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lunedì 26 luglio 2021

Deutschland 89 (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2021 Qui - Con Deutschland 89 giunge a termine una delle operazioni culturalmente più interessanti (e sottovalutate) della serialità europea degli ultimi anni: la trilogia sulla fase finale della DDR (la Germania Est) che ha dato avvio al processo di riunificazione tedesca. Rileggendo una dopo l'altra Deutschland 83Deutschland 86 e quest'ultima "stagione", si ha la percezione della fulminea e rovinosa caduta di un regime che sembrava immortale. In Deutschland 89, le avventure di Martin Rauch (Jonas Nay), la giovane spia dei servizi segreti tedesco-orientali protagonista della trilogia, incrociano i rocamboleschi eventi del novembre 1989. Sin dalle prime battute, la serie gioca sul già noto, riflettendo i retroscena dell'improvviso e repentino allentamento delle restrizioni che condussero di fatto alla caduta del Muro di Berlino. La finzione, con le operazioni sotto copertura di Rauch (in codice "Colibrì"), le tensioni nel comitato centrale del partito, gli infiltrati del regime nei primi gruppi di dissidenti sorti in quegli anni, si mescola a immagini di repertorio a loro modo storiche, come il celebre "da subito" con cui il portavoce della DDR diede incautamente il via all'assalto al muro. Con la moglie Annette ormai a Mosca come membro stabile dei servizi segreti e dietro la minaccia di vedersi portar via il piccolo figlio, la vita di Rauch si conferma un'altalena di emozioni che incrocia eventi dell'ex blocco sovietico quali la rivolta di Timisoara contro Ceausescu fino al progetto di riunificazione della Germania. Deutschland 89 (meno ficcante delle altre, ma ben riuscita) è una (mini)serie sul senso della fine di un mondo e sull'incognita che ne deriverà. Tutta la trilogia è una spy story di altissima tensione, a volte troppo costruita e con un eccesso di linee narrative, ma indicativa della capacità delle serie tedesche di guardare a fondo dentro i traumi della propria storia recente. Voto: 6,5

domenica 30 giugno 2019

Fortitude (3a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2019 Qui
Tema e genere: Fine della storia sui ghiacci del Circolo polare Artico. Terza ed ultima stagione (di quattro episodi) per la serie a metà tra l'horror e il thriller ambientata tra le nevi della Norvegia nella cittadina di Fortitude.
Trama: Dopo gli eventi terribili degli ultimi mesi (della seconda stagione, qui la recensione), dal caos generato dallo sciamano Vladek, alla scomparsa della dottoressa Khatri fino alla morte del governatore Munk, la comunità di Fortitude cerca di riconoscersi in quelle strade che fino a poco tempo fa erano considerate uno dei posti più tranquilli al mondo. Ma le difficoltà di cittadini, poliziotti e agenti della scientifica nel gestire le conseguenze degli orrori che hanno lasciato una scia di sangue sulla città, sono evidenti. Lo sceriffo Dan Anderssen (Richard Dormer) e il capitano Michael Lennox (Dennis Quaid) combattono contro i loro demoni: il primo, sopravvissuto al Parassita che aveva attaccato la comunità, tenta disperatamente di tornare in sé e distinguere il bene dal male, il secondo affoga nell'alcol il dolore per la perdita della moglie Freya e prova a redimersi salvando la vita di un'altra donna che ama. Ma nel vento gelido di Fortitude, i destini dei due uomini prenderanno a girare in maniera completamente diversa. In questo clima oscuro e indecifrabile, nuovi volti fanno il loro ingresso nella fredda comunità: la misteriosa Elsa Schenthal (Aliette Opheim) e suo marito Boyd (Abubakar Salim) sono arrivati dagli Stati Uniti per fare delle ricerche sul Parassita che ha colpito l'isola. Inoltre, le autorità di Oslo hanno inviato a Fortitude due poliziotti, Ingeborg Myklebust (Maria SchraderDeutschland 83 e Deutschland 86) e il suo assistente Torsten Oby (Set Sjostrand) per risolvere il caso della morte del governatore Munk. Scoraggiati in un primo momento dal silenzio dei cittadini che cercano faticosamente di tornare alla loro quotidianità, i due detective si avvicineranno pericolosamente alla verità.
Recensione: Succede così tanto e così poco, di negativo nel primo caso, di positivo nel secondo caso, che parole per esprimere il mio dissenso non ce ne sono abbastanza. E quindi invece di scrivere e parlare di questa deleteria stagione, di cui troverete qualcosa comunque nella scheda sottostante, farò riferimento all'intera serie. Creata da Simon DonaldFortitude, ha appassionato il pubblico fin dal suo esordio, fin da quando un grandioso Stanley Tucci nei panni di Eugene Morton, investigatore londinese, indagava sul macabro ritrovamento di un corpo maciullato ritrovato tra i ghiacci, fin quando il virus, questo patogeno voleva essere lo specchio e il riflesso dell'immagine dell'oscurità che alberga dentro ogni essere, anche in quello più buono, anche in quello più giusto, ma poi qualcosa si è spezzato, anche se poi alla fine, indubbiamente bisogna dire che al netto di alcune (ahimè troppe) imperfezioni e arrangiamenti, la serie di Fortitude è riuscita ogni volta a distinguersi per singolarità del soggetto, per un'ambientazione che sfoggia paesaggi magnifici e irrimediabilmente malati ed inospitali, per l'interpretazione brillante di alcuni protagonisti, coadiuvati da una sceneggiatura volutamente confusionaria, ma che è riuscita a pennellare anche tratti di genialità. Molto bene anche il comparto musicale e sonoro in generale, capace, fin dalla sigla, di premiare quell'alone di giallo e mistero che avvolge la piccola e glaciale cittadina di settecento abitanti. Il criptico cielo artico, episodio dopo episodio, porta alla luce l'impurità dei suoi abitanti, svelando i segreti di ognuno di essi, mescolando le loro vite, facendole incontrare e scontrare, e dando loro il giusto e, perché no, anche brutale epilogo. Peccato solo per il deludente intermezzo centrale e quello finale (questo di più, pessimo proprio), perché anche se nel complesso si rimane soddisfatti dalla particolarità del prodotto, stregati dai paesaggi e dal clima corrotto e tenebroso che certamente è riuscito ad assorbirci per tutte e tre le stagioni, la disillusione resta ed è cocente.

