Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/06/2020 Qui - C'è qualcosa da dire sulla coerenza in televisione. Quanti potenti spettacoli abbiamo visto cadere nelle loro ultime stagioni? Troppi, ma per uno spettacolo rimanere fedele a se stesso, evolversi e intrattenere per molti anni, è un'impresa. È un risultato che i "baller" di HBO sono riusciti a superare nei loro cinque anni di carriera, perché seppur sempre sul filo della sufficienza (qui la quarta), lo show è riuscito sempre a rendersi godibile, in questa stagione poi, la quinta ed ultima, che non delude, l'asticella si è un pochettino alzata, consegnandoci una delle sue migliori stagioni e la giusta ed innegabile chiusura. Questo perché la stagione porta il racconto su un altro piano: l'ex campione di football Spencer Strasmore che con alcuni soci compra i Kansas City Chiefs e sfida la NFL cercando di imporle una modalità di gestione più vicina alle esigenze dei giocatori. L'evoluzione di Strasmore (che in questa stagione raggiunge il culmine), come al solito interpretato da Dwayne Johnson (The Rock), nelle varie stagioni è sorprendente: da grande ex che vive di contatti personali per procacciare affari ad un'agenzia a imprenditore con molti bassi e qualche alto, fra Miami, all'inizio, poi Los Angeles ed infine Kansas City. Tantissimi ed inevitabili i riferimenti alla NFL vera, senza immagini di gioco ma con tante sotto-storie prese dalla realtà: un piccolo mondo in cui tutti conoscono tutti ed in cui ogni sgarro viene punito dal sistema. Funziona così in tantissimi altri ambiti, dal calcio in giù, ma non ci hanno ancora fatto una serie televisiva al tempo stesso spettacolare e credibile come è appunto Ballers. Vedibile in modalità binge watching, tutte le cinque stagioni su Sky Atlantic, le puntate fra l'altro sono molto brevi, senza bisogno di ripassare le regole del football. Sempre di culto gli amici dei giocatori, un po' manichea la divisione fra proprietari bianchi (tutti tranne Spencer) e cattivi e giocatori neri e bambinoni ingenui. Ma una serie così vorremmo vederla anche su realtà a noi più vicine. In conclusione, bella, peccato sia stata sottovalutata. Voto: 6+
martedì 23 giugno 2020
Ballers (5a stagione)
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Agents of S.H.I.E.L.D. (6a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/06/2020 Qui - Ormai discostatosi dall'MCU (non si hanno tracce di Thanos o degli eroi Marvel) la sesta stagione di Agents Of S.H.I.E.L.D. parte con delle ottime premesse: trame interessanti, personaggi carismatici e un'identità da ricostruire. Insomma, sembrava l'ennesimo passo in avanti di una serie che ormai quasi sei anni fa è iniziata in maniera tragica e che annata dopo annata si è conquistata un proprio posto nel panorama televisivo (la quinta stagione, recensione qui, malaccio non era, anzi). Ma non è andata cosi, qualcosa si è rotto (incagliandosi in un loop di storie già viste e interpretate con dolorosa superficialità) e ci si ritrova al cospetto di una stagione narrativamente mediocre, concepita e studiata male (il ritmo della sceneggiatura nel corso dei 13 episodi è altalenante: si passa infatti da episodi dove si pensa maggiormente allo spettacolo "poco per la verità", ad altri dove si eccede in dinamiche scientifiche poco inclini alla natura spionistica dello show), con colpi di scena rivelati troppo presto e quasi intere storyline che scadono in momenti imbarazzanti (l'emblema della mancanza di idee nuove arriva nel finale di stagione, quando i produttori cercano inutilmente di omaggiare i classici zombie movies degli anni settanta/ottanta). Ciò che tiene a galla la serie sono, come sempre, i suoi protagonisti e la "new entry" Sarge, personaggio (seppur riciclato dalla presenza di Clark Gregg alias Phil Coulson) carismatico, freddo, cinico. Ma non può bastare a risollevare totalmente una stagione deludente (gli effetti visivi poi sono soltanto discreti, e quindi non in linea con gli standard apprezzati nelle precedenti stagioni), complice anche un altro villain estremamente piatto. Gli agenti (il cast è lo stesso, ma gli attori sono costretti, a parte in qualche occasione sporadica, a doversi rimettere in discussione a causa dell'evoluzione caratteriale dei propri personaggi) possono e devono dare di più, si spera nella settima ed ultima stagione, per chiudere diversamente e degnamente. Voto: 5
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martedì 26 maggio 2020
Mr. Robot (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/05/2020 Qui - Dopo 4 stagioni Mr Robot giunge alla sua conclusione con un finale sorprendente. Con due puntate di chiusura, la serie ideata da Sam Esmail raggiunge il termine della sua storia rivelando tutte le tracce nascoste sparse nelle scorse stagioni: niente è lasciato al caso. Ogni cosa viene finalmente chiarita e spiegata, in un gioco con lo spettatore presente sin dal primo episodio della stagione 1, quando Elliot si rivolge direttamente al pubblico guardando in macchina e chiamandolo "amico". Questo gioco con lo spettatore è, forse, uno degli aspetti più accattivanti della serie, perché ci permette di immedesimarci e legarci a ciò che accade nonostante il linguaggio tecnico, presente perfino nei titoli, e la dimensione sempre più "sopra di noi" delle forze coinvolte di stagione in stagione. A primo impatto la serie sembra parlare di tecnologia e lotta alla società costituita, ma basta vedere un paio di episodi per rendersi conto che i livelli della storia sono molteplici e vanno a scavare a fondo nella psicologia e nel nostro modo di vedere la realtà. Così, parallelamente a intrighi internazionali, sabotaggio di società, evasioni, omicidi, indagini dell'FBI, crolli della borsa internazionale e spietate società segrete di hacker armati di pistola, il pubblico assiste a un'altra storia, un'altra indagine, quella psicologica all'interno della mente del protagonista. Sono le tracce nascoste sotto innumerevoli sovrascritture e cancellazioni nella memoria del processore all'interno della testa di Elliot le chiavi per non perdersi e trovare il senso di ciò che accade o è già accaduto. In questo capitolo finale Sam Esmail ha scelto di gestire totalmente la regia (aveva diretto e scritto solo alcuni episodi delle stagioni precedenti, tutte della terza, qui la recensione), nel tentativo di portare la resa visiva e drammatica della serie a livelli degni del grande schermo. Infatti, non solo ha saputo tenere le redini di tutti i personaggi secondari che ruotano intorno al fulcro del protagonista, ma lo ha fatto creando delle immagini e degli snodi narrativi sorprendenti e inaspettati per una serie televisiva. Egli, deus ex-machina della serie, è riuscito a spaziare e a dare una visione dolorosamente esatta di tanti fenomeni in atto, sia politici che esistenziali. E con una quarta stagione par larghi tratti clamorosa è riuscito a chiudere un cerchio in maniera perfetta, sintomo di un'idea ben precisa fin dalla scrittura del primo episodio. Quella di Mr. Robot non è stata una cavalcata priva di sbavature e anche la stagione conclusiva inizia un po' in sordina per poi esplodere in una sequenza di episodi incredibili per regia, sceneggiatura ed interpretazioni (Rami Malek conferma come se ce ne fosse ancora e nuovamente bisogno il suo gran talento). Un gioco di virtuosismi che non si è posto limiti, chiuso da un finale intenso che ha confermato la validità, riuscita e bellezza della serie. Voto: 7+
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