Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2021 Qui - Il cervello non mi è esploso (fortunatamente) ma un gran mal di testa mi è venuto sì, giacché Dark 3 espandendo ancora di più (forse eccessivamente) la mitologia creata nelle prime due stagioni, ha messo in crisi i miei neuroni, perché si sa che le storie sui viaggi nel tempo non sono sempre le più facili da gestire, e se si aggiungono al mix pure mondi paralleli e altre dimensioni allora il rischio di sbagliare si fa ancora più forte. Dark, però, riesce a soddisfare le aspettative con una terza e ultima stagione di buonissimo livello, che conclude con efficacia le varie storyline senza lasciare niente in sospeso e si congeda dai suoi fan con una conclusione decisamente azzeccata. Ma sì, che poi Dark 3 è un po' la summa cum laude di quanto visto nelle precedenti stagioni, e non poteva essere altrimenti. Gli sceneggiatori imbastiscono un'ultima tornata di episodi che centrano un delicato obiettivo: dare risposte e soprattutto un senso a quanto visto, tutto questo con un ritmo ancor più frenetico, una direzione sempre impeccabile (al netto di alcuni svarioni) e una resa del cast (un cast impressionante di nomi e volti) ancora una volta eccellente. Tutti questi fattori, messi insieme, contribuiscono a rendere più che soddisfacente il lungo addio allo show, e non importa se il finale è tutto sommato telefonato e se si vuole poco ispirato (semplicemente inevitabile). Ho amato le precedenti stagioni di Dark, e ho amato questa forse più delle altre (anche se in verità il voto è quello identico datogli alla seconda stagione, che non raggiungeva quello dato alla prima ottima stagione), e poco importa se mi ha fatto venire un mal di testa più alto di me, considerata appunto la natura dello show, questo è il finale che volevamo e meritavamo. Un epilogo che chiudesse degnamente gli eventi iniziati nel 2017 (personalmente l'anno dopo), e lo fa appunto con una terza stagione di qualità. Voto: 7,5
lunedì 22 febbraio 2021
Dark (3a stagione)
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Il complotto contro l'America (Miniserie)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2021 Qui - Cosa sarebbe successo se le elezioni presidenziali americane del 1940 fossero state vinte da Charles Lindbergh? È la domanda a cui cerca di rispondere questa serie tv. Tratta dall'omonimo libro di Philip Roth, la miniserie riporta David Simon su HBO dopo la serie di culto The Wire e le più recenti The Deuce (che ha chiuso i battenti degnamente l'anno scorso) e Show Me a Hero. Il complotto contro l'America mette così in scena una ucronia (genere di narrativa fantastica basato sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale), che comincia con la vittoria (con l'appoggio dei Repubblicani) di Lindbergh (il famoso aviatore ed eroe nazionale, ma anche noto antisemita) alle elezioni presidenziali del 1940, evento che porta gli Stati Uniti d'America a scegliere di rimanere neutrali rispetto alla Seconda Guerra Mondiale, arrivando a stringere persino inquietanti relazioni con la Germania nazista. Nelle mani dello sceneggiatore la storia ideata da Roth si carica di inquietanti e pressanti riferimenti all'attualità. Tutto viene visto dall'ottica dei Levin, una famiglia ebrea di Newark, New Jersey. Con la vittoria di Lindbergh delle elezioni presidenziali, i Levin si troveranno ad affrontare le conseguenze dei violenti e sconvolgenti cambiamenti politici che ne deriveranno. Il risultato? Discreto, ma personalmente non del tutto soddisfacente. La serie infatti parte lenta, decolla a metà e barcollante va fino alla fine. Sul piano tecnico niente da dire, la scelta orgogliosamente vintage funziona, la fotografia calzante unita a scenografie e costumi, rende il salto indietro nel tempo perfetto, la serie è anche un film di attori, Winona Ryder (che, dopo Stranger Things, sta vivendo grazie alle serie tv una nuova fase della sua carriera) è perfetta nel ruolo di una donna insicura e propensa agli innamoramenti, Zoe Kazan (già in The Deuce) riesce ad essere una donna fragile e forte allo stesso tempo, John Turturro, che