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giovedì 26 marzo 2020

The Deuce (3a stagione)

Paese: USA
Anno: 2017-2019
Genere: Drammatico
Episodi: 8
Durata: 58-84 minuti (episodio)
Ideatore: David Simon, George Pelecanos
Cast: James Franco, Maggie Gyllenhaal, Gbenga Akinnagbe, Chris Bauer
Gary Carr, Chris Coy, Dominique Fishback, Lawrence Gilliard Jr., Emily Meade
Margarita Levieva, Michael Rispoli, Luke Kirby, David Krumholtz
Rete Originale: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic

domenica 23 giugno 2019

The Deuce (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/11/2018 Qui - Secondo atto del dramma storico ideato da David Simon e George Pelecanos, un secondo atto che potrebbe considerarsi, superficialmente, transitorio, in riferimento alla prima, comunque sorprendente (ma non perfetta) stagione (qui), per la mancanza di un cliffhanger emotivo, come quello che vide protagonista la malinconica Candy (interpretata con leggiadria ed eleganza da una Maggie Gyllenhall più matura che mai) verso il suo definitivo allontanamento dalle strade. E tuttavia The Deuce, la serie sul porno che non è porno di HBO, di cui la seconda stagione composta da 9 episodi è andata in onda in prima visione sul canale satellitare Sky Atlantic dal 15 ottobre al 12 novembre 2018, non necessita di sbalzi emotivi per esprimere al meglio le proprie potenzialità, perché sì, a sorpresa, spostando l'attenzione su altro che papponi e prostitute in strada, è riuscita ad esprimersi con più completezza, nella sua ragion d'essere romanzo corale popolare e altisonante allo stesso tempo, bilanciandosi più esaurientemente tra prodotto d'intrattenimento e, altresì, educativo, nella sua valenza storica. Certo, i dubbi, soprattutto i miei, restano, anche perché non tutte le sotto-trame soddisfano ancora del tutto o sono interessanti, e ancora una volta una direzione precisa la serie non sembra avere, ma i due autori si confermano maestri nel mettere in scena le cromature della quotidianità dei loro protagonisti, protagonisti che hanno sfondato nella goduriosa e lussureggiante New York anni '70, dal mondo della prostituzione in strada, quello brutto, sporco e newyorkese, si passa al mondo del cinema porno (sensuale, artistico e newyorkese), un cinema principalmente maschile e maschilista (cosa che mette in difficoltà la nostra Candy, che finalmente si prende la scena come auspicato), ma soprattutto confermano il loro buon livello tecnico della serie.

domenica 9 giugno 2019

The Deuce (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/01/2018 Qui - Ricordando a tratti la sfortunata Vynil (cancellata dopo una eccezionale prima stagione), The Deuce (che al contrario ha già avuto conferma di una seconda stagione), la serie televisiva statunitense creata da David Simon (famoso autore televisivo americano, artefice della serie cult The Wire e della bella miniserie Show me a hero) e George Pelecanos per HBO, ci conduce in un mondo perennemente vivo e rumoroso (un inebriante e denso spaccato della vita nei sobborghi di New York negli anni Settanta, un universo parallelo, una terra di confine in cui confluisce la più varia umanità, di ogni etnia, orientamento sessuale e vissuto), dove la prostituzione dilagava a macchia d'olio, tanto che insieme ad essa si diffondeva un nuovo tipo d'intrattenimento erotico (rimasto nell'anonimato di qualche cinema ma diventato ben presto mainstream), ovvero il cinema pornografico. Ed è su questo che gli ideatori volevano puntare e parlare, ma personalmente non l'hanno fatto in modo del tutto efficace, perché anche se era chiaro che in realtà il porno sarebbe stato solo una delle diverse linee narrative, e non il fulcro della serie (quello che spetta al sesso di tutti i tipi, e comunque non tutti interessanti da vedere), non convince la scelta di non raccontare, come invece ci si aspettava (dal trailer e trama), la storia della realizzazione del primo film a luci rosse Gola Profonda. La serie infatti, descrive solo il contesto (e l'epoca) tramite personaggi che non c'entrano (almeno al momento) niente. Cosicché non solo la narrazione, seppur corale, manca di un protagonista assoluto, ma anche la trama, che non approfondisce a sufficienza, lascia un po' stupiti. Certo, la ricostruzione della città, la musica e le atmosfere (con le macchine americane quadrate, i vestiti dei papponi che sembrano usciti da una parodia, negozi per affittare i VHS), dialoghi, i costumi, il crudo e realistico ritratto di un'epoca fatta di contraddizioni ed estremismi, è verosimile e ben rappresentato (anche grazie alla discreta sigla e la colonna sonora ricchissima, a base di soul e qualche pezzo rock), ma se visivamente lo spettatore è catapultato nella disinvolta oscenità sbattuta sullo schermo da inquadrature che non risparmiano carne e degrado (a volte anche gratuitamente e senza senso), la sceneggiatura, che intreccia diversi punti di vista e si sposta tra ambienti apparentemente distaccati ma segretamente connessi come bar e bordelli, cantieri e tribunali, politica e cinema, ha qualche lacuna.