martedì 25 giugno 2019

Deutschland 86 (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/01/2019 Qui - La vita ai tempi della guerra fredda è ancora al centro di Deutschland 86, secondo capitolo di un'ideale trilogia (che non vedo l'ora vada a termine) iniziata con Deutschland 83, una delle serie rivelazione del 2015, una serie purtroppo snobbata, di cui rappresenta appunto il sequel. È una storia di spionaggio in cui le trame dei servizi segreti e le intime vicende personali dei personaggi convergono restituendo l'affresco di un'epoca. L'epoca di massima tensione raggiunto negli anni Ottanta tra Unione Sovietica e Stati Uniti, che ha portato successivamente alla caduta dell'URSS e del muro di Berlino. Tutto ciò viene però visto (come saprà chi l'ha già visto, se no il consiglio è di recuperare tutta la prima stagione) dalla prospettiva delle due Germanie ed in particolare attraverso il personaggio di Martin Rauch (interpretato da un nuovamente bravo Jonas Nay), un ventiquattrenne della Germania Est, che da sergente maggiore delle truppe di Frontiera viene catapultato nell'altro lato della Germania per diventare una spia. E poiché sono nuovamente tornati gli intrighi della Guerra Fredda tra Germania Ovest ed Est pure, proprio lui non poteva mancare in questa seconda stagione della serie televisiva tedesco-statunitense creata da Anna Winger e Jörg Winger, e diretta da Florian Cossen, una seconda stagione ancora più avvincente e coinvolgente (ma nel complesso non migliore) del primo riuscitissimo capitolo della serie TV tedesca che ha dato il là alla rinascita della TV in Germania (Babylon Berlin un meraviglioso esempio di questa rinascita). Infatti lui c'è, lui che alla fine del suo percorso da spia della Stasi, percorso che lo ha poi costretto alla fuga alla fine di Deutschland 83 (Kolibrì, il suo nome di battaglia, ed egli stesso era ricercato da mezzo mondo, il mondo segreto delle spie), lui che spera, riprendendo a lavorare per i servizi segreti, e così continuare a finanziare il progetto del partito socialista tedesco, tornare in patria, ma lo ritroviamo però con una nuova prospettiva e diversi "incarichi" da svolgere.

giovedì 9 maggio 2019

Deutschland 83 (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/02/2016 Qui - Deutschland 83 è una miniserie televisiva tedesca, in Italia è andata in onda dal 2 al 23 dicembre 2015 su Sky Atlantic. E' la risposta tedesca alle spy story dedicate alle tensioni Est-Ovest (dopo The Americans), un racconto di un'epoca che ha segnato indelebilmente la Germania e il mondo intero, la Guerra Fredda come non l'abbiamo mai vista. Raccontata da una nuova prospettiva, con un nuovo approccio rispetto a narrazione e contenuti, è incentrata sulle tensioni tra Est e Ovest prima della caduta del muro di Berlino, soprattutto il conflitto tra le due Germanie e i rapporti con Usa e Urss, ma a differenza delle fiction americane, il punto di vista della narrazione è quello della Repubblica democratica tedesca. Confrontandolo con quello di The Americans si nota una maggiore attenzione all'analisi storica e sociologica delle due Germanie e dei suoi due popoli e il clima, cupo dello show statunitense, viene sostituito da una leggerezza e da un tocco pop che danno nuova vita a questo genere di serie. Protagonista il giovane e talentuoso Jonas Nay che interpreta il ruolo di Martin, un militare della Ddr, circuito dalla Stasi e "convinto" a diventare una spia nella Germania Ovest, il quale accetta, a malincuore, l'incarico, con la promessa che lo Stato avrebbe ricollocato la madre ai primi posti della graduatoria per un trapianto di reni. Da quel momento dovrà assumere l'identità di Moritz Stamm, sottoporsi a un periodo di addestramento, cambiare il suo modo di vestire e di parlare per trasformarsi in un giovane militare dell'Occidente, e infiltrarsi in sua vece nel ruolo di assistente di un alto generale tedesco: assistendo così agli incontri con gli esponenti della Nato e scoprire i piani degli americani contro i sovietici e la DDR. All'epoca l’occidente stava preparando Able Archer, una simulazione di attacco nucleare. Tra i vertici moscoviti e di Berlino Est scoppia il panico in quanto, complici la paranoia e la malafede di alcuni agenti segreti, si convinsero e presumettero che dietro la facciata dell’esercitazione si nascondesse un attacco reale, che queste mosse erano progettate per colpire l'est con il cosiddetto primo colpo nucleare. Ma la Storia è andata diversamente, per nostra fortuna.