Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/02/2024 Qui - Un prodotto che, pur non eccellendo particolarmente, rimane impresso per la forza del suo messaggio e per la semplicità con cui lo mette in scena. Tutta la luce che non vediamo è difatti il classico esempio di lavoro che non ha bisogno di chissà quante puntate o stagioni per lanciare un messaggio importante ed esprimere la propria essenza. Lo fa in breve tempo e con efficacia, lo fa con le parole giuste e dei dialoghi che non eccedono mai, lo fa con gli sguardi, il silenzio, con i flashback e con un insieme di personaggi perfettamente studiati per raccontare una storia che potesse arrivare dritta al cuore dello spettatore senza troppi fronzoli e lanciare un appello attualissimo contro ogni forma di guerra. Poesia, magia, speranza, sono infatti questi gli elementi principali di questa miniserie, un vademecum su come raccontare la Storia attraverso la potenza e la forza di alcune relazioni, di sangue e non, e quanto queste ultime possano incidere sulla prima. A risentire delle carenze narrative è a mio avviso soprattutto il finale, che appare raffazzonato, frettoloso e lascia alcune domande in sospeso. Tutta la luce che non vediamo lascia inoltre trasparire una profondità non del tutto esplorata dall'adattamento (dell'omonimo romanzo del 2014, vincitore del premio Pulitzer per la narrativa, scritto da Anthony Doerr), portando ad un prodotto con un grande potenziale che purtroppo non viene sfruttato pieno. Cionondimeno, la (mini)serie risulta la promessa di una parabola di speranza contro tutte le guerre, un inno a trovare una luce anche laddove gli occhi non arrivano. Alla fine della recensione di Tutta la luce che non vediamo quindi, mi sento di promuovere questa storia toccante e coinvolgente che tocca le corde giuste. Grazie soprattutto all'accoppiata insolita e inaspettata della scrittura di Steven Knight e della regia di Shawn Levy e all'interpretazione di tutto il cast, in particolare i giovani, la debuttante non vedente Aria Mia Loberti e il "ritrovato" (dai fasti di Dark) Louis Hofmann. Per una miniserie non perfetta ma bella. Voto: 7 [Netflix]
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martedì 20 febbraio 2024
Tutta la luce che non vediamo (Miniserie)
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mercoledì 24 maggio 2023
Irma Vep - La vita imita l'arte (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/05/2023 Qui - Come dice il suo protagonista: "film lungo in otto parti", mezzo remake mezzo sequel dell'omonimo classico indie del 1996 (che non ho mai visto) di Olivier Assayas interpretato da Maggie Cheung. Nella sua miniserie in 8 puntate (l'eclettico, sfuggente, che personalmente poco apprezzo) regista, sceneggiatore e showrunner francese infatti, amplia e arricchisce l'universo narrativo del suo film. Prodotto da HBO e A24 difatti e praticamente racconta il making of di una serie. La famosissima Mira Harberg (Alicia Vikander) viene scelta da René Vidal (Vincent Macaigne) per interpretare Irma Vep in un remake della famosa serie Les Vampires, di Louis Feuillade, film culto a episodi realizzato nel 1915, diventato un'icona per i surrealisti come esempio del fantastico che intride la società borghese. E quindi bizzarrie, narcisismi, insicurezze e nevrosi del dietro le quinte del mondo del cinema al tempo di algoritmi, piattaforme e dittatura dei cinecomic, ma anche un'ode all'eterna precarietà della settima arte come rituale magico e alchemico in cui "la luce è molto più difficile da raggiungere dell'oscurità" e i set in fondo non esistono mai davvero ma sono sempre, proprio come i sogni, una imitation of life. Tutto abbastanza interessante, anche alquanto intrigante, ma purtroppo pure poco coinvolgente, anche alquanto pesante, alla fine la visione ci sta, ma non aspettatevi chissà che. Voto: 6
venerdì 27 gennaio 2023
Babylon Berlin (4a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/01/2023 Qui - Da period thriller con intense spruzzate di dramma a period drama in tutto e per tutto con le puntate che entrano nel vivo dell'ascesa del nazismo. Le circostanze privano così la serie del suo glamour e di molto altro, il risultato è sempre sì impeccabile, ma non più entusiasmante od interessante. La quarta stagione inizia con premesse che vanno ben oltre le già cupe trame delle stagioni iniziali. Ora la narrazione si è concentrata sull'ascesa del Partito Nazista ed è sempre più angosciante, forse troppo, e sono già troppi anche i nazisti. Ma non è solo più opprimente, pessimista e claustrofobica, è anche meno sontuosa. Non c'è più difatti il pretesto per gratificare il direttore della fotografia, il responsabile delle scenografie, il costumista e il make up artist, il che viste le stagioni precedenti (molto più affascinanti) un po' dispiace. Perché va bene che l'età dell'oro è finita, che ci sono solo mestizia, strade fangose e vestiti laceri, ma i delitti e le truffe (mai negate istanze politiche interessanti) così come il lato thriller dove sono finiti? Non basta una canzoncina, due balli e sparatorie tra gangster a stuzzicare più del dovuto, per una serie che rimane comunque da vedere, anche se ora mancano la follia e l'opulenza degli inizi, che mi avevano conquistato. Voto: 6
