venerdì 26 marzo 2021

Perry Mason (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - Ricordate il Perry Mason del piccolo schermo? Quello capace di risolvere in tribunale qualsiasi caso? Io personalmente avrò visto sì e no una decina di episodi, comunque ora che lo avete ricordato, però, dovete subito dimenticarlo perché il nuovo Perry Mason lanciato da HBO (distribuito in Italia da NowTV e Sky Atlantic) non ha nulla a che vedere con quelle che sono le vecchie trasposizioni televisive e cinematografiche del personaggio creato da Erle Stanley Gardner negli anni '30. Questo reboot infatti più che un rifacimento può essere considerato un vero e proprio prequel che racconta gli inizi della carriera del legale più famoso di sempre trasportandoci nella Los Angeles corrotta, depravata ed immorale della grande depressione e del proibizionismo. In questo scenario il giovane Mason (interpretato superbamente da Matthews Rhys) non è altro che un detective privato sull'orlo della bancarotta che sbarca il lunario scattando fotografie compromettenti di divi del cinema e starlette, per poi ricattarli. Alcolizzato, depresso e inaffidabile il giovane investigatore è quanto più lontano ci si possa aspettare dal personaggio "originale" e la prima parte della stagione è un racconto noir-hardboiled in piena regola. Una detective story che prende il via con la brutale uccisione di un neonato che era stato rapito e viene riconsegnato cadavere, nonostante il pagamento del riscatto. I sospetti ricadono da subito su entrambi i genitori, legati alla controversa comunità religiosa evangelica denominata "Radiosa Assemblea di Dio". In loro difesa viene assunto il noto avvocato E.B. Jonathan (un grande John Lithgow) che per reperire prove volte a scagionarli si rivolge proprio a Mason il quale inizierà a indagare su una vicenda che si presenta da subito piena di punti oscuri. Come detto precedentemente la prima parte del racconto ha le tinte del noir, tra indizi, misteri, strade fumose, sbirri corrotti e borsalini calati sugli occhi. Nella seconda parte, invece, entriamo ufficialmente nel territorio del legal drama tra processi, accuse, difese, testimoni e giurie da convincere. Ecco, nonostante una storia investigativa debole, è molto più interessante infatti l'occhio rivolto verso la critica sociale e religiosa dell'epoca, ed accurata è anche la storia processuale, Perry Mason funziona, anche grazie alla qualità nonché livello delle maestranze. E se scrittura, regia, ricostruzione storica, scenografia e colonna sonora sono praticamente impeccabili, il cast non è certo da meno: oltre ai già citati Rhys e Lithgow è doveroso menzionare le prove di Shea WhighamCrish ChalkTatiana Maslany Gayle RankinPerry Mason è una serie esplicita e forte, indirizzata un pubblico adulto, che si prende i suoi tempi, approfondisce i personaggi e come nei migliori gialli lascia che sia lo spettatore a mettere insieme le tessere del mosaico. HBO modernizza un'icona del piccolo schermo raccontandone le origini, un personaggio romanticamente solo e pieno di dubbi, in grado si ritagliarsi da subito un posto speciale nel cuore degli spettatori. Voto: 7

