Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2022 Qui - Nella quarta stagione il nome Fargo rimane solo un'eco. Le
caratteristiche rimangono, quali gli elementi bizzarri e visionari, e
dove il Caso appare per scompaginare tutte le macchinazioni
machiavelliche dei suoi personaggi. Allarga molto il contesto rispetto
alle altre stagioni, qui non è l'innevato Minnesota a fare da sfondo ma
la città di Kansas City, specchio delle eterne contraddizioni di un
paese di immigrati che vogliono essere americani, ma che quando scendono
da terra sono dei criminali o trattati come tali. La proibizione di
quel sogno che solo attraverso il crimine può essere assaporato, con
codici e leggi proprie. La terra dell'abbondanza è lì, pronta per essere
presa e non importa come. Eccede forse nelle citazioni, un vero e
proprio compendio di tutto il genere gangster, ridondante in alcune
sottotrame per eccesso di personaggi, alcuni dei quali un po' sopra le
righe, tra questi ci sono gli italiani, che comunque fa piacere vedere
interpretati da veri italiani. A proposito degli attori, Chris Rock è
sempre stato un buon attore, e se avesse continuato a fare solo quella
strada sarebbe stato meglio, soprattutto quando poi dici cavolate. Una
stagione che mi ha soddisfatto, tutto sommato, ma inferiore alle
precedenti (anche rispetto alla terza). Voto: 7
Visualizzazione post con etichetta Jessie Buckley. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jessie Buckley. Mostra tutti i post
sabato 23 aprile 2022
Fargo (4a stagione)
Labels:
Chris Rock,
Francesco Acquaroli,
Jason Schwartzman,
Jessie Buckley,
Joel ed Ethan Coen,
Noah Hawley,
Serie antologica,
Serie comedy giallo,
Serie crime poliziesca,
Serie thriller drammatica,
Sky Atlantic
lunedì 7 ottobre 2019
Chernobyl (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/09/2019 Qui
Tema e genere: Chernobyl è la serie tv (miniserie per esser precisi) che racconta cosa è successo nel 1986 ricostruendo la storia fatta di errori e menzogne che hanno contribuito a causare il peggior disastro nucleare di sempre.
Tema e genere: Chernobyl è la serie tv (miniserie per esser precisi) che racconta cosa è successo nel 1986 ricostruendo la storia fatta di errori e menzogne che hanno contribuito a causare il peggior disastro nucleare di sempre.
Trama: Era l'1:23 del mattino del 26 aprile del 1986 quando una potente esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl vicino Pripyat a 120 km da Kiev, sconvolse l'URSS, l'Europa e il mondo intero.
Recensione: Quanto è difficile parlare di Chernobyl. Sono quegli eventi che segnano la storia dell'umanità, la mettono in pericolo. Poi il tempo passa, finché l'uomo non trova il coraggio e la lucidità di raccontarli. Ed è un bene: Chernobyl è presente nell'immaginario di molti, anche di chi quel giorno non era ancora nato. Si sa che è accaduto qualcosa di epocale, rimbalzato sui media e finito sui libri di storia, ma raramente si conoscono le dinamiche, i protagonisti, i fatti. La miniserie, prodotta da Sky e HBO composta da cinque puntate girate da Johan Renck, andata in onda dal 10 giugno e per cinque settimane su Sky Atlantic, si da proprio questo obiettivo: dare al mondo una narrazione di un certo rilievo artistico che abbia la potenza di denunciare l'orrore di ciò che è accaduto. Tutto questo lo fa non cadendo nella tentazione di altre rappresentazioni ispirate a fatti reali: drammatizza ma tiene a bada la traslitterazione, l'impulso di romanzare le singole biografie, perdendo lo spirito documentale, l'evento macro nella sua gravità. Chernobyl, invece, mostra con efficace e angosciante realismo le conseguenze dell'incidente avvenuto quel maledetto 26 Aprile 1986. Chernobyl infatti, entra nel dettaglio, spiega con cura, fa rabbrividire, mostra gli effetti di quell'esplosione radioattiva sulla carne umana e nelle vite dei protagonisti. Chernobyl racconta la tragedia umana di persone che combattono contro un nemico invisibile e imprevedibile, un male che non si può vedere se non nei suoi effetti agghiaccianti, ma non propriamente quantificabili. Per farlo si avvale di una regia molto efficace, di una fotografia che predilige le tinte grigiastre, cupe, scure, di una sceneggiatura solida che crea un collante molto solido tra le vite di personaggi molto diversi e distanti e che avvalora ogni singola parola pronunciata all'interno di un'idea narrativa composita e molto efficace. La colonna sonora è essenziale, scarna, a tratti ricorda il tema di Jaws, con il quale si può dire che condivida la questione dell'invisibilità del pericolo, il quale si manifesta frequentemente a livello sonoro con rumori graffianti che da sottofondo diventano spesso pervasivi. Con una ricostruzione accurata e brutale, dunque, veniamo trascinati in un'esplorazione degli eventi e delle scelte che hanno portato alla catastrofe nucleare e che l'hanno parzialmente arginata. Al centro di questi due poli troviamo un denominatore comune: l'uomo, che con le sue bugie è in grado non solo di compromettere la buona riuscita di un esperimento, ma di distruggere se stesso. Difatti Chernobyl non mostra soltanto la sofferenza fisica, la deturpazione, i danni ambientali, ma anche l'ingiustificabile e volontaria miopia politica, e soprattutto l'innocente ingenuità di un popolo che ha pagato a carissimo prezzo, con la vita, l'irresponsabilità di altri. Come presumibile, gli eventi della serie si concentrano in gran parte nella vicina cittadina di Pripyat, città più di tutte investite dalla devastazione. I protagonisti sono a turno un pompiere, una moglie casalinga, un politico, un fisico nucleare, con la dichiarata volontà di mostrare come è stato percepito il tragico evento, da ogni punto di vista. Tutto parte a guaio già avvenuto, il reattore 4 ha dato problemi, il nocciolo è esploso, nessuno sembra crederci, ma si capisce subito che la situazione sia delicata, sebbene gli ingegneri, i politici, minimizzino. È inaccettabile per la razionalità umana (tanto fiduciosa nel progresso e nel mondo che verrà dato lo spirito del periodo) accogliere l'idea di aver innescato una reazione a catena fuori controllo, aver esposto milioni di persone, le generazione future, a morte precoce. Si prova una certa dissonanza interna, psicologica, la mente si rifugia in altre verità. E quindi non è il panico la reazione dei protagonisti, ma la negazione, "è tutto sotto controllo", "non è niente di che" si ripetono tra loro, mentre la catastrofe si realizza, si aggrava.
Labels:
Barry Keoghan,
David Dencik,
Emily Watson,
Fares Fares,
HBO,
Jared Harris,
Jessie Buckley,
Mark Lewis Jones,
Michael McElhatton,
Miniserie,
Ralph Ineson,
Serie storica drammatica,
Sky Atlantic,
Stellan Skarsgård
Iscriviti a:
Post (Atom)

