Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2022 Qui - Nella quarta stagione il nome Fargo rimane solo un'eco. Le
caratteristiche rimangono, quali gli elementi bizzarri e visionari, e
dove il Caso appare per scompaginare tutte le macchinazioni
machiavelliche dei suoi personaggi. Allarga molto il contesto rispetto
alle altre stagioni, qui non è l'innevato Minnesota a fare da sfondo ma
la città di Kansas City, specchio delle eterne contraddizioni di un
paese di immigrati che vogliono essere americani, ma che quando scendono
da terra sono dei criminali o trattati come tali. La proibizione di
quel sogno che solo attraverso il crimine può essere assaporato, con
codici e leggi proprie. La terra dell'abbondanza è lì, pronta per essere
presa e non importa come. Eccede forse nelle citazioni, un vero e
proprio compendio di tutto il genere gangster, ridondante in alcune
sottotrame per eccesso di personaggi, alcuni dei quali un po' sopra le
righe, tra questi ci sono gli italiani, che comunque fa piacere vedere
interpretati da veri italiani. A proposito degli attori, Chris Rock è
sempre stato un buon attore, e se avesse continuato a fare solo quella
strada sarebbe stato meglio, soprattutto quando poi dici cavolate. Una
stagione che mi ha soddisfatto, tutto sommato, ma inferiore alle
precedenti (anche rispetto alla terza). Voto: 7
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sabato 23 aprile 2022
Fargo (4a stagione)
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giovedì 24 marzo 2022
Fargo (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/03/2022 Qui - Una serie che continua il grande lavoro fatto dai fratelli Coen
nell'omonimo film del 1994. Una
terza stagione però, a mio gusto, un poco inferiore alle precedenti due per
via di alcuni primi episodi un poco noiosi e "diversi" (si pensi
all'escursione in California) da ciò a cui mi ero abituato.
Fortunatamente nella seconda parte della serie il ritmo si alza e la
trama si infittisce prendendo i connotati tipici di Fargo. Una stagione
più onirica e surreale delle precedenti (svariati
flashback, citazioni operistiche e qualche
intermezzo animato), anche più a fuoco lento, con la vicenda che ci
mette un po' a carburare, ma tutt'altro che deludente. Anche se si apre
con due omicidi efferati, fin dal primo episodio è infatti evidente un
cambio di passo rispetto alle prime due splendide stagioni (qui la recensione della seconda). Fargo 3 si
prende i suoi tempi nel disporre le pedine sul tavolo da gioco,
procedendo come una partitura musicale in crescendo, sulle orme di quel
"Pierino e il lupo" di Sergej Prokof'ev più volte citato. La svolta
avviene dal sesto episodio in poi, con il precipitare degli eventi e
l'entrata in campo del sovrannaturale, con l'ineffabile Ray Wise che
questa volta gioca nella squadra dei "buoni", fino ad un finale ambiguo e
beffardo (che tuttavia non mi ha convinto del tutto). Confezione di altissima
classe anche questa volta (nuovamente ottima la colonna sonora, tra cui troviamo
anche il nostro Adriano Celentano nella prima puntata con
"Prisencolinensinainciusol"), e anche se non tutti i personaggi
convincono pienamente (comunque bene sia Ewan McGregor, nel doppio ruolo
dei fratelli Emmit e Ray Stussy, sia la bellissima Mary Elizabeth
Winstead, non dimenticando Carrie Coon), il VM Varga interpretato da
David Thewlis entra a pieno titolo fra i criminali più ributtanti ed
insidiosi mai apparsi sul piccolo schermo. La (stagione) meno riuscita
delle tre fino ad ora, e tuttavia pur non raggiungendo i livelli
straordinari delle prime due, si mantiene comunque su binari di
eccellenza assoluta. Voto: 7,5
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lunedì 21 febbraio 2022
Fargo (2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/02/2022 Qui - Se la prima stagione rasentava al suo interno delle vere e proprie
eccellenze come il personaggio di Lorne Malvo di Billy Bob Thornton, qui
viene primeggiato il racconto corale, privo di un punto forte di
riferimento. Il risultato è straordinario nell'esposizione dei
personaggi (Kirsten Dunst credo mai così brava, così come Jesse Plemons
e Patrick Wilson), tanto nella narrazione che una sceneggiatura di
ferro mantiene salda senza inutili dispersioni. Fantastico il cameo di
Bruce Campbell nei panni di Ronald Reagan, proiezione di quel futuro
oscuro che prenderà piede gli States nel decennio successivo, stupenda
l'evoluzione dell'indiano Hamzee spettro di quel passato di sangue che
ha costellato e che caratterizzerà la storia americana nella sua
violenza radicata. Quindi ottima anche questa seconda stagione, la
genialità Coeniana eccellentemente riprodotta nel primo capitolo
continua infatti il suo percorso senza ostacoli. Ad una black-comedy
intrisa di surrealismo e stupidità succede una vera e propria
gangster-story, cinica e violenta, ci sono delle sequenze davvero
bellissime sotto l'aspetto tecnico. La trama avvincente, la confezione superba in ogni comparto dalla
fotografia alla colonna sonora, l'uso creativo dello split screen e
soprattutto la prestazione superlativa del cast: tutti elementi che
contribuiscono a fare anche di questa seconda stagione un piccolo capolavoro (seppur senza "plus"). Voto: 8
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mercoledì 19 gennaio 2022
Fargo (1a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/01/2022 Qui - Mi accingo, con notevole ritardo, a guardare le 4 stagioni di
"Fargo" che traggono spunto dall'ottimo film (forse il loro capolavoro)
dei fratelli Coen (di cui ricordo adesso poco ma che so per certo mi
piacque tanto). Intanto abbiamo delle straordinarie location, il bianco
abbacinante del Minnesota che inghiottisce personaggi e cose.
L'ordinario di una piccola città di provincia che incontra lo
straordinario e come una palla di neve che diventa una valanga provoca
reazioni altrettanto grandi. Non è solo l'universo di Fargo, che
comunque rimane la cornice, ma è il cinema dei fratelli Coen che viene
riproposto
in questa stagione televisiva autoconclusiva, alla stregua di True
Detective. Gran lavoro sui personaggi a cominciare di Billy Bob
Thornton, male impersonificato, assassino e manipolatore di esistenze,
un
Anton Chigurh (Non è un paese per vecchi) più filosofico e sottile. Il
Lester Nygaard di Martin Freeman,
piccolo borghese frustrato che vende la propria anima e più cerca di
tirarsi fuori dai guai e più ne rimane invischiato. Sono solo esempi
dove anche le figure secondarie hanno la loro importanza, oscillando tra
inettitudine e bontà d'animo (Bill, lo sceriffo), paura e coraggio. Una
sceneggiatura ben calibrata, ricca di humor nero che rende omaggio ai
due cineasti americani, qui in veste di produttori. Una regia che svolge
più che degnamente il proprio lavoro e tutto un
comparto tecnico (fotografia, costumi, scenografie e colonna sonora) di
alto livello, poi aggiungiamoci un cast di tutto rispetto ed il prodotto
raggiunge
livelli ottimali. Il soggetto non è nulla di sorprendente e la
sceneggiatura non è irresistibile (ci sono delle storie e dei personaggi
la cui presenza mi ha lasciato perplesso) ma alla fine dei conti,
tralasciando un paio di puntate nella parte centrale, mi ha molto
coinvolto e colpito. Davvero notevole e decisamente imperdibile. Voto: 8+
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