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venerdì 27 gennaio 2023

Outlander (6a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/01/2023 Qui - Una stagione decisamente strana la sesta (penso che il Covid abbia incasinato tutto, alcune scene sembrano messe insieme a caso), per una serie che ha raggiunto sì il suo epilogo piuttosto drammatico, ma è stato (quest'ultimo) un viaggio (dopo quello così così della quinta stagione) un po' traballante di (soli) otto episodi per arrivarci. Una serie che ora sembra solo una (banale) soap opera. Dalla prima stagione, che aveva qualcosa per tutti (via via peggiorando), a questa sesta che non ha niente per nessuno (solo sesso), una stagione che tradisce i personaggi, costretti a prendere decisioni antitetiche a quelli che erano/sono. Così tanto tempo sullo schermo è stato dedicato a personaggi che non hanno chimica o sono semplicemente noiosi. In effetti, noioso descrive l'intera stagione. Immaginare di avere la rivoluzione americana sul punto di crollare e di non creare alcuna tensione con essa. Una stagione decisamente mediocre. Voto: 5+

venerdì 26 marzo 2021

The Third Day (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - Una serie tv per certi versi indimenticabile, nel senso che difficilmente dimenticherò la più disturbante, irritante e per certi versi pretenziosamente assurda serie che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. A volte ciò che vediamo nasconde significati vari e nascosti, simbologie che si offrono allo spettatore per una visione in profondità, un invito ad andare oltre la struttura narrativa convenzionale. Tante volte è capitato di aver amato film che per altri erano di scarso appeal o addirittura incomprensibili. Ma The third day, un ambizioso viaggio tra leggende celtiche, cristianesimo e satanismo, mi è risultato respingente e insopportabile. Ammetto che dopo una prima puntata che aveva annunciato la particolarità della storia, la seconda mi aveva quasi convinto, grazie soprattutto a Jude Law, che si confermava attore di qualità, anche in un ruolo così particolare. Ma subito dopo si è scivolati in una vicenda repellente, caotica e zeppa di allucinati elementi. Un po' come quando in un piatto si aggiungono troppi ingredienti e non si capisce più quale deve essere il gusto principale. Regna il caos e la confusione si impadronisce del tutto. Quando poi entra in scena la Madre, ovvero il secondo trittico di episodi, l'irritazione cresce per l'assurdità di ogni scelta dei personaggi, che fanno sempre la cosa meno indicata, che sembrano non comprendere, chiudere gli occhi dinanzi alla realtà sempre più evidente che gli si manifesta dinanzi. Quando sono spettatore, forse eccedo in voglia di razionalità e se vedo personaggi compiere gesti e azioni stupide (può una madre che tiene ad aver cura dei figli lasciarli soli a più riprese in territorio ignoto e pericoloso per tutti?). Insomma, il disegno ci sarà e seguirà una sua logica, ma assistere a questa storia risulta davvero faticoso e pesante, senza un briciolo di divertimento o reale coinvolgimento. Un puzzle assurdamente cruento e pulp, nel nome di un mistero che solo alla fine si scioglierà, lasciando lo spettatore con la sensazione di aver sprecato quasi sei ore di tempo. Sempre che non si decida di farsi del male e di connettersi anche con le cinque ore di diretta teatrale all'aria aperta, reperibili su Facebook, uno speciale su quanto avviene sull'isola di Osea (unita alla terraferma da una striscia di strada percorribile solo poche ore al giorno, di fatto l'ambientazione suggestiva l'unico elemento salvabile) che si integra con i sei episodi. Voto: 4,5

martedì 17 novembre 2020

Gangs of London (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/11/2020 Qui - Sky si rituffa (dopo ZeroZeroZero) nel crime drama più graffiante con questa serie, nuova produzione Sky Original creata dal maestro dell'action-fighting Gareth Evans già mente dietro il franchise The Raid, una serie che supera in violenza e qualità quella basata sul romanzo (ultimo) di Saviano. Infatti, echi di Gomorra - La Serie (in questo caso difficile superare), Il Padrino e di un certo cinema di movimento che vede in Evans ma anche in Taylor Sheridan i suoi principali interpreti moderni. Il tutto converge in una prima stagione che è un viaggio nel cuore più nero e multietnico di Londra. Una prima stagione che può fare la gioia di tutti gli appassionati di cinema action (quella mia l'ha fatta), con le sue nove ore e mezza di adrenalina pura e criminalità. Al netto di qualche scivolone narrativo e di qualche personaggio poco a fuoco infatti, Gangs of London è un prodotto da premiare, assolutamente consigliato se non si è particolarmente sensibili al sangue e alla violenza, se si apprezza un certo cinema d'azione che strizza l'occhio a Oriente. Girato con inventiva e grandi mezzi (tecnicamente è ineccepibile), Gangs of London tiene non a caso elevata la tensione quasi costantemente, tra infiltrati, coperture che saltano, amori pericolosi che nascono, bugie, parole date e ritirate, ovviamente tradimenti (la storia è articolata e non priva di sorprese). Gangs of London mostra dove si può arrivare nel nome del profitto, entrando nei meccanismi delle alleanze, durevoli e non. Si mescolano le razze, a ribadire come la nefandezza della violenza non ha confini geografici o continentali. In questo senso, e parlando quindi di "mostri", la serie evita di empatizzare e non salva nessuno, coinvolgendo il coinvolgibile e inventando un finale che farà da preludio a una seconda stagione. Probabilmente sarebbe stato meglio mettere il sigillo a una storia del genere, non lasciando prevalere l'ambiguità e la necessità di prolungare la vita del marchio con un'altra stagione. Come altre serie insegnano, non sempre si riesce a mantenere lo stesso livello di interesse. Il cast è scelto con cura e maestria e la serie in ogni caso, al netto di qualche difettuccio, è (al suo primo giro) una piccola perla. Voto: 7