The Third Day (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - Una serie tv per certi versi indimenticabile, nel senso che difficilmente dimenticherò la più disturbante, irritante e per certi versi pretenziosamente assurda serie che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. A volte ciò che vediamo nasconde significati vari e nascosti, simbologie che si offrono allo spettatore per una visione in profondità, un invito ad andare oltre la struttura narrativa convenzionale. Tante volte è capitato di aver amato film che per altri erano di scarso appeal o addirittura incomprensibili. Ma The third day, un ambizioso viaggio tra leggende celtiche, cristianesimo e satanismo, mi è risultato respingente e insopportabile. Ammetto che dopo una prima puntata che aveva annunciato la particolarità della storia, la seconda mi aveva quasi convinto, grazie soprattutto a Jude Law, che si confermava attore di qualità, anche in un ruolo così particolare. Ma subito dopo si è scivolati in una vicenda repellente, caotica e zeppa di allucinati elementi. Un po' come quando in un piatto si aggiungono troppi ingredienti e non si capisce più quale deve essere il gusto principale. Regna il caos e la confusione si impadronisce del tutto. Quando poi entra in scena la Madre, ovvero il secondo trittico di episodi, l'irritazione cresce per l'assurdità di ogni scelta dei personaggi, che fanno sempre la cosa meno indicata, che sembrano non comprendere, chiudere gli occhi dinanzi alla realtà sempre più evidente che gli si manifesta dinanzi. Quando sono spettatore, forse eccedo in voglia di razionalità e se vedo personaggi compiere gesti e azioni stupide (può una madre che tiene ad aver cura dei figli lasciarli soli a più riprese in territorio ignoto e pericoloso per tutti?). Insomma, il disegno ci sarà e seguirà una sua logica, ma assistere a questa storia risulta davvero faticoso e pesante, senza un briciolo di divertimento o reale coinvolgimento. Un puzzle assurdamente cruento e pulp, nel nome di un mistero che solo alla fine si scioglierà, lasciando lo spettatore con la sensazione di aver sprecato quasi sei ore di tempo. Sempre che non si decida di farsi del male e di connettersi anche con le cinque ore di diretta teatrale all'aria aperta, reperibili su Facebook, uno speciale su quanto avviene sull'isola di Osea (unita alla terraferma da una striscia di strada percorribile solo poche ore al giorno, di fatto l'ambientazione suggestiva l'unico elemento salvabile) che si integra con i sei episodi. Voto: 4,5

The Undoing (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - HBO avrà voluto forse replicare il successo di Big Little Lies? Rinsalda la collaborazione Nicole Kidman con lo showrunner David E. Kelley e ci propina (più o meno) la stessa solfa. Ma basta vedere un solo episodio per capire che purtroppo The Undoing non è Big Little Lies. È indiscutibile la presenza di molti elementi in comune: il modo in cui è costruito l'intreccio, il typecasting per Kidman e la ricchezza ostentata da ogni fotogramma. A The Undoing mancano però gli aspetti essenziali per una storia del genere (un'indagine in chiave mystery sulla tipica moglie americana), una delineazione psicologica dei personaggi e un percorso narrativo solido. Dopotutto The Undoing non è niente più che un banale thriller costruito su percorsi già battuti innumerevoli volte. Opera la distruzione di una famiglia apparentemente perfetta, coinvolta in prima persona in un caso di omicidio. Chi ha ucciso l'enigmatica e disinibita Elena Alves, la meravigliosa (sexy come non mai) Matilda De Angelis? Nei suoi sei episodi, The Undoing dissemina indizi per lo spettatore, ma questi non vanno verso un'unica direzione. Chiunque potrebbe aver ucciso Elena e nessuno può essere escluso dalle indagini. Il potenziale della serie come whodunnit viene però affossato da una narrazione estremamente lenta, che concentra i colpi di scena negli ultimi minuti di ogni episodio per assicurarsi che chiunque la vedi continui la visione. Questa staticità si ripercuote anche sulla caratterizzazione, portando a personaggi a malapena abbozzati e a un sofferto tentativo di correzione da parte del cast. Se Kidman riesce comunque a portare sullo schermo il conflitto interno a Grace, Hugh Grant rende Jonathan Fraser una parodia di se stesso. Susanne Bier, regista danese conosciuta al grande pubblico per il suo lavoro su The Night Manager e tanto altro (non sempre altro di memorabile), conosce come funziona il thriller e prova a salvare la serie, lavorando in simbiosi con l'indagine del detective Mendoza (Edgar Ramirez) e dello spettatore. Si sofferma così su dettagli che altrimenti sarebbero sfuggiti, ma vuole soprattutto evidenziare quasi esasperatamente l'interpretazione di Kidman. Se The Undoing è diventata un fenomeno mediatico e un successo di pubblico, lo si deve ai nomi coinvolti, incaricati di distrarre da una scrittura poco fantasiosa. Il potenziale per creare una serie realmente avvincente c'era, ma non è stato sfruttato. Forse The Undoing avrebbe potuto funzionare meglio sotto forma di lungometraggio, riassumendo quelle cinque ore e mezzo di durata in 100 minuti ed evitando che lo spettatore (me medesimo) si illudesse con teorie estremamente affascinanti e molto più intelligenti del risultato finale. Voto: 5,5