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venerdì 16 ottobre 2020
Babylon Berlin (3a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/10/2020 Qui - Puntando ancora una volta in alto muovendosi tra dramma e noir, ed affascinando con costumi, musiche e colori, Babylon Berlin (serie televisiva tedesca prodotta da X-Filme Creative Pool in coproduzione con Degeto Film, Sky Deutschland e Beta Film, sempre basata sui libri di Volker Kutscher, le cui trame spaziano dal 1929 al 1934) fa centro (seppur con meno vigore rispetto alle stagioni precedenti) ancora una volta. La serie infatti, con questa terza stagione, riconferma le premesse che erano state già eseguite nelle prime due stagioni (qui). Nei primi episodi della nuova stagione, andata in onda su Sky Atlantic e (ancora) disponibile on demand, si ritrovano difatti tutti gli elementi che caratterizzano la serie: nuove indagini, un parco personaggi variegato, storyline di finzione intrecciate con la vera storia della Germania di fine anni Venti anche se non esenti da difetti storici che continuano a esserci. Nonostante questo la serie creata da Tom Tykwer rimane un buon prodotto di intrattenimento, visivamente ricco, e con molti spunti narrativi che non possono fare a meno di stimolare riflessioni sul mondo contemporaneo. I ruggenti anni '20, simbolo di espansione industriale e del progressivo individualismo, vengono comunque celati nel mistero investigativo e nell'aria decadente di cui i personaggi sono avvolti. Vi è una sorta di aurea "morente" che è in grado di sottolineare non solo ciò che la Germania ha vissuto nel primo dopo guerra, ma anche la consapevolezza delle atrocità che la coinvolgeranno nell'epilogo temporale in cui gli eventi della serie tv sono incastrati. Il trucco, insieme alla fotografia e ai costumi d'epoca, fungono da guida visiva ed emotiva per il pubblico della serie che deve destreggiarsi tra omicidi, indagini, e il nascente nazionalismo. Il tutto viene incalzato da un ritmo narrativo che è in grado di coinvolgere il pubblico passo dopo passo, incuriosendolo e inglobandolo nel mistero che coinvolge i due protagonisti (principali, il bravo Volker Bruch e la brava Liv Lisa Fries), protagonisti che "crescono" e sopravvivono, a tutti e tutto, in tutti i sensi. Certo, non è tutto oro quel che luccica nella serie, come detto, in confronto alle precedenti c'è meno impatto sia sonoro che in generale, tuttavia è una serie ingiustamente sottovalutata da vedere, soprattutto consigliata a chi ha visto ed apprezzato le due stagioni precedenti. Voto: 7
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lunedì 10 giugno 2019
Babylon Berlin (1a & 2a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2018 Qui - Ispirato a Der nasse Fisch (Il pesce bagnato) di Volker Kutscher, primo di cinque romanzi dedicati alla Germania pre-nazista, Babylon Berlin si svolge tra il maggio e il giugno del 1929. La serie infatti, composta da sedici episodi corrispondenti a due stagioni, con una terza già in programmazione (coprodotta da Sky e Betafilm), e la più costosa di sempre (il budget supera i 40 milioni di euro), focalizzando in modo perentorio il trapasso tra gli anni ruggenti degli anni '20 al plumbeo militarismo degli anni '30, rappresenta un indimenticabile affresco noir dell'epoca Weimariana. La Repubblica di Weimar, archetipo di tutti i sistemi democratici in crisi, non è solo però lo sfondo storico-politico di un thriller poliziesco dalle tinte noir, ma è, soprattutto, un soggetto vivo, rappresentato nelle sue forme fantasmagoriche e nei suoi colori sfavillanti destinati a spegnersi. Vediamo in scena difatti tutti gli ingredienti del caos politico, la frattura, in seno alla polizia, fra lealisti alla Costituzione e nazionalisti, le agitazioni comuniste e la repressione culminata nel "Maggio di sangue", i rapporti tra istituzioni weimariane e Unione Sovietica (grazie a cui la Repubblica uscì dall'isolamento diplomatico e militare), i conflitti interni al movimento operaio, e ancora lo stress postraumatico dei reduci di guerra (dopotutto il protagonista è uno di loro, che placa i suoi tremori trangugiando fiale di morfina). L'affresco ideato inoltre coinvolge diverse tematiche, non solo il pericolo rosso o il revanscismo post bellico, ma anche dei traumi dei reduci alla miseria dei ceti meno abbienti, fino alla doppia morale della vita quotidiana alla corruzione della burocrazia.
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