interpreta il rabbino Bengelsdorf, è come sempre intenso, il problema sta (colpa del romanzo o meno) nell'impianto narrativo. Tutto è spaventosamente attuale (facile capire il riferimento, e non è solo uno), ma non può e non deve bastare esserlo, furbo e giusto proporre adesso, però non può solo questo elemento (o la qualità tecnica) sopperire alle mancanze. A parte i caratteri troppo sfaccettati della famiglia sotto scacco (odio i bambini "capricciosi"), la storia non spinge (e poteva farlo) sull'acceleratore (credibile sì ma fredda), si aspetta qualcosa (di brutto) che non avviene mai, anche perché basta poco tempo che il "vero" vincitore (Roosevelt) prendi (seppur in modo fraudolento, paradossalmente) il potere (ma quando ormai, forse, è troppo tardi), infine, solo 6 episodi ma ci sono ugualmente alcune storie di contorno inutili. Eppure qualche scena rilevante c'è, qualche pugno lo da, ma è bastato un giorno e tutto è poi passato. Nonostante ciò la serie è da vedere, però non è quella serie che la critica spaccia come ottima, e solo perché attuale. Voto: 6
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I delitti del BarLume (8a stagione)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2021 Qui - Un altro gennaio è passato, un'altra stagione de I delitti del BarLume (uno dei migliori prodotti di stampo giallo-comico italiani), composta da due film, anche. L'appuntamento anche questa volta, c'è infatti stato, ed io ancora una volta ho apprezzato. La settima stagione, quando ancora la pandemia non c'era, aveva posto buone basi sul proseguo della serie, e così è stato, nonostante tutto. Nel primo episodio "Mare forza quattro" i protagonisti si trovano ad affrontare i primi problemi dati dalla pandemia di Covid, se gli anziani hanno quasi tutti paura, qualcuno è ancora scettico, ma a Pineta la calma verrà sconvolta da una mareggiata che porterà di fronte al BarLume un cadavere. Il commissario Fusco con Cioni e Govoni dovrà risolvere il mistero non senza l'aiuto di Massimo, Beppe e Tiziana. Nel secondo episodio "Tana libera tutti" si assiste invece alla risoluzione di un delitto in piena emergenza e lockdown. Pasquali "denuncia" una misteriosa scomparsa e fa scattare ricerche e dubbi su cosa può essere successo realmente alla donna scomparsa. Viene però ritrovato il cadavere di un uomo vestito da samurai con tanto di katana. I quattro vecchini nonostante la quarantena e con uno sgangherato utilizzo di internet saranno come sempre fondamentali per la risoluzione del caso. Chi segue fin dalla prima stagione I delitti del Barlume non può non essersi appassionato ed affezionato ai personaggi che popolano Pineta (il cast è sempre quello ed è fantastico). La regia (di Roan Johnson) è sempre ottima, con un taglio molto più cinematografico che televisivo (cosa sempre gradita). Come è normale che avvenga la sceneggiatura negli anni ha un po' perso lo smalto, quell'ironia fresca e nuova delle prime stagioni è andata scemando creando come degli "archetipi" attorno ai personaggi. Senza dubbio è da apprezzare che si parli di attualità, la prima produzione italiana a parlare del lockdown e farlo con intelligenza sottolineando come ognuno l'abbia presa e vissuta in modo diverso a seconda della propria situazione. Quello che però viene a galla dopo molti anni di messa in onda è che la scintilla del Barlume si è un po' persa, i personaggi non stanno evolvendo più, se prima anche le dinamiche fra Massimo e Tiziana appassionavano ora è come se una coltre di frustrazione avesse inglobato tutti i personaggi della serie e non li lasciasse andare. La seconda puntata in qualche modo riesce a recuperare un po' di quello smalto che sembrava perso, forse per il cambio nelle dinamiche d'azione, essendo prevalentemente girato da remoto si ha una sorta di miglior capacità di far alternare i personaggi nella storia, ma la situazione risulta ugualmente evidente. Nonostante ciò, riuscita è questa "innovativa" stagione, una stagione divertente e spensierata, che con leggerezza riesce nell'intento di rallegrare la giornata. Voto: 6,5
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