qualcosa si è spezzato, anche se poi alla fine, indubbiamente bisogna dire che al netto di alcune (ahimè troppe) imperfezioni e arrangiamenti, la serie di Fortitude è riuscita ogni volta a distinguersi per singolarità del soggetto, per un'ambientazione che sfoggia paesaggi magnifici e irrimediabilmente malati ed inospitali, per l'interpretazione brillante di alcuni protagonisti, coadiuvati da una sceneggiatura volutamente confusionaria, ma che è riuscita a pennellare anche tratti di genialità. Molto bene anche il comparto musicale e sonoro in generale, capace, fin dalla sigla, di premiare quell'alone di giallo e mistero che avvolge la piccola e glaciale cittadina di settecento abitanti. Il criptico cielo artico, episodio dopo episodio, porta alla luce l'impurità dei suoi abitanti, svelando i segreti di ognuno di essi, mescolando le loro vite, facendole incontrare e scontrare, e dando loro il giusto e, perché no, anche brutale epilogo. Peccato solo per il deludente intermezzo centrale e quello finale (questo di più, pessimo proprio), perché anche se nel complesso si rimane soddisfatti dalla particolarità del prodotto, stregati dai paesaggi e dal clima corrotto e tenebroso che certamente è riuscito ad assorbirci per tutte e tre le stagioni, la disillusione resta ed è cocente.

