venerdì 26 marzo 2021

Lovecraft Country (1a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - Nel titolo il cognome di uno degli scrittori più amati ma al contempo anche dei più criticati. La serie, prodotta da HBO e trasmessa in Italia da Sky Atlantic, prende le mosse dal romanzo dall'omonimo romanzo di Matt Ruff e prova a fare un'operazione molto particolare e decisamente ambiziosa (altalenante ma nel complesso riuscita). Il paese di Lovecraft, traducendo letteralmente il titolo dello show, ci indica un territorio di mostri, spettri e in generale paure, una terra dove tante persone non sono al sicuro, o quanto meno non si sentono tranquille, spesso perché minacciate da altre persone. È quindi la dimensione metaforica ad essere al centro del discorso, protagonista di un racconto che attraverso l'utilizzo dell'universo lovecraftiano racconta la storia di una serie di paure molto specifiche e molto concrete. E' prodotta da due nomi che non hanno bisogno di presentazioni, J.J. Abrams e Jordan Peele, al timone dello show però c'è una donna, Misha Green, una donna afroamericana al timone di una serie che sin dall'inizio prova a ribaltare i cliché narrativi, proponendo una storia che magari riprende l'eco di tante altre ma che al contempo prova ad adottare un punto di vista nuovo. Si tratta di uno show intimamente black, ambientato negli Stati Uniti di fine anni Cinquanta in cui la segregazione razziale era una realtà ineludibile e in cui il razzismo traspare non solo dal comportamento dei bianchi, ma dalla paura interiorizzata dei neri, il cui terrore riempie la parte soprannaturale della serie e si manifesta attraverso mostri lovecraftiani. Lovecraft Country, infatti, ha il grande merito di unire con equilibrio trame orizzontali e verticali, riuscendo in questo modo ad esplorare le tante facce dell'horror soprannaturale, passando dal road movie al body horror, dalla haunted house all'adventure, dal film di possessione al racconto fantascientifico, dedicando la giusta attenzione ad ogni personaggio. Del merito va attribuito anche all'ottimo cast (un nome è Courtney B. Vance, l'altro Abbey Lee) che sia nei protagonisti che nei personaggi più laterali dimostra eccellenti qualità e la capacità di muoversi in tranquillità da uno stile narrativo all'altro. Una menzione speciale per la colonna sonora che con le sue tracce sempre ricercate si fonde perfettamente alle immagini e compone un'antologia sulla black music, ma al contempo contiene al proprio interno anche discorsi celebri d'epoca piazzati in punti particolarmente significativi della serie. Lovecraft Country è quindi una serie avvincente e intelligente, in grado di fare con l'horror soprannaturale quello che Watchmen ha fatto poco tempo fa con il fumetto (peraltro tantissimi i punti di contatto tra le due serie), rappresentando una delle serie più belle viste in questo scorcio d'inizio 2021. Tra omaggi, citazioni e simili contesti, un viaggio nell'orrore decisamente e notevolmente affascinante. Voto: 7+

Room 104 (4a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - Si torna ad esplorare un'ultima volta la Room 104, con 12 nuovi episodi tutti da scoprire. In un viaggio finale che non si può certo definire sia stato indimenticabile, però neanche peggiore o migliore delle precedenti e della deludente terza stagione, ma semplicemente all'altezza delle (medie) aspettative. La quarta stagione sperimenta, l'esperimento non si può dire riuscito al meglio, ma comunque soddisfacente, non ci sono alti e non ci sono bassi, però ci sono episodi interessanti, piacevoli uniti ad alcuni semplicemente caotici. Come chi ha seguito lo show saprà (e per chi non l'ha fatto così è la cosa), nelle precedenti tre stagioni di Room 104, abbiamo assistito a una storia diversa e con differenti protagonisti in ogni episodio, tutte ambientate nella stanza che dà il titolo alla serie, andando ad assistere anche ad un cambiamento di genere dello show di puntata in puntata. La nota serie antologica infatti, ha esplorato vari generi: drama, comedy, horror e thriller tanto per citarne alcuni. In questa quarta (ed ultima) stagione c'è spazio anche per la dark comedy, la fantascienza e, anche per un episodio animato. Una ulteriore aggiunta di generi accompagnata da alcune canzoni originali interpretate dallo stesso Mark Duplass, presente per la prima volta in una moltitudine di ruoli, da sceneggiatore ad attore, regista e persino musicista dello show. Tra le storie che si avvicendano nella camera numero 104, quelle di un musicista che si esibisce in una performance di una sola notte facendo il tutto esaurito (è questo l'episodio con uno dei fratelli creatori dello show), una donna che combatte contro il suo oscuro passato a causa di una dipendenza (è Jillian Bell, una delle tante guest star, ad interpretarla), una terapista che cerca di aiutare il suo paziente (Dave Bautista come performance conferma di non essere solo un palestrato), un viaggio indietro nel tempo, uno schiuma party a metà degli anni '90, un episodio in stile cartone animato anni '80, e molto altro ancora, tra omaggi, un pizzico di magia e nostalgia. E insomma, al netto di alcuni inciampi, la vena surrealista e liberale della stagione che ha permesso al gruppo eclettico di registi e artisti di esprimersi audacemente, stimola e stuzzica, ed anche se convince a metà, riesce nell'intento di non compromettere (di nuovo) il lungo e tortuoso viaggio fatto. Nessun rimpianto, nessun rimorso. Da me sicuramente e spero anche dalla Room 104. Voto: 6

Big Little Lies (2a stagione)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2021 Qui - La seconda stagione di Big Little Lies lascia il sapore di un lussuoso prolungamento di un arco narrativo già abbondantemente esauritosi. Dopotutto la prima stagione era l'adattamento del romanzo omonimo di Liane Moriarty, questa seconda no. Tuttavia pur avendo più una rotta già tracciata da seguire, David Kelley e il suo team di autori ne trovano una nuova che non snatura i personaggi, ma parte da quanto accaduto per portarne avanti una evoluzione coerente. Un merito che va riconosciuto per quanto il viaggio (reso di suo però già arduo vista la difficoltà a questo giro di costruire la tensione, facilitata precedentemente dal senso di "tragedia annunciata" che pervadeva la prima stagione, ma qui mancante) non sia tuttavia privo di fastidiose turbolenze. Ancora una volta (ma più dell'altra volta), Big Little Lies si aggrappa al suo cast scintillante (ad una corona già ricca di gemme, la serie ha aggiunto in questa seconda stagione un gioiello ancora più splendente: Meryl Streep, alla iconica attrice viene affidato un personaggio difficile da gestire, ma che viene portato in scena con la convincente maestria di cui solo lei è capace) per nascondere dietro quell'arcobaleno di qualità i difetti di una scrittura che a volte inciampa rialzandosi in modo goffo. Tra bambini che sanno troppo e troppo in fretta e una scena conclusiva del season (finale che mette a rischio in maniera contraddittoria tutto quanto ognuna delle cinque amiche ha raggiunto in questa seconda stagione). Alla fine, Big Little Lies viene promossa ancora una volta. Ma la lode stavolta non la prende. La qualità sempre elevatissima della recitazione e di regia e fotografia offuscano sì le pecche di sceneggiatura, però non basta. Il risultato è tuttavia godibile. Voto: 7