lunedì 7 ottobre 2019

Chernobyl (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/09/2019 Qui
Tema e genereChernobyl è la serie tv (miniserie per esser precisi) che racconta cosa è successo nel 1986 ricostruendo la storia fatta di errori e menzogne che hanno contribuito a causare il peggior disastro nucleare di sempre.
Trama: Era l'1:23 del mattino del 26 aprile del 1986 quando una potente esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl vicino Pripyat a 120 km da Kiev, sconvolse l'URSS, l'Europa e il mondo intero.
Recensione: Quanto è difficile parlare di Chernobyl. Sono quegli eventi che segnano la storia dell'umanità, la mettono in pericolo. Poi il tempo passa, finché l'uomo non trova il coraggio e la lucidità di raccontarli. Ed è un bene: Chernobyl è presente nell'immaginario di molti, anche di chi quel giorno non era ancora nato. Si sa che è accaduto qualcosa di epocale, rimbalzato sui media e finito sui libri di storia, ma raramente si conoscono le dinamiche, i protagonisti, i fatti. La miniserie, prodotta da Sky e HBO composta da cinque puntate girate da Johan Renck, andata in onda dal 10 giugno e per cinque settimane su Sky Atlantic, si da proprio questo obiettivo: dare al mondo una narrazione di un certo rilievo artistico che abbia la potenza di denunciare l'orrore di ciò che è accaduto. Tutto questo lo fa non cadendo nella tentazione di altre rappresentazioni ispirate a fatti reali: drammatizza ma tiene a bada la traslitterazione, l'impulso di romanzare le singole biografie, perdendo lo spirito documentale, l'evento macro nella sua gravità. Chernobyl, invece, mostra con efficace e angosciante realismo le conseguenze dell'incidente avvenuto quel maledetto 26 Aprile 1986. Chernobyl infatti, entra nel dettaglio, spiega con cura, fa rabbrividire, mostra gli effetti di quell'esplosione radioattiva sulla carne umana e nelle vite dei protagonisti. Chernobyl racconta la tragedia umana di persone che combattono contro un nemico invisibile e imprevedibile, un male che non si può vedere se non nei suoi effetti agghiaccianti, ma non propriamente quantificabili. Per farlo si avvale di una regia molto efficace, di una fotografia che predilige le tinte grigiastre, cupe, scure, di una sceneggiatura solida che crea un collante molto solido tra le vite di personaggi molto diversi e distanti e che avvalora ogni singola parola pronunciata all'interno di un'idea narrativa composita e molto efficace. La colonna sonora è essenziale, scarna, a tratti ricorda il tema di Jaws, con il quale si può dire che condivida la questione dell'invisibilità del pericolo, il quale si manifesta frequentemente a livello sonoro con rumori graffianti che da sottofondo diventano spesso pervasivi. Con una ricostruzione accurata e brutale, dunque, veniamo trascinati in un'esplorazione degli eventi e delle scelte che hanno portato alla catastrofe nucleare e che l'hanno parzialmente arginata. Al centro di questi due poli troviamo un denominatore comune: l'uomo, che con le sue bugie è in grado non solo di compromettere la buona riuscita di un esperimento, ma di distruggere se stesso. Difatti Chernobyl non mostra soltanto la sofferenza fisica, la deturpazione, i danni ambientali, ma anche l'ingiustificabile e volontaria miopia politica, e soprattutto l'innocente ingenuità di un popolo che ha pagato a carissimo prezzo, con la vita, l'irresponsabilità di altri. Come presumibile, gli eventi della serie si concentrano in gran parte nella vicina cittadina di Pripyat, città più di tutte investite dalla devastazione. I protagonisti sono a turno un pompiere, una moglie casalinga, un politico, un fisico nucleare, con la dichiarata volontà di mostrare come è stato percepito il tragico evento, da ogni punto di vista. Tutto parte a guaio già avvenuto, il reattore 4 ha dato problemi, il nocciolo è esploso, nessuno sembra crederci, ma si capisce subito che la situazione sia delicata, sebbene gli ingegneri, i politici, minimizzino. È inaccettabile per la razionalità umana (tanto fiduciosa nel progresso e nel mondo che verrà dato lo spirito del periodo) accogliere l'idea di aver innescato una reazione a catena fuori controllo, aver esposto milioni di persone, le generazione future, a morte precoce. Si prova una certa dissonanza interna, psicologica, la mente si rifugia in altre verità. E quindi non è il panico la reazione dei protagonisti, ma la negazione, "è tutto sotto controllo", "non è niente di che" si ripetono tra loro, mentre la catastrofe si realizza, si aggrava.