giovedì 16 maggio 2019

22.11.63 (Miniserie)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/06/2016 Qui - 22.11.63 (11.22.63) è una nuova avvincente miniserie televisiva statunitense del 2016 basata sul romanzo di Stephen King (il Re del brivido) 22/11/'63. Fra i produttori esecutivi di questa trasposizione tanti nomi altisonanti: J.J. Abrams, Bryan Burk, Bridget Carpenter e per l'appunto Stephen King, padre di tanti capolavori della letteratura contemporanea. Dopo quindi i numerosissimi adattamenti cinematografici e televisivi (più o meno riusciti, come il flop di Under the dome) tratti dalle sue opere passate, anche uno dei romanzi più recenti del prolifico scrittore del Maine è stato messo in scena: 22/11/63 racconta l’avventura di un uomo che torna agli albori degli anni '60 per impedire l'assassinio del presidente John F. Kennedy. La serie, composta di otto episodi, è andata in onda in prima visione su Fox, dall'11 aprile al 30 maggio 2016. Otto puntate che ci portano dentro il romanzo dello scrittore tra ambientazioni cupe, a metà tra il giallo e l'azione, un pizzico di fantascienza e un po' di ironia. Il volto del protagonista è quello del candidato al premio oscar James Franco, dalla faccia pulita e lo sguardo vispo, anche se le sue smorfie e mossette a volte non convincono in pieno, troppo forzate. L’attore comunque veste i panni di Jake Epping, un annoiato insegnante dei giorni nostri che tramite il suo fidato amico Al Templeton (Chris Cooper) scopre l'esistenza di un portale spazio-temporale proprio nel retro della tavola calda del suo moribondo amico. Chiunque oltrepassi quella porta, si ritrova immediatamente al 21 ottobre 1960. Ma attenzione: ogni volta che torna indietro, per quanto duri, equivale a soli due minuti nel tempo presente e ogni volta che vi si ritorna, il passato viene resettato. Sembrerebbe facile per Jake, a cui Al affida il compito di tornare proprio nel 1960 per tentare di sventare l'assassinio di JFK da parte di Lee Harvey Oswald avvenuto il 22/11/63, ma come si sa niente è mai facile come sembra, soprattutto se dopo migliaia di libri, ipotesi e deduzioni fatte nel corso degli anni, nessuno ancora sa l'assoluta verità sulle circostanze, il perché Oswald sparò, e se agì da solo o meno. E Jake dovrà scoprire questo vivendo nei luoghi dove l'assassino vive e abita, ma purtroppo anche dopo la fine, non scopriamo, così come il protagonista, niente di nuovo su ciò, viene ri-confermata la versione 'ufficiale', lasciando qualche dubbio, anche se i motivi del gesto di un pazzo qui non hanno valore, deve solo impedire che ciò avvenga a tutti i costi, poiché quel gesto, quella data storica, ha cambiato davvero il corso degli eventi.